Amore e morte. Sesso sfrenato in una camera d’albergo francese. Inchiesta di Simenon alla ricerca della verità

MILANO, venerdì 18 ottobre (di Paolo A. Paganini) Georges Simenon (1903-1989), centinaia di romanzi, oltre 750 racconti (in tre anni), articoli di costume. Tradotto in 58 lingue in 44 Paesi, con una tiratura complessiva di oltre settecento milioni di copie e con circa 170 adattamenti delle sue opere per il cinema e la televisione per un totale di quasi 200 film.
Soprattutto è il creatore del celebre commissario Maigret (107 inchieste in 75 romanzi e 28 racconti).
Ora, al Teatro Carcano (un’ora e trenta senza intervallo), è in scena “La camera azzurra”, romanzo di Simenon del 1963. Dove Maigret non c’è. Ma c’è una strana, tortuosa e inquietante inchiesta tutta giocata nella psiche dei personaggi. Dalla quale forse salteranno fuori i colpevoli, o gli innocenti. Chissà. È pur sempre un giallo.
La regista Serena Sinigaglia l’ha giustamente strutturato come “teatro da camera”, tutto intimizzato nel chiuso di una camera d’albergo, appunto azzurra, nella provincia francese degli anni Sessanta, dove una coppia di amanti quarantenni, ex compagni di scuola, entrambi sposati, si ritrovano il giovedì per consumare una focosa storia di sesso extraconiugale. Esplicito e sfrenato.
Nella trasfigurazione scenica, i due amanti sono osservati dalla silenziosa presenza, tragica e inquietante, della moglie di lui, quasi una fantasmica, immaginifica evocazione, dopo una sua mortale conclusione alla stricnina. Il marito di lei non sarà mai presente. Forse ha fatto la stessa fine.
Nell’affollata stanza, inventata dalla Sinigaglia, c’è anche il severo giudice inquisitore, amico di famiglia, cocciuto e comprensivo (anche lui ha qualche altarino da nascondere) che a tutti i costi vuole arrivare alla verità, che tuttavia sarà, tutto sommato, meno difficile e complessa di quanto si pensi. Dovremmo lasciarla alla curiosità degli spettatori. Ma possiamo anche anticiparla, senza essere accusati di lesa maestà “giallistica”, perché, stando alla scrittura del romanzo di Simenon e alle sue due versioni cinematografiche e televisive, gli sfrenati amanti, considerati colpevoli della morte dei rispettivi coniugi, saranno, sì, condannati alla pena capitale, ma lasceranno il discorso aperto sul vero problema, che viene acutamente affrontato dalla Sinigaglia, con molte, inquietanti domande.
Può esserci qualcun altro dietro la mano armata di chi compie un delitto, altrettanto colpevole? E se ci sono altre responsabilità, sono considerate alla pari di chi ha agito materialmente, o potrebbero essere giudicate anche più gravi? E se gli umani comportamenti sono inconsciamente deviati dallo stordimento d’una passione, dall’ubriacatura dei sensi, sono da considerarsi attenuanti o aggravanti? E se a ciò si aggiunge il mistero della complessità dell’anima umana, ancorché turbata dal fascino e dalla naturale personalità d’un personaggio, come si dovrà giudicare la sua responsabilità, quand’anche fosse travolta dalla casualità degli eventi, dagli stravolgimenti di una passione fatta di carne, di sangue, di odori, di liquidi? E tutto ciò quanto può sconvolgere la mente di un uomo, di un marito, di un padre di famiglia? E il sesso inappagato d’una moglie, quanto può resistere ai morsi del desiderio, alla sete di possesso e sottomissione d’un maschio, seppur in una fugace camera d’albergo, in attesa di avere di più, di volere di più?
È questo il vero giallo della “Camera azzurra”, affrontato da Serena Sinigaglia, in un dibattimento tra la ricerca della verità e l’analisi spietata della responsabilità. Cioè, semplificando, quanto sono rispettivamente responsabili i due amanti?
Avvincente e ammaliante il romanzo. Affascinante e inquietante la struttura drammaturgica e la resa teatrale, condotta e vissuta dai due sfrenati amanti (Irene Ferri e Fabio Troiano), dall’amico giudice inquisitore (Mattia Fabris) e da Giulia Maulucci, remissiva e tragica presenza di moglie, che non sa, che non vede. O che non vuole sapere.
Applausi entusiastici alla fine per tutti.

LA CAMERA AZZURRA (1963) di Georges Simenon. Adattamento teatrale Letizia Russo. Con Fabio Troiano, Irene Ferri, Giulia Maulucci, Mattia Fabris. Regia Serena Sinigaglia. Al Teatro Carcano, Corso di Porta Romana 63, Milano. Fino domenica 27 ottobre.

info@teatrocarcano.com