Ecco i nuovi membri del Consiglio Generale del Piccolo Teatro/Teatro d’Europa, in carica per i prossimi quattro anni

MILANO, mercoledì 17 luglio – Il Consiglio Generale della Fondazione Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa, riunitosi A Palazzo Marino, alla presenza del Sindaco Giuseppe Sala, ha provveduto alla nomina, come previsto dallo Statuto, dei nuovi Membri del Consiglio di Amministrazione, nelle persone designate dai due Soci Fondatori (Comune di Milano e Regione Lombardia), dal Socio Sostenitore (Camera di Commercio di Milano MonzaBrianza Lodi) e, in quanto Teatro d’Europa, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il nuovo Consiglio di Amministrazione è così composto:
Marilena Adamo e Salvatore Carrubba per il Comune di Milano,

Angelo Crespi ed Emanuela Carcano per la Regione Lombardia,
Marco Accornero per la Camera di Commercio,
Andrea Cardamone per il MIBAC.
Su designazione del Comune di Milano, Salvatore Carrubba è stato confermato Presidente della Fondazione.

Il Consiglio Generale ha provveduto anche alla nomina del nuovo Collegio dei Revisori dei Conti:
il Presidente, Ruggero Conti (MIBAC), i Revisori Effettivi Maurizio Lombardi (Comune di Milano) e Giacomo Previtali (Regione Lombardia).
Il Consiglio di Amministrazione e il Collegio dei Revisori dei Conti, oggi insediati, dureranno in carica quattro anni, fino al 16 luglio 2023.
Un particolare ringraziamento, per l’importante lavoro svolto in questi anni, è stato rivolto ai Membri uscenti del Consiglio di Amministrazione, la Vicepresidente Federica Olivares e i Consiglieri Stefano Baia Curioni, Andrea Ragosta, e del Collegio dei Revisori dei Conti, Vincenzo Donnamaria, Francesco Carlo D’Alessandro, Ugo Zanello.
Come da Statuto, il Consiglio Generale ha preso atto del bilancio consuntivo 2018, già approvato dal Consiglio di Amministrazione, che chiude in pareggio.
Ascoltata la relazione del Direttore, relativa al bilancio 2018 e alla chiusura della Stagione 2018/2019, il Consiglio Generale ha espresso particolare soddisfazione per i dati gestionali e i risultati artistici conseguiti. La Stagione 2018/2019 segna, infatti, il risultato record della più alta affluenza di pubblico dalla fondazione del Piccolo Teatro, con una percentuale sempre più alta di giovani sotto i 26 anni.

Un glorioso teatro calabro ora vende vestiti? E due giovani riaccendono con successo le luci della ribalta. In un garage

VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria), lunedì 15 luglio ► (di Piero Lotito) Se nella vicina Reggio Calabria hanno chiuso lo storico Teatro Siracusa, il più antico della città (1922), dove hanno recitato Memo Benassi e Angelo Musco, Ruggero Ruggeri, Macario, Wanda Osiris, e se oggi nella gloriosa sala si vendono capi d’abbigliamento, appesi a file di grucce disseminate in platea e in galleria tra le sopravvissute poltroncine, se tutto questo nel capoluogo è purtroppo una realtà, volete che funzioni un palcoscenico a Villa San Giovanni, il piccolo e affollato centro di sbarco-imbarco tra Sicilia e continente, dove, nonostante il brulicante movimento, non esiste nemmeno un pronto soccorso?
Eppure…
Eppure, a Villa San Giovanni, nell’uniforme agglomerato di case che si estende parallelo alla riva dello Stretto, lungo la statale 738, un palcoscenico esiste, è vivo e propone un cartellone sempre vario, moderno. E le sue 64 poltrone di velluto rosso sono quasi sempre tutte occupate.
È il Teatro Primo, sorto a Villa nel 2013 in un garage di via delle Filande, a due passi dal Municipio. L’inaspettato nasce il più delle volte dai giovani. Anche qui furono due giovani, Silvana Luppino, diplomata all’Accademia d’arte drammatica della Calabria (Palmi), e il regista Christian Maria Parisi, a mettere nel 2008 a disposizione dei coetanei calabresi la loro passione per il teatro, organizzando corsi di recitazione in giro per la provincia e infine provando a mettere in scena, in un capannone della stessa Reggio, un testo del drammaturgo catanese Enzo Consoli. Un successo.
Poi, Silvana e Christian presero la decisione di trasferirsi a Villa San Giovanni, e s’imbatterono nel polveroso garage. Vi sarebbe uscito un teatro? Chiesero un parere allo scenografo di buona fama Aldo Zucco (lavora anche per il teatro lirico e la televisione), il quale squadrò il disarticolato spazio posto ad angolo al piano terra di un condominio e, dopo aver riconosciuto ai due “sognatori” una buona dose di follia, emise il suo giudizio: quel posto era un buco, ma un teatro poteva venirne fuori, ci avrebbe pensato lui. Oggi, la minuscola sala ospita laboratori di dizione e recitazione, saggi e stage di danza, concerti, rassegne cinematografiche. Una breccia è aperta nella difficile realtà villese e oltre, anche nella sponda siciliana.
Un’impresa coraggiosa, si sa, spesso incrocia altre scommesse, altre sorprese.
A Villa San Giovanni, questo luogo così prossimo al fatale gioco di specchi tra Scilla e Cariddi, e che deve veramente possedere una misteriosa forza di attrazione, è venuto a vivere da qualche tempo anche un attore francese, Dimi de Delphes, allievo in madrepatria di Robert Hossein, il famoso Joffrey de Peyrac nel ciclo di Angelica e interprete di innumerevoli altre pellicole. Nato a Laon, cittadina del nord della Francia, attratto ben presto dalla lingua e dalla cultura italiana, Dimi venne nel 1973 nel nostro Paese, completando la sua formazione artistica alla Scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro e lavorando anche con Carmelo Bene e Paola Borboni. Rientrato nel 1988 in Francia, a Grasse, sulla Costa Azzurra, fondò l’Ecole de Théâtre “Gérard Philipe” e la Compagnie du Nouveau Regard. Non ritrovandosi nei panni del sedentario, Dimi de Delphes, preso da furore di esplorazione come in un anelito “missionario”, cominciò poi a girare per il mondo, dal Perù all’India e all’Africa, qui impegnandosi contro la mutilazione sessuale e i matrimoni di bambine, e sempre, intanto, pensando al teatro.
Tornato in Italia nel 2018, ha trovato nella Calabria il suo luogo di elezione: insegna alla Scuola di recitazione di Cittanova, recita, legge, sceneggia, scrive poesie. Un vulcano. Non sarà per questo che ha scelto di vivere a Villa San Giovanni, guardando ora l’Etna ora Stromboli? E poteva non collaborare con i due pionieri del Teatro Primo? Nell’ex garage realizza regie, letture, conduce workshop legati a tecniche di rilassamento e recitazione. «Prestò affitterò la mia casa in Francia – dice con la sua bella voce appena venata di timbro francese -, la scelta è ormai fatta: vivere per il teatro in Italia, sullo Stretto, di fronte alla Sicilia e con i piedi piantati in Calabria». Poi dicono che il teatro rischia di morire.

 

10 milioni per far fuori il marito ♦ Edison vs Westinghouse ♦ Ebrei del Caucaso ♦ Skate Kitchen ♦ L’estetista spacciatrice

► Da giovedì 18 luglio

SERENITY – L’ISOLA DELL’INGANNO (USA 2019) di Steven Knight. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway. Thriller. 106 min. ● In fuga dal passato, Baker Dill si è ritirato su un’isola al largo della Florida. Un giorno l’ex moglie arriva sull’isola chiedendogli di salvare lei e il loro figlio dal nuovo e violento marito. La donna propone a Baker di gettare l’uomo in acqua durante una gita in barca, in cambio di 10 milioni di dollari…

EDISON – L’UOMO CHE ILLUMINÒ IL MONDO (USA 2017) di Alfonso Gomez-Rejon. Con Benedict Cumberbatch, Michael Shannon. Biografico. 105 min. ● La competizione economica che a fine Ottocento contrappose gli inventori americani Thomas Edison e George Westinghouse per il controllo del nascente mercato dell’energia elettrica. Edison, già ideatore della lampadina, nel 1882 stupì il mondo illuminando una parte di Manhattan con il suo sistema a corrente continua; Westinghouse, inventore dei freni pneumatici per i treni, portò avanti un sistema basato sulla corrente alternata

RACCOLTO AMARO (Canada 2017) di George Mendeluk. Con Max Irons, Samantha Barks. Drammatico. 103 min. ● La storia di un giovane cresciuto nelle campagne dell’Ucraina, la cui vita viene cambiata per sempre dall’invasione dell’Armata Rossa e le conseguenti ripercussioni sulla sua famiglia e sui connazionali mentre il regime di Stalin si estende su tutta l’Europa orientale

SKATE KITCHEN (USA 2018) di Crystal Moselle. Con Kabrina Adams, Tom Bruno. Drammatico. 100 min. ● Una timida skateboarder di Long Island entra a far parte del gruppo delle scalmanate Skate Kitchen, otto ragazze che girano per la città sullo skate. La sua vita tra la periferia newyorkese cambierà radicalmente, fino a scoprire il suo io interiore, il vero significato dell’amicizia e forse anche l’amore…

IL MANGIATORE DI PIETRE (Italia 2018) di Nicola Bellucci. Con Luigi Lo Cascio, Vincenzo Crea, Bruno Todeschini. Drammatico. 109 min. ● Un uomo, esperto attraversatore di valichi per le impervie vallate alpine, è cercato da criminali, che ne richiedono le prestazioni, ed è ricercato dalla legge, sempre sulle sue tracce. Quando esce di galera, dopo essersi rifiutato di parlare, trova il cadavere di un amico. Ed è fermamente intenzionato a scoprire cosa sia veramente accaduto

PASSPARTÙ – OPERAZIONE DOPPIOZERO (Italia 2019) di Lucio Bastolla. Con Giacomo Rizzo, Maurizio Mattioli, Gianni Parisi. Commedia. 90 in. ● A Ceraso, un piccolo borgo nel cuore del Cilento, viene aperto un bando pubblico per trasformare un edificio storico del paese in una struttura ricettiva di qualità. Al bando partecipano i ragazzi del paese, ma contro di loro si schierano l’imprenditore Romolo e il suo segretario tuttofare, abituati a corrompere e a truccare gare d’appalto

BIRBA – MICIO COMBINAGUAI (Cina 2018) di Gary Wang. Animazione. 90 min. ● Un gatto viziato che vive in un grattacielo fugge da casa per andare a cercare un gatto randagio di nome Wanderer che gli aveva parlato di un posto chiamato Peachtopia. Ma il micio non è preparato alle difficoltà della strada. Viene salvato dal suo proprietario e giura di non lasciare mai più il suo appartamento…

TESNOTA (Francia 2017) di Kantemir Balagov. Con Atrem Cipin, Olga Dragunova. Drammatico. 118 min. ● Una famiglia ebrea del Caucaso viene sconvolta dal rapimento del figlio minore. Evita la polizia e si stringe nella comunità di appartenenza, ma i conflitti latenti esplodono e Ilana, la sorella, si ritrova a lottare contro tutto e tutti

VITA SEGRETA DI MARIA CAPASSO (Italia 2019) di Salvatore Piscicelli. Con Luisa Ranieri, Daniele Russo, Luca Saccoia. Drammatico. 96 min. ● Maria ha sposato giovanissima un onesto lavoratore, fa l’estetista part time e ha tre figli. La sua è una vita come tante di quelle della periferia popolare di Napoli. Quando al marito viene diagnosticata una malattia in fase terminale, Maria accetta l’aiuto di un ricco proprietario di un autosalone, di cui diventerà amante e socia in sporchi e ricchi affari di cocaina

DI TUTTI I COLORI (Italia 2019) di Max Nardari. Con Andrea Preti, Olga Pogodina, Paolo Conticini, Nino Frassica, Giancarlo Giannini. Commedia. 100 min. ● Giorgio è bel ragazzo, ma è talmente bugiardo che arriva persino a fingersi gay e diventare Giorgy per trovare un lavoro all’interno di una casa di moda d’un grande stilista. Ma, per amore, sarà costretto alla fine a diventare, per la prima volta, una persona sincera…

Le tante Winnie di “Giorni felici” nella magia di settanta scatti di Le Pera. Dalla gaiezza, all’ironia, al male di vivere

(di Andrea Bisicchia) Visto il suo immenso archivio, Tommaso Le Pera può disporre di un materiale tale da poter costruire delle monografie su autori, attori, spettacoli.
Nel volume “Beckett & Beckett”, a cura della Fondazione Alda Fendi, ha raccolto settanta foto di un solo testo “Giorni felici”, dimostrando come la storia di un testo sia quella delle sue rappresentazioni. Qualcuno potrebbe obiettare che ci siano delle assenze, in particolare, l’edizione di Strehler con Giulia Lazzarini, non certo per colpa di Le Pera, dato che il Piccolo Teatro ha sempre avuto un suo fotografo in paga, non permettendo ad altri di riprendere le sue produzioni. Del resto, Le Pera non ha mai fatto scelte di campo, nel senso che non si è mai legato a una Compagnia, a un Teatro, essendosi ritenuto un artista libero che mette la sua professionalità e la sua passione al servizio di chi le richiede.
La caratteristica di questa monografia è quella di offrirci, attraverso i ben noti scatti magici, un panorama delle sue Winnie, fermando con un clic gli attimi che danno l’idea di una interpretazione. Lui è consapevole di quanto sia necessaria anche una “regia” da parte di chi fotografa il teatro, da mettere in sintonia col vero regista dello spettacolo, di cui Tommaso si assume il compito di cogliere il mondo poetico che, a sua volta, deve corrispondere a quello dell’interprete.
Nella monografia, per un motivo cronologico, manca la prima edizione italiana di “Giorni felici”, prodotta dallo Stabile di Torino (1963) con la regia di Roger Blin, protagonista Laura Adani, che vidi al Teatro Gerolamo di Milano, provando una emozione allora inspiegabile. La Adani fece di Winnie una aristocratica che teneva a distanza il male di vivere.
“Giorni felici” di Le Pera inizia con l’edizione di Mario Missiroli del 1983, con Adriana Asti che andava in cerca di “un altro giorno divino” più che felice. In una sorta di clessidra, con una specie di cratere asfaltato, Adriana calibrava ogni movimento della non azione, con i suoi grandi occhi espressivi e con quel tanto di ironia lombarda che rese esemplare la sua interpretazione. Di lei, Le Pera ci offre anche le immagini della messinscena con la regia di Bob Wilson, più astratta, più congelata, più metafisica. Poco conosciuta è l’edizione di Claudio Jankowskj, continuatore del metodo Fersen che, nel 1988, affidò il ruolo a una brava Giovanna Floris. Segue quella del 1990 con l’acuta regia di Antonio Calenda e con una Proclemer straordinaria nel sapere amministrare, con rigore, i gesti in quella sorta di “girone dantesco” in cui il regista l’aveva calata. Giovanni Raboni sul “Corriere della Sera”, scrisse di aver trovato la Proclemer “ammirevole nel dosare il passaggio dalla gaiezza venata di disperazione della prima parte, alla disperazione sgraziata di gaiezza della seconda parte”.
Insomma, non potrà mai esserci una Winnie uguale a un’altra, come dimostra l’edizione del 1999 dei Marcido’s con la regia di Isidori che ne moltiplicò il personaggio in una specie di girello, illuminato dall’alto, da una corona di luci. Seguì l’edizione del 2000, con una splendida Lucilla Morlacchi, che dovette moderare le intemperanze registiche di Solari che tendevano fin troppo verso il comico. Con quel vestito a fiori, il cappellino rosso, la grande borsa nera, Lucilla si mostra a mezzo busto, uscendo dalle tavole del palcoscenico così come era avvenuto per la Monaca di Monza, nello spettacolo “I promessi sposi alla prova” di Testori con Franco Parenti e la regia di Andrée Ruth Shammah. Fu certamente inusuale la realizzazione di Remondi e Caporossi del 2005, in uno spettacolo che avevano già in mente di realizzare nel 1970, ma che non fu possibile perché avevano loro negato i diritti. Efficace la messinscena di Anna Marchesini, anche regista, del 2008, che arricchì il personaggio del suo umorismo nero, mentre più svanita e surreale apparve l’edizione del 2009 con Nicoletta Braschi, regia di Andrea Renzi.
Il volume contiene un saggio di Paolo Bertinetti, un breve intervento poetico di Alda Fendi, una introduzione di Paola Bertolone e “Lane di Dublino” di Raffaele Curi.

“Beckett & Beckett”, Fondazione Alda Fendi, “Settanta foto di Tommaso Le Pera”, edizioni Il Cigno, pp 80, € 15.