22 incontri a sorpresa, 22 storie, 22 tramonti e 22 artisti da “scoprire” ogni sera, dal 7 al 28 luglio, alla Chiesa Rossa

MILANO, martedì 30 giugno – Per 22 prossimi tramonti, da martedì 7 luglio, alle 19.30, al Parco Chiesa Rossa presso il Cortile della Chiesa S. Maria alla Fonte, 22 attori, sul far della sera, come nell’antico teatro greco, presenteranno un monologo o un reading di loro repertorio. Sarà proposto inoltre uno spettacolo per bambini.
Ecco gli artisti che debutteranno a sorpresa:

Mila Boeri, Valerio Bongiorno, Lella Costa, Cristina Crippa per TEATRO DELL’ELFO, Nadia Del Frate per MTM, Mattia Fabris, Matilde Facheris, Paolo Faroni, Manuel Ferreira per ALMA ROSE’, Lorenzo Piccolo per NINA’S DRAG QUEEN, Stefano Orlandi, Rita Pelusio, Maria Pilar Pérez Aspa, Fausto Russo Alesi con Fausto Malcovati, Annig Raimondi e Genni D’Aquino per PACTA dei Teatri, Arianna Scommegna, Chiara Stoppa, Antonello Taurino per TEATRO DELLA COOPERATIVA, Giulia Viana per ECO DI FONDO, Debora Villa, Sandra Zoccolan, Debora Zuin.

Oltre a queste proposte “al buio”, ci sarà anche uno spettacolo per bambini e famiglie, l’unico ad essere svelato, il 26 luglio alle ore 17.45: Mila Boeri e David Remondini in “Amici per la pelle”, una co-produzione Atir/Teatro del Buratto.
Attenzione, però, fino all’alzata del “sipario”, non si saprà chi s’incontrerà di questi artisti. Gli spettatori potranno acquistare il biglietto per una specifica data ma non sapranno quale, tra i titoli proposti, vedranno.
Un vero e proprio appuntamento al buio… un gioco, una sorpresa, una lotteria, un piccolo gioco d’azzardo. Una sfida.
L’eccezionalità del momento impone a tutti uno sforzo di fantasia gestionale. E il pubblico esorta ad osare vie normalmente non praticate.
Il bisogno di ritrovarsi dal vivo insieme ad altri sarà il vero protagonista della rassegna. Esserci. Insieme. Nella magia di un incontro ritrovato. Un gesto simbolico a difesa del valore più profondo del teatro.
Gli attori si presteranno a questo gioco fuori dagli schemi promozionali usuali (che pure servono e serviranno ancora), uniti nella ferma volontà di slegarsi dall’io per rinnovare la dimensione del noi. Una sfida, certo, una sfida che si vuole e si deve correre in questi tempi incerti e paradossali. Se non ora, quando? Se non ATIR, chi? Se non per soli 66 spettatori, per chi?
Un teatro, soprattutto, che vuol rimanere sul proprio conosciuto territorio, come, ora, il cortile dei Frati Minori Cappuccini, uno spazio raccolto all’interno del parco Chiesa Rossa, il parco di Piazzale Abbiategrasso, un luogo accogliente, verde e fresco, “in cui negli anni del Ringhiera”, dicono, “e anche dopo la sua chiusura amiamo ritrovarci e immaginare programmazioni e incontri. Crediamo che ognuno debba fare la propria parte nel contribuire alla ripartenza del paese. Questa è la nostra: un piccolo gesto per vivere i momenti drammatici e inusuali del momento presente, come un’opportunità o quanto meno una nuova possibilità. Un atto d’amore per il teatro.”

Parco Chiesa Rossa – ingresso da Via San Domenico Savio 3 – Milano – Cortile Chiesa S. Maria alla Fonte – CAPIENZA: 66 persone – ORARIO: spettacolo ore 19.30, tutte le sere, durata un’ora circa – ORARIO spettacolo bambini del 26 luglio: ore 17.45 – PREZZO: 10 € + prevendita (raccomandato l’acquisto online). INFO tel. 02.87390039 – info@atirteatroringhiera.it.

www.atirteatroringhiera.it

Un linguaggio alla deriva nella volgarità del nostro tempo. Un aiuto dai classici, per recuperare “la parola che vola”

(di Andrea Bisicchia) Nell’era del frammentismo, dell’analisi provvisoria della quotidianità, anche le riflessioni si caratterizzano per una certa immediatezza di pensiero che ha la capacità di raccoglierle e radunarle, non tanto per prospettare qualcosa di definito, quanto per permettere all’Altro di completarle con le proprie. Non per nulla, compito della riflessione, è quello di permettete al pensiero una pausa, per metterlo in relazione con la propria coscienza e col proprio mondo interiore.
Ivano Dionigi, noto latinista e Direttore del centro studi “La permanenza del classico”, dell’Università di Bologna, ha raccolto in un volume, edito da Cortina, alcune riflessioni su un campionario di “Parole che allungano la vita”, offrendoci una panoramica su come affrontare il nostro tempo, favorendo, nel frattempo, un dibattito sul suo rapporto con lo spazio che si è alquanto modificato.
Un latinista che è anche un linguista, non può, certo, rimanere insensibile dinanzi alla deriva del linguaggio contemporaneo e al suo appiattimento, senza auspicare un ritorno alla “parola che vola”, secondo una definizione di Mario Luzi, che sappia, soprattutto, confrontarsi con la tradizione classica, quella del Logos, per i greci, del Verbum per i latini, una parola non contaminata dalla volgarità del nostro tempo, che sappia “delectare” (affascinare), e che sappia insegnare (docere), che sia capace di assumersi delle responsabilità e coniugare il “notum” dei classici con il “novum” dei contemporanei, alla ricerca di un “canone” capace di restituire il significato profondo delle parole con i loro i significati nascosti o alternativi.
Per raggiungere un simile traguardo, Silvano Dionigi è convinto che sia necessario leggere molto, non, certo, tutto quello che offre l’ipertrofico mercato editoriale, attraverso la sua imponente produttività, ma attraverso il mercato ristretto della qualità. L’autore, inoltre, individua nel mercato mondiale della globalizzazione, la causa primaria che ha distrutto la figura del lettore, avendolo messo in contatto col mondo meccanizzato, quello che Prometeo aveva già preannunziato.
Dionigi accompagna le sue riflessioni con citazioni tratte da opere di filosofi, teologi, scrittori, economisti, per potere confermare il suo dettato. Sono tanti gli autori citati, in maggioranza classici, da Protagora a Eraclito, da Eschilo a Platone, da Seneca a Cicerone, da Agostino a Lattanzio a Tertulliano, tutti utilizzatori di parole valoriali che hanno segnato, nel tempo, la nostra cultura, oltre che la nostra formazione etica e politica.
Il riferimento alla lingua greca e latina, da parte di Dionigi, è continuo, ritenendo il loro lessico intellettuale, un modello ancora da imitare anche dai politici e demagoghi di oggi che, al contrario, competono nel banalizzarlo con i loro interventi sempre più a contatto col mondo digitale, quello del trionfo della tecnica, ovvero di Prometeo.
C’è il bisogno di un ritorno a Socrate, sostiene Dionigi, a colui che, secondo Cicerone “ha richiamato la filosofia dal cielo, l’ha trasferita nella città, introdotta nelle case, a interessarsi della vita, dei costumi, del bene e del male”.
Il volume contiene una prefazione di Gianfranco Ravasi che sottolinea la strada maestra battuta da Dionigi nel celebrare la parola non violata, non umiliata, non sconciata, termine che Testori utilizzò riferendosi a Milano: “città sconciata, eppure bellissima”.

Ivano Dionigi, “Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo” – Prefazione di Gianfranco Ravasi – Cortina Editore 2020 – pp. 110, € 12.

L’estiva 2020 del Piccolo Teatro: fino al 20 settembre nel Chiostro Nina Vinchi. A luglio nei nove Municipi della città

Il Chiostro del Piccolo in Via Rovello (foto Masiar Pasquali)

MILANO, sabato 27 giugno – Con “Maggio ’43”, di e con Davide Enia, musiche in scena Giulio Barocchieri. Produzione Fondazione Sipario Toscana, Accademia Perduta/Romagna Teatri, la Stagione estiva del Piccolo Teatro di Milano si diffonde da via Rovello ai nove Municipi della città di Milano, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano e con Fondazione Cariplo.
Dopo le recite al Chiostro Nina Vinchi (30 giugno – 2 luglio), con la prima rappresentazione del martedì, come ormai consuetudine per quasi tutti gli spettacoli, trasmessa in diretta video sul grande schermo di mare culturale urbano, Davide Enia porta le sue storie di guerra a Urbana New Living (3 luglio), alla Bocciofila Circolo Cerizza (4 luglio) e infine a BASE Milano (5 luglio).
Per tutto il mese di luglio e parte di agosto, la stagione estiva del Piccolo, coinvolgendo realtà significative da anni attive per impegno sociale e vivacità culturale della città di Milano, si svolgerà secondo i cartelloni qui sotto pubblicati:

Al Chiostro della Certosa di Milano e al Giardino delle Culture, Paolo Rossi porta il suo nuovo spettacolo “Pane o libertà. Su la testa” (10 e 11 luglio, dopo le recite al Chiostro dal 7 al 9 luglio);
A Casa Jannacci e Biblioteca Cassina Anna, Massimo Popolizio, con “Pilato”, interpreta il secondo capitolo di “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov (17 e 18 luglio, dopo le recite al Chiostro dal 14 al 16 luglio);
A Casa Chiaravalle, Michele Serra apre al pubblico la sua bottega di scrittura con “L’amaca di domani unplugged” (24 luglio, dopo le recite al Chiostro dal 21 al 23 luglio);
A Mare Culturale Urbano, Marco Paolini, in scena dal vivo (28 agosto, dopo le recite al Chiostro dal 25 al 27 agosto).
La programmazione del Chiostro vedrà poi in scena, tra luglio e settembre:
la Compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli, dal 26 al 28 luglio;
“La vedova Socrate” con Lella Costa, dal 31 luglio (giorno in cui Franca Valeri compirà 100 anni) al 2 agosto;
“Alichin di Malebolge” con Enrico Bonavera, dal 4 al 6 agosto;
tre concerti di Enrico Intra dal 18 al 20 agosto;
“Frankenstein” del Teatro dell’Elfo, dal 2 al 4 settembre.
Per finire, come tradizione, a settembre, con Tramedautore.

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.30. In caso di maltempo: gli spettacoli al Chiostro si sposteranno all’interno della sala del Teatro Grassi; gli spettacoli negli altri luoghi della città verranno annullati ad eccezione della recita in programma a BASE Milano, che si svolgerà all’interno. Prezzi: spettacoli al Chiostro, posto unico € 5; spettacoli nei Municipi, ingresso gratuito. Per evitare code e assembramenti, il pubblico è invitato a presentarsi presso il luogo dello spettacolo al massimo 30 minuti prima dell’inizio della rappresentazione. I biglietti per gli spettacoli del Chiostro sono acquistabili con carta di credito online sul sito del Piccolo Teatro – www.piccoloteatro.org – o attraverso il servizio di biglietteria telefonica al tel. 02.42.411.889, al quale rivolgersi anche per i biglietti gratuiti agli spettacoli negli altri luoghi della città.

VENEZIA/Biennale 2020. Senza soluzione di continuità, dal 14 settembre, i programmi di Teatro, Musica e Danza

VENEZIA, giovedì 25 giugno Dopo l’incubo pandemico Covid-2019, che peraltro non ha ancora concluso il suo distruttivo passaggio (migliaia di morti, contagi;  economia in ginocchio, istituzioni in  crisi, progetti, calendari, programmi di studio e di lavoro buttati all’aria; negozi e attività commerciali mortificate da pesanti restrizioni, in fallimento o già fallite; famiglie in lutto o ridotte alla povertà) la vita cerca di riorganizzarsi, di recuperare il tempo perduto, di salvare il salvabile, di darsi una parvenza di normalità.
Ed ecco, dunque, come da noi già annunciato, la Biennale di Venezia (Teatro, Musica e Danza), in maggior sicurezza, spostata verso l’autunno, in un’epoca, speriamo, ormai bonificata.
Ecco qui sotto i rispettivi cartelloni, a cominciare dal 14 settembre, e via via le altre Sezioni fino al 25 ottobre.

Dal 14 al 25 settembre: 48. Festival Internazionale del Teatro, quarto atto del progetto del Direttore Antonio Latella, quest’anno pensato come una sorta di “collettiva” di artisti italiani, sollecitati a comporre tutte nuove opere attorno all’unico tema della “censura”.

Dal 25 settembre al 4 ottobre: 64mo Festival Internazionale di Musica Contemporanea, focalizzato dal Direttore Ivan Fedele sul dialogo tra generazioni, grandi personalità della musica del passato recente in dialogo con autori della più stringente contemporaneità

Dal 13 al 25 ottobre: 14mo Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard, che completa il suo quadriennio di direzione perseguendo un’idea di danza inclusiva, praticata come un territorio senza limiti.

La collaborazione virtuosa fra Teatro, Danza e Musica rappresenta l’esempio più calzante di un progetto più ampio che prevede di sviluppare il dialogo fra le arti che costituiscono l’anima della Biennale” afferma Roberto Cicutto (v. foto a sinistra), Presidente della Biennale di Venezia.
E prosegue:
Le condizioni imposte dalla pandemia hanno dato anche qualche frutto involontariamente positivo. È infatti una buona cosa che in un periodo concentrato da fine agosto a fine novembre si svolgano la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica seguita, come in un passaggio di testimone, dai Festival di Teatro, Musica e Danza. E che ciò avvenga attraverso un legame profondo con Architettura e Arte che, se pur rinviate al 2021 e al 2022, saranno presenti nella Mostra curata dai sei direttori (Hashim Sarkis, Cecilia Alemani, Alberto Barbera, Antonio Latella, Ivan Fedele e Marie Chouinard) che al Padiglione Centrale dei Giardini racconterà i momenti chiave della storia della Biennale lunga 125 anni (1895-2020). In questo modo la Biennale si ripresenta al mondo dando un segnale importante e forte di unità e compattezza nella promozione della ricerca nel campo delle arti contemporanee. Teatro Musica e Danza hanno mantenuto i loro programmi (salvo qualche cambiamento per Danza che contava su presenze internazionali provenienti da Paesi che non possono ancora garantire la totale mobilità) allineandosi alla conferma di date e programmi della Mostra del Cinema. Da subito è stato chiaro che non ci saremmo accontentati di Mostre e Festival on line, ritenendo la presenza fisica un elemento fondamentale e insostituibile della piena fruizione dell’offerta della Biennale. Una scelta dettata anche dal rispetto per il grande lavoro fatto in questi anni con dedizione e passione dai Direttori Artistici delle tre discipline che oggi presentano i loro programmi”.

Biennale Teatro Con 27 artisti, 28 titoli – tutte novità assolute – per un totale di 40 recite, Antonio Latella (foto a lato) allestisce il suo “Padiglione Teatro Italia” che costituisce il 48mo Festival Internazionale del Teatro. Dichiara Latella:
Abbiamo cercato di costruire una mappatura di artisti che sono al di fuori di queste leggi e che raramente vengono programmati dai teatri istituzionali, ma che si stanno imponendo all’attenzione della critica e degli operatori; artisti che, soprattutto, stanno costruendosi un loro pubblico, fortemente trasversale e che esce dalla costrizione dell’abbonamento. Molti artisti invitati sono giovani, alcuni giovanissimi usciti dal College di Regia della Biennale (per valorizzare il percorso fatto in questi anni, che si è preso la responsabilità di provare a lanciare nuovi talenti italiani), altri più grandi ma solo per questioni anagrafiche”.

Provengono dal vivaio di Biennale College: Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva, Martina Badiluzzi, vincitrice dell’edizione 2019/2020 di Biennale College Registi Under 30 con The Making of Anastasia, frutto di un percorso biennale che vede il tutoraggio di Antonio Latella, e Caroline Baglioni, vincitrice di Biennale College Autori Under 40 con Il lampadario, che debutta nel Festival dopo un percorso lungo l’arco di un triennio (2018/2019/2020) con il tutoraggio di due importanti autrici del panorama nazionale: Linda Dalisi e Letizia Russo. Vicini, per generazione, sono anche Pablo Solari e Alessandro Businaro. Mentre alla generazione immediatamente precedente (primi anni ’80) appartengono Daniele Bartolini, Filippo Ceredi, Liv Ferracchiati, Antonio Ianniello, Giuseppe Stellato. Fra le compagnie, nate tutte nel nuovo millennio, ci sono: AstorriTintinelli, Biancofango, Industria Indipendente, Babilonia Teatri, Nina’s Drag Queens, Teatro dei Gordi, UnterWasser. E ancora: figure consolidate nel panorama nazionale come Fabiana Iacozzilli, Giuliana Musso, Jacopo Gassmann. Infine, Mariangela Gualtieri, poetessa, attrice, autrice, cui è affidata l’inaugurazione del 48. Festival Internazionale del Teatro con uno dei suoi preziosi “riti sonori”, come sempre guidato da Cesare Ronconi, un rito pensato come inaugurale.
«A tutti gli artisti – commenta ancora Latella – è stato proposto di lavorare sul tema della censura, cercando di uscire dall’ovvietà di questa proposta per pensarla come valore “alto” da proporre al pubblico e agli operatori, pensando che i teatranti italiani faticano a entrare in un mercato internazionale e che quindi, in qualche modo, vengono censurati o nascosti, per il solo fatto di essere teatranti italiani».
Da autori come Fassbinder, D’Annunzio e Nabokov a personaggi storici come George W. Bush o il regista Elia Kazan, tantissime, diversificate e sorprendenti sono state le risposte che gli artisti hanno dato alla sollecitazione del tema.

Tutte le informazioni sulle attività 2020 dei Settori Danza Musica e Teatro sono disponibili sul sito della Biennale di Venezia:
www.labiennale.org

Ufficio promozione pubblico La Biennale di Venezia
Tel. 041/5218828;
E mail: promozione@labiennale.org