Tutti i martedì al Rosetum su grande schermo: lirica, balletti, teatro, arte da tutto il mondo (ma anche musica dal vivo)

teatro-rosetum--400x320MILANO, lunedì 24 novembre – Si apre il sipario sulla nuova stagione del Teatro Rosetum con collegamenti, tutti i martedì, con la Russia, con New York, con Londra, grazie alla collaborazione professionale con Microcinema e Nexo Digital; e, su grande schermo, glim appassionati potranno seguire i grandi appuntamenti con lirica, balletti, teatro e arte.
Una programmazione d’eccezione senza dimenticare la propria tradizione: la lirica dal vivo.
Il 7 e 8 febbraio 2015, infatti, con “Stazioni di transito”: Il lamento di Arianna di Claudio Monteverdi, e, per la prima volta in Italia, L’Imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann.
Con Nexo Digital, sarà quindi proiettata la grande danza classica dal Balletto del Bolshoi, e, inoltre, far visitare i più importanti musei del mondo e le mostre più attese della stagione. Quindi, da Rosetum, si potranno gustare i più grandi successi dal prestigioso palcoscenico di Londra, il National Theatre Live.
Microcinema, invece, ha accordi in esclusiva con i più importanti palcoscenici del mondo: Metropolitan Opera di New York, Teatro Alla Scala di Milano, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino e Festival Pucciniano di Torre del Lago.
Il Centro Culturale Rosetum propone, anche, una programmazione per le famiglie la domenica alle 15.30.
Per maggiori informazioni sulla programmazione del Teatro:
www.rosetum.it
Teatro Rosetum, Via Pisanello 1 – Milano

Quel fatale 25 agosto 1944. L’ordine era: distruggere Parigi. Il generale tedesco per una volta disobbedì a Hitler

« DIPLOMATIE » Un film de Volker SCHLÖNDORFF– MILANO, lunedì 24 novembre –   
(di Emanuela Dini) Notte tra il 24 e 25 agosto 1944, Parigi è occupata dai tedeschi, ma gli alleati sono alle porte. Hitler ha ordinato che, in caso di resa, Parigi venga fatta saltare per aria e non ne rimanga nulla. Ponti e monumenti sono tutti stati minati e sono pronti a esplodere. Il generale tedesco Dietrich von Choltitz, governatore militare di Parigi, si prepara a eseguire gli ordini. Ma….la Storia (con la S maiuscola) è andata diversamente, e Parigi è rimasta intatta. Cosa è successo quella notte, per far cambiare idea a von Choltitz? Che ruolo ha avuto il console svedese Raoul Nordlig, nel convincere il generale a disobbedire a Hitler?
Lo racconta “Diplomacy”, il film di Volker Schlöndorff (premio Oscar per miglior film straniero e Palma d’oro al festival di Cannes nel 1979 con “Il tamburo di latta”) che ricostruisce quella notte e il serratissimo incontro tra il generale e il console. Un film con un ritmo da thriller, che tiene col fiato sospeso (anche se si sa già come andrà a finire) e mette in scena il duello psicologico e verbale di due uomini diversissimi: il Generale, militare da generazioni, educato ad obbedire, indifferente all’idea di sacrificare milioni di vite umane, e il diplomatico, abile, astuto e senza scrupoli, capace di giocare con le parole e insinuare dubbi nelle granitiche certezze del militare.
Il film è l’adattamento dell’opera teatrale “Diplomatie” di Cyril Gely (francese, classe 1968), ha per protagonisti gli stessi attori che l’hanno portata a teatro, Niels Arestrup (il generale von Choltitz) e André Dussollier (il console Raoul Nordling) e dell’impianto teatrale ha le situazioni -si svolge quasi tutto all’interno di una camera d’albergo- e la raffinatezza dei dialoghi.
Alla proiezione di domenica sera 23 novembre al cinema Mexico di Milano era presente il regista Volker Schlöndorff che, in un italiano perfetto, ha raccontato la genesi e alcuni retroscena del film. Come, l’inserimento, in fase di montaggio, di filmati autentici in bianco e nero della distruzione di Varsavia e dei carri armati americani sotto la Torre Eiffel; o i panorami fittizi e digitalizzati «In realtà, oltre al balcone della stanza d’albergo c’era una parete verde, gli attori recitavano guardando un muro e la Parigi che si vede è stata ricostruita al computer»; oppure l’ambientazione della scena-clou (il generale che ordina di non fare saltare le mine) sul tetto dell’albergo «Mi piaceva l’idea dei due protagonisti che osservano, con sollievo, la città in salvo…anche se, a livello tecnico e da un punto di vista militare, il microfono e i contatti radio così come sono stati rappresentati sono del tutto incredibili. Ma è il bello del cinema, poter inventare e volare con la fantasia».

“DIPLOMACY Una notte per salvare Parigi”, di Volker Schlöndorff. Durata 84 minuti – Cinema Mexico – via Savona, 57 – Milano

I rapporti umani? Un enigma tra verità e menzogna. Un immenso testo di Schmitt. Una superba interpretazione

san babila, ranciaMILANO, sabato 22 novembre
(di Emanuela Dini) “Variazioni enigmatiche”: un titolo difficile e misterioso per quest’opera di Éric-Emmanuel Schmitt, autore contemporaneo (nato nel 1960) francese tra i più letti e rappresentati al mondo. Un lavoro che ha riscosso grande successo di critica e di pubblico in molti paesi europei, dove è stato interpretato da attori del calibro di Alain Delon (In Francia) e Donald Sutherland (in Gran Bretagna) e che a Milano è in scena al teatro San Babila, con Saverio Marconi e Gian Paolo Valentini.
Le “Variazioni enigmatiche” del titolo si riferiscono a “Enigma Variations”, composizione del musicista inglese Edward Elgar (1857-1934), quattordici variazioni su una melodia che sembra impossibile da riconoscere, così come Schmitt sembra immaginare il rapporto tra gli esseri umani come qualcosa di mai definito e in perenne mutamento. La storia racconta l’incontro tra due uomini che non potrebbero essere più diversi e lontani: lo scrittore di successo Abel Znorko, premio Nobel, tronfio, genialmente odioso e misantropo, che vive in solitudine in un’isola oltre al Circolo Polare Artico, e il giornalista Erik Larsen, umilmente e pacatamente “normale”, che ha ottenuto l’insperato privilegio di poterlo andare a intervistare.
Ma nulla è come appare, e le “enigmatiche variazioni” ribaltano i ruoli, mischiano le situazioni, confondono le acque. In un’ora e mezzo di spettacolo (senza intervallo) di un testo denso, serrato e ricchissimo di eleganti sfumature, si inseguono e si contorcono Verità e Menzogna (con le maiuscole), amore e odio, vanità e paura. I due uomini in scena si fronteggiano, si scontrano e si trasformano man mano che ogni brandello di verità, appena agguantata, mostra irrimediabilmente il suo doppio.
In un duello verbale tra ferocia e compassione, perfidia e commozione, dolore e tenerezza -e lo strepitoso monologo sulla doppia identità di una carezza vale da solo tutta la serata- il presuntuoso e arrogante Grande Maestro si rivela un uomo fatto “solo di paura”, mentre l’impacciato e timido cronista cresce di scena in scena, guadagnando spessore, coraggio e dignità.
In una scena fissa con tipico interno borghese da intellettuale di successo – poltrone, tappeti, libreria, whisky e musica classica- dove il Grande Nord si indovina per la gelida luce blu dietro le finestre e il suono lontano del traghetto, Saverio Marconi – in maglione a collo alto nero e capelli argentei, sempre più assomigliante a Giorgio Strehler – dà vita a un Abel Znorko prima insopportabile e poi via via sempre più umano, mentre Gian Paolo Valentini trasforma il suo Erik Larsen da inadeguato intervistatore “lei brilla troppo per me, lei mi acceca” a consapevole custode di una verità inimmaginabile.
Tanti applausi strameritati di un pubblico caloroso e soddisfatto per una serata di vero Teatro, con la T maiuscola. (Una piccola annotazione a margine: perché certa gente non lascia il telefonino a casa, o, meglio ancora, non se ne sta a casa?)

“Variazioni Enigmatiche”, di Éric-Emmanuel Schmitt. Compagnia della Rancia, con Saverio Marconi, Gian Paolo Valentini – Regia di Gabriela Eleonori – Repliche fino al 30 novembre – Teatro San Babila, Milano

 

“La cognizione del dolore”, quel meraviglioso “pasticcio” dell’Ingegner Gadda in scena all’Out Off

2 La cognizione del dolore regia Lorenzo Loris da sx monica Bonomi Mario Sala - foto DorkinMILANO, venerdì 21 novembre
(di Paolo A. Paganini) La cognizione è qualcosa di più e di diverso dalla conoscenza, la quale è un ripostiglio dove, con un’operazione concettuale, sono depositate, o conservate, nozioni relative alle facoltà mentali (concetti, ragionamenti, giudizi). È a questione di consapevolezza, è una facoltà attraverso la quale ci si rende conto d’un avvenimento o di uno stato mentale o del grido di un’anima. Perché, spesso, la cognizione si accompagna alla sofferenza, diventando partecipazione attiva, coinvolgimento, in ogni fibra, di una sensibilità illuminata e dolente.
È insomma “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda, scrittore poeta e ingegnere (1893-1973), pubblicata a puntate su “Letteratura” (e non completata) tra il 1938 e il 1941.
Innovatore della letteratura del Novecento e sperimentatore di uno stile linguistico “impasticciato” (attenzione, non in senso negativo) di forme dialettali, di forme gergali, di espressioni tecniche, in una scrittura polisemica, metafora dell’assurdo, caotico dramma dell’esistenza. Quando si citano “La cognizione del dolore” e “Quer pasticciaccio brutto di via Merulana”, le due maggiori e più conosciute opere di Gadda, abbiamo subito misura di una irosa indignazione. L’Ingegnere, nei confronti di quel caos sociale morale politico, si potrà poeticamente ritrovare solo in un “pasticcio” linguistico come “cognitiva” espressione di uno smarrimento mentale e d’un linguaggio disturbato. Joyce e le Nouveau Roman saranno fratelli di stile in altrettanto emblematiche rilevanze.
Non c’è niente di armonico, di sopportabile, di accettabile nell’assurdità dell’esistenza. Gadda faceva coincidere le sue private ossessioni con la catastrofe generale del male e del caos. E della guerra.
Volontario della Prima guerra mondiale, ne rimase segnato per tutta la vita, anche per la morte dell’amato fratello Enrico, aviatore, “la parte migliore e più cara di me stesso…” La “Cognizione” ne è un po’ riflesso autobiografico.
Si svolge in turbolenta terra sudamericana (metafora d’una provinciale Italietta in camica nera), tra puzzolenti straccioni e luridi peones, da una parte, e nobili hidalgo, padroni spesso falliti, in fatiscenti palazzi e terre ormai aride ed incolte, dall’altra parte. Qui l’Ingegner Gonzalo (trasfigurazione dello stesso Gadda) è un insofferente padrone, schizzato, paranoico violento e isterico, e tuttavia di buona istruzione e di fine cultura.
Da qui si diparte la complessità del “pasticcio” gaddiano, che lasceremo sia alla curiosità degli spettatori sia ai fruitori (imperdibile e necessaria conoscenza) dell’opera letteraria, che ora è in scena all’Out Off nell’adattamento e regia di Lorenzo Loris e nell’interpretazione di esasperato, eccessivo espressionismo di Mario Sala (Gonzalo), efficacemente appoggiato da una sempre brava e generosa Monica Bonomi (la Madre) e dal misurato Claudio Marconi (il Dottore). Bene nelle altre parti di contorno Nicola Ciammarughi e Cristina Caridi (anche in più ruoli, ma, con i tempi che corrono, come si può altrimenti?).
L’operazione drammaturgica di Loris ha voluto salvare capra e cavoli, cioè l’impianto letterario e la teatralità; di quello facendo recitare i brani letterari come didascalie, di questa estrapolando i più pregnanti dialoghi. Va be’, diciamo ch’è riuscito a salvare sia la capra sia i cavoli.
Avrebbe potuto fare diversamente? Io non so. Ma, magari, potrà diventare motivo e pretesto di discussione negli incontri dell’Out Off, organizzati per una maggiore e meritoria conoscenza di Carlo Gadda. Che, per la cronaca, saranno, prima dello spettacolo:
25 novembre: Andrea Silvestri, Politecnico di Milano – “L’ingegner Gadda, l’ingegner Gonzalo”.
2 dicembre: Guido Lucchini, Uni Pavia – Studi filosofici di Gadda con riflessi ne“La Cognizione”.
11 dicembre: Giulia Fanfani, Uni Pavia -Le lettere inedite con il fratello Enrico: la tragedia della guerra.
16 dicembre: Ornella Selvafolta, Politecnico di Milano – “Gadda e le ville in Brianza”

“La cognizione del dolore”, da Carlo Emilio Gadda, Regia di Lorenzo Loris. All’Out Off, Via Mac Mahon 16, Milano. Repliche fino a domenica 21 dicembre

Lo spettacolo sarà al Teatro San Materno di Ascona dal 29 al 31 gennaio.