EXPO IN CITTÁ 2015. Mostre, rassegne, concerti, spettacoli, convegni daranno vita a oltre 7000 appuntamenti

EXPOAttivo dal 18 novembre uno Sportello per semplificare il percorso amministrativo degli operatori e l’occupazione di suolo pubblico. Un “logo musicale”, composto da Giovanni Sollima, accompagnerà tutte le iniziative e la campagna di comunicazione istituzionale del palinsesto. Nasce la convenzione “Ambassador” che coinvolge le categorie commerciali e produttive della Grande Milano per renderle protagoniste dell’accoglienza.

MILANO, mercoledì 29 ottobre
Expo in Città cresce e coinvolge sempre di più le tante realtà di Milano e del suo territorio. Ad oggi, molti operatori italiani e stranieri hanno già presentato il proprio progetto sul sito
www.expoincitta.com
Il Comitato di Coordinamento di Expo in Città, a una prima selezione, ha approvato oltre 200 iniziative che daranno vita a circa 7.000 appuntamenti tra mostre, concerti, spettacoli, convegni scientifici, eventi sportivi, festival, rassegne, manifestazioni sui temi agroalimentari e sociali, iniziative ed eventi pubblici e privati in “edizione speciale Expo”: appuntamenti già inseriti in questa prima release del calendario di Expo in Città 2015.
Da sottolineare l’interesse dimostrato anche da numerosi Paesi e città estere, molte gemellate con Milano, a essere protagonisti anche di Expo in Città pur avendo una presenza sul sito espositivo. Dalla Francia alla Cina, dall’Austria al Giappone all’Indonesia; da Barcellona a Shanghai, da Melbourne a Birmingham: solo per fare qualche esempio. E molti altri progetti sono in arrivo dai quattro punti cardinali, per un’Expo diffusa nella Grande Milano con un programma unico coordinato con la società Expo e che entrerà nel palinsesto ufficiale di Expo Milano 2015: un’assoluta innovazione nella storia delle Esposizioni Universali.
La cabina di regia, creata dal Comune di Milano e dalla Camera di Commercio per coordinare e promuovere l’offerta di eventi, ha così concluso una prima fase di raccolta e selezione. Un lavoro che non si ferma qui ed è costantemente in progress, anche con la segnalazione di nuove locations pubbliche e private (a oggi sono 500) disponibili per la realizzazione di eventi da parte degli operatori e con percorsi facilitati.
Per centralizzare, semplificare e informatizzare tutte le richieste provenienti dagli operatori, il Comune di Milano ha creato lo “Sportello Expo in Città”, che ha l’obiettivo di migliorare e facilitare i rapporti tra operatori e Pubblica Amministrazione sul fronte delle procedure che oggi fanno capo a diversi Settori e Direzioni del Comune. A partire dal 18 novembre, tutti coloro che durante il semestre di Expo (1° maggio–31 ottobre 2015) vogliono organizzare eventi in città potranno accedere a un’unica sede, non solo per ricevere supporto e orientamento, ma anche per presentare le diverse istanze necessarie ad ottenere le autorizzazioni e licenze richieste. Per consentire inoltre agli operatori di programmare al meglio, le richieste di occupazione di suolo pubblico possono essere presentate fino a 9 mesi prima dell’evento.
Expo in città genera anche altri progetti. Expo in città ha infatti siglato con Confcommercio Milano una convenzione per la realizzazione del progetto “Ambassador”, che vede gli esercizi commerciali farsi ambasciatori di Expo in città, diventando infopoint e punti di riferimento per i cittadini e turisti. I negozi che decidono di aderire al progetto diffonderanno il brand Expo in città con vetrofanie, loghi, insegne e metteranno a disposizione dei clienti materiale informativo su Expo in città e sull’Esposizione Universale.

Tutti gli appuntamenti di Expo in città sono consultabili e in costante aggiornamento sul sito
www.expoincitta.com

Una mostra fotografica al San Marino Film Festival rende omaggio a Giulietta Masina a vent’anni dalla morte

Desktop4SAN MARINO, martedì 28 ottobre
(di Paolo Calcagno)  A 20 anni dalla morte e a 60 anni dall’uscita del film “La Strada”, il San Marino International Film Festival ha reso omaggio a Giulietta Masina con una mostra fotografica e un reading di Marina Massironi, entrambi al Palazzo del Cinema, a Serravalle, nella Repubblica di San Marino. “GIULIETTA MASINA – L’Oscar di Fellini” è il titolo della mostra fotografica, curata da Simone Casavecchia e Fiammetta Terlizzi.
La mostra è articolata in quattro sezioni principali che raccontano in immagini i film di Fellini che hanno per protagonista Giulietta Masina: La Strada, che vinse l’Oscar nel 1956 (alla sua decima edizione, nell’anno in cui, da Premio Speciale, l’Oscar al miglior film straniero fu promosso a categoria dell’ Academy Award), Le notti di Cabiria, anch’esso premiato con l’Oscar, Giulietta degli Spiriti e Ginger e Fred. Senza dimenticare, però, Il Bidone e gli altri successi cinematografici dell’attrice originaria di San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna.
Le immagini esposte, spesso inedite, provengono dall’Archivio della Fototeca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma,  mentre i manifesti fanno parte della Fondation Fellini pour le Cinema di Sion.
Un’ampia sezione è dedicata alle prime edizioni di libri fotografici, sceneggiature in diverse lingue, saggi, fotoromanzi dei film, che raccontano lo straordinario percorso artistico  della coppia Fellini-Masina. Alla mostra si aggiungono 40 fotografie dell’archivio privato Daniela Berti. Le foto comprendono i film: Giulietta degli spiriti, Le notti di Cabiria, Il Bidone, Ginger e Fred, La strada, Lo sceicco bianco, Luci del varietà e Fortunella. L’allestimento è a cura dell’artista Claudio Ballestracci: “Un percorso sognante e notturno attraversa la vita artistica di Giulietta Masina, sette stanze lievemente accennate da pareti di lenzuola conducono ad una soffitta dei ricordi. Le immagini fuoriescono dai comò, dagli armadi dischiusi, dai cassetti, che compongono un austero arredamento anni ‘50. Ogni arredo richiama più o meno esplicitamente un film: una rimessa di motofurgoni per La strada, in ricordo del mezzo che conduceva Zampanò Anthony Quinn), una camera da letto per Le notti di Cabiria, un salotto per Giulietta degli spiriti...”, mentre su due schermi si alternano le immagini più significative dei film interpretati dalla Masina. Particolarmente toccanti quelle relative al personaggio Gelsomina, un po’ clown, un po’ Charlot, simbolo ineludibile del realismo visionario di Fellini, specie quando soffia nella tromba il richiamo dolente composto da Nino Rota.
Lo Spirito di Giulietta è invece il titolo del reading che, lunedì 27 ottobre, l’attrice Marina Massironi ha dedicato alla grande attrice, attraverso una selezione di testi. intervallati dalle immagini che sullo schermo ci ricordavano la Masina nei suoi più tipici atteggiamenti. Il cuore di quest’omaggio è stato la lettura di alcuni stralci tratti da “RispondeGiulietta Masina”, la rubrica settimanale apparsa per otto anni su “La Stampa”, a partire dal 1968.

Andrée Ruth Shammah mette in scena il più grande (e sconosciuto) drammaturgo israeliano, Hanoch Levin

Desktop4MILANO, martedì 28 ottobre
(di Paolo A. Paganini) Dicono del teatro della crudeltà. Dicono di Strindberg e di quella sua concezione tragica e fatale dell’esistenza (“a volte scrivo con l’ascia non con la penna”). Dicono dell’angoscia del quotidiano e della condanna alla solitudine di Ibsen. Ma è ancora poca cosa se, in fatto di crudeltà, non si aggiunge l’israeliano Hanoch Levin, del quale Andrée Ruth Shammah ha allestito, con feroce coerenza, nell’avventuroso allestimento di una saletta del Teatro Franco Parenti, “Il lavoro di vivere”, con Carlo Cecchi, Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto.
Hanoch Levin: chi era costui?
Tra scandali e censure, tra proteste e polemiche, tra satire demolitrici di glorie patrie e irriverenti sfregi al conformismo e ai luoghi comuni, Hanoch Levin (nato a Tel Aviv da genitori polacchi nel 1943 e morto a soli 55 anni nel 1999) è stato tra i più grandi, originali e contestati drammaturghi israeliani (sconosciuto da noi), con opere teatrali (ben 63) che, se da una parte traumatizzavano, scandalizzavano e indignavano l’ingessato perbenismo del pubblico di Tel Aviv, dall’altra incantavano per quegli impetuosi squarci di spregiudicato e ironico realismo – e azzardate oscenità -, fra torture di anime, denudate, umiliate, torturate, smaniose di vivere e di fuggire, eppure fatalmente condannate a fare i conti con la vecchiaia, l’incomprensione, il dolore, la morte.
Come ora “Il lavoro di vivere”, che rientra in quel genere “domestico”, tema prediletto da Levin, tra famiglia e quartiere.
Qui ci sono dunque due coniugi in trentennale tensione di reciproca e crescente sopportazione, specie da parte di lui, ormai anziano, che scopre l’inutilità della propria esistenza, lui che aspirava alla bellezza e alla spiritualità, e costretto invece a malamente sopportare l’abitudinaria normalità di un’asfittica esistenza, sempre più affondando in una morta gora di noia e di strangolate aspirazioni. Ne incolpa soprattutto la donna, responsabile di avergli tarpato sogni e aspirazioni di grandezza. Rabbiosamente monta in lui, sempre più inquieto e indifferente verso quella “sconosciuta”, la voglia di fuga, ché, d’altra parte, quella sua donna è ormai avvizzita nella sua mediocre banalità quotidiana, capace al massimo di sognare un cappellino per l’estate.
Ma lei ancora ama, quanto lui odia.
E alle due di notte, secondo la crudeltà d’un rito forse ricorrente (quasi un sospetto di gioco tra vittima e carnefice), l’uomo, nella sua rivendicazione di rivalsa e di vendetta, la sveglia, rovesciandola addirittura giù dal letto, materasso e tutto, proprio mentre nel sonno è immersa in sogni di cappellini estivi. Orbene, in un’ora e un quarto senza intervallo, verso la povera moglie si scatenano le più livide invettive, le più cocenti offese, i più vergognosi epiteti, tutto il veleno di trentennali frustrazioni.
Ma lei lo ama.
E lui inveisce sempre di più, si prepara la valigia, vuole andarsene. Subito. Quanto la odia. Ma lei lo ama.
Lui è determinato, niente lo fermerà. La vita gli appare ancora degna di attese e di avventure, e che lei vada al diavolo.
Ma lei lo ama, vuole invecchiare con lui, vuol finire con lui “il lavoro di vivere”.
Deciderà il destino, là dove tutto è scritto.
Carlo Cecchi, con quella sua aria tragica e svagata, ne scava, con sottile ironia, un ritratto crudele, angoscioso e struggente. E Fulvia Carotenuto gli si oppone, dolcissimo e doloroso controcanto, con il quieto e irrinunciabile amore di tante donne, non solo israeliane, che continuano ad amare, nonostante tutto, accarezzando, confortando il loro uomo-bambino, con tollerante comprensione, perché, già, bisogna pur capirne anche i capricci. Massimo Loreto fa una piccolissima parte: un cammeo, nel tratteggiare l’amico solo e scapolo, che ha paura della morte, e che suona alla loro porta di notte per trovare conforto e consolazione, magari un’aspirina con qualcosa di caldo, e che viene cacciato in malo modo, mentre lui – bizzoso – s’infila vestito nel loro letto… Andrée Ruth Shammah s’è impegnata con questa regia di far conoscere Hanoch Levin. C’è riuscita. Brava.
Applausi, sorrisi e qualche struggimento alla fine.
“Il lavoro di vivere”, di Hanoch Levin. Con Carlo Cecchi, Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto. Regia di Andrée Ruth Shammah. Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14, Milano – Repliche fino a domenica 21 dicembre.

Massimo Zanichelli presenta il suo libro “Fino all’ultima goccia. Il cinema dei vampiri da Dracula a True blood”

Desktop4VERONA, domenica 26 ottobre
V come Vampiri. Ma anche V come Verona e V come Vino Valpolicella. Con queste premesse era inevitabile che fosse la città scaligera ad ospitare, il 30 ottobre alle 18 alla libreria Feltrinelli di Via IV Spade, la presentazione del libro di Massimo Zanichelli Fino all’ultima goccia. Il cinema dei vampiri da Dracula a True blood, evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, che ha voluto così proporre una singolare esperienza “enologico-vampiresca” nel periodo dell’anno più indicato, all’antivigilia di Halloween.
Un’occasione decisamente particolare che il Consorzio ha voluto cogliere anche per promuovere il Valpolicella Doc sottolineandone la versatilità e la bevibilità, di cui sarà testimone lo stesso Zanichelli, esperto degustatore, wine writer, firma della Guida Vini d’Italia dell’Espresso e della rubrica “Vini“ sul settimanale “L’Espresso”, nonché grande appassionato e docente di cinematografia, come avrà modo di dimostrare parlando della sua opera: un’avvincente carrellata nel mondo di celluloide dei vampiri, che parte dal Nosferatu di Murnau e dai vari, indimenticabili Dracula del grande schermo (Bela Lugosi, Christopher Lee, Klaus Kinski, Gary Oldman) fino ad arrivare alle più seducenti reincarnazioni del vampirismo cinematografico. I celebri horror della Universal e della Hammer, le opere sorprendenti del cinema italiano, le commedie e le parodie, la sexploitation degli anni Settanta, l’appassionante e sensuale filone delle vampire, i capolavori del postmoderno, le opere seriali della contemporaneità tra cinema e tv – dalla Twilight Saga a True Blood – per la filmografia più completa mai apparsa in un volume, tra titoli celebri, cult movie e riscoperte.
Un excursus che tra storia, critica e aneddotica permette di comprendere anche la ragioni del recente e clamoroso successo dei vampiri nella letteratura e al cinema.

Appuntamento dunque a Verona, per una serata nel segno dei Vampiri e del rosso Vino Valpolicella, che al termine della presentazione sarà protagonista della degustazione curata dallo stesso autore Massimo Zanichelli.