La scorsa settimana: animazione, documentari d’impegno e Robert De Niro alle prese con il matrimonio del figlio

images 2(Pubblicato il 26 giugno 2014)
La città incantata” – Durata: 125 – Regia Hayao Miyazaki – Animazione – Giappone. Chihiro è una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l’intero universo debba sottostare ai suoi capricci. Quando i suoi genitori, Akio e Yugo, le dicono che devono cambiare casa, la bambina va su tutte le furie e non fa nulla per nascondere la sua rabbia. Abbandonando per sempre la vecchia casa, Chihiro si aggrappa al ricordo dei suoi amici e di un mazzo di fiori, ultime tracce della sua vecchia vita. Arrivati in fondo ad una misteriosa strada senza uscita, Chihiro ed i suoi genitori si trovano davanti ad un immenso edificio rosso sulla cui facciata si apre una galleria senza fine che somiglia ad una gigantesca bocca. Con una certa riluttanza, Chihiro segue i genitori nel tunnel. Il tunnel li conduce ad una città fantasma...
ADHD – Rush Hour” – Durata: 76 – Regia Stella Savino – Documentario – Italia, Germania. I vostri figli non stanno fermi, giocherellano con le mani e con i piedi… non riescono a stare seduti sulle loro sedie… corrono, si arrampicano… hanno difficoltà a giocare…si comportano come se fossero azionati da un motore… quando gli si parla sembrano non ascoltare… sono distratti…non riescono a stare in silenzio, parlano troppo! Hanno difficoltà ad aspettare il proprio turno… sparano le risposte prima che sia terminata la domanda… interrompono o si intromettono nelle comunicazioni con gli altri… Attenzione! Anche solo sei di queste espressioni comportamentali e probabilmente qualcuno un giorno vi dirà che vostro figlio soffre di ADHD – deficit dell’attenzione e iperattività, un’anormalità neuro-chimica geneticamente determinata, perché la realtà che state vivendo è molto più complessa di quanto vi hanno raccontato.
Big Wedding” – Durata: 90 – Regia Justin Zackham – Con: Robert De Niro, Katherine Heigl, Diane Keaton, Amanda Seyfried – Commedia – Usa. Don (Robert De Niro) ed Ellie (Diane Keaton) hanno divorziato da tempo, ma sono rimasti in ottimi rapporti anche se Don vive stabilmente con Bebe (Susan Sarandon), ex migliore amica proprio di Ellie. I tre si riuniscono dopo anni sotto lo stesso tetto per un’occasione speciale: il matrimonio di Alejandro, figlio adottivo di Don ed Ellie. Per l’occasione, il futuro sposo riabbraccerà anche la sua vera madre, Madonna, in arrivo dalla Colombia. Alla vigilia della cerimonia, Alejandro confessa di non aver mai rivelato a Madonna il divorzio dei suoi genitori adottivi, poiché la sua madre biologica è una fervente e rigorosa cattolica e ha sempre avuto paura di deluderla…
Le cose belle” – Durata: 80 – Regia Agostino Ferrente, Giovanni Piperno, Con Enzo della Volpe, Fabio Rippa, Adele Serra, Silvana Sorbetti – Documentario – Italia. Quattro vite a confronto nella Napoli piena di speranza del 1999 ed in quella paralizzata di oggi. La fatica di diventare adulti attraverso gli occhi di quattro ragazzi napoletani...
La gelosia” – Durata: 77 – Regia Philippe Garrel – Con Louis Garrel, Anna Mouglalis, Arthur Igual, Emanuela Ponzano – Drammatico – Francia. Un trentenne vive in affitto, con una donna, in un miniappartamento ammobiliato. Stanno vivendo una storia d’amore. L’uomo ha una figlia nata da una relazione con un’altra donna che poi lui ha lasciato. Naturalmente egli vede la figlia, la cui madre, tuttavia, vive da sola con la bambina e deve lavorare per mantenerla perché il suo ex non le passa niente. L’uomo, che fa l’attore di teatro è a sua volta molto povero. E ora è follemente innamorato della nuova compagna, anche lei attrice, ma senza lavoro. Un tempo la donna era una stella nascente, ma le offerte di ruoli sono poi venute a mancare. L’uomo fa l’impossibile per procurarle una parte, ricorrendo alle sue conoscenze nell’ambiente. Ma tutto è inutile...
Quel che sapeva Maisie” – Durata: 93 – Regia Scott McGehee, David Siegel – Con Julianne Moore, Steve Coogan, Alexander Skarsgård, Joanna Vanderham – Drammatico – Usa. Il mondo visto con gli occhi di Maisie, una bimba di sei anni contesa nella causa di divorzio da una mamma rocker e un padre sempre in viaggio d’affari. Ispirato all’omonimo romanzo di Henry James, il film sposta l’azione in una New York frenetica e scintillante: Maisie guarda silenziosa il mondo degli adulti che sembrano bambini capricciosi…

Il ridicolo, l’arma sottile (e crudele) di Molière per attaccare falsi devoti, tartufi e misantropi

412OSUNr+9L._SY445_(di Andrea Bisicchia) Per chi voglia accostarsi al “TEATRO” di Molière, nella nuova veste dei Classici Bompiani, ha l’occasione di poter confrontare, con testo originale a fronte, le nuove traduzioni, affidate a una equipe di ricercatori sotto la cura di Francesco Fiorentino e Gabriel Conesa,con quelle ben note di Cesare Garboli, edite da Einaudi, utilizzate da quasi tutti i registi. Si accorgerà che ciò che le caratterizza è il rigore filologico, il ritmo metrico delle commedie in versi, il rispetto della rima per le parti cantate, l’originalità, oltre che l’intento unitario.
Il lettore si trova dinanzi quasi tutto il corpus molièriano, con note introduttive ed esplicative e con apparati bibliografici di riferimento. L’occasione è ghiotta,  perché permette di accostarsi al genio francese, non tanto con una nuova ottica, quanto con un nuovo spirito, trattandosi di un autore molto rappresentato anche in Italia, con messinscene tali da aver favorito la “modernità” del suo teatro. A questo proposito, è bene sottolineare quanto sia proficuo il linguaggio della scena, soprattutto quando offre delle interpretazioni innovative utili persino agli specialisti.
Vorrei ricordare l’apporto di Romolo Valli e Giorgio De Lullo per “Il malato immaginario”(1974),quello di Franco Parenti e Andrée Shammah per una nuova edizione del Malato (1980)e, in particolare, per il “Misantropo”(1977), che aprì un ampio dibattito su come  inscenare Molière, e quello recentissimo di Arturo Cirillo (2013) che ha trasformato il vecchio avaro in un atrabiliare protagonista che sposta la comicità dal ridicolo verso l’umorismo tragico, come, del resto avevano già fatto De Lullo e Shammah. Né vanno dimenticati i contributi di Carlo Cecchi con “Il borghese gentiluomo” (1976), e con“Tartufo”(2008), per capire in che modo “il dominio del comico” si fosse esteso a tutta la produzione molièriana. Questo “dominio” è sottolineato, nell’introduzione, da Francesco Fiorentino, a cui dobbiamo uno studio molto accurato: “Il ridicolo nel teatro di Molière”(Einaudi, 1997), che costituisce un punto di riferimento per coloro che vogliono cimentarsi con la comicità dell’autore francese.
Il ridicolo a cui fa riferimento Fiorentino nasceva dall’esigenza di abbattere la cultura galante e mondana del XVI secolo, quella che era stata trasferita dalle corti ai salotti, producendo una serie di difetti estetici, oltre che morali, tanto che il ridicolo sembrava l’arma più adatta per combatterli, con la consapevolezza che il riso, attraverso il ridicolo, è diverso dal ridere che fa ricorso al ridicolo delle idee. Gli aspetti trasgressivi della comicità di Molière erano utilizzati per attaccare i falsi devoti, i tartufi, i nevrotici, i misantropi che, come ha osservato Lacan,non riescono a comprendere come fossero loro stessi a contribuire a quel disordine morale contro il quale insorgevano.
Trovare la comicità autentica voleva dire anche tentare di umanizzare i personaggi, liberandoli dai meccanismi tipici della Commedia dell’Arte a cui Molière dovette tanto all’inizio della sua carriera, rendendoli più forti degli accorgimenti esteriori che muovono al riso. Egli ridicolizzava i comportamenti umani, aggiungendovi, però, una particolare vena di crudeltà.
“Moliere – Teatro”, a cura di Francesco Fiorentino, Ed. Bompiani, 2013 – p 3094, € 50,00

 

Li avete persi o volete rivedere i migliori film della scorsa stagione? Eccoli al Colosseo fino al 13 agosto a 3 euro!

Un film al giorno, dal martedì alla domenica, a soli 3 euro! Una rassegna che permetterà a tutti coloro che hanno perso qualche film di vederlo o, per coloro che hanno particolarmente amato qualche film, di rivederlo nella milanese multisala Colosseo! La rassegna partirà martedì 1 luglio con “Yves Saint Laurent” e si chiuderà mercoledì 13 agosto con “Tracks: attraverso il deserto”. In programmazione ci saranno i migliori film della stagione cinematografica appena trascorsa.
Tra i titoli più importanti segnaliamo alcuni film vincitori di premi Oscar, come “Dallas Buyers Club” (miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior trucco) , “12 anni schiavo” (miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale), “Her” (miglior sceneggiatura originale) e “Blue Jasmine” (miglior attrice protagonista), e inoltre, fra i tanti, “The butler, un maggiordomo alla Casa Bianca”, “Philomena”, “Quando c’era Berlinguer”, “La sedia della felicità”, “Grand Budapest Hotel”.
Per i più piccoli, domenica 6 luglio e domenica 13 luglio, ci sarà la possibilità di rivedere i cartoni animati “Frozen” e “Rio 2, missione Amazzonia”.
Per informazioni, orari e date dei film in programmazione:
Multisala Colosseo – Viale Monte Nero, n. 84 – Milano – 0259901361
www.ilregnodelcinema.com

Alla Scala “Così fan tutte” di Mozart: opera buffa? Sarà! E dura quanto un’opera di Wagner: 3 ore e 45

collage 1Pubblicato il 20 giugno 2014
(di Carla Maria Casanova) Fanno veramente tutte così? Incominciamo a precisare: semmai “così fan tutti”, nel senso di uomini e donne. Anche qui, è da vedere. Basti pensare alla sfrontatezza de “la donna è mobile” del Duca di Mantova (senti chi parla!) in Rigoletto. Comunque sia, se un’opera buffa (la quale non fa per niente ridere, come quasi nessuna opera buffa) dura quanto il wagneriano Anello del Nibelungo, la faccenda incomincia a diventare terribilmente seria. “Così fan tutte”, penultima opera del cartellone scaligero 2013-14, andata in scena ieri sera, è una di queste. Durata: 3 ore e 45 minuti.
Premesso che le opere buffe hanno il potere di irritarmi prodigiosamente (come già si era capito), “Così fan tutte” non è un’opera buffa. Lorenzo da Ponte, il librettista, ha ben specificato “dramma giocoso in due atti”. Ma non ci intendiamo nemmeno sul giocoso. Mozart non ha mai scritto musica “giocosa”. La musica (certa musica) di Mozart è, tutt’al più, lieve. Musica giocosa, anzi dichiaratamente buffa, è quella di Rossini, che conduce subito al sorriso, quando non al riso.
Purtroppo c’è sempre il deterrente di quelle storie cretine, dove uomini e donne si travestono ostinatamente con i panni dell’altro sesso, e nessuno se ne accorge, nemmeno gli amanti interessati che dovrebbero avere quel minimo di sensibilità…  Allora, per far ridere con queste imbecillaggini, occorre un allestimento ad hoc: certi ambienti, certi costumi, certe acconciature esasperate, quando non becere, portano effettivamente al riso, alla farsa. Non tutti ne sono capaci.
L’allestimento del “ Così fan tutte” di cui sopra, (regìa Claus Guth, scene Christian Schmidt, costumi Anna Sofie Tuma) è serissimo. Bello, per carità. Un bell’interno di casa attuale, tutta bianca, su tre piani, ben articolata. Nel secondo atto si apre su un attraente giardino pieno di piante. I vestiti sono anni Cinquanta, come va tanto di moda adesso in teatro.
Niente che susciti la benché minima ilarità.
Allora, per far ridere (ma che bisogno c’è?) il regista impone a quei poveri diavoli di cantanti, acrobazie da circo, piroette, salti mortali. Si continua a non ridere.
Il cast è esiguo, come si sa: 6 cantanti. Sono bravi, anche se sul piano vocale ci sarebbe di meglio. Due fan parte delle conoscenze scaligere: Michele Pertusi (don Alfonso, sempre irreprensibile) e Rolando Villazòn (Ferrando, qua e là un po’ asprigno). Gli altri: Maria Bengtsson (Fiordiligi, una fata bionda alla quale si perdona l’aria “Siccome scoglio” un po’ approssimativa), Katia Dragoievic (Dorabella), Serena Malfi (Despina), Adam Placetka (Guglielmo).
Dirige Daniel Barenboim. Che sia lui ad aver fatto durare il “Così” un quarto d’ora più del solito? Oppure è stato per ottemperare le esigenze di certi cantanti?
Il pubblico ha molto applaudito, con qualche buu. Era in platea anche il neo eletto nuovo soprintendente Alexander Pereira. Tra quelli che applaudivano of course.
“Così fan tutte” di Mozart. Teatro alla Scala – Milano – Undici repliche: 21, 24, 27, 30, giugno, 3, 5, 8,11, 14, 16, 18 luglio.
www.teatroallascala.org