Biennale di Venezia. 47mo Festival Internazionale del Teatro ♦ Terzo atto ♦ Quest’anno tocca alle Drammaturgie

VENEZIA, domenica 10 marzo Il 47mo Festival Internazionale del Teatro, diretto da Antonio Latella e organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si svolgerà a Venezia dal 22 luglio al 5 agosto.
In cartellone: 14 artisti, ognuno con più titoli; 28 spettacoli con 23 novità, di cui 2 in prima europea e 6 in prima assoluta.
Dopo il focus sulle registe europeee e l’indagine sul rapporto attore/performer, il 47mo Festival Internazionale del Teatro affronta il suo terzo atto con Drammaturgie, “titolo volutamente lasciato al plurale“, spiega Antonio Latella, “perché crediamo che, nel ventunesimo secolo, siano tante e differenti le drammaturgie per la scena e, direi, per tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo. In questo terzo atto cercheremo quindi di evidenziare diversi tipi di drammaturgia e dell’essere drammaturghi, dal ruolo drammaturgico rivestito dalla Direzione Artistica al regista autore o autrice che mette in scena i propri testi; dal gemellaggio tra registi e autori, che scrivono per loro e per gli attori di un ensemble, all’artista-performer che traccia percorsi scrivendo per la scena; dalla scrittura propria del teatro visivo a quella del teatro che ha una matrice musicale o che è a stretto contatto con il teatro-danza. Citando per ultima, ma forse prima per importanza, la drammaturgia destinata al teatro-ragazzi, nata per creare un nuovo pubblico, crescerlo e proteggerlo dall’ovvietà, proponendo grande teatro non rivolto soltanto a un pubblico giovane o molto giovane”.
Proprio dal teatro-ragazzi dell’olandese Jetse Batelaan, Leone d’Argento, prende il via il 22 luglio il Festival, riallacciandosi a una tradizione della Biennale che in passato aveva dato ampio spazio a questo settore, oggi forte di un rinnovamento linguistico che lo rende partecipe degli sviluppi della ricerca teatrale.”War” e “The Story of the Story”, presentati alla Biennale, rappresentano lo stile visionario che questo regista e autore intreccia a una vena filosofica affrontando miti e temi di oggi.
Ma è anche nel segno di Heiner Müller che si apre il 47mo Festival Internazionale del Teatro. Con il più osannato, controverso e imprescindibile degli scrittori tedeschi si misurano infatti la scrittura registica, la biografia e la storia di due nomi di punta della scena europea e dei loro ensemble: dai Balcani Oliver Frljić, autore di una graffiante e provocatoria messinscena di “Mauser” di Müller, e dalla Germania Sebastian Nübling, che realizza “Die Hamletmachine”, sempre di Müller, progetto di Exile Ensemble.
Per la prima volta in Italia arrivano alla Biennale Teatro le australiane Susie Dee, regista, attrice, direttrice di teatro, e Patricia Cornelius, una delle voci più forti della drammaturgia di lingua inglese, che da trent’anni costituiscono un sodalizio artistico votato al teatro indipendente e militante. Coraggioso nei temi, tra degrado morale e critica sociale, tutti improntati all’oggi e spesso affidati programmaticamente a team di sole donne. Da questo retroterra nascono anche i due spettacoli presentati alla Biennale: “Shit” e “Love”, due testi di Patricia Cornelius nell’allestimento di Susie Dee.
Cerca invece il “timbro riconoscibile” di un classico del teatro, come “Il giardino dei ciliegi” di Cechov, Alessandro Serra, artigiano della scena che della scrittura cura ogni aspetto: costumi, luci, scene, musiche, e che, da più di vent’anni, persegue una sua idea di teatro-laboratorio con la compagnia Teatro persona. Atteso in questa prova dopo il successo internazionale di “Macbettu”.
Tra gli autori che mettono in scena i propri testi, il Festival ospita la cilena Manuela Infante, scrittrice di primo piano della scena sudamericana, ma anche direttrice del prestigioso Teatro de Chile, oltre che regista, i cui spettacoli sono stati presentati in tutta Europa e negli Stati Uniti e i testi tradotti in inglese e in italiano. Della Infante si vedranno due spettacoli, due esilaranti ma profonde riflessioni, suffragate dalle più moderne correnti di pensiero, per un teatro non antropocentrico: “Estado vegetal”, un one-woman-show che prende spunto dalle teorie rivoluzionarie sulla vita e l’intelligenza delle piante del filosofo Michael Marder e del neurologo Stefano Mancuso; e “Realismo”, ispirato alla corrente filosofica del realismo speculativo che “ricolloca” il mondo degli oggetti stravolgendo le abituali gerarchie.

“Mistery Magnet”, prima italiana, martedì 23 luglio, all’Arsenale (Teatro alle Tese)

Anche Paola Vannoni e Roberto Scappin, noti come Quotidianacom, lavorano sul linguaggio facendo del meccanismo dialogico, quello sinteticamente indicato come Q/A, una cifra stilistica, tra folgoranti battute e crudeli siparietti surreali, o incongrui al limite dell’assurdo. A Venezia presentano segmenti della loro biografia artistica con “L’anarchico non è fotogenico”, “Sembra ma non soffro” e la novità “Il racconto delle cose mai accadute”.
Già apprezzato ma meno conosciuto al grande pubblico, il regista e autore Pino Carbone alla Biennale Teatro propone “ProgettoDue”, che mette in rapporto due lavori distanti nel tempo, ispirati al mondo della fiaba e del mito. Si tratta di “BarbabluGiuditta”, scritto con Francesca De Nicolais, e di “PenelopeUlisse” con Carla Broegg: due testi che operano un rovesciamento dei punti di vista nella scrittura (sono le due autrici a dare voce a Barbablu e Ulisse, mentre il regista scrive le battute dei personaggi femminili) e che si strutturano drammaturgicamente sull’esempio del melodramma.
Infine, Pino Carbone presenta la novità assoluta “Assedio” da “Cyrano de Bergerac” di Rostand: riscrittura che trasporta l’eroe romantico ai nostri giorni, sullo sfondo dell’assedio di Sarajevo, quando la guerra irrompe nella vita con le sue devastazioni mutando per sempre i nostri destini.
Lucia Calamaro è riconosciuta autrice di un teatro fondato sulla lingua, un teatro di parola che nasce sulla scena e che richiede ai suoi attori di essere “atleti della parola” (Christian Raimo), affrontando temi universali attraverso storie personali. Alla Biennale Lucia Calamaro presenta il suo nuovo lavoro: “Nostalgia di Dio”.
Il Festival ospita anche nomi che sono punta avanzata fra gli artisti-performer: il tedesco residente ad Amsterdam Julian Hetzel, la belga Miet Warlop (foto sopra), l’ensemble di teatro musicale Club Gewalt da Rotterdam, infine Jens Hillje, premiato con il Leone d’oro alla carriera, che compendia in varia misura tutte le declinazioni del drammaturgo contemporaneo.

Tutte le informazioni sulle attività 2019 (Danza dal 21 al 30 giugno – Musica dal 27 settembre al 6 ottobre – Teatro dal 22 luglio al 5 agosto) sono disponibili sul sito della Biennale di Venezia:
www.labiennale.org