Carlo Buccirosso, autore e interprete, conclude la stagione del Teatro Manzoni con un imprevedibile colpo di scena

MILANO, venerdì 10 maggio ► (di Paolo A. Paganini) ◄ Càpita, talvolta, di esser presi da inspiegabile ansia in un desiderio di rassicuranti certezze. Si cerca allora di fare chiarezza mentale, mettendo ordine con un giudizio o una definizione a qualcosa che ci sfugge. Si ricorre così all’alibi delle categorie di valori. E, nella certezza di inamovibili verità sempiterne, qui si può archiviare ogni problema, pacificamente rientrati nell’armonia del creato.
Quisquilie, pinzillacchere, diceva Totò. Quindi, a parte l’enfasi dell’attacco, ci si chiedeva molto più banalmente, al Teatro Manzoni, dov’è rappresentato “Colpo di scena”, a che diavolo di genere teatrale stessimo assistendo. Era una pochade, una farsa, un divertissement, un casereccio vaudeville alla napoletana, una tragicomica sceneggiata alla Merola, un dramma che vendeva l’anima per spacciarsi come commedia brillante?
No.
Era semplicemente uno spassoso e irrefrenabile allestimento, scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso, spietato fomentatore di risate, senza badare ai colpi bassi, in una micidiale performance mattatoriale di contagiosa di comicità. Come da anni non ci capitava.
Carlo Buccirosso, per nostra colpa, nostra massima colpa, lo consideravamo – sbagliando – un attore napoletano di cinema e di teatro mediamente “classificabile”, come alcuni sacri testi recitano, in parti di cittadino medio partenopeo. Ma, ridendo e scherzando, ha in attivo una trentina di film (come al fianco di Toni Servillo nella “Grande bellezza” di Paolo Sorrentino, o ne “Il divo” eccetera) e una ventina di lavori teatrali, come attore e/o autore, al fianco di Vincenzo Salemme (come in “… E fuori nevica”, “Premiata pasticceria Bellavista” eccetera).
Ed ora, lo strepitoso exploit di “Colpo di scena”: due ore e mezzo (due tempi di un’ora e dieci ciascuno con un intervallo), che volano via, indifferenti a ogni ordine d’idee e di categorie, in un fuoco d’artificio di risate, fra dialoghi, situazioni e battute d’oro fino, nel raro stato di grazia dell’intelligenza, con una banda di nove attori – encomiabili – al fianco di Buccirosso, di misurata, ineccepibile simpatia.
Commedia dalla trama poliziesca, si fa per dire, con tentazioni al thriller, spiega il programma di sala, la storia ha, sullo sfondo, il non gratuito tema della violenza sulle donne, con relative piaghe della recidività dei reati, e con le tragiche, comuni e generalizzate decadenze e prescrizioni dei reati, per mancanza di prove e scadenza dei termini di denuncia. In primo piano, però, c’è lui (Buccirosso), vicequestore d’integerrimo rigore e di esasperato rispetto dell’ordine. Cerca in tutti i modi d’incastrare un focoso teppista, autore seriale di diverse violenze sessuali, che riesce sempre a farla franca per la reticente resistenza delle vittime a fare denuncia, come ora la neurologa, vittima di uno stupro (e che ha in cura il padre del vicequestore, ex colonnello in pensione, affetto da demenza senile), timorosa che una denuncia scateni ire e vendette a suo danno.
Tutto si svolge in un multietnico commissariato di provincia all’italiana, in un eterogeneo miscuglio di caratteri e di commistioni regionali (senza decadere nel macchiettismo), tra ispettori, agenti di polizia, poliziotti di lungo corso e giovani matricole: Sono tutti tesi, con il vicequestore, a incastrare il malavitoso violentatore, ora in stato di fermo. Che tuttavia, di lì a poco, verrà lasciato libero, per mancanza di più circostanziate prove e denunce. E soprattutto per tendergli una trappola. E termina il primo tempo.
Il secondo sposta l’azione nella villa di montagna del vicequestore, dove alloggia il padre fuori di testa (colonnello di massiccia possanza interpretativa, Gino Monteleone) non dimentico di erotiche esperienze, assistito da appetibile badante romena (l’affascinante Elvira Zingone) e, saltuariamente, dalla neurologa di cui sopra (Fiorella Zullo). Qui dovrebbe giungere anche il giovane malavitoso (Gennaro Silvestro), attratto dall’annunciata presenza della dottoressa, utilizzata, a sua insaputa, nella trappola tesa dalla polizia in agguato. E lo stupratore arriva.
Ma, scivolando ora nel thriller, non aggiungeremo altro. Diciamo solo che gli spettatori assisteranno, tra l’altro, a una realistica scena da film, con una macchina a fari accesi che, nel buio della notte, sfonda la grande vetrata della villa, in un crescendo di vetri infranti e di tensioni emotive (bellissima).
E più non aggiungiamo, lasciando alla curiosità degli spettatori lo strepitoso colpo di scena finale. Che più colpo di così si muore. Appunto.
Risate ed applausi a non finire.

“COLPO DI SCENA”. Scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso. Con Gino Monteleone, Gennaro Silvestro, Peppe Miale, Monica Assante di Tatisso, Elvira Zingone, Giordano Bassetti, Fiorella Zullo, Matteo Tugnoli, Roberta Gesuè. Scene Gilda Cerullo e Renato Lori. Al Teatro Manzoni, via Manzoni 42, Milano. Fino a domenica 26 maggio