Criminale in politica • Struggimenti • Il factotum del prof • Amare uno in due • Viaggio concluso • Torna Terence Hill

 I FILM DELLA SETTIMANA 

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ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE (Spagna, Bulgaria 2017) Regia di Fernando León de Aranoa. Con Javier Bardem, Penélope Cruz. Drammatico. 123 min. ● Celebre conduttrice tv s’innamora d’un cinico criminale, trafficante di droga, e lo sostiene nella sua ambiziosa carriera politica. Sarà anche lei trascinata in un abisso. Ma un agente della DEA (un’agenzia federale antidroga)

L’AMORE SECONDO ISABELLE (Francia 2017) Regia di Claire Denis. Con Juliette Binoche, Xavier Beauvois. Commedia. 94 min. ● Pittrice, divorziata, con figlia decenne, sogna il grande amore. Conosce un eccentrico banchiere, un attore, un uomo conosciuto per caso. E soffre, s’illude, spera, dubita, desidera, balbetta, piange

MOLLY’S GAME (USA 2017) Regia di Aaron Sorkin. Con Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner. Biografico. 140 min. ● Storia di una giovane donna, Molly Bloom, ex sciatrice olimpionica del Colorado, diventata la regina di un gigantesco impero del gioco clandestino a Hollywood

IL TUTTOFARE (Italia 2018) Regia di Valerio Attanasio. Con Sergio Castellitto, Guglielmo Poggi, Elena Sofia Ricci. Commedia. 96 min. ● Un praticante legale, senza contratto, con una paga di 300 euro al mese, lavora come assistente d’un professore, principe del Foro e docente di Diritto penale. L’importante uomo di legge gli propone di sposare la sua giovane amante spagnola e permetterle così di acquisire la cittadinanza italiana…

DOPPIO AMORE (Francia 2017) Regia di François Ozon. Con Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset. Thriller. 110 min. ● Giovane donna fragile, con un segreto che somatizza, va in terapia da uno psichiatra. S’innamorano, e lei si rasferisce da lui.Tutto sembra volgere al meglio, quando scopre che il compagno ha un fratello gemello, che svolge la stessa professione in un altro quartiere di Parigi. La giovane vuole conoscerlo. L’attrazione è fatale

WAJIB – INVITO AL MATRIMONIO (Palestina 2017) Regia di Annemarie Jacir. Con Mohammad Bakri, Saleh Bakri. Drammatico. 96 min. ● Abu Shadi, 65 anni, divorziato, professore a Nazareth, prepara il matrimonio di sua figlia. Shadi, suo figlio, architetto a Roma da anni, rientra qualche giorno per aiutarlo, come vuole la tradizione, a distribuire a mano, uno per uno, gli inviti del matrimonio. Le vecchie tensioni tra padre e figlio ritornano a galla…

IL MIO NOME È THOMAS (Italia 2018) Regia di Terence Hill. Con Terence Hill (che torna sul grande schermo dopo vent’anni di assenza), Andy Luotto, Veronica Bitto. Commedia. ● In sella alla sua motocicletta, Thomas si prepara ad affrontare  un viaggio solitario verso il deserto. Durante i preparativi incontra la giovane Lucia che sconvolgerà tutti i suoi piani, trovandosi, tra l’altro, a dover proteggere la ragazza da due delinquenti...

GHOST STORIES (Gran Bretagna 2017) Regia di Andy Nyman, Jeremy Dyson. Con Andy Nyman, Paul Whitehouse. Drammatico. 98 min. ● Un docente di psicologia non crede ai fenomeni soprannaturali. L’arrivo di una misteriosa lettera con informazioni su tre casi mai risolti, lo porterà a scoprire ciò che non può essere spiegato…

PARLAMI DI LUCY (Italia, Svizzera, Slovenia 2017) Regia di Giuseppe Petitto. Con Antonia Liskova, Michael Neuenschwander. Drammatico. 84 min. ● Sogni inquietanti e inspiegabili tormentano una donna attenta a controllare la propria vita fin nei più insignificanti dettagli. Suo marito è un uomo affascinante e più vecchio di lei, che in passato ha messo a rischio il loro matrimonio con un tradimento. Angoscianti fenomeni che avvengono intorno a lei e alla sua bambina di otto anni le fanno temere un pericolo incombente...

UNTITLED – VIAGGIO SENZA FINE (Austria, Germania 2017) Regia di Michael Glawogger, Monika Willi. Docu-fiction. 105 min. ● Sulla base del materiale girato dal regista Michael Glawogger, scomparso nel 2014 durante la lavorazione del film, Monika Willi ha ora curato e portato a termine le affascinanti riprese raccolte da Glawogger in un viaggio di quasi cinque mesi tra Balcani, Italia e Africa Occidentale…

Le due Coree, così diverse, così uguali. E, in mezzo, la vita di un povero, ingenuo pescatore. Che può solo soccombere

(di Patrizia Pedrazzini) “Fai attenzione: oggi la corrente va verso Sud”. Incomincia così, con le parole di una sentinella a un posto di guardia sul fiume, l’incubo peggiore di Nam Chul-woo, povero pescatore che vive, con la moglie e la loro bambina, in un modesto villaggio della Corea del Nord molto vicino alla linea di confine con la Corea del Sud. Nam a fare attenzione è abituato: lo sa benissimo che con la corrente non si scherza e che basta una svista, una leggerezza, per ritrovarsi in acque “nemiche”. Però sa il fatto suo, e poi deve pescare, altrimenti come vive? Ma la rete si impiglia nell’elica, il motore si blocca e, nonostante i vani tentativi di un Nam sempre più disperato, il fiume trascina inesorabilmente la piccola barca dove vuole. Verso Sud.
Ce la farà, il povero pescatore, pressato e martoriato da brutali interrogatori, a convincere la Polizia sudcoreana di non essere una spia? E, ancora peggio, una volta tornato a casa, ce la farà, dopo pressanti (e assai simili) interrogatori, a convincere la Polizia nordcoreana di essere rimasto un bravo cittadino devoto al Regime, di non essersi fatto contaminare dall’infezione del capitalismo? E come ne uscirà, se ne uscirà, come uomo?
Il sudcoreano Kim Ki-duk ha firmato film quali “L’isola” (2000), “La Samaritana” (2004, Orso d’argento a Berlino), “Ferro 3 – La casa vuota” (2004, Leone d’argento a Venezia), “Pietà” (2012, Leone d’oro a Venezia), il censuratissimo, in patria, “Moebius” (2013). Ma con “il prigioniero coreano”, del quale ha curato regia, sceneggiatura e fotografia, sembra prendere le distanze dai precedenti lavori. O quanto meno dall’aspetto più visionario e “astratto” che li ha caratterizzati, alcuni soprattutto. Ma non dalla durezza delle tematiche scelte, dalla violenza proposta in maniera fredda, quasi naturale, quasi parte ineludibile della vita e dell’animo umano. In questo suo ultimo lungometraggio, al di là della figura del pescatore Nam (un ottimo Ryoo Seung-bum), sono le due Coree, con i loro mali, le loro storture assolutamente speculari, la loro mancanza (con la sola eccezione di un giovane poliziotto sudcoreano) di comprensione e di umanità, le vere protagoniste. E nessuna delle due si salva, né quella del Nord, ottusamente e ferocemente anticapitalistica e antiliberale, né quella del Sud, fortemente anticomunista e terrorizzata dalla presenza, oltreconfine, di un regime assoluto. Due realtà opposte, ma dalla stessa anima. Davanti alle quali l’uomo, il povero pescatore onesto, leale, ingenuo ma non inconsapevole della propria dignità, non può che soccombere.
“Il prigioniero coreano” è un film angosciante, tristissimo, un ritratto senza speranza. Un film scomodo, in questo senso. E che non fa sconti. A nessuno dei due “contendenti”. Perché Nam, che pure, una volta “liberato” per le strade di Seul nella speranza che si innamori della libertà (e della ricchezza) del Paese e decida di non tornare più a casa, all’inizio si forza di tenere gli occhi chiusi, per non vedere niente, pena fare la figura del traditore davanti ai compatrioti del Nord, ma quando alla fine li apre, gli occhi, vede non solo i bei negozi, ma anche i segni deteriori della società, a partire dalla prostituzione e dalle ingiustizie sociali. E allora se la fa, la domanda: ma che cos’è questa democrazia? Per risposta avrà una frase bella e inesorabile: “Più forte è la luce, più grande è l’ombra”. Ma l’uomo? Quanto conta, ammesso che conti, in questo gioco di luci e ombre? Qual è il suo posto? Quanto vale la sua vita? Kim Ki-duk la domanda la pone ma, purtroppo, dà anche la risposta.
Un thriller dell’anima. Spietato, disilluso, cattivo. Di quelli che non si ha il cuore di rivedere. Ma che, almeno una volta, bisognerebbe vedere.

Il caso Watergate dalla parte dell’Fbi. Con un ottimo Liam Neeson nei panni di “Gola profonda”. Ma non c’è suspence

(di Patrizia Pedrazzini) “The Silent Man”, letteralmente “L’uomo silenzioso”, ovvero l’altra faccia di “All the President’s Men”, letteralmente “Tutti gli uomini del presidente”, il film con il quale nel 1976 Alan J. Pakula raccontò lo scandalo Watergate, che costò la Casa Bianca all’allora presidente Richard Nixon. Perché la Storia non è Storia se non se ne conoscono almeno le due principali facce (possono essere anche di più), e il cinema ultimamente sembra non disdegnare l’intrigante scelta di non fermarsi a una sola fonte, di non presentare un unico punto di vista. Come insegnano i recenti “Dunkirk” di Christopher Nolan e “L’ora più buia” di Joe Wright: ovvero l’Operazione Dynamo vissuta, nel primo dai soldati bloccati fra la spiaggia e il mare, nel secondo (anche se insieme ad altre e maggiori problematiche, a partire dalla scelta di entrare in guerra) da Winston Churchill nelle cupe stanze londinesi del potere.
Così con “The Silent Man” Peter Landesman, che del film è sia sceneggiatore che regista, racconta il Watergate non dal punto di vista dei due più famosi giornalisti americani (la storica coppia Bob Woodward-Carl Bernstein, allora magistralmente interpretati da Robert Redford e Dustin Hoffman), bensì da quello della fonte anonima più famosa della storia americana: “Gola profonda”, ovvero Mark Felt, il numero due dell’Fbi dopo il mitico capo John Edgar Hoover. Un uomo schivo, compassato, totalmente dedito al proprio lavoro, con un forte, al limite dell’inesorabile, senso della verità e della giustizia. Alle quali tutto sacrifica e in nome delle quali, mentre tutti intorno a lui tramano per minimizzare, occultare, insabbiare, decide di fare la sola cosa che la propria coscienza gli detta: prendere in mano il telefono e chiamare il “Washington Post”, indirizzando due intraprendenti giornalisti sulla strada della verità.
Un uomo tutto d’un pezzo ma anche, inevitabilmente, sofferto e sofferente, con una vita privata al limite del disastro (una moglie insoddisfatta e inquieta che, parecchi anni dopo, finirà suicida; una figlia che ha fatto perdere le proprie tracce andandosi a rifugiare in una comune hippie), cui dà corpo e volto un ottimo Liam Neeson (che vale da solo tutto il film). Elegante, tenebroso, risoluto, consapevole del proprio ruolo e della fedeltà giurata al proprio Paese. La faccia pulita di un’America che in quegli anni non era pulita per niente, e i cui rimandi all’attualità, a partire dalle lotte per il potere e dalla posizione di sfida della Casa Bianca nei confronti dei mezzi d’informazione, sono fin troppo rilevabili.
Non nuovo al giornalismo d’inchiesta e alla scelta di argomenti volutamente analizzati “dall’altra parte” (con “Parkland”, nel 2013, aveva raccontato le vicende seguite all’assassinio di John F. Kennedy; con “La regola del gioco”, di cui fu sceneggiatore, aveva affrontato nel 2014 l’inchiesta sulla corruzione della Cia nel traffico di droga in Nicaragua), Landesman centra qui sicuramente l’obiettivo di ricostruire, con impegno e giudiziosa  meticolosità, tutto l’onere e il senso di oppressione che abitano le stanze del potere americano. Forte in questo, oltre che della raffinata interpretazione di Neeson (e del suo ineccepibile physique du rôle), di un robusto gruppo di altri apprezzati interpreti (Tony Goldwyn, Josh Lucas, Michael C. Hall) nei ruoli chiave della storia.
Con una nota, tuttavia, fastidiosa: lo spazio, e il carattere, riservati alle vicende familiari di Felt: dalla problematica moglie Audrey (la come sempre inappuntabile, in un ruolo che le è consono, Diana Lane) all’inquieta figlia Joan (Maika Monroe) che, superate le follie giovanili, non esita a rientrare di lì a poco nei ranghi a fianco di mamma e papà. Circostanze, luoghi e situazioni che, oltre a integrarsi faticosamente con la storia “pubblica” dell’agente Felt, e procedendo invece quasi su un binario ad essa parallelo, finiscono anche per restituire, dell’America degli anni Settanta, un’immagine formale, a tratti pesante, stucchevole e nel complesso poco comprensibile.
Impedendo al film, con la loro compostezza e la pressoché totale assenza di suspence, di decollare per quello che in realtà sarebbe dovuto essere: un bel thriller.

Trattamenti coreani • Cine e videogiochi • Povero Oscar • Chi tutto, chi niente • Gola profonda: Watergate • Che band

I FILM DELLA SETTIMANA

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IL PRIGIONIERO COREANO (Corea del Sud 2016) Regia di Kim Ki-Duk. Con Ryoo Seung-Bum, Lee Won-Geun. Drammatico. 114 min. ● Un pescatore della Corea del Nord sconfina nella Corea del Sud. Brutali interrogatori, e rispedito in patria. Dove subisce lo stesso trattamento

SHERLOCK GNOMES (USA 2018) Regia di John Stevenson. Con Johnny Depp, Emily Blunt. Animazione. ● Dopo Gnomeo e Giulietta (incassi record), ecco un altro “classico” in formato gnomi. Ma qui, rispetto al classico Sherlock, l’emulo non è proprio un fenomeno. E ora il mondo degli gnomi è veramente in pericolo

RAMPAGE – FURIA ANIMALE (USA 2018) Regia di Brad Peyton. Con Dwayne Johnson, Malin Akerman. ● Una storia basata su un videogioco degli Anni ’80. Tre mostri giganti, un gorilla, una lucertola, un lupo, creeranno distruzione nelle principali città americane…

THE HAPPY PRINCE (Italia, Belgio, Germania, Gran Bretagna 2018) Regia di Rupert Everett. Con Rupert Everett, Colin Firth. Commedia. 105 min. ● Dopo tanti successi letterari e teatrali Oscar Wilde cade in disgrazia. Per la sua esplicita omosessualità è condannato a due anni di lavori forzati, da dove ne esce malato nel fisico e nello spirito. Cerca di rifarsi a Parigi. Ma precipita sempre più

IO SONO TEMPESTA (Italia 2018) Regia di Daniele Luchetti. Con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco. Commedia. 97 min. Regia ● Un finanziere ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto. Un giorno, viene condannato per evasione fiscale a un anno da scontare ai servizi sociali in un centro di accoglienza. Imparerà a conoscere la vita di chi non ha nulla

THE SILENT MAN (USA 2017) Regia di Peter Landesman. Con Diane Lane, Kate Walsh, Liam Neeson. Biografico. 103 min. ● Mark Felt, vicedirettore dell’FBI, ha sempre rivendicato l’autonomia della sua agenzia rispetto alle ingerenze della politica. Nel 1972, a circa duecento giorni dalle elezioni presidenziali, nelle quali il Repubblicano Richard Nixon si aspettava una riconferma, comincia da parte di Felt, “gola profonda”, una serie di rivelazioni segrete “soffiate” alla stampa. È l’inizio dello scandalo Watergate…

IL VIAGGIO DELLE RAGAZZE (USA 2017) Regia di Malcolm D. Lee. Con Jada Pinkett Smith, Queen Latifah. Commedia. 122 min. ● Quattro amiche intraprendono un viaggio alla volta di New Orleans per partecipare a un festival annuale. Il viaggio riaccende gli spiriti assopiti, facendo emergere il loro lato sconosciuto: feste, balli, sbronze, divertimenti a ruota libera. Infine vengono coinvolte in una rissa da bar…

TRANSFERT (Italia 2017) Regia di Massimiliano Russo. Con Alberto Mica, Massimiliano Russo, Paola Roccuzzo, Clio Scira Saccà. Thriller. 101 min. ● A un giovane psicoterapeuta si presenta il caso di due sorelle che vanno in analisi, ciascuna convinta che sia l’altra ad averne bisogno…

DISTANT SKY – NICK CAVE & THE BAD SEEDS (Gran Bretagna 2018) Regia di David Barnard. Durata 143 minuti. Genere Eventi ● Memorabile Tour di concerti dei Bad Seeds, band di trentennali successi. Un’esperienza d’irripetibile intensità e di straordinaria fusione con la folla dei fan. Composizione della band: Warren Ellis, il carismatico polistrumentista e compositore, coautore con Nick Cave di svariate colonne sonore, Thomas Wydler, (batteria), Martyn Casey (basso), Jim Sclavunos (batterista, polistrumentista), George Vjestica (chitarra), Larry Mullins (percussioni)…

IL CRATERE (Italia 2017) Regia di Luca Bellino, Silvia Luzi. Con Sharon Caroccia, Rosario Caroccia, Tina Amariutei. ● Drammatico. 93 min. ● Una tredicenne è l’unica speranza di riscatto per suo padre Rosario, girovago di luna park. La ragazzina infatti sa cantare, nello stile neomelodico napoletano, e fin da quando era bambina si esibisce davanti ai clienti della bancarella del padre. Ma lui ha più alte ambizioni. Si trasforma in un tirannico padre-padrone

UNO SGUARDO ALLA TERRA (Italia 2018) Regia di Peter Marcias. Documentario. 100 min. ● Il 1962 è l’anno in cui il Parlamento Italiano approva il Piano di Rinascita per la Regione Sardegna, con interventi nella realtà agropastorale e investimenti sull’industrializzazione. Ma la Sardegna si trovava veramente in uno stato di emergenza?…

ICAROS: A VISION (USA, Perù 2016) Regia di Leonor Caraballo, Matteo Norzi. Con Ana Cecilia Stieglitz, Filippo Timi. Drammatico. 84 min. ● Una giovane donna spera in un miracolo: guarire da un tumore inguaribile. In Amazzonia incontra uno sciamano, che le prepara un infuso che provoca allucinazioni. La giovane riprende contatto col suo io profondo. E si lega a un apprendista sciamano affetto da una malattia degenerativa che lo priverà presto della vista