Campionessa di boxe • Libera e infelice • Ritrovarsi padre • Terrore a Boston • Il bebè boss • L’angelo della buona morte

In occasione del 25 aprile esce nelle sale “Libere”, di Rossella Schillaci, un film-documentario sulle donne durante la Resistenza e nel primo dopoguerra.

PROSSIMAMENTE AL CINEMA ♦ Da giovedì 20 aprile

CIAO AMORE, VADO A COMBATTERE (Italia, Thailandia 2016) Regia di Simone Manetti. Con Chantal Ughi, Andrew Robert Thomson, Anissa Meksen. Documentario. 74 min. ● Ex modella, attrice e cantante, campionessa di boxe thailandese. Le fasi di preparazione a un match. E, in parallelo, la sua vita privata, amori e fallimenti. E tanta rabbia…

LE COSE CHE VERRANNO – L’AVENIR (Francia 2016) Regia di Mia Hansen-Løve. Con Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka. Drammatico. 100 min. ● Una insegnante cinquantacinquenne, onesta e leale, dedita alla famiglia e alle cure della madre ammalata. Un giorno il marito le confessa che vuole lasciarla. Si ritrova libera e infelice. Ma…

FAMIGLIA ALL’IMPROVVISO – ISTRUZIONI NON INCLUSE (Francia 2016) Regia di Hugo Gélin. Con Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand. Commedia. 118 min. ● Un uomo spensierato, libero, senza responsabilità, un giorno riceve la visita di una vecchia fiamma con una neonata in braccio. Tienitela, è tua. E se ne va… (qui la nostra recensione

BOSTON – CACCIA ALL’UOMO (Usa 2016) Regia di Peter Berg. Con Mark Wahlberg, Kevin Bacon, John Goodman. Drammatico. 133 min. ● 15 aprile 2013: durante una famosa maratona esplodono due ordigni. 3 morti e 264 feriti. Caccia serrata ai responsabili: due ceceni estremisti…

BABY BOSS (Usa 2017) Regia di Tom McGrath. Con Alec Baldwin, Steve Buscemi, Lisa Kudrow. Animazione. 97 min. ● Un bimbo felice si sette anni, amato e coccolato dai genitori, si vede improvvisamente spodestato dal nuovo fratellino, diventato subito il boss di casa: un adulto travestito da bebè, con tanto di agenda, giacca e cravatta….

ACQUA DI MARZO (Italia 2016) Regia di Ciro De Caro. Con Roberto Caccioppoli, Claudia Vismara, Rossella d’Andrea. Drammatico. 100 min. ● Un giovane torna alla casa d’origine per dare l’addio alla nonna morente. Ritrova un passato che credeva di essersi lasciato alla spalle. Un improvviso acquazzone primaverile segnerà la fine di un inverno

L’ACCABADORA (Italia, Irlanda 2015) Regia di Enrico Pau. Con Donatella Finocchiaro, Barry Ward, Carolina Crescentini. Commedia. 97 min. ● Antico termine della tradizione sarda, che indicava alcune donne con il riuolo di angeli della morte, dare cioè la “buona morte” ai malati terminali. Una giovane donna, nella Cagliari devastata dai bombardamenti durante l’ultima guerra, vive il suo oscuro ruolo di angelo della morte

LIBERE (Italia 2017) Regia di Rossella Schillaci. Documentario. 76 min. ● La Resistenza vista e vissuta dalle donne. La storia della Resistenza fuori dalle convenzioni…

LASCIAMI PER SEMPRE (Italia 2017) Regia di Simona Izzo. Con Barbora Bobulova, Max Gazzè, Valentina Cervi. Commedia. 90 min. ● Madre divorziata, ritrovato l’amore fra le braccia d’un giovane uomo, decide di lasciarsi alle spalle il passato riunendo la “mandria parentale” composta da mariti, ex mariti, padri e patrigni, figli e figliastri, cognati e ex cognati, sorelle, cugini acquisiti e quant’altro, in occasione dei festeggiamenti per il compleanno del figlio. Le cose non andranno come si aspettava…

Omar Sy papà all’improvviso. Ancora la vecchia storia dello scapolone e della bimbetta. Ma con finale strappalacrime

(di Patrizia Pedrazzini) È almeno dai tempi di “Tre uomini e una culla” (1985) che il tormentone dello scapolo impenitente che si ritrova suo malgrado e improvvisamente papà di una bimbetta di pochi mesi, ciclicamente, ma inevitabilmente, ritorna. E i contenuti dell’amena, divertente, per qualcuno anche commovente, vicenda non è che cambino granché.
Ora è la volta di “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” (brutta traduzione dell’originale “Demain tout commence”), del francese pluri-figlio d’arte (papà produttore, nonno attore, nonna attrice e produttrice) Hugo Gélin. In breve, la trama.
Samuel (Omar Sy, “Quasi amici”, “Mister Chocolat”) è un bambinone cresciuto che se la spassa alla grande in un villaggio della Costa Azzurra, fra donne, sole, mare e nottate folli nei club della zona. Tutti, e tutte, gli vogliono bene. E, quanto a lui, zero pensieri. Un giorno arriva una biondina slavata (Clémence Poésy, Fleur Delacour in “Harry Potter”, Natascia nella miniserie tv del 2007 “Guerra e pace”) che gli mette in braccio una bambina di tre mesi, Gloria, e gli dice: “Questa è tua figlia”. Dopodiché se ne va, non senza avergli chiesto i soldi per il taxi. Samuel la cerca, perde il lavoro e la bella vita, finisce a Londra, dove per fortuna trova un buon amico produttore, nonché gay, che lo aiuta facendolo lavorare come stuntman. E intanto cresce la bambina, come può e come sa, ma con amore e con tutta la serenità e l’allegria che sa trasmettere. E poco importa se la piccola non va benissimo a scuola. Otto anni dopo, quando i due ormai sono inseparabili, la biondina slavata ritorna: forse ha sbagliato, forse adesso è meno confusa, forse ha capito, magari può farsi perdonare, in fondo è sua madre…
Finirà in tribunale, e pure con la richiesta, da parte della donna, di un test di paternità (che Samuel perderà perché, beffa delle beffe, Gloria non è nemmeno sua figlia), ma a Gélin tanto “déjà vu” non basta: gli serve un finale che più melodrammatico non si può. E qui ci fermiamo. Perché va bene tutto, ma il messaggio strappalacrime è difficile anche da raccontare.
Pare che il film, in Francia, sia già campione di incassi. E in realtà tenerezza, umorismo e commozione sono un buon mix al botteghino. Per non parlare di Omar Sy, perfetto nel raccontare una storia o esprimere un travaglio interiore solo con la forza della mimica facciale. Peccato solo che qui sembri la versione europea di Eddie Murphy.
Alla fine, a parte la piccola Gloria Colston, che interpreta con bravura, serietà e misura la parte della bambina divisa tra mamma e papà, e proprio per questo più matura e responsabile dei maldestri genitori, il migliore di tutti Antoine Bertrand. Il semi-sconosciuto (da noi) attore canadese che dà corpo, volto e voce, a Bernie, l’amico omosessuale, teneramente convinto che tutti i bei ragazzi che incontra provino interesse per lui (ovviamente non è vero, ma lui non se la prende), sinceramente affezionato a Gloria, alla quale negli anni fa da secondo padre, da zio, da quello che si vuole, comunque da uno che c’è.
Ecco, forse, “Famiglia all’improvviso” avrebbe voluto, o potuto, toccare temi un po’ meno superficiali e un po’ più attuali, come per esempio quello delle famiglie di fatto o dei genitori adottivi gay. Ma non lo ha fatto. Il risultato è un film divertente nella prima parte, ansioso nella seconda, stonato nel finale.

“Fast & Furious”. Ci sono sempre le spettacolari magie del vecchio repertorio d’auto, ma il n. 8 riesce ancora a stupire

(di Marisa Marzelli) Ottavo titolo della serie, il nuovo Fast & Furious – inevitabilmente – cambia rotta. E deve cambiarla perché la morte in un incidente stradale dell’attore Paul Walker (nel novembre 2013) aveva interrotto giocoforza le imprese dell’amatissima coppia di spericolati driver che Walker formava con Vin Diesel.
Reso il dovuto e commosso omaggio allo scomparso in Fast & Furious 7 (un miliardo e mezzo di incassi, mentre tutto il franchise ha sinora incamerato quasi 4 miliardi di dollari), come far avanzare la saga dalle uova d’oro? Con un cambio di prospettiva: l’eroe tradisce il suo clan.
Nato come serie sul fenomeno “tuning” (auto truccate rispetto agli standard di serie per impiegarle in spettacolari corse clandestine) il marchio Fast & Furious, dal primo capitolo del 2001, si è andato via via modificando e diventando un ibrido tra action, avventure di fumettistiche imprese automobilistiche, incursioni nella spy-story, racconto di una banda di amici sempre sul filo del rasoio della legge che costituiscono una famiglia all’allargata in rocambolesco stile “tutti per uno, uno per tutti”.
Il capo della banda è sempre l’asso della guida Dominic Toretto (Vin Diesel, anche produttore), attorniato da sodali e anche ex-nemici passati dalla sua parte, come la vecchia conoscenza “The Rock” Dwayne Johnson e persino lo storico antagonista, il britannico Jason Stathman. Alleato è anche il misterioso e potente agente federale interpretato da Kurt Russell. Stavolta l’avversario è una new-entry: Charlize Theron in versione hacker-terrorista (dopo Mad Max: Fury Road la bionda attrice sudafricana si è reiventata credibilmente in versione donna d’azione più temibile di omaccioni superpalestrati). La Theron ingaggia Toretto per un’impresa criminale e lui volta le spalle alla “famiglia”, coalizzata per farlo rientrare all’ovile. La logica della sceneggiatura è sempre un trascurabile optional nella serie. I fan lo sanno e non se ne crucciano; contano invece l’adrenalina, l’autoironia, il carattere dei personaggi che, sotto la scorza rude, hanno il cuore d’oro. Anche stavolta gli appassionati non resteranno delusi perché, nonostante ormai la serie abbia mostrato un incredibile repertorio di spettacolari magie con le automobili, riesce ancora a superarsi. Come nella sequenza di un’inenarrabile groviglio di lamiere a Manhattan, dove le macchine non rispondono più alle manovre dei conducenti.
Dirige Gary Gray, abile regista, coi ritmi giusti, ma senza particolari guizzi. E nel tempo i registi sono cambiati spesso, perché non è la loro impronta personale a fare il successo della serie.
Dopo l’inizio a Cuba, che permette di mostrare le caratteristiche vecchie carrozzerie in circolazione a L’Avana, con una corsa tra un catorcio e una superaccessoriata (vince il catorcio), via, in giro per il mondo e anche tra i ghiacci del polo, con bolidi contro un sottomarino nucleare.
Quello di Fast & Furious è un puro divertimento fanciullesco, con effetti speciali da seguire ad occhi spalancati. Con il mantra della “famiglia” da difendere e tenere unita, sopra ogni altra cosa. Ma solo la famiglia di Dom Toretto e compagni, perché di tutte le altre che stanno dietro scontri e botte da orbi: notizie non pervenute.
Però anche gli eroi invecchiano, s’imbolsiscono e hanno il fiatone. Perciò l’ottava puntata vira, più delle precedenti, sul non prendersi sul serio e, anzi, giocarci. Vin Diesel, “The Rock”, Stathman, Russell, ai quali si affiancano Helen Mirren, Michelle Rodrigues e il più giovane Scott Eastwood (è il figlio di Clint) sono volti di un cinema americano d’azione in stile anni ’80 popolare e senza troppe pretese. Dove lealtà e amicizia diventano valori primari. Rispetto al cinema simile ma di gusto più contemporaneo sono dei sopravvissuti. E sotto tale aspetto la puntata numero 8 sembra guardare a serie simili, attente all’affetto un po’ malinconico per gli eroi al tramonto (I Mercenari, con Stallone e Swarzenegger, o Red con Bruce Willis, John Malkovich e la Mirren). Con in più, qui, le immancabili automobili.
Fast & Furious 8, che di nuovo ricorda nelle pieghe della trama lo scomparso Paul Walker, è stato accolto in modo contrastante dalle prime critiche statunitense.
Ma i veri appassionati della saga non lo tradiranno, tant’è vero che il film è stato lanciato come il primo capitolo di una trilogia conclusiva, con un secondo episodio in uscita nel 2019 e l’ultimo nel 2021.

Scambi di genere • F & F n. 8 • Spiriti e spiritiste • Se un analista perde la voglia • Madri disperate di giovani jihadisti

I FILM DELLA SETTIMANA ♦

Da mercoledì 12 aprile

MOGLIE E MARITO (Italia 2017). Regia di Simone Godano. Con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea. Commedia. 100 min. ● Sposati da diversi anni, un neurochirurgo e una emergente tv non ne possono più l’uno dell’altra. Un esperimento farà loro scambiare i corpi

Da giovedì 13 aprile

FAST & FURIOUS 8 (Usa, Giappone, Francia, Samoa 2017). Regia di F. Gary Gray. Con Vin Diesel, Dwayne Johnson, Jason Statham. Azione. 136 min. (qui la nostra recensione) ● Il famoso team ha trovato una parvenza di vita normale. Ma una donna misteriosa costringerà il gruppo a tornare in scena

PLANETARIUM (Francia, Usa 2016). Regia di Rebecca Zlotowski. Con Natalie Portman, Lily-Rose Depp, Emmanuel Salinger. Drammatico. 106 min. ● Sul finire degli anni Trenta, due spiritiste americane si trovano a Parigi. Un produttore cinematografico vuole riprendere con la cinepresa uno spirito

MAL DI PIETRE (Francia 2016). Regia di Nicole Garcia. Con Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl. Drammatico. 116 min. ● Spinta dai genitori verso un uomo che non ama, una donna della ricca borghesia agricola soffre in silenzio. Durante un periodo alle terme, per curare dei calcoli renali, conosce un tenente ferito nella guerra in Indocina. I due s’innamorano. Decidono di fuggire insieme

PERSONAL SHOPPER (Francia 2016). Regia di Olivier Assayas. Con Kristen Stewart, Lars Eidinger, Anders Danielsen Lie. Drammatico. 105 min. ● Perso il fratello per una disfunzione cardiaca, una giovane medium, anche lei malata, tenta di mettersi in contatto con lo spirito del fratello

LASCIATI ANDARE (Italia 2017). Regia di Francesco Amato. Con Toni Servillo, Verónica Echegui, Carla Signoris. Commedia. 102 min. ● Un anziano psicanalista è diventato distaccato e indifferente ai casi dei suoi pazienti. In un’esistenza ormai povera d’emozioni, si consola mangiando dolci. Ma…

MOTHERS (Italia 2017). Regia di Liana Marabini. Con Remo Girone, Christopher Lambert, Victoria Zinny. Drammatico. 90 min. ● Il figlio di una scrittrice di successo che vive in Italia frequenta un’università a Londra, dove conosce il figlio di una donna magrebina. Entrambi vengono plagiati da un influente reclutatore della Jihad. La disperazione delle madri…