Alexander Payne con “Downsizing” aprirà, il 30 agosto, la 74ma Mostra Internazionale Cinematografica di Venezia

VENEZIA, sabato 15 luglio – “Downsizing”, diretto da Alexander Payne (Sideways, Paradiso amaro, Nebraska) e interpretato da Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau e Kristen Wiig, sarà il film di apertura, in Concorso, della 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.
Downsizing sarà proiettato in prima mondiale mercoledì 30 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.
Downsizing segue le avventure di Paul Safranek (Matt Damon), un uomo ordinario di Omaha che, insieme alla moglie Audrey (Kristen Wiig), sogna una vita migliore. Per rispondere alla crisi mondiale causata dalla sovrappopolazione, gli scienziati hanno sviluppato una soluzione radicale che permette di rimpicciolire gli essere umani a pochi centimetri d’altezza. Le persone presto scoprono che i loro risparmi valgono di più in un mondo più piccolo e, con la promessa di uno stile di vita lussuoso oltre ogni loro aspettativa, Paul e Audrey decidono di correre il rischio di sottoporsi a questa pratica controversa, imbarcandosi in un’avventura che cambierà le loro vite per sempre…

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Banderas, ex scrittore in crisi, salvato da un vagabondo. Un thriller improbabile a metà tra il noir e il film d’azione

(di Emanuela Dini) Un thriller pieno di mistero, con un susseguirsi di colpi di scena, ribaltamenti di situazioni, escamotage di sceneggiatura, trovate qualche volta un po’ sopra le righe. Protagonista un Antonio Banderas che cerca di rifarsi una verginità attoriale dopo i troppi spot passati a parlare con le galline, in una storia dai contorni a metà tra il thriller psicologico, il film d’azione, il giallone americano a obbligatorio lieto fine. Troppa roba.
Il protagonista è Paul (Antonio Banderas), ex scrittore di successo ora in crisi, incapace di buttar giù una riga, senza soldi e affogato nell’alcol. Fin qui, niente di nuovo.
Vive isolato in un cottage in fondo a un bosco, fa la spesa a credito e guida come un matto nei tornanti di montagna. Attacca lite con un camionista per un sorpasso azzardato, e viene salvato dall’intervento di un vagabondo, tale Jack (Jonathan Rhys Meyers) che seda la lite e poi si allontana a piedi, verso dove non si sa. Quando Paul lo incrocia di nuovo, gli offre un passaggio e lo invita a casa, in debito di gratitudine. E qui comincia la storia, poco credibile e sempre più intricata.
Jack si sistema subito come un padrone e incalza Paul a scrivere, gli butta via le bottiglie, gli suggerisce spunti di sceneggiatura, fino a tenerlo prigioniero sotto la minaccia di un fucile.
In questo bailamme di situazioni da pseudo noir dove troppi particolari non tornano, le note più apprezzabili sono gli accenni da “film nel film” che Jack offre a Paul. “Potresti scrivere la nostra storia… lo scrittore in crisi offre un passaggio allo sconosciuto che l’ha salvato da una rissa. Ma… se lo sconosciuto, cioè io, fosse stato d’accordo col camionista e il salvataggio fosse stato un mio espediente per insinuarmi nella tua vita?”.
Quindi, se il film avesse percorso questo sentiero, giocando con i vari livelli di sceneggiatura, nel non nuovo ma sempre efficace escamotage da scatola cinese dello sceneggiatore che racconta un film che racconta la sceneggiatura di un film….eccetera eccetera, tutto sommato sarebbe stato un piacevole svolgimento del temino, con contorno di boschi, laghetti, sceriffi americani e giovani donne bionde e single con figlioletto a carico.
Invece si è voluta mettere troppa carne al fuoco, in un crescendo di situazioni sempre più adrenaliniche e improbabili: sparatorie, fughe, minacce, sequestri di persona e chi più ne ha più ne metta. Fino al colpo di scena finale che qui non sveleremo e che ribalta tutta la storia. Mah…
Un minestrone con troppi ingredienti, un filone narrativo che poteva essere intrigante ma che è stato soffocato da troppi interventi non richiesti né necessari. E un Banderas che risulta efficace ma solo a metà, perché nei primi piani con le sopracciglia aggrottate ricorda ancora, ahimè, i suoi dialoghi con la gallina del Mulino Bianco.

 

Un solo film importante. E la Marvel, con un ritorno al fumetto, la fa da padrona con un giovanissimo Uomo Ragno

I FILM DELLA SETTIMANA ♦

Da giovedì 6 luglio ► 

SPIDER-MAN: HOMECOMING (Usa 2017) Regia di Jon Watts. Con Tom Holland, Marisa Tomei, Zendaya Coleman. Fantastico. 133 min. ● La Marvel torna all’amato fumetto delle origini, dopo tanti dèi, re, androidi e avventurieri dello spazio. Qui, ora segue un anno della vita scolastica alle superiori di Peter Parker, già morso da un ragno radioattivo. Amore e guai per il giovane eroe, quando la smania di crescere lo porta a commettere errori…

FAUSTO & FURIO – NUN POTEMO PERDE (Italia 2015) Regia di Lucio Gaudino. Con Enzo Salvi, Maurizio Battista, Stefano Ambrogi. Commedia. Fausto e Furio sono due romani che hanno in comune una vita scapestrata e precaria. La morte dei due rispettivi genitori li farà incontrare per aver ereditato un’officina meccanica. Gag incastonate in gare clandestine, traffici di droga, sequestri di camion e l’amore comune per un’affascinante barista...

Il destino segnato di due fratelli criminali. In un crescendo di disperazione e di malvagità. E con un finale maledetto

(di Emanuela Dini) Un noir teso e angosciante, una storia di fratelli maledetti, Caino e Abele trascinati nel fango e senza speranza, il male e la disperazione di una vita predestinata e criminale, personaggi psicopatici e totale mancanza di qualsiasi senso morale o empatia umana.
Tutto questo, e altro ancora, è “Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore”, film belga d’esordio del regista Robin Pront e candidato belga al premio Oscar come miglior film straniero.
Cupo e maledetto, è però magistralmente girato e ancor più magistralmente fotografato ed è un film che, indubbiamente, lascia un segno. Angoscioso ma anche con sprazzi di humour noir e una sequenza di immagini suggestive – a partire dal primo fotogramma, in cui un uomo dal volto mascherato e guanti neri emerge da una piscina – che ognuna da sola vale il film.
L’hanno definito un film potente quanto “Fargo” e “Trainspotting”, e accostato ai primi di Quentin Tarantino. Il regista è al suo primo lungometraggio e in precedenza si era cimentato con dei corti sul mondo della droga ad Anversa e sulle violenze dei tifosi ultrà, sempre con stile crudo e diretto.
La storia, in sé, è presto raccontata: due fratelli criminali, dopo una rapina finita male, hanno destini diversi. Uno la sfanga, l’altro va in galera. Quello che se l’è cavata (Dave) cerca di redimersi e farsi una vita quasi normale con quella che prima era la donna del fratello (Sylvie) che fa la cameriera in un locale di lap dance ma sogna una vita “noiosa, cuocere le patate e i broccoli, aspettare mio marito che torna a casa, portare il bambino in piscina”. Quando arriva la notizia che il fratello (Kenneth) sta per uscire di galera, né Dave né Sylvie trovano il coraggio di dirgli che ora stanno insieme e, da parte sua, Kenneth non ha la minima intenzione di rigare dritto e, anzi, innesca subito una spirale criminale in cui trascina di nuovo e senza troppa fatica il fratello.
In un’atmosfera dark e da thriller gotico, la storia si dipana in un crescendo di disperazione e malvagità, nel mondo degli ultimi, dove la violenza è l’unica soluzione, le droghe sono la normalità, il riscatto è una via improponibile, la criminalità un destino segnato, sentimenti e empatia questi sconosciuti.
Di violenza in violenza, di efferatezza in efferatezza, la storia si svolge a cavallo del giorno di Natale e si sposta dai casermoni anonimi e gelidi della periferia di un’Anversa invernale ai boschi delle Ardenne, freddi e spogli, ricoperti di ghiaccio e neve, dove lo psicopatico ex compagno di cella di Kenneth riceve l’amico a torso nudo e non si fa scrupoli a tagliare a pezzi i cadaveri con un’ascia da boscaiolo.
Audace e intenso, il film regala sequenze e fotografie che potrebbero essere quadri, una colonna sonora inquietante e un finale maledetto.
Astenersi dalla visione animi romantici e delicati.