70ma edizione del Festival di Cannes • La Palma d’oro e gli altri premi • Specchio d’una annata povera di film memorabili

Concorso

Palma d’oro: The Square, regia di Ruben Östlund
Grand Prix Speciale della Giuria: 120 battements par minute, regia di Robin Campillo
Prix de la mise en scène: Sofia Coppola per L’inganno (The Beguiled)
Prix du scénario: (ex aequo) Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou per The Killing of a Sacred Deer e Lynne Ramsay per You Were Never Really Here
Prix d’interprétation féminine: Diane Kruger per Aus dem Nichts
Prix d’interprétation masculine: Joaquin Phoenix per You Were Never Really Here
Premio della giuria: Nelyubov di Andreï Zviaguintsev

Un Certain Regard
Premio Un Certain Regard: Lerd di Mohammad Rasoulof
Premio della Giuria: Las hijas de Abril di Michel Franco
Miglior regia: Taylor Sheridan per Wind River
Miglior interpretazione: Jasmine Trinca per Fortunata
Premio speciale per la poesia nel cinema: Barbara di Mathieu Amalric

Settimana Internazionale della Critica
Gran Premio Settimana Internazionale della Critica: Makala di Emmanuel Gras
Premio Rivelazione France 4: Gabriel e a montanha di Fellipe Gamarano Barbosa
Premio SACD: Ava di Léa Mysius
Aide Fondation Gan à la Diffusion: Gabriel e a montanha di Fellipe Gamarano Barbosa
Premio Scoperta Leica Cine del cortometraggio: Los Desheredados di Laura Ferrés
Premio Canal+ del cortometraggio: The Best Fireworks di Aleksandra Terpińska

Quinzaine des Réalisateurs
Premio Art Cinéma: The Rider di Chloé Zhao
Premio Europa Cinema Label: A Ciambra di Jonas Carpignano
Premio SACD: Un beau soleil intérieur di Claire Denis e L’Amant d’un jour di Philippe Garrel
Premio Illy per il cortometraggio: Back to Genoa City di Benoit Grimalt

Premi speciali
Palma d’oro onoraria – Jeffrey Katzenberg
Carrosse d’Or – Werner Herzog
Premio del 70º anniversario – Nicole Kidman

 

 

Il Capitano Sparrow • Se nella vita tutto frana • Circondate dai pescecani • Pescatore e nipotino • Un cagnone invisibile

I FILM DELLA SETTIMANA ♦ Da mercoledì 24 maggio

CUORI PURI (Italia 2017) Regia di Roberto De Paolis. Con Selene Caramazza, Simone Liberati. Drammatico. 114 min. ● Una casta e timorata diciassettenne incontra un ragazzo di 25 anni, dal passato non proprio irreprensibile. Ma quando c’è di mezzo l’amore

PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR (USA 2017) Regia di Joachim Rønning, Espen Sandberg. Con Johnny Depp, Javier Bardem,Brenton Thwaites. Azione. 135 min. ● Nuova avventura del capitano Jack Sparrow. Questa volta deve vedersela con dei pirati fantasmi che vogliono annientare tutti i pirati del mare. Compreso Sparrow, il quale va alla ricerca del leggendario Tridente di Poseidone...

Da giovedì 25 maggio

RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA (Giappone 2017) Regia di Kore’eda Hirokazu. Con Kirin Kiki, Yôko Maki, Sôsuke Ikematsu. Drammatico. 117 min.● Uno scrittore dalla vita felice. Troppo felice. E quando le cose cominciano andare storte, la frana non si ferma più. Se poi ci si mette anche un ciclone...

47 METRI (Gran Bretagna 2016) Regia di Johannes Roberts. Con Mandy Moore, Claire Holt, Matthew Modine. Horror. 87 min. ● Due giovani sorelle in vacanza decidono di accettare un’imprudente avventura: immergersi con una gabbia in mare, infestato da squali. Ma un problema tecnico fa precipitare la gabbia a 47 metri di profondità

2NIGHT (Italia 2016) Regia di Ivan Silvestrini. Con Matilde Gioli, Matteo Martari, Giulio Beranek. Drammatico. 74 min. ● Incontro casuale in un locale trendy romano. La coppia decide di passare la notte insieme, in macchina, in un parcheggio. Ma non trovano nessun angolo tranquillo

ALAMAR (Messico 2009) Regia di Pedro González-Rubio. Con Jorge Machado, Roberta Palombini, Natan Machado Palombini. Drammatico. 73 min. ● Un anziano pescatore svolge la sua attività in una estesa barriera corallina del Messico.Un giorno suo figlio lo raggiunge con il nipotino di cinque anni. Il piccolo imparerà a conoscere e ad amare i fondali

MILANO IN THE CAGE – THE MOVIE (Italia 2017) Regia di Fabio Bastianello. Con Alberto Lato, Antonella Salvucci, Christian Stelluti. Drammatico. 113 min. ● Un ex pugile, guardia del corpo e buttafuori. È separato della moglie e può vedere il figlio solo in presenza d’una assistente sociale

CLOUD (USA 2014) Regia di Stephen Langford. Con Trish Cook, Kevin P. Farley, Dan Glenn. Commedia. 82 min. ● Una pozione che rende invisibili cade addosso a un cagnone. Corsa contro il tempo del losco “scienziato” per recuperare quel che rimane della formula

 

“Sicilian Ghost Story”, la favola triste di due ragazzini e del loro sventurato amore. In una Sicilia tragica. Bella e terribile

(di Patrizia Pedrazzini) In un piccolo paese siciliano, all’uscita da scuola, Luna, una ragazzina di tredici anni, segue furtivamente Giuseppe, un suo compagno di classe, tenendo in mano la lettera che gli ha scritto, e nella quale gli parla del suo amore per lui. Il ragazzo imbocca un sentiero in un bosco, lei lo pedina, convinta di non essere vista. Ma Giuseppe l’ha vista benissimo, anche lui prova simpatia per lei e insieme arrivano a un maneggio, dove lui si allena. Lei lo osserva ammirata mentre, a cavallo, salta gli ostacoli. Poi lui la raggiunge, lei gli consegna la lettera, lui le dà un tenero bacio e le chiede di aspettarla mentre torna un attimo alla scuderia. Ma Giuseppe, da quel momento, scompare nel nulla.
Inizia così, come una storia d’amore fra adolescenti, “Sicilian Ghost Story”, secondo lungometraggio (dopo “Salvo”, del 2013) dei palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Per utilizzare le parole dei due stessi registi, “una favola in una Sicilia mai esplorata prima, una Sicilia sognata. Un mondo dei Fratelli Grimm di foreste e orchi”, ancorché in collisione con la realtà. Ecco, se questo era l’obiettivo, francamente non ci pare sia stato centrato in pieno. C’è ben poco dei fratelli Grimm nel film: non bastano una casa di morte nel bosco, i toni bui, la paura e il coraggio di due bambini, a evocare “Hansel e Gretel”. In realtà, c’è molto di più delle atmosfere dei due narratori tedeschi in “Sicilian Ghost Story”. C’è la tragedia greca con i figli che pagano per le colpe dei padri, c’è il mito di Orfeo ed Euridice con la discesa all’Ade (qui un oscuro lago, le caverne e il sottosuolo che sembra vibrare), c’è l’ineluttabilità del Fato, contro il quale nemmeno l’amore più puro può combattere. E non sarà un caso che proprio una piccola civetta diventi la silenziosa compagna di Luna, apparendole accanto nei momenti chiave, anzi agendo quasi da messaggera in una delle ultime scene. E c’è la Sicilia, bella sì, con gli scheletri dei suoi templi che brillano al sole, con le onde spumeggianti del suo mare omerico, ma anche spaventata e omertosa, che non sa e non vuole parlare, che preferisce non vedere. Perché Giuseppe non è scomparso nel nulla: suo padre è un pentito, e il ragazzino è stato rapito nell’intento di costringere l’uomo a non parlare. E se qualcosa di buono e giusto in questo scorcio di mondo nero e crudele è rimasto, è il sentimento pulito e sincero che lega i due giovanissimi protagonisti (Gaetano Fernandez e Julia Jedlikowska): lei che lotta contro tutto e tutti per ritrovarlo, lui che sopravvive leggendo e rileggendo all’infinito, legato e rinchiuso in uno scantinato schifoso, la sua lettera.
Ecco, questa Sicilia, dura e terribile, che non lascia spazio a vie di fuga (se non forse nel finale, ma pur sempre all’interno di quell’atmosfera sospesa fra la realtà e il sogno che attraversa tutto il film), senza amore né pietà, è la vera protagonista della pellicola. La quale, di fatto, riesce a mischiare molto bene generi diversi (il sociale, il fantastico, il romantico) e ad evidenziare problematiche attuali e quotidiane (la crisi adolescenziale, il difficile rapporto con i genitori, la solitudine dei ragazzi). Ma all’interno di una tragedia più grande e che tutto fagocita, progredendo di pari passo, lentamente e carica di angoscia, con lo svilupparsi della vicenda.
Alla fine, superata non senza sofferenza una delle scene più crude e spietate del film (e non solo di questo), la sensazione è che il lavoro di Grassadonia e Piazza – scelto peraltro per inaugurare la “Semaine de la Critique” a Cannes), al di là degli aspetti “favolistici” che onestamente ci sembrano minimi, non sia nemmeno tanto un film contro la mafia (come pure è), quanto un film contro l’uomo e le sue aberrazioni, contro la sua profonda disumanità.
Come spiegano i titoli di coda, la pellicola è ispirata e dedicata alla vicenda di Giuseppe Di Matteo, il tredicenne rapito un giorno del 1993 ad Altofonte, vicino a Palermo, nel tentativo di far tacere il padre, collaboratore di giustizia ed ex mafioso.

Il razzismo raffinato d’un horror politico: intervenire sulla psiche dei neri per far loro assumere la mentalità dei bianchi

(di Marisa Marzelli) Successo, a sorpresa, di pubblico e critica per un film che sembrerebbe di nicchia: un horror, genere di solito liquidato come ricettacolo di B-movie. Invece Scappa-Get Out rischia di diventare la rivelazione dell’anno. Quest’opera prima, scritta e diretta dal 38enne Jordan Peele, sinora conosciuto solo come attore comico, tratta la mai risolta questione razziale negli States. Pur affrontando l’argomento di petto, il film non risparmia sarcastici sorrisi per alleggerire la materia. Innegabile l’abilità del regista nel creare e far crescere la tensione, in un’atmosfera di inquietudine all’inizio non ben comprensibile, ma da subito palpabile.
Tra il fotografo di colore Chris (l’attore inglese Daniel Kaluuya) e la fidanzata bianca Rose (Allison Williams) le cose sembrano andare benissimo e lei nel weekend lo porterà a conoscere i propri genitori. Chris è un po’ nervoso perché i futuri suoceri non sanno che lui è nero. Ma la ragazza lo convince che la mamma psicoterapeuta (Catherine Keener) e il padre neurochirurgo (Bradley Whitford) non ci faranno nemmeno caso. Invano un amico di Chris, impiegato nella sicurezza, cerca di metterlo in guardia. Giunti alla villa isolata, il protagonista è accolto con grande disponibilità. Ma qualcosa non quadra, ad esempio la domestica e il giardiniere di colore hanno strani comportamenti. Ancora più strani gli amici invitati per una festa. E quando la mamma di Rose ipnotizza Chris per farlo smettere di fumare, al giovane sembra di sprofondare in un incubo.
Persino nei film comici alla Ti presento i miei l’incontro con i futuri suoceri è sempre imbarazzante, figuriamoci qui, dove l’atmosfera si fa dapprima paranoica e poi nerissima, con spargimento di sangue e cadaveri. Ma questo è il limite del genere horror, obbligato a rispettare un crescendo di truculenza.
Più interessante del rispetto delle regole del genere orrorifico è l’approccio all’argomento di fondo. Non si tratta del vecchio razzismo dei tempi da Capanna dello zio Tom o di delinquenza e scontri con la polizia.È un razzismo raffinato, da parte di un establishment bianco tanto politicamente corretto e convinto di avere sempre ragione quanto bramoso di azzerare la differente cultura dei neri, rendendoli culturalmente simili a sé e anche sfruttandone (questo è l’aspetto psicologicamente horror) certi stereotipi di superiorità, come la forza e resistenza fisica.
In termini metaforici, asservirli dando loro l’illusione di essere accettati e assimilati. E per i neri può esserci la tentazione di adeguarsi ad un’avvenuta integrazione, di cui non sospettano il prezzo, rinunciando alla propria identità. Il regista Jordan Peele (nero) costruisce quindi un film politico, se non addirittura militante. Aggiungiamo che la polizia (bianca o nera), nella sua superficialità, nemmeno sospetta che i neri rischino di essere depredati e lobotomizzati. Nel confronto tra la bianchità e la negritudine (come qualcuno ha definito la contrapposizione tra due mentalità e modi di essere), l’egemonia bianca s’impone con nuovi mezzi. Non resta ai neri che scappare dalle pericolose lusinghe di persone che si professano liberal e che “Avrebbero votato Obama per la terza volta, se fosse stato possibile” (la frase è ripetuta ben due volte) il prima possibile. Questa, almeno, la tesi del film. Un atto d’accusa che non risparmia la stessa presidenza di Obama (salutata all’elezione come un traguardo conquistato dagli afro-americani).
Ma questo, come detto, è il sottotesto, che il cinema horror può permettersi con più impatto di altri generi. Storicamente, da L’invasione degli ultracorpi a La notte dei morti viventi, tanto per fare due esempi cult, le paranoie della società in un preciso momento storico sono state perfettamente interpretate seppur in chiave splatter.
Il film ha debuttato quest’anno al Sundance Festival e, pur presentando qualche pecca (non ha il coraggio di un finale totalmente pessimistico e in alcuni snodi è difficile riuscire a rendere plausibile e far coincidere il plot col suo significato metaforico), mantiene sempre alta l’attenzione ansiosa degli spettatori e vanta un cast di nomi poco noti ma tutti bravi.
Sul piano produttivosi è rivelato un enorme affare. Abituati come siamo a blockbuster dalle cifre e dai rischi stratosferici, il trionfo diScappa- Get Out, parte da un costo di poco meno di 5 milioni di dollari e ha fruttato oltre 200 milioni. Il più alto incasso di sempre per un regista alla sua opera prima, battendo al botteghino il record di The Blair Witch Project (1999).