La storica manifestazione di Luther King, a Selma, nel profondo Sud, per reclamare i diritti civili degli afroamericani

selma-3Giovedì 12 febbraio    I FILM DELLA SETTIMANA 
Selma – La strada per la libertà” (Selma, 2014, Regno Unito, Usa) Regia: Ava DuVernay. Con Tim Roth, Cuba Gooding Jr., Giovanni Ribisi, Oprah Winfrey, David Oyelowo, Alessandro Nivola, Martin Sheen, Carmen Ejogo, Tom Wilkinson, Tessa Thompson – Drammatico: 127 min. Nella primavera del 1965 un gruppo di manifestanti, guidati dal reverendo Martin Luther King, scelsero la cittadina di Selma in Alabama, nel profondo sud degli Stati Uniti, per manifestare pacificamente per otenere il diritto di voto.

Cinquanta sfumature di grigio” (Fifty Shades of Grey, 2014, Usa) Regia Sam Taylor-Johnson. Con: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Jennifer Ehle, Max Martini, Luke Grimes, Eloise Mumford, Marcia Gay Harden, Rachel Skarsten, Rita Ora, Dylan Neal, Callum Keith Rennie, Victor Rasuk Drammatico, erotico – 125 min.“Cinquanta sfumature di grigio” è l’adattamento cinematografico del bestseller diventato un fenomeno globale. La trilogia dei romanzi, “Cinquanta sfumature di grigio”, “Cinquanta sfumature di nero” e “Cinquanta sfumature di rosso”, è stata tradotta in 51 lingue ed ha venduto oltre 100 milioni di libri e e-book, diventando da subito una delle serie più acquistate di sempre.

Romeo&Juliet”  (2013, Italia, Regno Unito, Svizzera) Regia Carlo Carlei. Con Con: Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Damian Lewis, Paul Giametti, Laura Morante, Thomas Arana, Kodi Smit-McPhee, Natascha McElhone – Drammatico: 118 min. Adattamento cinematografico dell’omonima tragedia di William Shakespeare, con un cast di grandi nomi, da Hailee Steinfeld a Douglas Booth, da Paul Giametti a Damian Lewis e Stellan Skarsgard.

Whiplash” (2014, Usa) Regia: Damien Chazelle. Con: Miles Teller, J.K. Simmons, Paul Reiser, Melissa Benoist, Austin Stowell, Nate Lang, Chris Mulkey, Damon Gupton, Kofi Siriboe, Kavita Patil – Drammatico: 107 min. Nella più prestigiosa ed importante scuola di musica di New York, Andrew studia batteria jazz. È al suo primo anno e già viene notato da Terence Fletcher, temutissimo e inflessibile insegnante che a sorpresa lo vuole nella propria band: un inferno di prove, esercizi e umiliazioni

Shaun, vita da pecora – Il film” (Shaun the Sheep Movie, 2015, Regno Unito) Regia Mark Burton, Richard Starzack – Animazione: 85 min. La pecora Shaun e i suoi amici si prendono un giorno di riposo alla fattoria, quando la roulotte in cui il fattore riposa si avvia da sola sulla strada che porta alla città. In seguito a una contusione l’uomo subisce un trauma che gli fa perdere completamente la memoria, ma, grazie alla sua abilità di tosatore, il fattore diventa un parrucchiere di grido. Riusciranno le pecore a ritrovare il loro amico e riportarlo alla fattoria?

Timbuktu” (2014, Francia) Regia Abderrahmane Sissako. Con Abel Jafri, Hichem Yacoubi, Pino Desperado, Toulou Kiki, Kettly Noël – Drammatico: 97 min. La polizia islamica di Timbuktu è impegnata in una jihad in cui divieto si aggiunge a divieto. Una famiglia vive tranquilla sulle dune del deserto, sotto un’ampia tenda, dove Kidane, Satima e la loro figlia Toya possono solo cogliere dei segnali di quanto accade in città. Il giorno il loro pastore dodicenne si lascia sfuggire la mucca preferita, che distrugge le reti di un pescatore nel fiume vicino. Tutto muta tragicamente. L’animale viene ucciso e Kidane non accetta il sopruso…

Commedia gradevole e d’incredibile successo. Il segreto? Basta che gli spettatori si riconoscano nei personaggi

non-sposate-le-mie-figlie(di Marisa Marzelli) Miglior incasso del 2014 in Francia, con dodici milioni di spettatori, e buon successo internazionale (sinora ha raccolto 130 milioni di euro). La commedia Non sposate le mie figlie! è uno di quei rari casi in cui il cinema europeo medio riesce a farsi apprezzare a livello internazionale, dopo i trionfi di Giù al nord (del 2008, subito riproposto in Italia, quasi in fotocopia, dal remake Benvenuti al nord, con il milanese Claudio Bisio e il napoletano Alessandro Siani) e Quasi amici (del 2011). Il segreto del successo sta nel trattare con tono lieve tematiche non solo nazionali ma che riguardano tutti, come la globalizzazione. Quando si dice che gli americani invadono i nostri schermi, si commette un errore. In realtà i film americani sono minoritari tra le uscite europee ma tutti vanno a vederli, perché parlano a tutto il mondo occidentale (e non solo). I vari cinema nazionali europei, invece, coltivano orticelli che fuori dai confini attirano l’interesse di pochissimi spettatori. La produzione francese ha cominciato a capirlo e a modificare la rotta.
Non sposate le mie figlie! non è un capolavoro, ma è una commedia gradevole nei cui personaggi ci si può riconoscere. Pur mantenendo un’identità nazionale fatta di acume, ironia e tradizione illuminista e libertaria squisitamente transalpini.
I coniugi Verneuil, lei casalinga (Chantal Lauby), lui avvocato e notaio (Christian Clavier), sono borghesi benestanti di provincia, francesi sino al midollo. Senza dubbio conservatori, ma si ritengono di ampie vedute, che verranno messe duramente alla prova. Delle loro quattro figlie, le prime tre hanno sposato figli di immigrati: un musulmano, un ebreo, un cinese. Persone di buon livello sociale (un avvocato, un imprenditore con scarso talento per gli affari – ed è sintomatico che sia l’ebreo – e un alto funzionario di banca). Questo antefatto è raccontato sveltamente, con la foto di gruppo dei singoli matrimoni, dove i due genitori hanno l’aria sempre più affranta. Le speranze di un “vero” matrimonio in chiesa, con un buon cattolico, risiedono nella quarta figlia. Ma la piccola di casa, quando decide di convolare a nozze, lo fa sì con un cattolico, di professione attore, ma originario della Costa d’Avorio. Tragedia in vista, e gli altri tre generi (che di solito non vanno d’accordo su nulla) si coalizzano perché “un nero” non entri in famiglia. Aggiungiamo che alle nozze parteciperanno anche i genitori dello sposo, a loro volta contrari al matrimonio misto. Alla fine tutto si risolverà per il meglio, ma prima tutti dovranno ammettere che c’è sempre qualcuno ancora più diverso dagli altri, anche se ciò non significa peggiore. E sono soprattutto gli uomini ad irrigidirsi sulle diversità, con dispetti e spassosi duelli verbali tra il padre della sposa, gaullista convinto, e il consuocero ivoriano, anti-francese perché anti-imperialista  e sicuro di essere capitato non in una famiglia multietnica ma “comunista”.
È un gioco scoppiettante di siparietti (magari superficiali ma efficaci) in cui tutti si rinfacciano stereotipi e luoghi comuni, senza rendersi conto dei propri. Su qualsiasi argomento, dalla religione al cibo. Salvo poi ritrovarsi, papà Verneuil e i primi tre generi, a intonare insieme La Marsigliese, mano sul cuore. Quest’altalena di sospettose diffidenze tocca anche le diverse mentalità generazionali. Per una volta sfuggendo al conformismo del politicamente corretto, il film di Philippe de Chauveron non risparmia i pregiudizi di nessuno. In questa commedia corale, dove comunque svetta la classe anche comica di Christian Clavier, il punto di forza è senz’altro la sceneggiatura.
C’è da chiedersi, se fosse uscito dopo il tragico attentato alla rivista “Charlie Hebdo”, Non sposate le mie figlie! avrebbe ottenuto lo stesso unanime consenso popolare? Penso di sì, perché siamo su piani profondamente diversi. E un film come questo aiuta la reciproca comprensione, naturalmente tra gente perbene e non fanatica.

Settimana con il film candidato a 9 Statuette. Ma c’è anche Jupiter dei fratelli Wachowski. E un successo francese

collage birdmanGiovedì 5 febbraio  ♦  
“Birdman” (produzione USA 2014) Regia di Alejandro Gonzalez Inarritu – Con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan – Commedia – 120 min. – L’attore Riggan Thomson (Michael Keaton), dopo un folgorante passato di successo, nei panni d’un invincibile supereroe, spera di riuscire a rilanciare una carriera ormai tramontata dirigendo un nuovo, ambizioso spettacolo a Broadway. Vuole dimostrare a tutti – e a se stesso – che non è solo una ex star di Hollywood. Nei giorni che precedono la sera della prima, Riggan deve fare i conti con il proprio irriducibile ego… Il film ha diviso la critica per qualche suo eccesso. Resta comunque un’occasione da non perdere per frequentare il grande cinema. Non per niente è candidato all’Oscar con ben 9 statuette…

“Leoni” (produzione Italia 2015) Regia di Pietro Parolin, con Neri Marcorè, Piera Degli Esposti, Stefano Pesce, Anna Dalton, Antonio Pennarella – Commedia –  90 min.- Anche nel Veneto del benessere, dove si era abituati a veder le cose marciare in un unico modo, cioè senza insicurezze economiche, è arrivata l’onda della crisi. Ora sopravvivere è difficile. Gualtiero Cecchin non ha mai avuto problemi di soldi. Era un vero figlio di papà, arrogante e viziato… ma simpatico. Ora che i soldi sono finiti come farà a tornare ai vecchi fasti? Con un’idea e una buona dose di incoscienza o con una nuova impresa, anche se in modo non del tutto convenzionale? Gualtiero Cecchin decide di agire nel minor tempo possibile e senza porsi troppi problemi. La sorella Elisa, professoressa di matematica, e suo marito, il sovrintendente di polizia Alessio Leopardi, sono una coppia problematica: lei estranea alla realtà perché cresciuta in una campana di vetro, lui un insicuro cronico che mette la divisa davanti alle sue debolezze. Gualtiero e Alessio hanno tra loro una inconciliabile rivalità: sui temi del quotidiano, su questioni di eredità e di condivisione di spazi comuni. Epilogo imbarazzante…

“The Iceman” (produzione USA 2013) Regia di Ariel Vromen, con Michael Shannon, Winona Ryder, James Franco, Ray Liotta, Chris Evans – Drammatico – 106 min. Il film narra la vera storia di Richard Kuklinski, marito amorevole, padre devoto e spietato killer, assassino della Mafia del New Jersey (si pensa che tra il 1954 e il 1985 abbia ucciso più di 250 persone). Sul finire degli anni Ottanta, alienatosi le famiglie mafiose e avvicinato da un infiltrato, verrà arrestato a due passi da casa…

“Jupiter – Il destino dell’universo” (produzione USA 2015) Regia di Lana Wachowski, Andy Wachowski. Con Chaning Tatum, Mila Kunis, Sean Bean, Eddie Redmayne, Douglas Booth – Azione – 125 min. Jupiter, figlia di immigrati russi, scopre di essere l’oggetto del desiderio di una famiglia di nobili alieni e viene rapita…

“Non sposate le mie figlie” (produzione Francia, 2014) Regia di Philippe de Chauveron, con Christian Clavier, Chantal Lauby, Medi Sadoun, Frédéric Chau – Commedia –  97 min. Claude e Marie Verneuil sono una coppia borghese, cattolica e gollista. Genitori di quattro figlie tre delle quali coniugate rispettivamente con un ebreo, un arabo e un asiatico: provocazioni, alterchi e vivaci scambi di vedute. Ma l’amore, alla fine, avrà naturalmente la meglio su tutto. Il film in Francia ha riscosso un incredibile successo di pubblico.

Angelina Jolie racconta l’odissea, vera, d’un eroe di guerra, sopravvissuto nel Pacifico 47 giorni. E non era ancora finita

collage unbroken(di Marisa Marzelli) Gli Stati Uniti devono sentirsi proprio in guerra se il mondo del cinema, con le sue stelle più brillanti, si mobilita con esaltazioni patriottiche, più o meno esplicite. Non ci avevamo fatto caso nel 2012 con l’oscarizzato Argo di Ben Affleck, che era anche un ottimo film e formalmente non di genere bellico. Ma ora, dopo il successo di American Sniper di Clint Eastwood, che una certa problematicità la mostra, arriva l’epica manichea di Unbroken, firmato e co-prodotto da Angelina Jolie (alla seconda regia).
Una costante c’è: biopic di storie vere, tratte da libri di successo, su personaggi diventati famosi in patria. Confezione impeccabile, ritratti a tutto tondo, tralasciando quelle zone d’ombra che anche gli eroi attraversano. Con Unbroken (imbattuto, indomito) la Jolie torna alla Seconda Guerra mondiale, raccontando, dal libro di Laura Hillenbrand Sono ancora un uomo (tradotto anche in italiano), l’incredibile storia dell’italo-americano Louis Zamperini, nato nel 1917, atleta alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, soldato durante la guerra.
Quando il suo aereo fu abbattuto rimase nel Pacifico alla deriva con due commilitoni per 47 giorni, finché venne ripescato dai giapponesi e spedito in un campo di concentramento dove fu preso di mira da un sadico aguzzino, senza una motivazione che il film spieghi. Zamperini sopravvisse grazie a un’incrollabile resistenza fisica e psicologica. È morto a 97 anni, pochi mesi prima dell’uscita del film a lui dedicato.
Angelina Jolie realizza un’opera troppo lunga, asimmetrica, semplicistica (ma patinata) e celebrativa. Per un pubblico disposto a empatizzare senza farsi domande con l’eroe perseguitato. Che, detto per inciso, è molto ben interpretato dall’attore inglese Jack O’Connell. Sul piano tecnico la regia non si fa mancare niente, ricorrendo ai migliori specialisti, e Unbroken è in corsa per tre premi Oscar: alla fotografia dell’inglese Roger Deakins (dodici volte nominato all’Oscar), al miglior montaggio e montaggio sonoro. Stupisce invece che la sceneggiatura così priva di guizzi sia firmata dai fratelli Coen e da altri due nomi di spicco: Richard LaGravenese (la leggenda del Re pescatore, L’uomo che sussurrava ai cavalli) e William Nicholson (Il Gladiatore). Nicholson ha dichiarato in un’intervista che ognuno ha scritto una parte del progetto e i quattro non si sono mai incontrati personalmente. Forse per questo si ha l’impressione che Unbroken  sia diviso nettamente in tre tronconi, con una breve coda finale ai giorni nostri.
Nella prima parte, da racconto di formazione, il giovane e ribelle immigrato rischia di diventare un delinquente, ma il fratello lo indirizza verso lo sport. Non mancano i soliti stereotipi sugli italo-americani, le risse e la cucina della mamma. Louis ha talento per l’atletica e diventa mezzofondista, selezionato per le Olimpiadi di Berlino, dove non vince; si ripromette di farlo quattro anni dopo ma non avverrà perché scoppia la guerra.
La seconda parte è dedicata al naufragio e alla sopravvivenza in mare, alle prese con la mancanza di acqua e cibo, le tempeste e le pinne degli squali che ronzano attorno al canotto di salvataggio. Qui emergono più chiaramente le qualità extra-ordinarie dell’eroe (come nel sottotitolo del libro della Hillenbrand “Una storia epica di resistenza e coraggio”). Ma Zamperini è sfigatissimo, perché a trarlo in salvo sono i giapponesi, che lo spediscono in un campo di concentramento. Dove per due anni e un tempo infinito e ripetitivo nel film sarà oggetto (solo lui, non gli altri prigionieri) delle angherie del sergente Watanabe, per ragioni non pervenute.
In questa terza parte emerge (a livello di immagini) una lettura cristologica delle disavventure del protagonista. Sorvolando sull’eccessiva semplificazione dei giapponesi cattivi e prigionieri americani vittime, forse nelle intenzioni registiche metaforicamente è toccato ai nipponici riassumere tutti i nemici passati e presenti degli Stati Uniti. Unico accenno alle guerre contemporanee, ad un certo punto viene offerto a Zamperini di mandare un messaggio (strettamente controllato) alla radio; un po’ come fa oggi l’Isis.
Ma ai giorni nostri il cinema di guerra richiede, a livello di contenuti, ben altra complessità.