Arriva “Interstellar”, il film, dicono, che rivoluziona i codici cinematografici finora usati per le avventure nello spazio

collage interstellarGIOVEDI, 6 novembre  
Interstellar” (2014, Usa, Regno Unito). Regia Christopher Nolan. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Elyes Gabel, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Topher Grace, Mackenzie Foy, Ellen Burstyn, Collette Wolfe, John Lithgow, Jeff Hephner, David Oyelowo, William Devane – Fantascienza – 169 min.
Un tragico cambiamento climatico ha duramente colpito l’agricoltura. Il nostro pianeta è sconvolto. L’unico prodotto agricolo sopravvissuto alle intemperie è il granoturco. Un gruppo di scienziati decide di intraprendere un viaggio spaziale attraverso un tunnel spazio-temporale, per trovare luoghi in cui la vita sia possibile. Il viaggio attraverso un portale interdimensionale conduce gli esploratori a una destinazione che trascende la conoscenza scientifica. A Londra, dopo l’anteprima europea del film, è stato paragonato a “2001 Odissea nello spazio”. Ed è stato anche detto che il film, ben oltre i confini della realtà, ridefinisce i codici cinematografici finora usati per raccontare le avventure nello spazio. Christopher Nolan, a sua volta, della sua ultima creatura ha voluto soprattutto mettere in evidenza, piuttosto che avventurarsi sul terreno delle spiegazioni scientifiche, il rapporto d’amore che lega un padre e una figlia: «La possibilità di esplorare lo spazio rappresenta il massimo dell’umana esperienza, fare un film su questo è stato straordinariamente eccitante, eppure ho sempre avuto la consapevolezza che l’aspetto più interessante, anche rispetto alla grandezza dell’universo, è la relazione che si stabilisce fra gli esseri umani».

GLI ALTRI FILM DELLA SETTIMANA

“Tre cuori” (Trois coeurs, 2014, Francia). Regia Benoit Jacquot. Con Charlotte Gainsbourg, Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Benoît Poelvoorde, Caroline Piette – Drammatico – 100 min.
“Sils Maria” (Clouds of Sils Maria, 2014, Francia). Regia Olivier Assayas. Con Chloe Moretz, Kristen Stewart, Juliette Binoche, Brady Corbet, Claire Tran, Johnny Flynn, Hanns Zischler, Angela Winkler, Jerry Kwarteng, Lars Eidinger – Drammatico – 124 min.
“Doraemon – Il film” (Stand by Me Doraemon, 2014, Giappone). Regia ichi Yagi, Takashi Yamazaki – Animazione – 95 min.
“Andiamo a quel paese” (2014, Italia). Regia Salvatore Ficarra e Valentino Picone. Con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Fatima Trotta, Nino Frassica, Tiziana Lodato, Ludovico Caldarera, Rigillo, Francesco Paolantoni, Lily Tirrinnanzi – Commedia – 90 min.
“Torneranno i prati” (2013, Italia). Regia Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato – Drammatico, guerra – 80 min.
“Get On Up – La storia di James Brown” (Get On Up. 2014, Usa). Regia Tate Taylor. Con Chadwick Boseman, Nelsan Ellis, Dan Aykroyd, Viola Davis, Lennie James, Fred Melamed, Craig Robinson, Jill Scott, Octavia Spencer, Josh Hopkins – Biografico, drammatico, musicale – 139 min.
“Non escludo il ritorno” (2014, Italia). Regia Stefano Calvagna. Con Gianfranco Butinar, Enzo Salvi, Franco Oppini, Nadia Rinaldi, Andrea De Rosa, Danilo Brugia, Stefano Calvagna, Michael Madsen, Rossella Infanti, Roberta Scardola, Claudio Del Falco, Stefania Marchionna, Ascanio Pacelli – Biografico, drammatico, musicale – 94 min.

La grande guerra? Una grande truffa! Milioni di morti senza sapere perché. Ne parla Olmi alla vigilia del film

Desktop4MILANO, martedì 4 novembre
Ecco “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi, struggente film sull’assurda e tragica follia del primo conflitto mondiale, che fece 17 milioni di morti, di cui oltre 600 mila italiani. Sarà nei cinema italiani giovedì 6. Ma sarà anche proiettato negli istituti di cultura e nelle ambasciate di oltre cento nazioni. In 80 minuti, Olmi racconta l’odissea di ragazzi umili, spesso analfabeti, mandati inutilmente a una carneficina. Morti senza sapere perché. Eroi ignari e ignoti, su quell’Altipiano dei Sette Comuni, tra 1100 e 1800 metri, in quell’inverno 1917, alla vigilia della disfatta di Caporetto.
Ermanno Olmi, con la collaborazione del regista Maurizio Zaccaro, ha girato nell’inclemenza d’un nevoso inverno, anche lui lassù, a 1800 metri. Descrive l’anonima notte d’un avamposto italiano a ridosso della linea di fuoco, fra trincee e squallidi dormitori, mentre il freddo e il ghiaccio anchilosano le membra.
Occhi sbarrati su quel deserto di neve tra esplosioni di bombe e sibili di pallottole.
In merito al film torneremo sull’argomento da un punto di vista storico e critico.
Intanto sentiamo come lo stesso ottantatreenne regista ha spiegato, da un letto d’ospedale (per accertamenti clinici), in videoconferenza, le ragioni di questo sua nuova opera:
Questo è un film che mi è stato proposto, e il mio pensiero è andato a mio padre che, quando ero bambino, mi raccontava della guerra dov’era stato soldato – e spesso, tanti anni dopo, ancora piangeva -. Allora la mia era solo una percezione di bambino, ora so che abbiamo compiuto un grande tradimento nei confronti di milioni di giovani. Non abbiamo spiegato loro perché sono morti. Adesso celebriamo il centenario. Mi auguro che, aldilà di bandiere e fanfare, si trovi un modo per chiedere scusa, altrimenti è vigliaccheria. So di usare parole forti, ma resteremmo nel tradimento. Ho in mente un ammonimento di Camus: se vuoi che un pensiero cambi il mondo, prima devi cambiare te stesso
E ancora:
Se oggi l’idea della patria non esiste più, quei ragazzi avevano creduto nell’amor di patria, ma era una grande bugia, una grande truffa: sono stati sacrificati per volere dei potenti… I nemici non sono nella trincea di fronte, sono quelli che hanno mandato i nostri soldati ad uccidere uomini come loro…”

I film della settimana – “Last Summer”: quattro giorni a bordo dello yacht dell’ex marito per dire addio al figlio

collage last summerGIOVEDI 30 OTTOBRE  

“Last Summer”. Film italiano con cast internazionale, presentato al recente Festival internazionale del film di Roma, dove ha ottenuto una Menzione speciale. Il  film racconta di una donna giapponese che ha quattro giorni per dire addio al figlio di sei anni, di cui ha perso la custodia, a bordo dello yacht della facoltosa famiglia occidentale dell’ex-marito. Opera prima di Leonardo Guerra Seràgnoli, con Rinko Kikuchi, Yorick Van Wageningen, Lucy Griffiths, Laura Sofia Bach, Daniel Ball, Ken Brady – Drammatico – 94 min.

Dracula Untold” (2014, Usa). Regia Gary Shore. Con Luke Evans, Dominic Cooper, Charles Dance, Sarah Gadon, Zach McGowan, Samantha Barks, Charlie Cox, Paul Kaye, Art Parkinson, William Houston, Ronan Vibert, Noah Huntley, Diarmaid Murtagh – Fantastico, azione – 92 min.

“Annie Parker” (Decoding Annie Parker, 2013, Usa). Regia Steven Bernstein. Con Ben McKenzie, Helen Hunt, Maggie Grace, Richard Schiff, Corey Stoll, Bradley Whitford, Alice Eve, Rashida Jones, Samantha Morton, Marley Shelton, Kate Micucci, Chad Lindberg, Aaron Paul – Drammatico – 91 min.

“La spia – A Most Wanted Man” (A Most Wanted Man, 2014, Usa, Germania, Regno Unito). Regia Anton Corbijn. Con Grigory Dobrygin, Philip Seymour Hoffman, Homayoun Ershadi, Mehdi Dehbi, Robin Wright, Rachel McAdams, Nina Hoss, Willem Dafoe, Derya Alabora, Daniel Brühl – Thriller – 121 min.

“#ScrivimiAncora” (Love, Rosie, 2014, Germania, Regno Unito). Regia Christian Ditter. Con Lily Collins, Sam Claflin, Tamsin Egerton, Christian Cooke, Suki Waterhouse, Art Parkinson, Jaime Winstone, Marion O’Dwyer, Lily Laight, Jake Manley, Nick Lee – Sentimentale – 102 min.

“Confusi e felici” (2014, Italia). Regia Massimiliano Bruno. Con Claudio Bisio, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Marco Giallini, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Rocco Papaleo, Pietro Sermonti – Commedia – 105 min.

“Un fantasma per amico” (Das kleine Gespenst, 2013, Germania, Svizzera). Regia Alain Gsponer. Con Jonas Holdenrieder, Emily Kusche, Nico Hartung, Herbert Knaup, Bettina Stucky, Uwe Ochsenknecht, Carlos Richter, Stefan Merki – Commedia fantastica – 92 min.

“Una folle passione” (Serena, 2014, Usa, Repubblica Ceca). Regia Susanne Bier. Con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Rhys Ifans, Toby Jones, Kim Bodnia, Sean Harris, Blake Ritson, Sam Reid – Drammatico – 110 min.

“Ritorno a l’Avana” (Retour à Ithaque, 2014, Francia, Belgio). Regia Laurent Cantet. Con Jorge Perugorría, Isabel Santos, Pedro Julio Díaz Ferran, Fernando Hechevarria –  Drammatico – 90 min.

Gala musicale del regista Kusturica, alla vigilia del Film Festival di S. Marino. E qui parla di sé a cuore aperto

Emir Kusturica in concerto a San Marino con la sua “No Smoking Orchestra”.

Emir Kusturica in concerto a San Marino con la sua “No Smoking Orchestra”.

SAN MARINO, sabato 25 ottobre
(di Paolo Calcagno) Il rock gitano della No Smoking Orchestra ha travolto e contagiato la platea compassata di San Marino, nella sala del Teatro Turismo, alla vigilia dell’apertura del terzo San Marino Film Festival (al via oggi, 25 ottobre). I 10 elementi della virtuosa e istrionica band guidata, alla chitarra elettrica, dal celebre regista serbo Emir Kusturica per circa due ore hanno coinvolto il pubblico inglobandolo con canti e danze nel loro scatenato repertorio zingaresco, in cui compiaciuti eccessi si alternano a dolenti note, tuba, violino e fisarmonica si combinano con tastiere e chitarre elettriche, vitalità ed energia si fondono in uno chiaro-scuro abbraccio con la malinconia, all’inseguimento di un tempo e una cultura di cui forse non resta che il ricordo, ma tutt’altro che sbiadito.
Suoniamo assieme da vent’anni – ha commentato Emir Kusturica, 60 anni, durante la master-class del pomeriggio -. La musica per me è importante quanto le immagini, forse anche di più. E, comunque, non potrei concepire le immagini dei miei film senza l’associazione alle musiche che ho composto per esse”.
E non a caso, uno dei momenti più esaltanti e contagiosi del concerto è stato quando la No Smoking Orchestra ha attaccato il brano musicale del film “Gatto nero, gatto bianco”, premiato a Venezia nel 1998 con il Leone d’Oro.
C’è stato un tempo in cui sul palco, alla mostra del Cinema di Venezia, si alternavano grandi autori come Fellini, Visconti, Bergman, che con la loro personalità definivano un modo di fare Cinema che per me è stato una guida – ha osservato Kusturica – Nel decennio degli anni ’70-’80 l’idealismo e la voglia di cambiare il mondo avevano invaso anche il Cinema. Non ci sono più film che rappresentano la nostra vita reale come quelli degli anni ’70, che portavano avanti idee politiche, sociali, esistenziali, e costituivano un pezzettino della nostra vita. Oggi, è cambiato tutto. Il Cinema ha un ambiente diverso e per uno studente di Cinema è molto più difficile. Quando andai a Cannes per la prima volta con Papà è in viaggio… d’affari, nel 1985, e mi consegnarono la Palma d’oro, il mio film fu scelto fra 700 pellicole candidate, oggi si è fortunati se i candidati non superano quota 3.500. È molto complicato per un cineasta costruire quel ponte che ti permette di raggiungere la sensibilità moderna. Internet si prende tutto, ogni cosa finisce su Youtube e ti arrivano migliaia di commenti. Allora, le macchine da ripresa erano molto pesanti e difficili da spostare; oggi, potresti fare un film con  l’I-phone. Ma la questione cruciale è sempre metafisica: hai qualcosa da raccontare o no? Oggi, si fanno film dove la quantità è superiore alla qualità. Nonostante l’accesso alle tecnologie, oggi nel Cinema più dell’uso c’è l’abuso”.
E a proposito del film che gli valse la sua prima Palma d’oro, Emir Kusturica decide di regalarci un aneddoto inedito: “Avevo 33 anni e per molti ero un mezzo squilibrato – racconta il profeta della cultura dei Balcani -. Così, un pochino mi convinsi anch’io di essere sulla via della follia. E per saperne di più chiesi aiuto a uno psichiatra. L’assistente mi annunciò rimarcando il fatto che avevo realizzato quel film dove il protagonista per il suo dissenso viene condannato e inviato da Tito in un lager sovietico. Il medico mi chiese di raccontargli il film e mentre parlavo incominciò a piangere, sempre di più, fino a trasformarsi in un torrente di lacrime. Gli chiesi che cosa gli stesse accadendo e se potevo aiutarlo. “Sa, il suo racconto mi ha ricordato le mie pene, perché anch’io sono stato in quel lager”, mi confidò. E fu così che compresi che possiamo essere tutti pazienti e tutti dottori. Ma, soprattutto, mi fu chiaro che non ero pazzo”.
Chiedo a Kusturica se il cambiamento del Cinema non rifletta il cambiamento del pubblico, “corrotto” dai valori effimeri divulgati dalla tv. “Oggi, non è un buon tempo per l’arte: il momento e l’ambiente lavorano contro gli artisti, mentre i politici sono i killer della cultura e dell’arte – la sua risposta -. A New York, imperversa la “science culture” e l’audience, il pubblico, è smarrito. I sentimenti sono sempre la misura di ciò che fai, anche se hai maggiore agilità di spostamento con la camera, e puoi fornire maggiori informazioni al pubblico, la domanda più importante è: come fai a trasmettere la visione interiore di ciò che vuoi dire attraverso le scene e le immagini del film? Quando arriva il momento critico e devi incominciare a girare sei veramente solo e nessuno ti può aiutare. A volte, quando vado sul set penso e mi domando: che ci faccio qui?”.
Emir Kusturica è nato a Sarajevo nel 1954, è stato due volte vincitore del Leone d’oro, a Venezia (1981, miglior opera prima con “Ti ricordi di Dolly Bell?”; 1998 con “Gatto nero, gatto bianco”) e della Palma d’oro, a Cannes (1985, con “Papà… è in viaggio d’affari”; 1995 con “Underground”; oltre al Gran Premio della Giuria del 1989 con “Il tempo dei gitani”), recentemente si è fatto apprezzare anche come attore (alla Festa del Cinema di Roma si è imposto quale protagonista di “La Foresta di Ghiaccio”, thriller di Claudio Noce, accanto a Xenya Rappoport.
E vanitoso e gigione com’è, il geniale regista deve averci preso gusto a spostarsi dall’altra parte della cinepresa, davanti all’obiettivo. Kusturica, infatti, sarà protagonista anche del suo nuovo film “The Milk Road”, che deforma volutamente il nome della “Via Lattea” e dell’evidente richiamo mistico- surreale all’immenso Luis Buñuel. Il film si basa su tre episodi e per il principale ruolo femminile la prescelta è stata la nostra Monica Bellucci. “Ero certo che Monica avrebbe dato corpo e anima al ruolo che le ho assegnato e non sono per nulla rimasto sorpreso dalla bravura che ha dimostrato sul set – ha sottolineato Kusturica -. La Belluci non solo è bellissima ma è anche una grande attrice. Il film è ambientato in Bosnia e in Serbia ed è quasi pronto: manca ancora l’episodio iniziale. Poi, se farò in tempo, l’anno prossimo, lo porterò a Cannes, o più realisticamente a Venezia. “The Milk Road” narrerà tre storie: la prima parla di un soldato, in un paesino, che ha il compito di prendere il latte nel villaggio vicino e portarlo ai commilitoni; la seconda è sulla donna che gli dà il latte; e la terzo è su quell’ex-soldato, diventato un monaco che, ogni giorno, quando finisce tutti i doveri quotidiani, si arrampica fino alla scogliera con un secchio di pietre per svuotarlo, una volta arrivato in cima. La donna del latte è, appunto, la Bellucci che versa e spruzza il prezioso alimento, spargendolo liberamente intorno dal suo procace  e attraente seno. È un film sul cambiamento e sulla necessità di farsi trovare pronti quando arriva. Intanto, Johnny Depp è tornato a essere il favorito per il ruolo da protagonista nel film su Pancho Villa, che va a rilento perché è difficile mettere assieme l’alto budget di cui necessita. Invece, farò certamente “Verdiana”, il progetto ambientato alla “Fenice” di Venezia, ispirato a vari personaggi delle opere di Verdi, mentre un terrorista li osserva in sala… Sto, inoltre, preparando la settima edizione del Festival di Kustendorf (Città delle arti), dove avevo girato “La vita è un miracolo”, nel 2004: il villaggio è terminato. Sto, infine, portando avanti il progetto di costruire una nuova città, Valosod, interamente dedicata a Ivo Andric, il nostro poeta premiato col Nobel”.
E, come sul palco del concerto aveva trascinato la platea in un seriale e ritmato “Fuck Mtv”, anche alla master-class Emir Kusturica non rinuncia all’occasione di scagliarsi contro il Cinema di Hollywood (“Hollywood è il diavolo, produce un Cinema senza idee, votato solamente a far soldi. Oggi, i buoni film arrivano dall’Italia, dall’Iran, e da altri Paesi non dominanti sul mercato”); tesse l’elogio di Bernardo Bertolucci ed Ermanno Olmi (perché la personalità del primo “dà forza al Cinema”, mentre la poesia dell’altro “offre una speranza alla nostra vita, alla nostra voglia di vivere e combattere per essa”); rinnova il celebre aneddoto della scoperta di Federico Fellini quando, da studente, la tensione e l’emozione per l’attesa di vedere “Amarcord” lo abbatterono ben due volte in un sonno profondo dopo le prime immagini del film e solamente, tre anni più tardi, a una terza proiezione, affianco al suo grande amore, che diventò sua moglie, riuscì a godersi le magie di quel film. “Anche il Cinema russo e poi quello sovietico sono molto importanti per me – ha ricordato Kusturica -. Federico Fellini, Andrej Tarkovskij e Stanley Kubrick, in maniera diversa, per me, sono i tre più grandi artisti di Cinema, capaci di rappresentare il mondo nelle sue varie forme e, facendolo, di creare un mondo nuovo. Tuttavia, per il suo umorismo, per il suo temperamento, per la capacità di mettere in equilibrio la tragedia e la commedia della vita, Fellini è sicuramente l’autore a me più vicino. Quando vidi “Amarcord” pensai subito che avrei voluto condividere la sua visione della vita”.
Infine, Kusturica fa l’elogio del suo coraggio: “Ci vuole coraggio per fare un buon film e il coraggio è la caratteristica principale dei miei film – ha detto il regista serbo -. La disperazione, il dolore, e la rinascita che racconto vengono dalla scoperta che nei posti dove ho vissuto, soprattutto a Sarajevo, c’è sempre stata una zona mista di varie culture. E ancora oggi mi domando spesso come ho fatto a mettere assieme tutto questo? Io e non un altro? La risposta, però, la conosce solo Dio. Per fortuna”.