Grandinata di prime, da giovedì 8, per tutti i gusti… e perfino la storia di Linda Lovelace (Gola profonda)

amandaLovelace” – Durata: 93 – Regia Rob Epstein, Jeffrey Friedman – Con Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Sharon Stone, Robert Patrick – Drammatico – Usa. Nel 1972, prima dell’avvento di Internet e dell’esplosione dell’industria del porno, “Gola profonda” fu un fenomeno: si trattava del primo film pornografico pensato per il grande schermo, con una vera e propria trama, dello humour, ed una sconosciuta ed improbabile protagonista, Linda Lovelace. Nel tentativo di fuggire dalla morsa di una famiglia severa e religiosa, Linda scoprì la libertà e la bella vita quando si innamorò e sposò il carismatico protettore Chuck Traynor. Sotto lo pseudonimo di Linda Lovelace divenne una celebrità a livello internazionale. Lovelace, basato sul libro di Eric Danville “The Complete Linda Lovelace”, ricostruisce la vita della celebre star del porno attraverso tre interviste rilasciate in tre diversi momenti della sua vita: l’esordio da pornostar; il rifiuto del mondo del porno; le sue posizioni radicali femministe contro l’industria hard.
Alabama Monroe – Una storia d’amore” – Durata: 100 – Regia Felix Van Groeningen – Con Johan Heldenbergh, Veerle Baetens, Nell Cattrysse, Geert Van Rampelberg – Commedia – Belgio, Olanda. Tra Elise e Didier è amore al primo sguardo. Elise gestisce uno studio di tatuaggi, Didier è da sempre innamorato dell’America: per lui è la patria della sua amatissima musica bluegrass, che interpreta suonando il banjo in un gruppo musicale. Elise si unisce al gruppo di Didier e, tutti insieme, si esibiscono in travolgenti serate dove ogni performance trasuda amore, complicità e passione. Un alone magico sembra circondare questa coppia fuori dagli schemi, coronato dall’arrivo, per quanto inaspettato, della piccola Maybelle, una bellissima bambina. Ma quando all’etá di sei anni Maybelle si ammala gravemente, questo cerchio perfetto di felicità che Elise e Didier si sono costruiti attorno sembra inesorabilmente spezzarsi...
Amore oggi” – Durata: 92 – Regia Giancarlo Fontana, Giuseppe G. Stasi – Con Enrico Bertolino, Rocco Siffredi, Caterina Guzzanti, Andrea Bosca – Commedia – Italia. Quattro differenti episodi (“Precari”, “Ragazza dei miei sogni”, “Narciso”, “Il campione”) raccontano com’è difficile amarsi in Italia al tempo della crisi.
The English Teacher” – Durata: 93 – Regia Craig Zisk – Con Julianne Moore, Michael Angarano, Greg Kinnear, Lily Collins – Commedia – Usa. Nei panni di una moderna eroina Linda Sinclair, quarantacinquenne single nella sperduta cittadina di Kingston, Pennsylvania, insegna inglese alle superiori e conduce una vita ordinata, condita di abitudini rassicuranti, buone letture, sogni romantici e sentimenti tenuti a debita distanza. La sua tranquilla routine subisce uno scossone improvviso quando un suo ex studente torna a casa dopo aver tentato senza successo la carriera di drammaturgo a New York. La sentimentale Linda non può che prendersi a cuore i sogni infranti del povero Jason e decide di mettere in scena il suo testo con gli studenti del liceo…
Devil’s Knot – Fino a prova contraria” – Durata: 115 – Regia Atom Egoyan – Con Reese Witherspoon, Colin Firth, James Hamrick, Seth Meriwether – Drammatico – Usa. Nel 1993 tre bambini vengono trovati barbaramente uccisi nei boschi del Tennessee, a West Memphis. Dopo una breve indagine la polizia locale ferma tre adolescenti ribelli del paese con piccoli precedenti penali. Sebbene le prove raccolte siano inconsistenti, si suppone che i tre, che vestono di nero e ascoltano musica heavy metal, abbiano ucciso per portare a termine un rito satanico. La sentenza scosse l’America: dei tre indiziati uno fu condannato a morte in quanto maggiorenne, mentre agli altri due, di 16 e 17 anni, toccò l’ergastolo. Il verdetto scatenò l’immediata reazione dell’opinione pubblica, e nel 2010 la Corte suprema dell’Arkansas decise di riaprire il processo, nel corso del quale i tre patteggiarono la liberazione, rinunciando di fare causa allo Stato per i diciotto anni di ingiusta detenzione.
Diario di un maniaco perbene” – Durata: 87 – Regia Michele Picchi – Con Giorgio Pasotti, Valeria Ghignone, Valentina Beotti, Angela Antonini – Commedia – Italia. Lupo , comico e disperato artista quarantenne, nella sua vita non ha mai concluso niente, a partire dalle donne. D’altronde, è un “maniaco perbene” e come tale, vede la sua vita attraverso uno “spioncino”. Trascinato dalle proprie manie e dai suoi eterni interrogativi sul mondo, a suo modo rassicura ed approccia ogni “categoria” di donna, dalla sensuale alla giovane suora...
La stirpe del male” – Durata: 89 – Regia Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett – Con Allison Miller, Zach Gilford, Sam Anderson, Roger Payano – Horror – Usa. Due sposi, dopo una misteriosa notte in luna di miele di cui non hanno alcun ricordo, si ritrovano con una gravidanza prematura. Col passare dei mesi però risulta evidente che gli oscuri cambiamenti fisici e mentali abbiano un’origine molto più inquietante.
Parker” – Durata: 118 – Regia: Taylor Hackford – Con Jason Statham, Jennifer Lopez, Michael Chiklis, Nick Nolte – Thriller – Usa. Parker è un ladro professionista che vive rispettando una serie di regole “morali”, come non ferire persone che non fanno nulla per meritarlo. Quando gli uomini della sua squadra lo tradiscono dandolo per morto, Parker deciso a vendicarsi li insegue fino Palm Beach, parco giochi di ricchi e famosi, dove la squadra sta progettando la più grande rapina mai tentata
Principessa Mononoke” – Durata: 150 – Regia Hayao Miyazaki – Animazione – Giappone. In un remoto villaggio tra le montagne, Ashitaka, capo della tribù degli Emishi, è costretto a uccidere un mostro con sembianze di cinghiale per proteggere il suo villaggio. Uccidendolo, Ashitaka attira su di sé una maledizione. Per evitare che il maleficio ricada su tutti gli abitanti, Ashitaka abbandona il villaggio alla volta delle foreste proibite dell’Ovest. Durante il viaggio si imbatte in una ragazza selvaggia allevata dai lupi, chiamata anche Principessa Mononoke, la principessa spettro…
Sexy Shop” – Durata: 94 – Regia Maria Erica Pacileo, Fernando Maraghini – Con Andrea Chimenti, Vincenzo Marega, Uberto Kovacevich, Ramiro Besa – Commedia – Italia. Luca ha 50 anni e nonostante l’età ha un futuro ancora tutto da costruire. Da pochi giorni la sua storia d’amore con Anna è miseramente naufragata e a questo si è sommata una cocente delusione lavorativa: la sua speranza di riuscire a “sfondare” nel mondo della musica si è scontrata con l’ennesimo rifiuto di uno dei tanti discografici incontrati sul suo percorso. La routine di Luca quindi procede sempre identica e molto lontana dalle sue aspettative: le sue giornate trascorrono all’interno di un negozio, un sexy shop, avuto in gestione da un suo vecchio compagno di liceo. Il sexy shop tanto odiato dal protagonista diventerà il crocevia di una serie di storie singolari, a volte esilaranti, altre paradossali...
The German Doctor – Wakolda” – Durata: 93 – Regia Lucía Puenzo – Con Natalia Oreiro, Àlex Brendemühl, Diego Peretti – Thriller – Argentina. Patagonia, 1960. Uno psicologo tedesco incontra una famiglia argentina e la segue nel loro lungo viaggio attraverso il deserto verso Bariloche dove Eva, Enzo e i loro tre figli hanno intenzione di aprire una casa vacanze vicino il lago di Nahuel Huapi. All’oscuro della sua vera identità, il medico tedesco viene accolto con entusiasmo come primo gradito ospite e affitta una stanza nella loro casa. Giorno dopo giorno, tutti vengono sedotti da questo uomo carismatico, dalle sue maniere eleganti, dalle sue conoscenze scientifiche e dalla sua ricchezza, fino al momento in cui scopriranno la sua vera identità...

Al Festival del Cinema Europeo, il turismo senza memoria nella Bosnia insanguinata dalla “pulizia etnica”

Una scena di “For Those Who Can Tell No Tales”, il film che ha inaugurato a Lecce, fuori concorso, il XV Festival del Cinema Europeo

Una scena di “For Those Who Can Tell No Tales”, il film che ha inaugurato a Lecce, fuori concorso, il XV Festival del Cinema Europeo

(di Paolo Calcagno) Urla e lacrime sono dimenticate. Il sangue versato, ignorato. A Visegrad, al confine tra la Bosnia e la Serbia, il ricordo degli stupri di massa e dei massacri è sepolto dal velo nero della rimozione. Il lutto non soltanto non è stato elaborato, ma viene addirittura negato. La memoria del dolore è un “extra dividend” che la gente del posto non può e non vuole permettersi. C’è, però, nell’aria l’incubo dell’orrore, le vibrazioni del terremoto dell’anima, come se in quel luogo si materializzasse la soglia dell’inferno. “For Those Who Can Tell No Tales”, per quelli che non hanno storie da raccontare, che non possono (perché sono morti), o che non vogliono (perché preferiscono fingere che non siano accadute), la regista di Sarajevo, Jasmila Zbanic, Orso d’Oro a Berlino, nel 2006, con “Il Segreto di Esma”, ha illustrato in immagini la negazione della memoria con il suo nuovo film che ha inaugurato, fuori concorso, in anteprima italiana, il 15mo Festival del Cinema Europeo, a Lecce.
Il titolo del film è tratto dal primo romanzo del Premio Nobel Ivo Andric (l’unico dei Balcani per la letteratura), “Il ponte sulla Drina”. E lungo i 180 metri di pietre levigate che collegano le sponde della Srpska di Bosnia passeggia, sgomenta, la turista australiana Kym Vercoe, volata fin lì da Sydney, sospinta da misteriose e irrefrenabili suggestioni, attratta da una vacanza che le squarcerà la coscienza.
Il film è stato progettato nel 2012: circa vent’anni prima, lungo tutto il ponte, furono sdraiati i cadaveri di 1785 musulmani, torturati e giustiziati (la cosiddetta “pulizia etnica”). E le cronache di allora raccontano che su quel ponte medievale, costruito su undici arcate nel XVI secolo dal gran visir Mehmed Paša Sokolovic, non si riusciva a restare in piedi, che il sangue era talmente tanto, e sparso ovunque, che aveva reso quelle pietre scivolose impraticabili per qualsiasi tipo di scarpa, o scarpone. La turista australiana segue la guida di Tim Clancy che, ovviamente, evita di “sporcare” con dei macabri riferimenti storici la stimolante descrizione di quel prodigio di architettura. Sempre su quella guida, Kym si fa allettare dall’invito a trascorrere “una notte romantica” nell’hotel Vilina Vlas, nei dintorni di Višegrad. Anche stavolta il buon Clancy omette di aggiungere che, quando esplose la guerra civile in Bosnia, nelle stanze di quell’albergo furono rinchiuse stuprate e uccise 200 donne (ancora “pulizia etnica”) e che alcune di esse, in preda al terrore, si lanciarono dai balconi per porre fine ai supplizi inferti dai “fratelli serbi”. Quando Kym scopre le barbarie commesse in quel luogo decide che non può continuare a sentirsi una turista in vacanza. Tenta di saperne di più, ma viene fermata e trattenuta dalla polizia che la deride quando la ragazza accenna agli eccidi.
Pochi mesi fa, alcuni cittadini avevano costruito una specie di stele su una proprietà privata. Sono arrivati in cento poliziotti per cancellare la parola “genocidio”. Il governo sta tentando di occultare i crimini perché chi li ha commessi, o ha permesso che venissero commessi, fa attualmente parte delle istituzioni di polizia, giudiziarie, educative e politiche”, ha commentato Jasmila Zbanic. Il film è tratto da una storia vera, messa in scena da Kym Vercoe che, poi, è diventata la protagonista del film della Zbanic, quando la regista ha deciso di portarla sullo schermo.
Siamo stati avvisati che fare un film come questo sarebbe stato molto pericoloso e che non eravamo al sicuro a Visegrad – ha aggiunto Jasmila Zbanic -. Ma il film doveva essere girato a Visegrad e abbiamo deciso di correre il rischio. Non abbiamo detto agli abitanti di Visegrad che tipo di film stavamo girando e un mio amico serbo si è prestato a fingere di essere il regista del film. Ho voluto realizzare un film sulla Bosnia di oggi, non su quella del passato. Abbiamo bisogno di dialogo, i giovani hanno bisogno di sapere e di capire, e tutto ciò non è possibile se si nega la storia. Non è questa la strada per superare ciò che di terribile è stato commesso durante la guerra. Era questo che volevo mettere in evidenza e ho pensato che lo sguardo di una straniera, un’australiana, non di parte, poteva raggiungere lo scopo con maggiore serenità ed efficacia”. Le immagini del film sono belle, ma il coinvolgimento di Kym Vercoe è poco emozionante. Il problema del film di Jasmila Zbanic è lo sguardo “neutrale” della protagonista: non è sufficiente ad informare adeguatamente lo spettatore su quanto è accaduto da quelle parti, oltre vent’anni fa. “For Those Who Can Tell No Tales” manca di rievocazione, di ricordi che informino quanti sanno poco o niente (la maggioranza dei giovani) degli orrori commessi in Bosnia, in nome della “pulizia etnica”. Il film è un ibrido e questo è il suo limite: per metà è réportage, per metà è fiction. La sua debolezza principale sta nel non essere abbastanza profondo, in quanto réportage frenato dalla fiction; né efficacemente coinvolgente, in quanto fiction appesantita dal réportage.
“For Those Who Can Tell No Tales”, regia di Jasmila Zbanic, con Kym Vercoe. Bosnia 2013

I film della settimana (dal 30.4): “Brick Mansions”, l’ultimo film di Paul Walker prima del tragico incidente

Un fidanzato per mia moglie” (Durata: 97 – Regia: Davide Marengo – Con Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Geppi Cucciari, Dino Abbrescia – Commedia – Italia). Camilla (Geppi Cucciari) lascia la Sardegna e si trasferisce nel capoluogo lombardo per amore di Simone (Paolo Kessisoglu), milanese al 100%. Dopo due anni la coppia entra in crisi. La convivenza invece di ammorbidire i loro difetti, li ha amplificati. Lei incapace di conservare un lavoro per più di pochi mesi, accoglie regolarmente ogni sera il marito con continue lamentele su tutto, mentre lui stanco di questo rapporto non ha il coraggio di lasciarla. Però…
Locke” (Durata: 85 – Regia: Steven Knight – Con Tom Hardy, Ruth Wilson, Andrew Scott, Olivia Colman – Drammatico – Usa, Regno Unito). Ivan Locke (Tom Hardy) ha lavorato sodo per costruirsi la sua vita. Ma in una sola notte tutto gli crollerà addosso. Ivan riceve una telefonata che scatenerà una serie di eventi dagli effetti catastrofici per la sua famiglia, la sua carriera e la sua anima
Il mondo fino in fondo” (Durata: 95 – Regia: Alessandro Lunardelli – Con Filippo Scicchitano, Luca Marinelli, Barbora Bobulova, Camilla Filippi – Commedia – Italia). Davide e suo fratello Loris vivono ad Agro, un paesino del nord Italia. Figli di un industriale della zona, i due lavorano nella fabbrica di famiglia. Davide ha diciotto anni ed è gay, Loris ha quasi trent’anni e non ha idea che suo fratello sia omosessuale, per lui l’unica cosa che conta è il calcio, o meglio, l’Inter. È proprio per seguire in trasferta la sua squadra del cuore che Loris chiede a Davide di andare con lui a Barcellona a vedere la partita. In Spagna, Davide conosce Andy, cileno ed ecologista convinto, di cui si invaghisce al primo sguardo; Andy invita Davide ad andare con lui a Santiago e il ragazzo non può fare a meno di seguirlo...
Tracks – Attraverso il deserto” (Durata: 115 – Regia: John Curran – Con Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth, Rainer Bock – Drammatico – Regno Unito, Australia). Tratto dalla storia vera di Robyn Davidson. Nel suo straordinario viaggio in solitaria, Robyn ha percorso a piedi 2.700 chilometri di deserto australiano, un ambiente spettacolare ma spietato, accompagnata solo dal suo cane Diggity e da quattro cammelli. Rick Smolan, giovane e carismatico fotografo del “New Yorker” e del “National Geographic”, l’ha seguita in alcune delle tappe del viaggio per raccontare la leggendaria traversata di uno dei più impervi deserti del mondo...
Violetta – Backstage Pass” (Durata: 100 – Regia: AA.VV. – Con Martina Stoessel – Musicale – Italia). Dodici attori del cast, capitanati dalla giovane protagonista Martina Stoessel, sono impegnati a interpretare le hit di successo della prima e seconda stagione della serie tv cult di Disney Channel durante l’incredibile performance dello scorso gennaio in Italia. Ad arricchire lo spettacolo ci sono inediti dietro le quinte che ci racconteranno come i protagonisti hanno vissuto il tour Italiano.
Da giovedì 1 maggio

Paul Walker in "Brick Mansions. E' stato il suo ultimo film prima del tragico incidente in cui perse la vita

Paul Walker in “Brick Mansions. E’ stato il suo ultimo film prima del tragico incidente in cui perse la vita

Brick Mansions” (Durata: 90 – Regia: Camille Delamarre – Con Paul Walker, David Belle, Robert Maillet, RZA – Azione – Nazionalità: Francia, Canada). È interpretato da Paul Walker (nella foto), l’ultimo suo film prima del tragico incidente d’auto in cui perse la vita il 30 novembre 2013. Il film è un remake del thriller d’azione francese “District B13”, ambientato in una Detroit distopica. Qui, fra palazzi di mattoni abbandonati dai tempi migliori, ora abitati solo dai criminali più pericolosi, per il poliziotto Damien Collier ogni giorno è una battaglia contro il crimine. Damien accetta a malincuore l’aiuto d’un coraggioso ex galeotto, e insieme dovranno fermare un sinistro complotto ed evitare la devastazione dell’intera città.
Nut Job – Operazione Noccioline” (Durata: 90 – Regia: Peter Lepeniotis – Animazione – Usa). C’era una volta “The Italian Job” con Michael Caine impegnato in una complicatissima rapina. Questa volta, al posto dell’attore inglese, c’è un piccolo scoiattolo newyorkese alle prese con l’arrivo dell’inverno e una fame senza confini. Surly, questo il nome del simpaticissimo animaletto, sotto la cui morbida apparenza, vive uno spirito sarcastico e ribelle che non si fida di niente e di nessuno. Un osso duro molto furbo che, però, inizierà a sciogliersi davanti alla scoiattolina Andie…

Una speranza di “Felicità” (nascosta in una “Sedia”) nell’ultimo messaggio di Carlo Mazzacurati

I protagonisti di “La sedia della felicità”: un tenero messaggio di speranza e di ottimismo di Carlo Mazzacurati, scomparso il 22 gennaio scorso a 58 anni

I protagonisti di “La sedia della felicità”: un tenero messaggio di speranza e di ottimismo di Carlo Mazzacurati, scomparso il 22 gennaio scorso a 58 anni

(di Paolo Calcagno) Le piccole storie dei film di Carlo Mazzacurati sono regali preziosi per la conoscenza e per la prova delle emozioni. L’ho amato da subito con il noir “Notte Italiana” e quando l’ho incontrato di persona per “L’Estate di Davide”, proiettato in “anteprima” a un’anomala e critica “Antenna/Cinema”, trasferitasi da Conegliano a Padova. Fu un giorno particolarmente fortunato grazie alle scelte, sempre acute, di Giorgio Gosetti e Carlo Di Carlo: dopo l’incontro del pomeriggio con Mazzacurati e il suo Cinema, anche la sera fu lieta e vibrante con i monologhi di un altro veneto di alto valore, Marco Paolini. Ricordo che il giorno dopo passeggiare per le strade di Padova non era più soltanto piacevole per le scoperte delle sue bellezze straordinarie, ma si arricchì di un’intimità profonda, come se fossimo parte di quel paesaggio umano, non sempre facilmente accessibile.
Carlo Mazzacurati è scomparso lo scorso 22 gennaio, a 58 anni, e non starò qui a farne un tardivo “coccodrillo”. L’uscita del suo ultimo film “La Sedia della Felicità” è, però, un’occasione per ricordare, sia pure brevemente, quanto è contato il talento dello sceneggiatore e regista (anche di documentari di ampio respiro) che ha raccontato la provincia del Nord-Est con affetto, ironia, e persino con qualche ira fustigatoria, per consolidare il nostro amore per il Cinema. E quanto ci mancherà.
Il Leone d’Argento per la regia, conquistato a Venezia con “Il Toro”, e le sue fortunate collaborazioni con registi tanto diversi da lui, per formazione, stile, tematiche, quali Gabriele Salvatores, Neri Parenti, Daniele Luchetti, e Nanni Moretti (compare in ben quattro suoi film), sottolineano compiutamente il livello di qualità espresso da Mazzacurati, la sua capacità di dialogo e la sua agilità nel muoversi fra i quattro angoli della gioia, leggerezza, curiosità, critica sociale, della nostra commedia. Gioia e leggerezza, intinte nelle sfumature cromatiche del surreale e del grottesco, compongono il quadro de “la Sedia della Felicità”, di cui sono protagonisti tre personaggi stralunati, quanto audaci e risoluti a vivere fino in fondo l’avventura che ha per traguardo il riscatto delle loro esistenze marginali: un tatuatore romano (Valerio Mastandrea), un’estetista siciliana (Isabella Ragonese) e un misterioso prete (Giuseppe Battiston), prima rivali e poi alleati nella ricerca del favoloso tesoro nascosto in una sedia. Inseguimenti, equivoci, colpi di scena, farciscono il divertimento dell’incontro dei nostri “eroi” con i riluttanti proprietari delle sedie tanto inseguite, interpretati in irresistibili “camei” dagli attori più amati da Mazzacurati: Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese, Silvio Orlando, Katia Ricciarelli, Roberto Citran, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic.
Alternato a inquadrature di vette innevate, Mazzacurati dipinge il suo sgangherato paesaggio umano di perdenti virato sul “giallo” comico, fra maghi cialtroni, montanari pittori, impiegate ninfomani, conduttori di aste-tv, pescivendoli incazzati. Tratto da una novella russa, che ha già conosciuto decine di versioni cinematografiche, fra cui “Una su 13” (1969), Nicolas Gessner e Luciano Lucignani, con Vittorio Gassman, Vittorio De Sica, Orson Welles, Sharon Tate, e “Il Mistero delle 12 Sedie” (1970), di Mel Brooks. La storia del racconto incomincia con uno zio morente che confida al nipote di aver infilato dei diamanti nell’imbottitura di una delle 13 sedie che possedeva, prima che gli venissero confiscate e vendute all’asta. Il giovane con l’aiuto di un poco di buono e di un pope avido si mette a caccia del tesoro. Nel film di Mazzacurati, a confidare il segreto è la rantolante Katia Ricciarelli all’estetista Isabella Aragonese che, a sua volta, ne parla al tatuatore Valerio Mastandrea. Inganni, sotterfugi, alleanze, e persino l’amore, sono sparsi nella “caccia al tesoro” degli eccellenti interpreti della coppia di imbranati protagonisti, affiancata dallo scaltro prete dell’ottimo Giuseppe Battiston.
Il tesoro che allevierà le pene esistenziali dei protagonisti del film provocando contagiose esplosioni di allegria, i vari mestieri dei numerosi personaggi, sono l’ultimo messaggio dello scomparso regista a un’Italia che va scomparendo, sull’orlo di una crisi finanziaria, certo, ma anche d’identità. Un’Italia alla quale Mazzacurati augura il lieto fine del ritrovamento del suo “tesoro”, come ha scritto nelle sue note di regia: “Avevo il desiderio di narrare una storia in tono comico, senza però perdere realismo né verità. Volevo anche che l’umanità di questo racconto emergesse a volte attraverso le forme del grottesco, a volte in toni più lirici, ma la cosa che più mi stava a cuore era di riuscire a tenere insieme il senso di catastrofe, in cui sembra che tutti stiamo cadendo, con l’energia e la voglia di riscatto che nonostante tutto si sente nell’aria”.
“La Sedia della Felicità”, di Carlo Mazzacurati, con Isabella Aragonese, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston. Italia 2013.