Thriller con Kusturica: misteri e strane sparizioni. Ma tra drammi e horror si ride con “La scuola più bella del mondo”


emir kusturicaGiovedì, 13 novembre..
“La foresta di ghiaccio” (2013, Italia). Regia Claudio Noce. Con Emir Kusturica, Adriano Giannini, Ksenia Rappoport, Domenico Diele, Rinat Khismatouline, Maria Roveran – Thriller – 100 min.
Un pesante mistero contrasta con l’apparente serenità di un piccolo paese alpino di confine. Qui arriva Pietro, un giovane tecnico specializzato: deve riparare un guasto alla centrale elettrica in alta quota. Si trova improvvisamente di fronte a strane sparizioni, tra strani carichi in arrivo, segreti nascosti, segreti del passato da svelare e l’indagine di una zoologa esperta di orsi, che in realtà non è altro che una poliziotta. Si consuma intanto, tra crudeltà a lungo covate, lo scontro fra il giovane Pietro e due fratelli, Lorenzo e Secondo, che vivono e lavorano nella zona. Quando il ragazzo comprende l’origine dei segreti nascosti nel cuore della valle, le tensioni esplodono e comincia un gioco inquietante in cui nessuno è immune dal sospetto, neppure la zoologa esperta di orsi…

Gli altri film della settimana

Clown” (2014, Usa). Regia Jon Watts. Con Peter Stormare, Eli Roth, Laura Allen, Andy Powers, Elizabeth Whitmere, Christian Distefano, John MacDonald, Julia A. Long, Chuck Shamata – Horror – 100 min.

“Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit, 2014, Belgio, Italia, Francia). Regia Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Batiste Sornin, Alain Eloy, Myriem Akeddiou, Olivier Gourmet, Christelle Cornil, Fabienne Sciascia – Drammatico – 95 min.

“Frank” (2014, Irlanda, Regno Unito). Regia Lenny Abrahamson. Con Michael Fassbender, Maggie Gyllenhaal, Domhnall Gleeson, Scoot McNairy, Carla Azar, François Civil, Tess Harper, Hayley Derryberry, Matthew Page – Commedia drammatica – 95 min.

“Il mio amico Nanuk” (2014, Italia, Canada, Usa). Regia Roger Spottiswoode, Brando Quilici. Con Dakota Goyo, Goran Visnjic, Bridget Moynahan, Kendra Leigh Timmins, Russell Yuen, Matt Connors, Duane Murray, Racine Bebamikawe, Jacqueline Loewen – Avventura – 90 min.

“Lo sciacallo – Nightcrawler” (Nightcrawler, 2014, Usa). Regia Dan Gilroy. Con Jake Gyllenhaal, Bill Paxton, Rene Russo, Ann Cusack, Eric Lange, Kevin Rahm, Kathleen York, Anne McDaniels, Riz Ahmed, Jamie McShane, Jonny Coyne – Drammatico – 117 min.

La scuola più bella del mondo (2014, Italia). Regia Luca Miniero. Con Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro, Miriam Leone, Lello Arena Commedia – 98 min.

“Tre tocchi” (2014, Italia). Regia Marco Risi. Con Leandro Amato, Luca Argentero, Massimiliano Benvenuto, Claudio Santamaria, Valentina Lodovini, Paolo Sorrentino, Marco Giallini, Maurizio Mattioli, Matteo Branciamore, Emiliano Ragno, Vincenzo De Michele, Ida Di Benedetto, Antonio Folletto, Gilles Rocca, Francesca Inaudi, Jonis Bascir – Drammatico – 100 min.

Words and Pictures (2013, Usa). Regia Fred Schepisi. Con Clive Owen, Juliette Binoche, Valerie Tian, Navid Negahban, Bruce Davison, Amy Brenneman, Adam DiMarco, Josh Ssettuba, Janet Kidder, Christian Scheider –  Commedia drammatica – 111 min.

 

«I morti, resteranno là, sotto la neve…». Ecco la Grande Guerra, straziante e disperata, di Ermanno Olmi

collage olmi. pratiMILANO, venerdì 7 novembre
(di Patrizia Pedrazzini)  “Nessuno lo sa, dove si nasconde il Padreterno. Neanche il Papa. Ma vuoi che, se non ha ascoltato il figlio, ascolti noi, poveri cani?”. C’è tutto Ermanno Olmi in “torneranno i prati”(scritto così, in minuscolo, come si conviene a una storia minima), il film sulla Grande Guerra dell’83enne regista bergamasco. Gli uomini umili e spaventati, il dolore e il silenzio, lo smarrimento e l’abbandono, l’innocenza e la paura. Il freddo, il buio. E, di contro, la bellezza struggente di una natura imperturbabile, splendida, algida cornice di un massacro insensato.
È una notte di luna piena e di nuvole nere, sull’Altopiano, una notte di novembre del 1917, con le montagne dai profili cupi e tanta, tanta neve. Candida, fresca, alta. Sembra brillare, nell’oscurità. Non una goccia di sangue cadrà a macchiarla. E c’è una trincea, con le sue povere cose, le gavette e le calze stese, e le povere vite dei poveri soldati che la occupano. Il nemico è lì vicino, dall’altra parte, ma non lo si vedrà mai: solo il bagliore dei razzi, il tuono dei mortai, il sibilo delle pallottole raccontano di lui. Tanto basta, a Olmi. Per dare vita a un film straziante e senza speranza, nel quale l’uomo sembra aver perso non solo il controllo del proprio destino, ma anche la consolazione di essere almeno ricordato.
Le figure e le situazioni sono quelle di sempre: l’ordine insensato di conquistare un rudere esposto al fuoco dei cecchini, il suicidio di un soldato che preferisce spararsi che farsi ammazzare, il capitano che si degrada perché non ce la fa più, il sergente che non si dà pace per non aver saputo proteggere i suoi uomini, il soldato che appallottola molliche di pane e le mette in fila, sul bordo della branda, per il topolino che passa a mangiarle, e quello che tutte le notti, durante la guardia, aspetta che la volpe passi, quasi a trovarlo, là sotto il larice davanti all’imbocco dell’avamposto. Ma non è solo questo.
Olmi va oltre gli stereotipi della filmografia sulla Prima Guerra Mondiale. E va oltre anche la polemica e la rabbia. Non ha nemmeno bisogno di mostrare l’assurda stupidità degli ordini criminali, i colonnelli e i generali tronfi e incapaci, gli errori e gli orrori di quella che Papa Benedetto XV già allora definì “l’inutile strage”. Gli bastano gli umili tratti fisici dei soldati, le loro facce anonime, sporche, contratte dal freddo, le loro mantelline grigioverdi che sventolano al vento gelido dei monti. “La posta. Solo quella aspettano, gli uomini”. La stessa posta (quattro miliardi di lettere, da e per il fronte, in anni nei quali metà della popolazione italiana censita era analfabeta) alla quale il regista ha attinto per fotografare un’Italia ormai lontana, disperata ma anche obbediente e rispettosa. “Col suo permesso, signor tenente…”.
Il risultato non è nemmeno un film, almeno non nella sua accezione più classica. È una sorta di grande fotografia lunga un’ora e venti minuti, “girata” a colori, ma spenta poi nei toni plumbei del nero, del grigio, del bianco, del blu, chiamata a fissare nel tempo, e a consegnare alla memoria, il disperato dolore di centinaia di migliaia di giovani vite consapevoli di andare a morire. “I morti, resteranno là, sotto la neve, per tutto l’inverno. Verranno poi a prenderli in primavera. Ma alcuni non li cerca più nessuno. Resteranno in questi boschi per sempre”. E quando la guerra sarà finita, “tutti torneranno da dove sono venuti, qui sarà cresciuta l’erba nuova, e di tutto quello che abbiamo patito, nessuno saprà più niente”. E allora, certo, torneranno i prati, sembra dire alla fine Olmi, mentre sullo schermo scorrono le immagini d’epoca della Vittoria, ma a ricoprire tanta sofferenza, a adagiarla fra le braccia della natura, a consegnarla definitivamente al passato.
Cent’anni dopo, mentre da più parti emergono appelli per la riabilitazione storica, e giuridica, di quel migliaio e più di soldati italiani fucilati per disobbedienza o “decimati” fra il 1915 e il ’18 (in Gran Bretagna un provvedimento analogo è già stato adottato nel 2006), a chi quel conflitto ha avuto la fortuna di non viverlo non rimane che il ricordo. Quanto meno il dovere di non dimenticare. Al di là delle celebrazioni ufficiali, il solo, autentico modo per rendere onore a quei poveri, ignari, disperati 620 mila morti.

Arriva “Interstellar”, il film, dicono, che rivoluziona i codici cinematografici finora usati per le avventure nello spazio

collage interstellarGIOVEDI, 6 novembre  
Interstellar” (2014, Usa, Regno Unito). Regia Christopher Nolan. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Elyes Gabel, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Topher Grace, Mackenzie Foy, Ellen Burstyn, Collette Wolfe, John Lithgow, Jeff Hephner, David Oyelowo, William Devane – Fantascienza – 169 min.
Un tragico cambiamento climatico ha duramente colpito l’agricoltura. Il nostro pianeta è sconvolto. L’unico prodotto agricolo sopravvissuto alle intemperie è il granoturco. Un gruppo di scienziati decide di intraprendere un viaggio spaziale attraverso un tunnel spazio-temporale, per trovare luoghi in cui la vita sia possibile. Il viaggio attraverso un portale interdimensionale conduce gli esploratori a una destinazione che trascende la conoscenza scientifica. A Londra, dopo l’anteprima europea del film, è stato paragonato a “2001 Odissea nello spazio”. Ed è stato anche detto che il film, ben oltre i confini della realtà, ridefinisce i codici cinematografici finora usati per raccontare le avventure nello spazio. Christopher Nolan, a sua volta, della sua ultima creatura ha voluto soprattutto mettere in evidenza, piuttosto che avventurarsi sul terreno delle spiegazioni scientifiche, il rapporto d’amore che lega un padre e una figlia: «La possibilità di esplorare lo spazio rappresenta il massimo dell’umana esperienza, fare un film su questo è stato straordinariamente eccitante, eppure ho sempre avuto la consapevolezza che l’aspetto più interessante, anche rispetto alla grandezza dell’universo, è la relazione che si stabilisce fra gli esseri umani».

GLI ALTRI FILM DELLA SETTIMANA

“Tre cuori” (Trois coeurs, 2014, Francia). Regia Benoit Jacquot. Con Charlotte Gainsbourg, Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Benoît Poelvoorde, Caroline Piette – Drammatico – 100 min.
“Sils Maria” (Clouds of Sils Maria, 2014, Francia). Regia Olivier Assayas. Con Chloe Moretz, Kristen Stewart, Juliette Binoche, Brady Corbet, Claire Tran, Johnny Flynn, Hanns Zischler, Angela Winkler, Jerry Kwarteng, Lars Eidinger – Drammatico – 124 min.
“Doraemon – Il film” (Stand by Me Doraemon, 2014, Giappone). Regia ichi Yagi, Takashi Yamazaki – Animazione – 95 min.
“Andiamo a quel paese” (2014, Italia). Regia Salvatore Ficarra e Valentino Picone. Con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Fatima Trotta, Nino Frassica, Tiziana Lodato, Ludovico Caldarera, Rigillo, Francesco Paolantoni, Lily Tirrinnanzi – Commedia – 90 min.
“Torneranno i prati” (2013, Italia). Regia Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato – Drammatico, guerra – 80 min.
“Get On Up – La storia di James Brown” (Get On Up. 2014, Usa). Regia Tate Taylor. Con Chadwick Boseman, Nelsan Ellis, Dan Aykroyd, Viola Davis, Lennie James, Fred Melamed, Craig Robinson, Jill Scott, Octavia Spencer, Josh Hopkins – Biografico, drammatico, musicale – 139 min.
“Non escludo il ritorno” (2014, Italia). Regia Stefano Calvagna. Con Gianfranco Butinar, Enzo Salvi, Franco Oppini, Nadia Rinaldi, Andrea De Rosa, Danilo Brugia, Stefano Calvagna, Michael Madsen, Rossella Infanti, Roberta Scardola, Claudio Del Falco, Stefania Marchionna, Ascanio Pacelli – Biografico, drammatico, musicale – 94 min.

La grande guerra? Una grande truffa! Milioni di morti senza sapere perché. Ne parla Olmi alla vigilia del film

Desktop4MILANO, martedì 4 novembre
Ecco “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi, struggente film sull’assurda e tragica follia del primo conflitto mondiale, che fece 17 milioni di morti, di cui oltre 600 mila italiani. Sarà nei cinema italiani giovedì 6. Ma sarà anche proiettato negli istituti di cultura e nelle ambasciate di oltre cento nazioni. In 80 minuti, Olmi racconta l’odissea di ragazzi umili, spesso analfabeti, mandati inutilmente a una carneficina. Morti senza sapere perché. Eroi ignari e ignoti, su quell’Altipiano dei Sette Comuni, tra 1100 e 1800 metri, in quell’inverno 1917, alla vigilia della disfatta di Caporetto.
Ermanno Olmi, con la collaborazione del regista Maurizio Zaccaro, ha girato nell’inclemenza d’un nevoso inverno, anche lui lassù, a 1800 metri. Descrive l’anonima notte d’un avamposto italiano a ridosso della linea di fuoco, fra trincee e squallidi dormitori, mentre il freddo e il ghiaccio anchilosano le membra.
Occhi sbarrati su quel deserto di neve tra esplosioni di bombe e sibili di pallottole.
In merito al film torneremo sull’argomento da un punto di vista storico e critico.
Intanto sentiamo come lo stesso ottantatreenne regista ha spiegato, da un letto d’ospedale (per accertamenti clinici), in videoconferenza, le ragioni di questo sua nuova opera:
Questo è un film che mi è stato proposto, e il mio pensiero è andato a mio padre che, quando ero bambino, mi raccontava della guerra dov’era stato soldato – e spesso, tanti anni dopo, ancora piangeva -. Allora la mia era solo una percezione di bambino, ora so che abbiamo compiuto un grande tradimento nei confronti di milioni di giovani. Non abbiamo spiegato loro perché sono morti. Adesso celebriamo il centenario. Mi auguro che, aldilà di bandiere e fanfare, si trovi un modo per chiedere scusa, altrimenti è vigliaccheria. So di usare parole forti, ma resteremmo nel tradimento. Ho in mente un ammonimento di Camus: se vuoi che un pensiero cambi il mondo, prima devi cambiare te stesso
E ancora:
Se oggi l’idea della patria non esiste più, quei ragazzi avevano creduto nell’amor di patria, ma era una grande bugia, una grande truffa: sono stati sacrificati per volere dei potenti… I nemici non sono nella trincea di fronte, sono quelli che hanno mandato i nostri soldati ad uccidere uomini come loro…”