Adamo ed Eva, Lot, Salomé nei tableaux vivents sui tabù del sesso, firmati Peter Greenaway

Desktop3MILANO, sabato 4 ottobre
(di Paolo Calcagno) “Words, words everywhere: words in the books, words on the stage…” (Parole, parole ovunque: parole nei libri, parole sul palcoscenico…”). Ramsey Nasr, strepitoso interprete dell’incisore olandese Hendrikx Goltzius, mette subito in chiaro il senso e lo scopo del nuovo film di Peter Greenaway “Goltzius and the Pelican Company” nell’introduzione al racconto dell’incontro con il margravio di Alsazia (F. Murray Abraham in gran spolvero): nei libri e a teatro dominano le parole, mentre il vero linguaggio universale, il più antico e duraturo è quello delle immagini.
«Abbiamo avuto 8mila anni di pittura, 32mila se guardiamo ai graffiti nelle grotte. La pittura è semplice, la sua tecnica è immediata. Si dice “All’inizio, era il verbo”. Io, invece, penso che all’inizio c’era l’immagine e che probabilmente resterà l’ultimo mezzo di espressione quando la civiltà sarà scomparsa, come certamente accadrà», ha sostenuto Peter Greenaway, alla presentazione milanese del suo film.
Il concetto della preziosità delle immagini e del suo maggior valore rispetto ai testi è confermato anche nel finale del film, quando l’amministratore del margravio, regolando con l’artista il contratto del ricco finanziamento di una lussuosa edizione del Vecchio Testamento e delle varie rappresentazioni della sua compagnia teatrale (appunto, la Pelican Company), offre personalmente a Goltzius una scarsella di monete d’oro per il suo album di disegni, affermando che a lui non interessano le parole, ma le immagini.
Greenaway, a sua volta pittore con varie mostre all’attivo, da qualche tempo si dedica al tema della pittura anche con la cinepresa, dall’installazione tecnologica su “L’Ultima Cena” di Leonardo al film “Rembrandt’s J’accuse” (dedicato al capolavoro “Ronda di Notte” del grande artista olandese), fino alla preparazione di un film su Bosch.
Penso che nessun giovane cineasta agli inizi dovrebbe avere il permesso di usare una macchina da presa o una videocamera senza avere prima frequentato tre anni di una scuola d’arte”, ripete spesso l’autore di capolavori del grande schermo, quali “I Misteri del Giardino di Compton House”, “Il Ventre dell’Architetto”, “Il Cuoco, il Ladro, sua Moglie e l’Amante”.
Greenaway, oggi 72nne, afferma anche che con i suoi 120 anni di storia il Cinema in confronto alla pittura “è effimero” e che con l’avvento delle nuove tecnologie possiamo tranquillamente definirlo “obsoleto” e, persino, considerarlo “quasi morto”. “Lo schermo fisso non basta più a contenere le immagini che per essere adeguatamente rappresentate dovrebbero scorrere, almeno, su tre schermi in continuo movimento. I film, oggi, non sono niente di più che illustrazioni di testi, classici o originali che siano: non c’è inventiva in quelle immagini. E anche il 3D di Cameron, alla “Avatar” per capirci, è completamente superato. Avete presente gli schermi giganti di Time Square con le loro esplosioni di immagini? Ecco, quello è il vero 3D”, sentenzia Greenaway.
Non è, pertanto, un caso se il regista britannico da tempo non affidi più i suoi film alla distribuzione nelle sale cinematografiche, ma preferisce proiettare la cifra stilistica delle sue sperimentazioni in luoghi più raccolti come i Teatri e più idonei alla rappresentazione della commistione di generi in quest’epoca dominata dalle tecnologie digitali. Non vi è dubbio che, dopo il Louvre e la National Gallery, contesti come il Teatro dell’Arte (Crt) della Triennale di Milano, dove “Goltzius and the Pelican Company” resterà solo fino a domenica 5 ottobre, per poi trasferirsi al “Bellini” di Napoli, a Roma e in speciali sale d’essai di altre città italiane, offrano alla “forma espressiva trasversale che attinge alle altre arti” dell’opera di Greenaway l’esaltante dimensione di una programmazione che la presenta come uno spettacolo dal vivo.
Goltzius”, come annuncia il Crt, “testimonia il profondo interesse di Greenaway per i capolavori del Rinascimento e fonde l’estetica del XVI secolo con narrazione, videoarte, pittura, teatro, musica e mezzi digitali del ventunesimo secolo, creando uno spettacolo opulento, una messa in scena dove i linguaggi vengono contaminati in un cortocircuito di diverse tecnologie”. Il sesso è il tema al centro di “Goltzius” con una successione barocca di nudi e scene erotiche che attraversano riferimenti e principi di varie epoche, dalla mitologia ai nostri tempi, e che toccano picchi arditissimi senza, però, mai concedersi tentazioni pornografiche. Scandaloso, visionario e barocco come sempre, Peter Greenaway non rinuncia neanche in quest’occasione alle sue caratteristiche scansioni alfabetiche e numeriche affidandosi, stavolta, alla declinazione dei peccati legati al sesso e alla rappresentazione dal vivo di celebri episodi biblici, da Adamo ed Eva a Putifarre e sua moglie, da Lot e le sue figlie a David e Bathsheba, da Sansone e Dalila a Salomé e Giovanni Battista. I “tableaux vivents” ispirati al vizio capitale del sesso, richiesti dal margravio di Alsazia come condizione per la concessione del ricco finanziamento per la stampa della raffinata edizione della Bibbia, metteranno in scena seducenti e provocatorie rappresentazioni dei 7 tabù sessuali, come fornicazione, incesto, adulterio, pedofilia, prostituzione e necrofilia, e provocheranno profondi turbamenti e conseguenze inattese, sia all’interno della coorte del nobile alsaziano, sia fra i membri della compagnia teatrale, in cui figurano i noti attori teatrali Pippo Delbono, Giulio Berruti, Flavio Parenti. Italiane sono anche le musiche, sempre fondamentali nei film di Greenaway, create dal compositore Marco Robino.
Ci sono solo due cose basilari nella vita – ha commentato Greenaway – e riguardano sia me che voi: tutti siamo stati concepiti da due persone che hanno fatto sesso; e ognuno di noi morirà. Tutto il resto è relativo. Di che cos’altro dovremmo parlare? La religione, ogni religione, tratta della morte. E l’arte tratta della vita. La religione è qui a dirci: non ti preoccupare, c’è una vita oltre la vita. La cultura rappresenta l’opposto di tutto ciò: il sesso e la vita, qui sulla terra”.
“Goltzius and the Pelican Company”, regia di Peter Greenaway, con F. Murray Abraham, Ramsey Nasr, Kate Moran, Giulio Berruti, Anne Louise Hassing, Flavio Parenti, Lars Eidinger, Pippo Delbono. Olanda 2012.

Chandler in salsa napoletana per Zingaretti e Marco D’Amore, apologo della smarrita identità dell’uomo d’oggi

logo perez def(di Paolo Calcagno) E’ il crimine il principale motore della società moderna. Lo aveva già rivelato, genialmente, James G. Ballard nei suoi romanzi: un motore che fa girare l’economia di grandi e piccoli centri e che mastica e inghiotte le esistenze dei vari strati sociali, proletari e borghesi, arruolando i primi e riducendo a una rassegnata acquiescenza i secondi. Edoardo De Angelis, acuto e giovane regista casertano formatosi all’Accademia, già aveva dato prova del suo talento nell’opera prima “Mozzarella Stories”, noir grottesco, godibilmente pastellato e a tratti irresistibile nella narrazione dei contesti tradizionali “contaminati” dall’assalto volgare e inarrestabile del processo criminale di globalizzazione. Per il suo secondo film De Angelis ha seguito con devota attenzione la lezione di Raymond Chandler trasferendo, però, la condanna alla mediocrità del protagonista nel contesto urbano e sociale di Napoli, forse, il più tradito del nostro Paese. “Perez.”, accolto con manifesti favori dalla platea della recente Mostra del Cinema di Venezia (dove era stato inserito, fuori Concorso, nella selezione ufficiale), è un avvocato che ha dirottato le sue brillanti capacità verso il modesto ruolo del difensore d’ufficio, cercando nella mediocrità il suo rifugio dall’infelicità.
Demetrio Perez, tuttavia, nel suo stanco abbandono marlowiano alla deriva esistenziale è aggrappato al salvagente, per lui provvidenziale, dell’infinito amore per la figlia unica Tea, appena oltre la soglia dell’adolescenza, che non lo rispetta e che si è legata al torbido camorrista Corvino, latitante, che si insedia in casa del legale napoletano. Il giovane, peraltro, è rivale del boss malavitoso Buglione “, detto “Centopercento”, divenuto collaboratore di giustizia e assistito legalmente da Demetrio Perez. Quando Corvino si trasforma da presenza ingombrante in reale pericolo, soprattutto per la figlia Tea, Perez scopre dentro di sé energie e rabbia insospettate che lo mutano nel classico “cane di paglia” che prende inarrestabilmente fuoco. L’incendio che sprigiona Perez, però, non è il fuoco sacro del giustiziere che incenerisce ogni espressione del male, secondo l’ideale dettato degli anni ‘70. Oggi, del resto, non glielo chiede nessuno, e in platea nessuno se l’aspetta. Perez, perciò, si limita a travolgere la minaccia più prossima all’esistenza sua e di Tea, ritrovando nel suo passaggio all’azione, nella messa in atto del tipico “Mo’ basta” napoletano, il maltrattato rapporto con la figlia, la sua dispersa identità, il “grande sonno” di cui s’era completamente privato per ben 5 giorni di fila, e finalmente il suo “punto” e a capo.
Le tonalità cupe e desaturate dell’emozionante fotografia di Ferran Peredes aderiscono efficacemente alle inquadrature virtuose di De Angelis che sottolineano la crescente oppressione delle atmosfere del film. “Perez.” è un apologo della smarrita identità di un uomo del nostro tempo, di una vita schiantata dal disagio di essersi rivelata una promessa mancata. Non a caso, De Angelis (che è anche autore della sceneggiatura assieme a Filippo Gravino) ha ambientato il film fra i lividi e spettrali grattacieli del Centro Direzionale, un tempo fiero progetto di evoluzione socio-urbanistica affidato all’ingegno dell’immenso Kenzo Tange, divenuto oggi un desertificato e inquietante quartiere da “day after”.
Anche se il dialetto napoletano e le sue declinazioni canore corredano compiutamente il ritmo ricercato e l’avvolgente vivacità narrativa del film, tuttavia “Perez.” non è tanto un racconto di consueta napoletanità quanto una storia universale che potrebbe essere ambientata in qualsiasi latitudine infettata dalla criminalità dilagante. Infatti, un produttore americano ha chiesto di acquistare i diritti del film per farne un remake made in USA.
Per i ruoli maschili principali De Angelis ha avuto la fortuna di poter contare su due interpreti eccellenti: Luca Zingaretti (Perez), che ha consolidato il suo fortissimo appeal nelle serie-tv dedicate al “Commissario Montalbano”, e l’emergente Marco D’Amore (Corvino), che si è recentemente imposto nel “Gomorra” televisivo con lo straordinario e spietato “sergente di Camorra” Ciro Di Marzio. Inoltre, sempre puntuali all’appuntamento con la prestazione di gran classe i fedelissimi di De Angelis, Massimo Gallo (Buglione), nel ruolo del capoclan di camorra votato alla managerialità; e Gianpaolo Fabrizio (l’avvocato Merolla, grande amico di Perez). Infine, ma non ultima, Simona Tabasco (Tea), attrice dal prepotente temperamento, “un animale di scena” che lascia il segno.
“Perez.”, regia di Edoardo De Angelis, con Luca Zingaretti, Marco D’Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo. Italia 2014.

Settimana dominata da horror thriller e drammatico. Una sola “commedia” a consolazione degli appassionati

FRATELLI UNICI 100X140 YAHOOGIOVEDI 2 ottobre
“Fratelli unici” (2014, Italia). Regia Alessio Maria Federici. Con Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone  – Commedia, min. 89. Pietro (Raoul Bova) è un uomo affermato che non sa più come si ama, Francesco (Luca Argentero) è un eterno ragazzino che non ha mai amato. Sono fratelli, ma hanno passato tutta la vita a desiderare di essere figli unici. Un incidente fa perdere la memoria a Pietro. Diventa come un bambino. La sua ex moglie Giulia (Carolina Crescentini) sta per risposarsi e non vuole avere più a che fare con lui. Francesco è costretto a portarselo a casa e, per la prima volta, a fare la parte dell’adulto. Ha così inizio una singolare convivenza con punte tragicomiche davanti agli occhi di Sofia (Miriam Leone), la vicina di casa giovane, bella ma soprattutto irritata dalla superficialità con la quale Francesco cerca di rieducare il fratello. Per lei “l’amore è l’unica cosa che non dipende dai punti di vista”, mentre per Francesco il punto di vista è uno solo: l’amore non esiste…

GLI ALTRI FILM DELLA SETTIMANA

“Annabelle” (2014, Usa). Regia Gary Dauberman. Con Annabelle Wallis, Alfre Woodard, Eric Ladin – Horror- min.98.

“Boxtrolls – Le scatole magiche” (The Boxtrolls, 2014, Usa). Regia Graham Annable, Anthony Stacchi – Animazione – min. 96.

“La trattativa” (2014, Italia). Regia Sabina Guzzanti. Con Sabino Civilleri, Enzo Lombardo, Antonino Bruschetta, Sabina Guzzanti – Drammatico, min. 108.

“Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires” (Medianeras, 2011, Argentina, Spagna, Germania). Regia Gustavo Taretto. Con Pilar López de Ayala, Javier Drolas, Inés Efrón, Carla Peterson, Rafa Ferro, Adrían Navarro – Drammatico, min 95.

“Perez” (2014, Italia). Regia Edoardo De Angelis. Con Marco d’Amore, Luca Zingaretti, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo – Drammatico, min 94.

“Sin City – Una donna per cui uccidere” (Sin City: A Dame to Kill For, 2014, Usa). Regia: Frank Miller, Robert Rodriguez. Con Bruce Willis, Jessica Alba, Eva Green, Mickey Rourke, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Ray Liotta, Rosario Dawson, Marton Csokas, Dennis Haysbert, Powers Boothe, Julia Garner – Azione, thriller, min 102.

“ Una promessa” (Une promesse, 2013, Francia, Belgio). Regia Patrice Leconte. Con Maggie Steed, Toby Murray, Richard Madden, Alan Rickman, Rebecca Hall – Drammatico, romantico, min 98.

Torna sugli schermi l’imperdibile “400 colpi” di Truffaut del 1959: e dopo di allora il cinema non fu più lo stesso

Desktop3GIOVEDI 25 SETTEMBRE
I 400 colpi” (Les 400 Coups, Francia/1959, 93’). di François Truffaut, edizione restaurata, versione originale francese con sottotitoli italiani. Con Jean‐Pierre Léaud (Antoine Doinel), Claire Maurier (Sig.ra Doinel), Albert Remy (Sig. Doinel), Guy Decomble (il professore), Patrick Auffay (René Bigey), Georges Flamant (il signor Bigey), Yvonne Claudie (la signora Bigey), Robert Beauvais (il preside). Opera prima del grande regista francese, fu presentato a Cannes nello stesso anno, vincendo il premio per la migliore regia, con pubblico e critici entusiasti, che videro con questo film la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, sia sul piano narrativo sia sul piano tecnico. Indimenticabile la famosa sequenza di Antoine Doinel che corre a perdifiato verso il mare, considerata rivoluzionaria da un punto di vista della ripresa e della tecnica cinematografica. “I 400 colpi” (inno all’infanzia incompresa, argomento prediletto di Truffaut, che lo accompagnerà per tutta la vita) è considerato in Francia il manifesto della Nouvelle Vague. Ma, anche a livello mondiale, questo film è visto come pietra migliare d’un cinema che si trasforma. In realtà, dopo di allora, il cinema non sarà più lo stesso. È la storia di Antoine Doinel, un ragazzino che vive con la giovane madre e il patrigno. Ha poca voglia di studiare, preferisce andare al cinema, a marinare la scuola, a compiere piccoli furti, a scappare di casa, trascurato da un padre indifferente e da una madre frivola e superficiale. Rinchiuso punitivamente in riformatorio, durante una partita di pallone Antoine approfitta della disattenzione dei sorveglianti e fugge. Con una lunga corsa arriva sino al mare (che non aveva mai visto prima), si spinge sino alla battigia, si volta dopo essere entrato con le scarpe nell’acqua. Il film finisce con un memorabile fermo immagine…

Gli altri film della settimana

Bastardi in divisa” (Let’s Be Cops, 2014, Usa 104’). Regia Luke Greenfield. Con Nina Dobrev, Angela Kerecz, Damon Wayans Jr. – Azione, commedia.
La buca” (2014, Italia, 90’). Regia Daniele Ciprì. Con Sergio Castellitto, Rocco Papaleo, Valeria Bruni Tedeschi – Commedia.
L’incredibile storia di Winter il delfino 2” (Dolphin Tale 2, 2014, Usa, 107’). Regia Charles Martin Smith. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, Harry Connick Jr., Nathan Gamble – Drammatico, fantasy.
Lucy” (2014, Usa, 89’). Regia Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Analeigh Tipton, Choi Min‐sik, Mason Lee – Azione, thriller.
Party Girl” (2014, Francia, 95’). Regia Marie Amachoukeli‐Barsacq, Claire Burger, Samuel Theis. Con Angelique Litzenburger, Joseph Bour, Mario Theis – Documentario.
Pasolini” (2014, Italia, 86’). Regia Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio, Adriana Asti, Giada Colagrande, Valerio Mastandrea, Maria De Medeiros, Ninetto Davoli – Biografico, drammatico.
Pongo il cane milionario” (Pancho, el perro millonario, 2014, Spagna, 90’). Regia Tom Fernández. Con Eloy Azorín, Manuel Baqueiro, María Castro – Commedia.
Posh” (2014, Regno Unito, 107’). Regia Lone Scherfig. Con Douglas Booth, Sam Claflin, Natalie Dormer, Holliday Grainger, Max Irons –  Drammatico, thriller.
The Protector 2” (Tom yum goong 2, 2013, Tailandia, 104’). Regia Prachya Pinkaew. Con Tony Jaa, Rza, Petchtai Wongkamlao, JeeJa Yanin, Marrese Crump, Yayaying Rhatha Phongam, Kazu Patrick Tang, David Ismalone, Theerada Kittisiriprasert – Azione.