Amore e amicizia contro il razzismo ♦ Eroe sovrappeso ♦ Thriller di montagna ♦ Viaggio ironico nella storia d’Italia

Da giovedì 16 gennaio

JOJO RABBIT (Germania 2019) di Taika Waititi. Con Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie. Drammatico. 108 min. ● Ragazzino decenne, fanatico del nazismo, integrato nella gioventù hitleriana, scopre che la madre nasconde in casa una ragazzina ebrea che ama il disegno, le poesie di Rilke e il fidanzato partigiano. Così diversi e nemici fra loro, sono costretti a una convivenza meno feroce del previsto (e talvolta esilarante) E l’amore e l’amicizia diventano più forti dell’odio razziale.…

RICHARD JEWELL (USA 2019) di Clint Eastwood. Con Sam Rockwell, Kathy Bates. Biografico. 129 min. ● Un trentenne sovrappeso vive con la mamma e si considera un tutore della legge. Vive di lavoretti di sorveglianza. Durante gli eventi che precedono le Olimpiadi di Atlanta del ’96, è il primo a dare l’allarme per uno zaino sospetto. E diventa l’eroe che aveva sempre sognato di essere. Il sogno durerà poco

THE LODGE (Gran Bretagna, USA 2019) di Severin Fiala, Veronika Franz. Con Riley Keough, Jaeden Martell. Horror. 100 min. ● Due bambini vivono con il padre dopo la morte della mamma. Ora il papà vorrebbe far loro conoscere meglio la sua nuova giovane fidanzata, e organizza una vacanza in montagna. Ma, richiamato in città per un impegno, lascia soli i due bambini e la giovane donna in una casa carica di misteri e circondata dalla neve…

SCHERZA CON I FANTI (Italia 2019) di Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna. Documentario. 72 min. ● Un viaggio tragicomico nella recente storia d’Italia: un percorso lungo più di cent’anni per esaminare e capire il difficile, seppur sofferto e ironico rapporto tra il popolo e il mondo militare e, più in generale, il potere. Con un repertorio documentale di canti popolari, immagini d’archivio dell’Istituto Luce e quattro diari di guerra di ieri e oggi

Un figlio, un padre, uno stormo di oche. Perché niente più della natura (e dell’avventura) ricuce rapporti e sentimenti

(di Patrizia Pedrazzini) Nicolas Vanier, cinquantasettenne regista e scrittore francese, è, prima di tutto, un uomo profondamente innamorato della natura, degli animali e, inevitabilmente, dell’avventura. Nel 2004, con il film “Il Grande Nord”, aveva raccontato la vita dei cacciatori di pelli dello Yukon, in Canada, minacciati dall’avanzata delle compagnie del legname. Poi, nove anni dopo, è arrivato “Belle & Sebastien”, sull’amicizia fra un bambino orfano e un cane da montagna dei Pirenei. Ora è la volta di “Sulle ali dell’avventura”, tratto da un romanzo dello stesso Vanier, a sua volta ispirato a una storia vera.
La vicenda è quella di Thomas, quindicenne di città che vive incollato al cellulare e ai videogiochi. Finché un giorno, esasperata, la madre decide di spedirlo per tre settimane in Camargue dal padre, dal quale è separata. L’uomo, Christian, appassionato ornitologo, folle, poetico, utopista e sognatore, sta cercando di realizzare un progetto al limite della legalità: “insegnare” a un primo gruppo di oche selvatiche, altrimenti destinate al’estinzione, una rotta migratoria alternativa che i volatili possano percorrere, dal sud della Francia alla Norvegia (e viceversa), senza finire nella morsa letale dei cavi elettrici, dell’urbanizzazione selvaggia, della carenza di cibo. Il tutto grazie a un aeromobile ultraleggero, guidato dallo stesso Christian, che lo stormo dovrà seguire, memorizzando così il nuovo percorso. Senza wi-fi, nel silenzio assordante del delta del Rodano, Thomas all’inizio vive la nuova realtà come un incubo. Ma quando le uova iniziano a schiudersi e la prima oca fa capolino dal guscio…
Giocato sull’intreccio tra due filoni, da un lato quello della bellezza e, insieme, dei bisogni di una natura sempre più a rischio, dall’altro quello del difficile, spesso arduo, rapporto fra un padre e un figlio adolescente, il film indica chiaramente nel rispetto e nell’amore per la prima, unitamente allo spirito d’avventura che ne deriva, la solida base per lo sviluppo e il recupero del secondo, inteso come rivalutazione e presa di coscienza dei sentimenti primari e, quindi, vitali.
Oltre a questo, il lavoro di Vanier vanta due indiscutibili punti forza: le riprese aeree del volo migratorio degli uccelli (compreso quello nella tempesta sopra il mare de Nord, quando il piccolo velivolo rischia di avere la peggio) e le bellissime inquadrature dal cielo dei paesaggi che lo stormo sorvola: laghi, fiumi, scogliere, campagne, villaggi.
Un film sereno e rasserenante, pulito, che parla di ideali, di coraggio, di ribellione e di buoni sentimenti. Particolarmente attuale, tra l’altro, in tempi di istanze ecologistiche e di paure, soprattutto da parte dei giovani, che non siano solo le oche selvatiche a dover mettere in conto, se il mondo non cambia rotta, il rischio dell’estinzione.

Piccole donne ieri e oggi ♦ Ultimi due anni di Craxi ♦ L’uomo uccello ♦ Caccia a Manhattan ♦ Il tragico ‘45 di Leningrado

Da giovedì 9 gennaio 2020

PICCOLE DONNE (USA 2019) di Greta Gerwig. Con Saoirse Ronan, Emma Watson. Drammatico. 135 min. ● Dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott. Il film racconta, mescola e combina l’autobiografia della scrittrice e quella della regista. Momenti che riguardano l’essere autrice e donna, ieri e oggi, in un mondo di uomini

HAMMAMET (Italia 2019) di Gianni Amelio. Con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen. Biografico. 126 min. ● Gli ultimi due anni di Bettino Craxi ad Hammamet, prima della morte, avvenuta nel gennaio del 2000. Il racconto, più privato che pubblico, del suo “esilio” in Tunisia, dopo lo scandalo di Tangentopoli

SULLE ALI DELL’AVVENTURA (Francia 2019) di Nicolas Vanier. Con Jean-Paul Rouve, Mélanie Doutey. Avventura. 113 min. ● La storia vera di Christian Moullec, soprannominato “birdman” (l’uomo uccello). Trasferitosi in Camargue, elaborò un piano per salvare le oche selvatiche dall’estinzione, indicando loro una nuova rotta migratoria. Un’avventura incredibile, nei cieli d’Europa

CITY OF CRIME (USA 2019) di Brian Kirk. Con Chadwick Boseman, Sienna Miller. Drammatico. 99 min. ● Un detective di New York, dopo l’uccisione di due poliziotti, si lancia in una vera e propria caccia all’uomo. Durante la notte il confine tra inseguito ed inseguitori diventa sempre più labile e, per evitare che i killer fuggano da Manhattan, tutti i ventun ponti dell’isola vengono chiusi…

LA RAGAZZA D’AUTUNNO (Russia 2019) di Kantemir Balagov. Con Viktoria Miroshnichenko, Vasilisa Perelygina. Drammatico. 120 min. ● Leningrado, 1945, la guerra è finita. La città, dopo l’assedio nazista, è stremata, manca di tutto. Qui, una ragazza lavora come infermiera e si occupa del piccolo Pashka. Quando la vera madre del bambino, Masha, torna dal fronte, lui non c’è più. Spinta al limite dagli orrori vissuti, Masha vuole un altro figlio…

L’amara, e moderna, realtà dei “nuovi schiavi” di Ken Loach. Deboli, precari, sfruttati. Quando il lavoro non nobilita l’uomo

(di Patrizia Pedrazzini) Ken Loach, 83 anni e un’intera vita cinematografica spesa nella rappresentazione delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti. I suoi film, praticamente nessuno escluso, sono sempre occasioni per mettere sul banco degli imputati la società borghese, e capitalistica, che strangola e opprime gli stessi uomini e le stesse donne che pure sfrutta. I suoi personaggi sono persone che lavorano, che cercano un riscatto sociale, serie, determinate, responsabili, spesso caratterizzate da grande forza d’animo e spirito di sacrificio. In netta contrapposizione con il mondo cinico, indifferente ed egoista con il quale sono costrette a fare i conti.
“Sorry We Missed You”, ultimo lavoro del regista (attivista e politico) britannico figlio dell’Inghilterra operaia (e due Palme d’Oro a Cannes, nel 2006 e nel 2016, per “Il vento che accarezza l’erba” e “Io, Daniel Blake”), non fa eccezione. Già dal titolo (“Scusate, non vi abbiamo trovato”), letteralmente tratto dalla frase standard stampata sugli avvisi di consegna che i corrieri lasciano ai destinatari dei pacchi che non trovano in casa, l’ambientazione è chiara.
Newcastle. Dopo il crollo finanziario del 2008, Ricky e Abby, fattorino mal pagato lui e badante a domicilio lei, si arrabattano come possono per far quadrare i conti. Hanno due figli, una bambina di dieci anni e un maschio di 15 appassionato di graffiti e in piena crisi adolescenziale. La famigliola è unita e, nonostante tutto, serena. I genitori non fanno mancare ai ragazzi né l’affetto né, compatibilmente con gli orari di lavoro, la presenza e il sostegno per i loro piccoli grandi guai quotidiani. Finché un’allettante opportunità irrompe nelle loro vite: se Abby vende l’auto, che pure le serve per spostarsi da un assistito all’altro, Ricky può acquistare un furgone, con il quale lavorare come corriere per una ditta di franchise. Sembra tutto facile, Ricky poi è uno stakhanovista, ha fatto di tutto nella vita, e non si tira indietro davanti a niente, pur di guadagnare. Ma non funziona così.
Il conto arriva presto, e si chiama concorrenza selvaggia, 14 ore al giorno al volante, pressione psicologica, stanchezza fisica. Il mercato conosce una sola legge: ridurre i costi e ottimizzare i profitti. E il suo dio si chiama “lettore di codici a barre”: è lui che comanda sul furgone, che governa l’intero processo, che riferisce tutte le informazioni, soste e ritardi compresi, al capo che sta in ufficio. Cosa potrebbe mai importargli della qualità della vita di Ricky?
E allora non basta che il grande cuore di Abby, nelle cui vene scorre il raro sentimento della compassione (davvero esemplari la grazia, il rispetto e la dignità che mette nel suo non facile lavoro), cerchi di opporsi a tutto questo. Il figlio inizia a combinare guai a scuola, a frequentare cattive compagnie e a non rispettare più il padre. La figlia, bisognosa come mai di pace familiare, diventa debole e insicura. Mentre Ricky incomincia a dubitare di se stesso e delle proprie scelte. Già, ma l’alternativa?
Così il “regista degli invisibili” fa centro un’altra volta. Senza cedere alla commiserazione né tanto meno al populismo, con mano solo apparentemente semplice, in realtà con grande studio e accuratezza, tratteggia i contorni amari di una storia “normale” (seppure di una normalità feroce), di una famiglia che chiunque può sentirsi vicina, di persone perbene alle prese con i problemi di tutti.
Che poi Loach non faccia mai mistero delle proprie idee politiche e non perda occasione per mettere il dito nella piaga dello sfruttamento e delle ingiustizie sociali, può anche apparire l’ennesima occasione per buttarla in politica. Però i suoi “nuovi schiavi” sono veri.