Celebrazioni di Monteverdi a Cremona per tutto il 2017. Nel 450esimo della nascita. E Caravaggio gli fa compagnia

CREMONA, sabato 8 aprile ► (di Paolo A. Paganini) Anche Caravaggio, che pur cremonese non era, è sceso generosomante in campo per dare una mano a una delle più imponenti manifestazioni celebrative che italica città possa dedicare a un amatissimo figlio: Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia 1643), compositore e precoce genio musicale. Ancora quindicenne pubblicò “Sacrae cantiunculae” a tre voci, e poi, via via, di anno in anno, celebri canzonette e madrigali, fino al suo trionfale “Orfeo” del 1607 e fino a quel sopravvissuto “Lamento”di Arianna. Gran parte della produzione teatrale monteverdiana è andata perduta. Ma tra il raffinatissimo “Orfeo”, il “Ritorno di Ulisse in Patria” e “L’incoronazone di Poppea”, così intensi e “moderni”, nel toccare inusuali corde del sentimento, tali da mover gli affetti, ce n’è d’avanzo per giudicare la rivoluzionaria opera monteverdiana, come superamento della retorica madrigalistica del belcantismo barocco, seppur rispettata, da Monteverdi, ma sublimata in creazioni d’ineguagliabile grandezza.
E ce n’è d’avanzo per far sì che la città di Cremona sia giustamente riconosciuta come patria, per antonomasia, di Monteverdi (e del violino).
Ma cosa c’entra Caravaggio? Niente. Né per generi d’arte, uno musicista, l’altro pittore, né per indole. Monteverdi era poco propenso ad avventurarsi in incognite di novità e di viaggi, anche se il duca Vincenzo Gonzaga riuscì a trascinarlo con sé nella campagna d’Ungheria e nelle Fiandre, così utili però per far maturare in lui nuovi e più intensi orientamenti musicali, specie nellaconoscenza delle recenti arie di corte di gusto francese.
Caravaggio, invece, realista e spregiudicato avventuriero in vita e in morte (Bergamo 1571 – Paludi Pontine 1610), ribelle e violento, fra risse, torbide storie e condanne, scardinatore di tutte le mode pittoriche dell’epoca, dispregiatore di preconcetti e di barocchistiche liturgie dell’arte del colore, si dedicò a più cronacistiche narrazioni della realtà, con disincantata violenza, senza infingimenti o decorativi abbellimenti più o meno ideologicizzanti. E ben più che da santi e madonne era attratto da giocatori di carte e da bari, da “donne morte e gonfie” (“La morte della Vergine”). Dal dramma della vita, insomma, così com’era. Fuggì da Roma, fuggì da Malta, fuggì da Napoli, fuggì da Milano, ma dopo di lui la pittura non fu più uguale. Trionfò il caravaggismo, con i suoi angoscianti neri, con le sue abbacinanti lame di luce di ambigua luminosità.
Dunque, a parte una coincidenza coeva, cosa c’entra Caravaggio con la patria del violino e con Monteverdi?
Niente.
O, meglio, c’entra nel senso che, per le celebrazioni cremonesi dedicate ai 450 anni dalla nascita del musicista, è stata assunta, come simbolico logo, la famosa opera di Caravaggio, “Il suonatore di liuto”, che forse non è nemmeno del Caravaggio, ma teniamola per buona, e, comunque, è ben pensata.
E così, nel nome dei due artisti”, “Monteverdi e Caravaggio”, tutto il 2017 vedrà una serie imponente di manifestazioni, che collocano Cremona, anche fuor di confini, al centro dell’italica musicalità, con conferenze, incontri, esposizioni museali, concerti.
A cominciare dal Museo del Violino. In un trionfo di storiche viole da gamba e da braccio e di violini d’epoca, diventa l’emblematico percorso delle celebrazioni monteverdiane: e, nell’ultima delle tre sale sala, la visisione propiziatoria del “Suonatore di liuto” (8 aprile – 23 luglio). In particolare si potranno ammirare gli strumenti originali utilizzati, 410 anni fa, per la prima dell’Orfeo, e cioè: “duoi gravicembali, duoi contrabassi de viola, dieci viole da brazzo, un’arpa doppia, duoi violini piccoli alla francese, duoi chitaroni, duoi organi di legno, tre bassi da gamba, quattro tromboni, un regale, duoi cornetti, un flautino alla vigesima seconda, un clarino con tre trombe sordine”.
E qui, venerdì 7 aprile, si sono ufficialmente aperte le manifestazioni monteverdiane con un applaudito concerto del soprano Roberta Invernizzi e di Franco Pavan alla “tiorba”, storico strumento a corde della famiglia dei liuti, in un repertorio di preziose arie d’epoca, nel magnifico auditorium “Giovanni Arvedi”, presso il Museo del Violino, fra i più belli d’Italia.
Ma un ricco e articolato cartellone di manifestazioni caratterizzeranno tutto un anno 2017.
Il 5 maggio inaugurazione con l’Orfeo dell’Accademia Bizantina; il 20 dello stesso mese, Jordi Savall si esibirà in un concerto intitolato Istanbul; ancora, il 27maggio, uno spettacolo unico nel suo genere, le marionette della Compagnia Carlo Colla, accompagnate dalla musica de Il ballo delle ingrate e Il combattimento di Tancredi e Clorinda; e John Gardiner, il 24 giugno, dirigerà il Vespro della Beata Vergine nella cornice del Duomo.
Oltre alla mostra del Museo del Violino, va inoltre segnalata, dal 20 aprile al 31 dicembre 2017, nella Sacrestia della Chiesa S. Abbondio, la mostra Monteverdi tra Cremona, Mantova e Venezia, a cura dell’Archivio di Stato di Cremona con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Mantova e dell’Archivio Diocesano di Cremona.
Nella seconda parte dell’anno le celebrazioni monteverdiane proseguiranno con una mostra alla Pinacoteca, dal 6 ottobre al 6 gennaio 2018, dedicata ad una delle figure di eccellenza del panorama figurativo del barocco nell’Italia settentrionale: Genovesino tra le eleganze del barocco e il naturalismo del Caravaggio.

Per un più completo calendario delle celebrazioni monteverdiane, per maggiori informazioni e prenotazioni:
www.monteverdi450.it

MOSTRE. Da Poussin a Cézanne, in 110 Capolavori del disegno francese. Dalla Collezione Prat al Museo Correr

A Venezia, al Museo Correr, dal 18 marzo al 4 giugno 2017, sarà esposto un eccezionale nucleo di 110 raffinatissimi disegni provenienti da una della più importanti raccolte private francesi, la collezione di Louis-Antoine e Véronique Prat, che riunisce tutti i grandi maestri dal XVII al XIX secolo, da Poussin e Callot a Seurat e Cézanne.
Il disegno è considerato, dal punto di vista degli studi della storia dell’arte, una delle esperessioni più alte che un artista possa lasciare a testimonianza della sua opera. Netto, incisivo, ricco di dettagli, o, viceversa, rapido, di getto, senza controllo e pentimenti, esso costituisce il diario più intimo dell’artista, grazie alla libertà che questa tecnica gli consente e grazie all’immediatezza alla quale affida gli umori più spontanei del suo estro creativo.
Iniziata oltre quarant’anni fa, la collezione Prat è una delle più importanti raccolte private europee di disegni antichi.
È fiorita con lo scopo di illustrare l’evoluzione della grafica francese in un arco cronologico che abbraccia oltre tre secoli, da Poussin a Cézanne, attraverso una scelta di circa 230 fogli, 110 dei quali sono esposti in mostra.
L’esposizione, allestita al secondo piano del Museo Correr, si articola in otto sezioni tematiche che accompagnano il visitatore nell’evoluzione dell’arte del disegno francese lungo tre secoli, dal XVII al XIX, attraverso i 110 fogli, realizzati con le più diverse tecniche: a matita, a china, ad acquarello e altro.

 

Simultaneità metropolitana.

Fondazione Magnani-Rocca. Più di 100 opere di Depero, l’artista che seppe “dispensare meraviglia”
Dal 18 marzo al 2 luglio 2017 la Fondazione Magnani-Rocca ospita una grande mostra dedicata a Fortunato Depero (Fondo 1892 – Rovereto 1960) nella Villa di Mamiano di Traversetolo, presso Parma. Oltre cento opere tra dipinti, le celebri tarsie in panno, i collage, abiti, mobili, disegni, progetti pubblicitari, per celebrare il geniale artefice di un’estetica innovativa che mette in comunicazione le discipline dell’arte, dalla pittura alla scultura, dall’architettura al design, al teatro. La mostra è curata da Nicoletta Boschiero, già autrice di storiche ricognizioni su Depero, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione. Il futurista Depero si è schierato contro i modelli comuni provocando la rottura di schemi obsoleti grazie ad un lavoro creativo che, oltre all’estro, ha richiesto tempo, sapienza, organizzazione. Spirito di sacrificio abbinato alla volontà un po’ folle di andare oltre il limite, dettando regole nuove in continuo mutamento: ancor oggi l’artista ci appare come dispensatore di meraviglia. La mostra è articolata in cinque capitoli: Irredentismo e futurismo. La formazione alla Scuola Elisabettina e l’adesione futurista; Teatro magico. Chant du rossignol, Balli plastici, Anihccam; La Casa del mago. La produzione artistica tra design e artigianato; New York. Depero Futurist House; Rovereto. Verso il museo. L’esposizione prende avvio dai primi passi dell’artista in Irredentismo e futurismo, dagli esordi roveretani fino al periodo romano quando, nel 1915, firma con Giacomo Balla il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, che custodisce il sogno di un’opera d’arte totale, capace di inglobare tutti i linguaggi della ricerca artistica. E si conclude quando, negli anni Cinquanta, al ritorno da un secondo viaggio negli Stati Uniti, l’artista progetta e realizza, grazie anche alla collaborazione del Comune di Rovereto, il primo museo futurista, insolita e originale consacrazione della sua opera.
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Info: www.magnanirocca.it

Delta del Po, Caffè a Rosolina, 1954.

Il Delta del Po e le terre del Polesine negli anni Cinquanta. Cento preziose foto di Pietro Donzelli
Pietro Donzelli. Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta, è il titolo della mostra che, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Palazzo Roverella, a Rovigo, propone dal 25 marzo al 2 luglio, a cura di Roberta Valtorta.
Piero Donzelli (Monte Carlo, 1915 – Milano, 1998) ha testimoniato l’Italia dal Dopoguerra agli anni Sessanta, il passaggio dalla società rurale e preindustriale alla società dei consumi. Fotografo, ricercatore, collaboratore di riviste specializzate e curatore di mostre, Donzelli è stato una figura determinante per la diffusione della cultura fotografica nel nostro Paese. È grazie alla sua attività che sono state presentate in Italia, per la prima volta, opere di Dorothea Lange, di Alfred Stieglitz, dei fotografi della Farm Security Administration. A partire dal 1948 è stato tra i fondatori e gli animatori della rivista “Fotografia” e dal 1957 al 1963 è stato redattore e poi condirettore dell’edizione italiana di “Popular Photography” e nel 1961 e 1963 ha curato, con Piero Racanicchi, due volumi di “Critica e Storia della Fotografia” sui più importanti fotografi della storia. Nel 1950 è stato tra i fondatori dell’Unione Fotografica (Associazione Internazionale Manifestazioni Fotografiche), che aveva tra i suoi obiettivi quello di spostare l’attenzione sul realismo in fotografia, promuovere manifestazioni di livello internazionale e sostenere la fotografia italiana all’estero. Ha lavorato su Milano, Napoli, la Calabria, la Sicilia, la Sardegna, il paesaggio toscano (serie Crete senesi) ma soprattutto, dal 1953 al 1960, sul Delta del Po e le terre del Polesine, alle quali ha dedicato una grande e importante ricerca dal titolo Terra senz’ombra. Questa mostra presenta per la prima volta più di cento fotografie di questa serie, molte delle quali assolutamente inedite.

Info: www.palazzoroverella.com

In terre salgariane con sei maestri del fumetto italiano. Per scoprire i loro segreti (e imparare a disegnare come loro)

Il logo di Roberto Bonadimani per gli incontri dei disegnatori di fumetti a Negrar (Verona).

NEGRAR (Verona), sabato 18 febbraio L’Università del Tempo Libero di Negrar in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Negrar, la rivista “Pantheon. Magazine di Verona” e il Premio “Emilio Salgari” di Letteratura Avventurosa, organizza 5 incontri con noti autori del fumetto italiano rivolti agli amanti del genere narrativo o del solo disegno per capire, affrontare e utilizzare un nuovo linguaggio di parole e di segni che racconta storie, emozioni, punti di vista e interpreta il mondo e la vita come la letteratura, la cinematografia, la pittura…
Gli autori, muovendosi da una loro opera, riveleranno come nasce una storia disegnata, come si costruiscono i personaggi, l’ambientazione, le storie, suggerendo strumenti e svelando segreti. (I partecipanti saranno coinvolti, se lo desiderano, anche provando a disegnare qualche bozzetto seguendo le indicazione dei relatori). Gli incontri si svolgeranno ogni sabato dal 4 marzo al 31 marzo nel territorio negrarese, presso la Cantina Lavarini di Arbizzano di Negrar o, se il numero di partecipanti è elevato, presso Corte Caprini–Vason in Negrar, indicativamente dalle 15 alle 18, con il seguente programma:

Sabato 4 marzo, Mauro Marchesi (illustratore-disegnatore), Une vie de Philip K. Dick: come la vita del più grande narratore di fantascienza del Novecento può essere narrata con la tavoletta grafica per disegnare;

Sabato 11 marzo, Gabriele Ba (sceneggiatore Becco Giallo), Don Milani. Bestie uomini e Dio: sceneggiare una biografia; Francesco Testi (sceneggiatore, Sergio Bonelli Editore), Tex color: Amici per la morte: prove di sceneggiatura per il più amato eroe di carta;

Sabato 18 marzo, Paolo Bacilieri (autore-fumettaro), Bonelli & No: percorsi grafici e narrativi a confronto;

Sabato 25 marzo, Roberto Bonadimani (autore-fumettaro), Incubo Hynn Phaer: inventare, disegnare costruire pianeti;

Venerdì 31 marzo, ore 18, Antonio Serra (sceneggiatore e redattore Bonelli), Da Nathan Never a Greystorm: come creare un personaggio seriale.

La partecipazione è rivolta alle persone con predisposizione al disegno o alla scrittura o semplicemente curiose. Necessaria l’iscrizione (le quote di adesione verranno utilizzate per retribuire gli autori e sostenere le spese).
Per maggiori informazioni o per iscriversi gli interessati possono telefonare al numero di cellulare 3482416951 o inviare entro l’1 marzo una e-mail a

segreteria@utlnegrar.com

A Milano uno strepitoso anno di mostre. E non solo. S’inizia con Keith Haring e Manet. In attesa del Papa (25 marzo)

Un gigantosauro, disegno di Jorge Gonzalez

MILANO, giovedì 19 gennaio – È stato presentato a Palazzo Marino dal Sindaco Giuseppe Sala e dall’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno il programma espositivo 2017, scandito dalle esposizioni d’arte promosse dal Comune di Milano nelle sue sedi espositive e museali, con progetti che uniscono rigore, divulgazione, valorizzazione del patrimonio artistico e collaborazione con importanti istituzioni internazionali.
Un anno di offerte espositive per i milanesi e i turisti, che sempre più numerosi visitano la città: un ventaglio di iniziative molto differenti tra loro ma tutte di grande interesse artistico e culturale.

Inverno

Dopo il disallestimento della triade di grande successo che ha accompagnato l’autunno e il periodo delle festività a cavallo tra 2016 e 2017 – Escher, Rubens, Hokusai/Hiroshige/Utamaro – Palazzo Reale avvia il programma espositivo con due tra i più grandi artisti di tutti i tempi che appartengono a contesti storici e artistici molto diversi: Keith Haring, del quale (dal 21 febbraio) si potrà ripercorrere tutta la produzione artistica; e Édouard Manet, che (dall’8 marzo) racconterà attraverso le sue opere e i capolavori provenienti dal Musée d’Orsay il cammino di Parigi verso la modernità nella seconda metà dell’Ottocento.
A Palazzo Morando|Costume Moda Immagine, una retrospettiva (dal 26 gennaio) racconta 50 anni di attività di “Manolo Blahnik” con documenti, foto e oltre 200 scarpe create dallo stilista, che accompagnano le sfilate della primavera-estate (22/28 febbraio).
Il 15 marzo al Mudec|Museo delle Culture si terrà la terza grande inaugurazione dell’inverno 2017. “Kandinsky, il Cavaliere Errante” torna a Milano con un percorso nuovo e originale che accompagnerà il visitatore nel viaggio che conduce dal suo immaginario formativo fino alle opere astratte della maturità.
L’ultimo scorcio d’inverno, durante il quale si svolgerà tra l’altro la prima edizione di Museo City (3/5 marzo), vede nelle sale del Mudec (entrambe dal 15 marzo) l’apertura di altre due mostre: una dedicata ai “Dinosauri”, con un percorso scientifico che, in continuità con la mostra “Homo sapiens”, esplora il tempo precedente alla vita dell’uomo seguendo l’evoluzione dei dinosauri dal Triassico al Cretaceo; l’altra (“Chinamen”) con l’obiettivo di raccontare, grazie a una raccolta in archivi pubblici e privati, la storia e lo sviluppo della comunità cinese a Milano a partire dal 1906, data della partecipazione dei commercianti cinesi all’Expo milanese.

Primavera

Già ricchissima di eventi diffusi come l’Art Week (27 marzo/2 aprile), la Design Week (4/9 aprile),Tempo di Libri (la nuova Fiera del Libro che si svolgerà dal 19 al 23 aprile attivando un palinsesto di iniziative in tutta la città), Radio City (19/23 aprile), Food City (4/11 maggio), Piano City (19/21 maggio), Wired Next Fest (26/28 maggio), Photo Week (5-11 giugno) e molte altre iniziative e rassegne musicali e teatrali, la primavera artistica milanese propone l’inaugurazione di una serie di mostre che troveranno spazio non solo nelle sedi espositive (Palazzo Reale e PAC), ma anche nelle sedi museali come il Castello Sforzesco, il Museo del Novecento, la GAM, le Case Museo.
Il PAC/Padiglione d’Arte Contemporanea apre la propria stagione il 29 marzo – in concomitanza con l’Art Week che vede confluire a Milano il pubblico internazionale interessato alle nuove tendenze dell’arte contemporanea – con la prima mostra antologica mai realizzata in Italia dedicata all’artista spagnolo “Santiago Sierra”; mentre la GAM/Galleria d’Arte Moderna cattura lo stesso pubblico conducendolo alla scoperta del proprio prezioso patrimonio con “100 anni”, una mostra che (dal 23 marzo) documenta la storia della scultura attraverso 100 opere di grandi maestri, dal 1815 alla fine della Prima Guerra Mondiale.
Il Castello Sforzesco comincia il percorso che lo condurrà alle celebrazioni del 2019, cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, con un’esposizione dedicata all’”Archeologia del Cenacolo”, allestita nelle Sale dell’Antico Ospedale Spagnolo e rivolta a documentare la fortuna iconografica della celeberrima opera attraverso le moltissime copie realizzate all’indomani della sua realizzazione, nei più diversi linguaggi.
Nello stesso solco si pone l’esposizione di “Sixty Last Supper”, la famosa interpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci realizzata da Andy Warhol nel 1986, in mostra nella splendida Sala Fontana del Museo del Novecento a partire dal 24 marzo.
Sempre al Novecento, la vocazione internazionale del Museo ha portato a realizzare, in collaborazione con le Galleria d’Italia, “New York New York!”, un percorso di opere di artisti italiani che, a partire dagli Anni Trenta, contribuirono alla graduale globalizzazione dell’arte partecipando a importanti manifestazioni negli Stati Uniti.
Palazzo Reale, in occasione della visita del Papa a Milano, apre al pubblico il 24 marzo la mostra “Arte e Spiritualità” che propone un itinerario d’arte dedicato alla raffigurazione dei Santi, oggetto di particolare devozione in ambito milanese e romano, a simboleggiare l’incontro tra le due città. Mentre proseguono le grandi mostre dedicate a Haring e Manet, in primavera Palazzo Reale propone ancora due interessanti focus: uno sull’opera commovente di “Charlotte Salamon”, artista ebrea che prima di essere uccisa ad Auschwitz, affidò il racconto della sua vita a centinaia di tempere, esposte in mostra; l’altra, che chiude la stagione della sede espositiva, celebra i 100 anni de “La Rinascente” raccontando la sua storia e, insieme, quella della città (dal 23 maggio).
Le Case Museo del Comune di Milano offrono lungo tutto l’anno occasioni di approfondimento ed esposizioni legate alle loro collezioni. In aprile, la Casa Museo Boschi-Di Stefano propone il primo appuntamento legato al dipinto di Giorgio de Chirico “La scuola dei gladiatori: il combattimento”, acquistato dagli stessi coniugi Boschi-Di Stefano a Parigi nel 1939; mentre negli spazi dello Studio Museo Francesco Messina (dall’8 marzo) le opere del progetto d’arte pubblica “Le notti di Tino a Bagdad” saranno messe in scena dal duo Coniglioviola (Brice Coniglio – Andrea Raviola).

Estate

Anticipata dai grandi concerti in piazza Duomo (Filarmonica della Scala l’11 giugno e Radio Italia Live il 17 giugno) e accompagnata dalle note di rassegne musicali di ogni genere (Festa della Musica il 21 giugno, e poi a seguire Break in Jazz, Milano Arte Musica, Estate Sforzesca), l’estate artistica milanese si apre con due grandi mostre a Palazzo Reale, due ampie antologiche che hanno come protagonisti Vincenzo Agnetti e Giancarlo Vitali, due artisti lombardi, quasi coetanei, che dalla storia dell’arte e dalla propria esperienza di uomini e artisti hanno elaborato linguaggi quasi abissalmente opposti: l’uno concettuale (anzi, per antonomasia), l’altro materico, pittore “ostinato”; l’uno viaggiatore aperto al mondo e alle esperienze, l’altro ritirato, concentrato sul suo universo pittorico; entrambi però in grado di rappresentare la libertà dell’artista e la felicità espressiva del Novecento.
Il PAC durante l’estate 2017 “racconta un mondo”, come recita il sottotitolo della mostra “Africa” in programma a partire dal 27 giugno. Saranno in realtà le opere di 32 artisti a rappresentare al pubblico le influenze del passato, le paure del presente e le sfide del futuro di questo continente, svelando poetica e linguaggio dell’universo artistico africano contemporaneo.
La scoperta delle culture diverse e lontane prosegue nell’ultimo scorcio d’estate al Mudec dove il 13 settembre apre la mostra “Egitto” che condurrà il visitatore in un viaggio nella vita quotidiana e religiosa di questo popolo attraverso sculture e reperti. Un altro tassello della storia egizia, quello di epoca greco-romana, è documentato nelle sale del Museo Archeologico che (dal 20 aprile) ospita la mostra “Milano in Egitto”, con reperti e materiali recuperati durante gli scavi realizzati grazie al sostegno del Comune di Milano.

Autunno

L’autunno milanese si apre tradizionalmente con la fashion week (20/26 settembre) che quest’anno è affiancata da un’altra sfilata ‘storica’: quella dei 24 costumi di scena che l’Associazione “Amici della Scala”, in occasione dei suo 40 anni, ha restaurato e mette in mostra per la prima volta in assoluto nelle sale di Palazzo Reale, a partire dal 21 settembre e fino al 28 gennaio, accompagnando così anche l’inaugurazione della stagione del Teatro e tutti gli eventi della Prima Diffusa.
Ma Palazzo Reale scandisce i mesi autunnali con altre due grandi progetti espositivi: “Dentro Caravaggio” (dal 28 settembre) che presenta 20 capolavori dell’artista, per la prima volta assieme a Milano, in grado di raccontare gli anni della sua produzione artistica riletti alla luce delle novità cronologiche emerse dalle recenti ricerche promosse dal Mibact; in ottobre invece andrà in scena “Il mondo fluttuante di Toulouse-Lautrec”, in un percorso inedito di 180 opere provenienti dai musei di tutto il mondo, tra cui quello di Albi, città natale dell’artista.
Lo spettacolo, soggetto prediletto da Toulouse-Lautrec, è protagonista di molti eventi diffusi della Milano culturale d’autunno: dal Milano Film Festival a Le vie del cinema, che porta nelle sale cinematografiche i film dei festival di Venezia e Locarno, il Festival Milano Musica, il Filmmaker Festival, la seconda edizione di JAZZMI, per concludersi con La Prima della Scala e la Prima Diffusa. Ma l’autunno è anche la stagione di Book City, che nel mese di novembre trasforma la capitale nazionale dell’editoria in una grande sala di lettura e in una festa per tutti gli appassionati di libri e letteratura.
Il 14 ottobre sarà la Tredicesima Giornata del Contemporaneo, la manifestazione organizzata ogni anno da Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiana) per portare l’arte del nostro tempo al grande pubblico. Il PAC, socio fondatore di AMACI e protagonista dell’iniziativa, apre al pubblico (3 ottobre) una personale dell’artista genovese Luca Vitone, interprete originale dei nuovi linguaggi della contemporaneità; per poi proseguire (19 dicembre) con l’esposizione dei più importanti progetti dell’architetto Vittorio Gregotti e del suo Studio: un tributo speciale in occasione del suo novantesimo compleanno.
La GAM chiude la stagione e l’anno espositivo con una rassegna completa e monografica dedicata ad Andrea Appiani, pittore di corte durante il regno di Napoleone in Italia e uno dei protagonisti del Neoclassicismo internazionale, di cui la Villa Reale è a tutt’oggi splendida testimonianza.

(Dal comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Milano)