E, fra le dita, il sottile piacere dello scrocchio delle pagine d’un libro nella nostra poltrona preferita. Che volete di più?

Per le strenne di Natale, “lo Spettacoliere” propone ai Lettori un piccolo e selezionato elenco di LIBRI forse un po’ inusuali. Alcuni di essi sono impreziositi dal tempo, forse fuori edizione, rintracciabili solo su qualche bancarella, oltre che su internet. Se li trovate, nuovi o usati, non perdete l’occasione di prenderli. Niente è uguagliabile al piacere della lettura e allo scrocchio della carta fra le dita.
Accanto a saggi e romanzi, troverete nel nostro servizio anche l’indicazione di alcune proposte di letture che possono fare la felicità di tanti appassionati. Per i godimenti della mente e degli occhi. Ci riferiamo ai CATALOGHI delle mostre più famose, tuttora aperte al pubblico nelle maggiori città italiane. I visitatori, forse passando frettolosamente o distrattamente accanto al bookshop, non avranno avuto l’occasione di soffermarsi su queste preziose opere esposte sui banchi. Gli appassionati d’arte, però, nell’indugiare a sfogliarle, avranno provato elettrizzanti fremiti di possesso. Oltre a trovare ispirazione per fare un regalo fuori dai soliti schemi.
Come per gli amanti del CINEMA. Dallo schermo al libro. Se una pellicola ha entusiasmato, non è detto che non susciti lo stesso godimento qualora ci si immerga nella tranquilla lettura invernale proprio di quel libro dal quale è stato tratto il film. E c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Non abbiamo l’ambizione di aver fatto una larga ed esaustiva elencazione di titoli. Crediamo di avervi offerto solo qualche idea. Tra l’altro, con un libro, non dovrete affannarvi ad andare in giro per il mondo per trovare chi sa quale ricco regalo. Un libro e un abbraccio: che volete di più? (PAP)

 

VI SIETE PERSI UN FILM? LEGGETE IL LIBRO

(di Marisa Marzelli)

Il 30 novembre è uscito nelle sale il film Assassinio sull’Orient Express, diretto da Kenneth Branagh (anche protagonista nel ruolo del detective belga Hercule Poirot) e con un grande cast: Penelope Cruz, Judi Dench, Willem Dafoe, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer. Internazionalmente ha avuto un buon successo. Perciò la produzione ha annunciato, quasi fosse un sequel, di aver già messo in cantiere Assassinio sul Nilo. Forse sarà ancora Branagh a dirigere e interpretare Poirot, ma manca la conferma. Vale la pena rileggersi i due romanzi originali della celebre giallista britannica Agatha Christie. Assassinio sull’Orient Express (Oscar Mondadori 2017, € 13.50) è stato pubblicato nel 1934; Poirot sul Nilo, questo il titolo italiano della prima edizione del libro del 1936.

Tratti dai libri di Stephen King sono usciti quest’anno i rifacimenti cinematografici di It e La Torre Nera. Il primo film ha avuto successo, il secondo si è rivelato un grande flop. Per capirne le ragioni si possono leggere i testi originali. It è stato pubblicato nel 1986 ed è considerato uno dei capolavori horror di King. È la storia di sette ragazzini di un paese del Maine. Diventati adulti, dovranno affrontare le paure che li avevano traumatizzati da piccoli, in particolare un clown assassino. Il film di Andrés Muschietti, uscito quest’estate, racconta la prima parte, quella dell’adolescenza. La seconda parte della storia uscirà prossimamente. La Torre Nera (Sperling & Kupfer) è invece una serie di otto romanzi fantasy. Ma altri testi di King si agganciano a personaggi e situazioni di questa serie. È ovvio che comprimere in un solo lungometraggio una vera e propria saga come La Torre Nera era impossibile. E, visto l’insuccesso del film, difficilmente si farà un sequel cinematografico. Per farsi un’idea, meglio trovare il tempo e la pazienza di dare un’occhiata ai romanzi.

All’orsetto Paddington sono stai dedicati due film di successo: il primo è uscito nel 2014, il secondo da poche settimane. Ma forse non tutti sanno che Paddington è il protagonista di una trentina di libri per l’infanzia (famosissimi in Gran Bretagna) scritti dall’autore Michael Bond, scomparso nel giugno scorso a 91 anni. Ai bambini che hanno apprezzato Paddington al cinema i genitori potrebbero regalare un libro di Bond.

Il racconto dell’ancella (Ed. Ponte delle Grazie, pp 329, € 14.50) è un romanzo distopico della pluripremiata autrice canadese Margaret Atwood, pubblicato nel 1985. È tornato ora di grande attualità in concomitanza con lo scandalo molestie sessuali e la discussione sui rapporti di potere tra i generi. Ma anche perché è andata in onda quest’anno la prima stagione dell’omonima serie televisiva americana in dieci puntate (è in cantiere la seconda stagione), ideata da Bruce Miller. La serie ha vinto otto premi Emmy (gli Oscar della televisione): migliore serie drammatica (titolo originale: The Handmaid’s Tale), migliore attrice protagonista (Elisabeth Moss), migliore attrice non protagonista, migliore attrice guest star, miglior regia e altri premi tecnici. In Italia è in onda dal 26 settembre su TIMvision, che offre un servizio on demand. Purtroppo, le serie non trasmesse dalle reti generaliste, in genere non le conosce quasi nessuno. Ma si può sempre leggere il romanzo originale.

Infine, consigliamo un evergreen. Uno di quei libri di cinema che hanno fatto anche la storia del cinema, solo che le nuove generazioni non lo sanno. Si tratta de Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut (Il Saggiatore, pp 316, € 13, c/o Feltrinelli). La prima edizione risale al 1966. Truffaut aggiunse poi ai 15 capitoli originari un ultimo capitolo nel 1980, alla morte di Hitchcock. È una lunga intervista in cui i due registi parlano di narrazioni e questioni tecniche, di emozioni e consapevolezza di fare arte cinematografica. Con passione e svelando qualche trucco della messa in scena. Dopo quell’intervista, Hitchcock fu riconosciuto davvero come un mito, il maestro del brivido.

 

DIETRO LE QUINTE. TRA LETTERATURA E SOCIOLOGIA

(di Andrea Bisicchia)

Jean-François Lyotard, “La condizione postmoderna” (Feltrinelli,1979, pagg 122, € 11).
Considerato un classico del secondo Novecento, “La condizione postmoderna” di Lyotard contiene un metodo di lettura che può essere applicato alla ricerca sia sociologica che letteraria o teatrale. Scritto nel 1979, l’autore proponeva il dissenso come metodo critico.

Maurizio Bettini, “Viaggio nella terra dei sogni” (Il Mulino, pagg 460,euro 50).
Noto antichista, Bettini ci offre un panorama della letteratura onirica, dal periodo classico ai giorni nostri, tracciando un parallelo fra il Trattato sui sogni di Artemidoro e quello di Freud, mettendo contemporaneamente a confronto le teorie sui sogni indicate da filosofi, antropologi, scrittori, con quelle di psicoanalisti e neuro scienziati.

Stefano Massini, “ L’interpretazione dei sogni” (Mondadori, pagg 360, euro 19).
Sempre per rimanere nell’ambito della dimensione onirica, il romanzo di Massini, di cui vedremo la versione teatrale al Piccolo Teatro, offre la possibilità di integrare il pensiero del padre della psicanalisi con quello della nostra contemporaneità e della coscienza dell’uomo moderno.

Carlo Di Lieto, “L’Io diviso. La letteratura e il piacere dell’analisi” (Marsilio, pagg 440, euro 35).
E ancora, per rimanere nell’ambito del rapporto tra letteratura e psicanalisi, consiglio il libro di Di Lieto che pone la scienza analitica come metodo ermeneutico. Notevole, all’interno del volume, il saggio su “Il teatro dei miti”, una particolare lettura di “La nuova colonia”, “Lazzaro”, “I giganti della montagna” di Pirandello, nel quale l’autore prende in esame il concetto di alterità e di coscienza dissociata come metodo di lettura.
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Oltre alla singolare rosa di libri, scelti da Andrea Bisicchia, la Redazione ricorda e raccomanda anche un prezioso volume dello stesso Bisicchia. Per dare continuità monografica alle indicazioni da lui tracciate, in un suo volume scritto nel 1979, “Teatro a Milano.1968-78.Il Pier Lombardo e altri spazi alternativi(Mursia, 1979, pagg 198, euro 12), l’autore analizza quello stesso periodo esaminato più sopra da Jean-François Lyotard, il filosofo di fenomenologia, proponendo, come metodo critico, l’alternatività, nel momento in cui il teatro degli Stabili aveva perso la sua carica innovativa che permise la nascita, a Milano, delle Coopetative e, a Roma, quella delle “ Cantine”, ovvero dell’Avanguardia romana.

 

PIÙ CHE CATALOGHI, LIBRI D’ARTE E DI STUDIO

(di Patrizia Pedrazzini)

Mondi bizzarri, paesaggi visionari, donne bellissime, attori kabuki, ma anche gatti, carpe e animali fantastici. Oltre a leggendari eroi, samurai e briganti. Uno dei maggiori artisti giapponesi dell’Ottocento, Utagawa Kuniyoshi, è in mostra a Milano, al Palazzo della Permanente, fino al 28 gennaio. Un’esposizione che consente di ripercorrere, attraverso 160 opere, l’intero cammino creativo dell’eclettico maestro, evidenziandone la raffinatezza e la modernità. Edito da Skira, il catalogo “Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante” è lo specchio fedele della mostra. Svelto, immediato, coloratissimo, suddiviso in cinque sezioni tematiche, consente al lettore quasi di prolungarne la visione, scoprendo di volta in volta, di ogni singola silografia, nuovi particolari, nascosti dettagli. (A cura di Rossella Menegazzo, 216 pagine, € 42). (Qui la nostra recensione)

Dentro Caravaggio. Ovvero venti capolavori del grande maestro proposti per la prima volta tutti insieme, ma anche e soprattutto affiancati dalle rispettive immagini radiografiche. Per consentire al visitatore dell’eccezionale mostra (a Milano, nelle sale di Palazzo Reale, fino al 28 gennaio) di verificare, per ogni opera, il percorso personale dell’artista, dall’idea iniziale alla realizzazione finale. Il relativo catalogo, “Dentro Caravaggio” (edito da Skira 384 pagine, € 46), è il racconto di questa prospettiva nuova e inesplorata. Curato da Rossella Vodret, si avvale di saggi dei maggiori studiosi di Michelangelo Merisi, nonché dello studio di opere autografe e di alcuni selezionati documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e da quello di Siena, inerenti la vicenda umana e artistica del pittore. Molto più di un catalogo: un libro di arte e di studio. (Qui la nostra recensione)

Giovanni Boldini, dalla natìa Ferrara a Parigi. Era il 1871, il tempo dell’energia, della creatività, dell’ottimismo. Della bellezza e della gioia di vivere. Il mondo perfetto per donne “divine” e aristocratiche, snelle, sublimi, eleganti, dalle lunghe e morbide mani, le stesse che il pittore tanto amava. Pubblicato in occasione della mostra che Torino dedica all’artista alla Reggia di Venaria, fino al 28 gennaio, il catalogo “Giovanni Boldini. Genio e pittura” raccoglie un’ampia selezione di opere provenienti da circa 30 musei di tutto il mondo e da collezioni private italiane e straniere. Edito da Skira/Arthemisia (288 pagine, € 39), si avvale di articolate ricerche storiche e di archivio, nonché di oltre venti lettere inedite che rappresentano un fondamentale contributo per ricostruire la biografia del pittore. A cura di Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.

“Milano e la mala. Storia criminale della città dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca” è il catalogo dell’omonima mostra aperta a Milano, a Palazzo Morando, fino all’11 febbraio. Edito da Spirale d’¿Idee (304 pagine, € 42), a cura di Stefano Galli, si avvale di oltre 180 immagini in bianco e nero e venti schede di approfondimento, oltre alle biografie delle bande criminali oggetto dell’esposizione. Una carrellata di immagini autentiche, di scatti magari non perfetti, tuttavia veri e unici (molti dei quali oggi non troverebbero spazio sui giornali), che costituiscono l’ossatura della mostra, ma che, a mostra conclusa, sarebbe un vero peccato non poter conservare. Insieme alle prime pagine dei quotidiani di quegli anni (“La Notte” fra tutti), anch’esse fedelmente riprodotte. Per non dimenticare, o per iniziare a conoscere, una Milano che non c’è più. (Qui la nostra recensione)

“Arcimboldo” (Skira, 176 pagine, € 33) è il titolo del catalogo che accompagna l’omonima mostra, in programma a Roma, a Palazzo Barberini, fino all’11 febbraio. Milanese, formatosi alla bottega del padre nell’ambito dei seguaci di Leonardo, Giuseppe Arcimboldo è noto soprattutto per le sue teste composte di frutti e fiori: “bizzarie” che ne hanno fatto uno dei protagonisti della cultura manieristica internazionale. Suddiviso in sei sezioni, il catalogo, a cura di Sylvia Ferino-Pagden, raccoglie i capolavori più noti del pittore, i ritratti, i preziosissimi disegni acquerellati di giostre e fontane. Un’opportunità unica per andare alla riscoperta delle corti dell’Europa centrale nella seconda metà del XVI secolo, immergendosi in una cultura “curiosa”, che amava combinare l’osservazione minuziosa e scientifica con il gioco, la meraviglia e l’ironia.

Milano ai tempi della mala. Bische, “loschi affari” e morti ammazzati. In 170 foto e reperti, da via Osoppo al bel René

1977, l’arresto di Vallanzasca

(di Patrizia Pedrazzini) Sorridono contenti, Francis Turatello e Renato Vallanzasca, immortalati mentre brindano alle nozze (in carcere) del secondo, cui il primo ha fatto da testimone. Sono giovani e belli, ancorché delinquenti. Pieni di soldi e di donne. È il 1979. Finirà male. Francis “Faccia d’angelo” sventrato a coltellate, a 37 anni, nel carcere di massima sicurezza di Badu ’e Carros, in Sardegna, dal camorrista Pasquale Barra, detto “’o animale”. Che subito dopo, si racconta, si sarebbe avventato sul cadavere addentandone l’intestino. Brutta morte.
Quanto al “bel René”, è ancora dentro (nella sua non breve carriera criminale è riuscito a collezionare quattro ergastoli e 295 anni di reclusione), e ha decisamente perso lo smalto di un tempo.
Ecco, per chi quegli anni li ha vissuti e li ricorda è forse questa la foto più “suggestiva” fra i 170 fra scatti in bianco e nero e reperti che riempiono la bella mostra “Milano e la mala. Storia criminale della città dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca”, a Palazzo Morando fino all’11 febbraio.

Rapina di Via Osoppo, 1958, Archivi Farabola

Una sorta di “operazione nostalgia” alla riscoperta di una Milano che non c’è più, nella quale, al calar delle tenebre, le strade erano attraversate “quasi esclusivamente da loschi figuri, dediti ad altrettanto loschi affari”. La Milano dei night e del gioco d’azzardo, delle bische e della prostituzione e, di lì a poco, del mercato della droga. Enzo Barbieri, “il bandito dell’Isola” (o anche “il Robin Hood di via Borsieri”), Angelo Epaminonda detto “il Tebano”, Joe Adonis, Luciano Liggio, Luciano Lutring, meglio conosciuto come “il solista del mitra”, per via del fatto che andava in giro col fucile mitragliatore nascosto nella custodia di un violino. Quarant’anni di storia cittadina, più o meno dall’immediato dopoguerra al 1984, che ebbero il loro primo, grande “picco” nella rapina di via Osoppo, del 1958: sette uomini all’assalto di un furgone portavalori e un bottino, allora, di oltre 614 milioni di lire, portato via senza sparare un colpo. Tra l’altro il “colpo” rappresentò anche il momento più alto della “Ligera”, quella particolare forma di delinquenza tutta milanese che, nata nell’Ottocento e composta da piccoli gruppi di criminali, finì poi col diventare oggetto di romantico ricordo nel bagaglio delle canzoni popolari.
E i quartieri: il Giambellino, l’Isola, la casbah di via Conca del Naviglio, il Ticinese. E le forze dell’ordine, con il loro impegno e le loro vittime. Il vice brigadiere Giovanni Ripani, ucciso il 17 novembre 1976, a 27 anni, in Piazza della Vetra da rapinatori della banda Vallanzasca. E le figure del commissario Mario Nardone (“il Maigret italiano”) e del futuro questore Achille Serra. E, sparse per la città, le colonnine per le chiamate d’emergenza alla Polizia. I morti ammazzati sui marciapiedi del Lorenteggio, la strage di via Moncucco, la sparatoria di Dalmine, i ragazzi stroncati dall’eroina sulle panchine dei parchi. I “cumenda” ai tavolini del “Pussy Cat” e le prostitute in piazza San Babila.
E le locandine dei film di quegli anni: “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani, del ’68, “Milano violenta”, di Mario Caiano (1976). E le prime pagine de “La Notte”, il quotidiano del pomeriggio che, con le sue tre edizioni, era più che mai “sulla notizia” in tema di cronaca milanese, e non solo, soprattutto “nera”. Perché c’è da dire che la mostra di Palazzo Morando, al di là del valore che riveste in quanto testimonianza di un passato che sarebbe un gran peccato dimenticare, è anche una buona occasione per riflettere su come il fotogiornalismo sia, negli ultimi decenni, profondamente cambiato. Oggi tante foto non solo non si riuscirebbero a fare, ma soprattutto sarebbero – fra codici deontologici, normative sulla privacy e protocolli di tutela – totalmente impubblicabili. E non è per rimpiangere i tempi andati, ma di sicuro allora le notizie non si aveva paura di darle. (Che poi ci sarebbe da discutere se sia peggio l’immagine di un morto ammazzato o l’intervista a due genitori disperati per la morte di un figlio, tanto cara a tanto contemporaneo trashume televisivo. Ma questa è un’altra storia).
Bella mostra. Per chi c’era e per chi vuole conoscere.

“Milano e la mala. Storia criminale della città dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca”, Milano, Palazzo Morando, via Sant’Andrea 6. Fino all’11 febbraio 2018
www.mostramalamilano.it

Caravaggio. A Milano 20 tele da togliere il fiato. Ognuna con la sua radiografia. Per vedere cosa c’è sotto. Ed è subito boom

Riposo durante la fuga in Egitto, 1597 – Olio su tela, 135,5 x 166,5 cm. – Galleria Doria Pamphilj, Roma – © 2017 Amministrazione Doria Pamphilj s.r.l.

MILANO, venerdì 29 settembre (di Patrizia Pedrazzini) C’è ancora qualcosa che non sia stato scritto su Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nato a Milano (i genitori erano di Caravaggio, paese della Bassa Bergamasca nelle campagne fra Bergamo e Lodi) il 29 settembre 1571 e morto in un ospizio di frati a Porto Ercole il 18 luglio 1610, solo e devastato da una febbre altissima, forse di tifo, forse avvelenato dal piombo dei suoi stessi colori?
Che cosa la sterminata bibliografia che lo accompagna ha ancora da raccontare della sua breve vita consumata fra bordelli e osterie, debiti e arresti, risse e omicidi, agguati ed evasioni? Delle sue prostitute (non poteva pagarsi vere modelle) prese a dare volto e corpo a sante e Madonne? Ma quanto è bella Fillide Melandroni, ora Giuditta che taglia la teste a Oloferne, ora Maria Maddalena in compagnia della sorella Marta, “interpretata” dall’amica e collega Annuccia. Che è poi Anna Bianchini, “dai capelli rosci e lunghi”, ora Maddalena penitente (con il lobo dell’orecchio forato e ancora arrossato per l’orecchino che, strappato, giace a terra con gli altri gioielli), ora amorevole madre del piccolo Gesù durante la fuga verso l’Egitto.

Sacra Famiglia con San Giovannino, 1604 circa – Olio su tela, 117,5 x 96 cm. – New York, The Metropolitan Museum of Art – © 2017. Image copyright The Metropolitan Museum of Art /Art Resource/Scala, Firenze

Il genio, il tormento, la dannazione. Il buio e la luce. Niente che ancora non sia stato scritto.
Eppure sembra non bastare mai. E ne è riprova la bellissima mostra “Dentro Caravaggio” che, promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale e MondoMostre Skira (che ne ha curato anche il catalogo), e in programma a Palazzo Reale fino al prossimo 28 gennaio, già in sede di inaugurazione ha fatto registrare un vero e proprio boom di prenotazioni. Perché venti tele di Caravaggio, tutte insieme, tutte di una bellezza da togliere il fiato, sono da sindrome di Stendhal.
Senza contare, al di là dei dipinti in sé, la possibilità di “leggere”, attraverso puntuali riflettografie e radiografie (indagini diagnostiche realizzate grazie al Gruppo Bracco, partner dell’esposizione) in grado di penetrare in diversa misura sotto la superficie pittorica, tutte le tappe del procedimento creativo dell’artista nell’esecuzione di ogni singolo quadro. I pentimenti, i rifacimenti, gli aggiustamenti. Tutto quello, insomma, che “c’è sotto”.
Così da scoprire, per esempio, come sia da sfatare il mito per cui Caravaggio non avrebbe mai disegnato, visto che la presenza di chiari tratti di disegno è emersa sulla preparazione chiara delle opere giovanili. O come, nel “Riposo durante la fuga in Egitto” (1597), dipinto su tela di Fiandra, e nel quale spicca l’eccezionale invenzione dell’angelo visto di spalle che, in procinto di suonare il violino, divide in due la composizione, la figura appunto dell’angelo sia stata inizialmente abbozzata al margine destro del quadro, mentre il gruppo della Madonna e del Bambino era più centrale. O, ancora, come nel “Ragazzo morso dal ramarro”, dello stesso anno, emergano, sul fondo a destra, tracce di un poggiamano, l’utensile che il pittore utilizzava per stabilizzare la mano con la quale dipingeva (e il ragazzo, che si ritrae di scatto per il morso del piccolo rettile, è lo stesso Caravaggio il quale, come sempre a corto di denaro da spendere in modelli, per risparmiare ritrae qui se stesso allo specchio). Mentre nel “San Giovanni Battista” della Galleria Corsini (1604) la croce di canna è decisamente passata dalla mano sinistra alla destra, ed è scomparso, sulla destra in alto, l’iniziale abbozzo di un agnello, simbolo iconografico del santo.
Per non parlare del “Martirio di Sant’Orsola” (1610), l’ultima opera dell’artista, con la quale la mostra di Palazzo Reale (costata tre milioni e mezzo di euro) chiude anche il proprio percorso espositivo. Una tela il cui stato conservativo è piuttosto compromesso (il dipinto fu ritirato dal committente quando i colori non erano ancora del tutto asciutti, per cui venne esposto al sole, col risultato di scioglierli ulteriormente), ma che ben evidenzia come, alla fine, in Caravaggio il buio della preparazione avesse ormai preso il sopravvento sulla luce e sulle forme. Per cui le figure, definite solo da poche pennellate, sono letteralmente inghiottite dal fondo scuro. Mentre fra l’urlo del carnefice e il capo reclinato della martire compare una spettacolare mano che sembra voler fermare la freccia mortale.
“Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”.
Da vedere. Assolutamente.

“Dentro Caravaggio”, Milano, Palazzo Reale, fino al 28 gennaio 2018.
Per informazioni:
www.palazzorealemilano.it
www.caravaggiomilano.it

 

Sarzana per tre giorni palcoscenico di creatività. Argomento: la rete. In tutte le sue accezioni, nelle discipline più diverse

SARZANA (La Spezia), mercoledì 19 luglio – La XIV edizione del Festival della Mente, primo festival in Europa dedicato alla creatività e alla nascita delle idee, si svolgerà a Sarzana dal 1 al 3 settembre:
www.festivaldellamente.it
Tre giornate con 65 relatori italiani e internazionali e 41 appuntamenti tra incontri, workshop, spettacoli e momenti di approfondimento culturale, che trasformeranno la cittadina ligure in un palcoscenico della creatività. Filo conduttore di questa edizione, sul quale si confronteranno scienziati, filosofi, scrittori, storici, artisti, psicoanalisti, designer, antropologi, è la rete. Il tema sarà analizzato da diversi punti di vista e attraverso ambiti e discipline differenti, per consentire al pubblico di approfondire i temi più attuali della contemporaneità, sempre con un linguaggio chiaro e accessibile a tutti.
Rete è un concetto che racchiude molteplici significati e può essere declinato in molti modi“, dichiara la direttrice Benedetta Marietti. “Dal web alla rete intesa come insieme di relazioni umane; dalle reti che ci ingabbiano e imprigionano all’esplorazione delle reti neurali nelle neuroscienze; dalla rete della solidarietà fino all’importanza della rete nella biologia, nella fisica, nella matematica, e perfino nello sport. Attraverso l’indagine di un tema è così possibile affrontare argomenti e campi diversi del sapere, dalle più recenti scoperte scientifiche agli ambiti di pensiero artistico e umanistico, in linea con la vocazione multidisciplinare e divulgativa del Festival della Mente“.

ALCUNI TEMI TRATTATI

La rete può essere considerata un sistema di relazioni pregresse che creano impedimenti, coazioni e nevrosi, automatismi e pregiudizi, rituali e ossessioni; lo scrittore Michele Mari ne fornisce un vasto campionario: precetti, tabù, schiavitù del feticismo e del collezionismo, pesanti eredità letterali e metaforiche, tare ataviche.

Il maestro elementare Franco Lorenzoni porta al festival l’esperienza della sua Casa-laboratorio di Cenci ad Amelia, in Umbria, un luogo di ricerca educativa e artistica molto speciale.

La rete dei legami sociali ha, secondo Freud, come sua mitica condizione di fondo, l’uccisione del padre e la nascita del tabù; il nostro tempo sembra invece sbarazzarsi di ogni forma di divieto. Lo psicoanalista Massimo Recalcati indaga cosa ci insegnano i tabù e quanti ne esistono ancora al mondo.

Il matematico Paolo Zellini assieme allo scrittore e divulgatore scientifico Marco Malvaldi analizza “La Rete come struttura matematica.

In che modo il digitale sta influenzando la filosofia profonda che sta dietro il nostro pensiero? Che cosa succede alle nostre idee più radicate quando il mondo passa da una mentalità meccanicistica a una abituata al concetto di rete? La tecnologia, risponde il filosofo Luciano Floridi, formatta il nostro modo di pensare. E la tecnologia dell’informazione lo fa in modo ancora più radicale.

La neurologa Marilù Gorno Tempini, che dirige il laboratorio di neurobiologia del linguaggio dell’Università della California di San Francisco, parla della dislessia.

Con l’avvento dei Lumi, ricorda la francesista Benedetta Craveri, la conversazione diventa una rete di informazione, uno dei principali laboratori dell’opinione pubblica.

Uno dei pregiudizi più comuni quando si parla di televisione è l’idea che essa sia un mezzo di comunicazione standardizzato, ripetitivo e di scarsa originalità. L’esperto di media Massimo Scaglioni assieme ad Axel Fiacco, ideatore di format per il piccolo schermo, svelano i meccanismi nascosti della creatività televisiva.

“Alla ricerca della rete perduta” è il titolo dell’incontro con Darwin Pastorin, che racconta storie e aneddoti del mondo… del calcio attingendo alla sua lunga esperienza di cronista sportivo.

Il maestro Omer Meir Wellber dialoga con il direttore artistico Paolo Gavazzeni spiegando come mai l’esecuzione di uno stesso brano musicale risulti essere sempre diversa.

ALCUNI SPETTACOLI (ANCHE IN ANTEPRIMA)

Torna quest’anno la trilogia dello scrittore e studioso del pensiero antico Matteo Nucci, accompagnato da letture dell’attrice Valentina Carnelutti. Il tema indagato è “La rete di Eros” in tre incontri dedicati alla seduzione (venerdì), al tradimento (sabato) e alla riconquista (domenica).

Massimo Recalcati porta in anteprima a Sarzana la prima tappa dello spettacolo “Il segreto del figlio”: un figlio è un’esistenza unica, distinta da quella dei genitori. Contro ogni autoritarismo, Recalcati, accompagnato dalle letture dell’attrice Federica Fracassi e da un coro di voci bianche, afferma il diritto del figlio a custodire il segreto della sua vita e del suo desiderio.

“Gorla fermata Gorla”: la tragica vicenda della scuola Francesco Crispi di Gorla, colpita durante la Seconda Guerra Mondiale da una bomba che uccise 184 bambini, è raccontata dall’emozionante voce dell’attrice Giulia Lazzarini insieme a due giovani attori, Federica Fabiani e Matthieu Pastore.

La sezione per bambini e ragazzi, curata da Francesca Gianfranchi, sarà poi un vero e proprio festival nel festival con 31 protagonisti e 22 eventi (con 45 repliche).

(Dal comunicato stampa)