Biennale Venezia 2020. Calendario delle sezioni di Danza, Architettura, Teatro, Musica. E della 77ma Mostra del Cinema

VENEZIA, 6 febbraio – Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha comunicato le date delle attività della Biennale 2020.

Questo il calendario delle manifestazioni:

17ma Mostra Internazionale di Architettura, diretta da Hashim Sarkis – 23 maggio – 29 novembre;
Biennale Danza, diretta da Marie Chouinard, 5 – 14 giugno;
Biennale Teatro, diretta da Antonio Latella, 29 giugno – 13 luglio;
77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera, 2 – 12 settembre;
Biennale Musica, 25 settembre – 4 ottobre, diretta da Ivan Fedele.

Sono inoltre previste le attività denominate Biennale College, nonché le attività permanenti dell’Asac e Educational.

E, alla Scala, il regista Alvis Hermanis, in una suggestiva lettura visionaria, fa erompere il Trovatore in una Pinacoteca

Liudmyla Monastyrska e Francesco Meli (foto Brescia/Amisano)

MILANO, martedì 4 febbraio – Al Teatro alla Scala, da giovedì 6 a sabato 29 febbraio, sarà in scena “Il trovatore” di Giuseppe Verdi.

DIREZIONE: Nicola Luisotti, già maestro collaboratore in tre opere dirette da Riccardo Muti e in “Fidelio” diretto da Lorin Maazel nel 1989. Nel 2012 è stato sul podio anche con “Tosca”. È al suo quinto titolo verdiano alla Scala dopo “Oberto, conte di San Bonifacio”, “Attila”, “Nabucco” e “Rigoletto”.

ALLESTIMENTO: Alvis Hermanis. Regista lettone di prosa e d’opera, attore, drammaturgo, è una delle personalità più sfaccettate e imprevedibili del teatro contemporaneo. Nel 2014, a Salisburgo, collocò “Il trovatore” in una pinacoteca. Aveva colpito per la capacità di annullare la cornice contemporanea al calar della notte, lasciando erompere il dramma in scene di grande potenza visionaria. Lo spettacolo viene ora ripreso in versione riveduta.

INTERPRETI PRINCIPALI:

Liudmyla Monastyrska (Leonora), una delle voci di soprano più acclamate del panorama internazionale. Nata a Kiev, dopo aver completato gli studi nel 1998 è stata nominata soprano principale dell’Opera Nazionale Ucraina;

Francesco Meli (Manrico), già protagonista di tre inaugurazioni scaligere, tra cui “Tosca” lo scorso 7 dicembre, prosegue nel suo percorso verdiano. Il personaggio di Manrico si aggiunge ad altre sei parti verdiane interpretate sul palcoscenico scaligero in “Otello”, “Giovanna d’Arco”, “I due Foscari”, “Don Carlo”, “La traviata”, “Ernani”, cui si aggiunge la Messa da Requiem diretta da Riccardo Chailly. Nella Stagione che si apre tornerà come Enzo ne “La Gioconda” con la regia di Davide Livermore;

Violeta Urmana (Azucena), nel cuore dal pubblico scaligero che, dopo l’esordio in “Die Walküre”, l’ha ascoltata in “Armide” e quindi “Messa da Requiem,” “Il trovatore” e “Iphigénie en Aulide” con Riccardo Muti, in “Macbeth” con Kazushi Ono;

Massimo Cavalletti (Conte di Luna), è artista di casa alla Scala: nella scorsa Stagione il baritono di Lucca è stato Lescaut in “Manon Lescaut” diretta da Riccardo Chailly;

Gianluca Buratto si alterna con Riccardo Fassi nella parte di Ferrando: due tra i più brillanti bassi italiani della nuova generazione. Gianluca Buratto ha debuttato alla Scala come Medico in “Macbeth” nel 2013; e Riccardo Fassi ha debuttato alla Scala il 7 dicembre 2017 come Maestro di casa e Dumas in “Andrea Chénier” diretto da Riccardo Chailly.

Da quest’anno tutte le recite d’opera al Teatro alla Scala sono precedute da un incontro introduttivo nel Ridotto delle Gallerie. Gli incontri su “Il trovatore” saranno tenuti da Emilio Sala, professore di Musicologia e Storia della Musica all’Università Statale di Milano.

IL TROVATORE di Giuseppe Verdi, direttore Nicola Luisotti – regia Alvis Hermanis, che firma anche le scene con Uta Gruber-Ballehr. Luci di Gleb Filshtinsky; costumi di Eva Dessecker. Interventi video di Ineta Sipunova. Durata dello spettacolo: 2 ore e 45 minuti (compreso l’intervallo) – Date dello spettacolo: 6, 9, 12, 15, 18, 21, 23, 26, 29 febbraio.
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

Grande, indimenticabile Valeria Moriconi. La sua femminilità era tutt’uno con la natura delle donne che portava in scena

(di Andrea Bisicchia) Attore è colui che vive la propria quotidianità sul palcoscenico, con la consapevolezza di mettere a contatto il proprio modo di esprimersi con l’Altro, che può essere il regista, il compagno di lavoro, il pubblico, essendo, l’attore, sempre alla ricerca, non tanto di sé, né tantomeno del personaggio che interpreta, quanto della persona che intende rappresentare. Egli, pertanto, ha dei debiti nei confronti degli altri, ma ha anche un credito nei suoi confronti per ciò che riesce a dare sul palcoscenico.
Valeria Moriconi, nel corso della sua lunga carriera, ha persino elogiato i suoi debiti nei confronti della famiglia, del marito, dei registi e degli attori con cui ha lavorato, ai quali era solita dire: “Io sono brava se voi siete bravi. Io funziono, il mio personaggio funziona perché c’è il coro, perché c’è il mondo e la vita che lo circonda”. Sono parole raccolte da Emma Dante, scelta dalla Moricone, come attrice, per “La rosa tatuata”, con la regia di Gabriele Vacis (1996).
Lo ricorda Chiara Ricci in: “Valeria Moriconi, femmina e donna del teatro italiano”, il cui sottotitolo vorrebbe ricordare che, nell’affollata galleria dei personaggi da lei interpretati, oltre che attrice, è sempre stata femmina e donna, nel senso che non ha mai dimenticato di rapportarsi con la natura delle sue creature portate in scena che, quasi sempre, coincidevano con la sua natura di donna.
Chiara Ricci è ormai una esperta nel tratteggiare la vita di un’attrice, ha un suo metodo di lavoro che ha sperimentato con altre protagoniste: Anna Magnani, Lilla Brignone, di cui ci siamo occupati sulle pagine di questo giornale. Pazientemente, la Ricci assembla interviste, recensioni, memorie di coloro che hanno lavorato con loro per raccontarcene la vita professionale, vista la pochissima bibliografia in volume che esiste. Certamente, la Moriconi appartiene alla categoria delle grandi interpreti, di cui oggi, il teatro italiano , avverte la mancanza. Insieme a Rossella Falk è stata colei che ha messo a disposizione degli autori e degli esecutori delle qualità rare: la scrupolosità, il metodo, la preparazione, l’ansia del nuovo, l’essere officiante nello spazio sacro del teatro. Entrambe hanno vissuto gli stessi anni, hanno formato delle Compagnie di complesso, quella dei “Quattro” e quella dei “Giovani”, entrambe hanno impersonato il mistero dell’attore facendo coincidere l’arte con la vita, non certo in maniera pirandelliana, anche se entrambe si sono cimentate con l’autore agrigentino.
Ricordo Odoardo Bertani, critico di Avvenire, che, introducendo “L’Attore” di Roberto De Monticelli, Garzanti 1988, scrisse: “Il teatro è parola, è persona, è società, è poesia, è storia”, ebbene tutto questo è valido per la Moriconi, anche lei è stata contro coloro che la pensavano diversamente, contro i falsari e gli avventurieri che vorrebbero sporcarlo. Chiara Ricci, ricostruendo la vita artistica della Moriconi, individua nel cinema il desiderio dell’attrice di sfondare, diversamente da Alberto Sordi, di cui abbiamo scritto la settimana scorsa, che aveva cercato, nel teatro, la sua affermazione. Per entrambi è accaduto il contrario. La Moriconi, pur avendone fatto tanto, il cinema non l’ha mai resa diva, sarà il teatro a incoronarla regina.
Chiara Ricci ha diviso il suo lavoro in quattro capitoli: “Iesi, l’infanzia e la famiglia”, “Il cinema”, “La televisione”, “Il teatro”. Ogni capitolo è corredato da una ricca bibliografia, quello più lungo è dedicato al sodalizio con Franco Enriquez, alla loro lunga storia d’amore, alla Compagnia dei Quattro, dal grande successo di “I rinoceronti” di Ionesco (1961) al 1973, quando Enriquez fu nominato Direttore del Teatro Stabile di Roma dove rimarrà quattro anni. L’anno prima, al Teatro greco di Siracusa entrambi avevano registrato il grande successo di “Medea” (1972), successo che Valeria rinnoverà con “Trachinie”, “Ecuba” e con la ripresa di “Medea”, regia di Mario Missiroli (1996). Muovendosi come un battitore libero, la Moriconi potrà arricchire il suo repertorio facendosi guidare da registi come Massimo Castri, con cui realizzerà “La vita che ti diedi”, “Edipo” di Seneca, “Hedda Gabler” e “Questa sera si recita a soggetto”, prodotto da Pietro Carriglio per il Teatro Biondo di Palermo, dove era stata protagonista di una esemplare “Nemica” di Niccodemi, con la regia di Missiroli. Va, inoltre, segnalato il lavoro con Cobelli, con Marcucci, con Scaparro, con Ronconi, con Salveti e con Piero Maccarinelli che la diresse in due splendidi Bernhard: “Alla meta” e “Prima della pensione”, quest’ultimo accanto a Orsini e alla Vukotic.
Il volume contiene una introduzione di Paolo Puppa che sottolinea le doti di ricercatrice della Ricci, la filmografia, la teatrografia, i lavori in televisione, la bibliografia, e una notevole iconografia con le foto di Tommaso Le Pera.

Chiara Ricci,” VALERIA MORICONI. Femmina e donna del teatro italiano”. Prefazione Paolo Puppa – Book Publishing 2015 – pp 264, € 18.

Rarità bibliografiche e autografi autentici. “C’era una volta… il libro”. A Cesena, IX Fiera dell’Antiquariato,15/16 febbraio

CESENA, mercoledì 29 gennaio ► (di Andrea Bisicchia) – Mentre il mercato del libro soffre per la continue chiusure delle librerie, anche di quelle storiche, come Paravia di Torino, mentre si assiste a brevi rianimazioni grazie alle Fiere ad esso dedicate, la città di Cesena propone un evento straordinario, nei giorni 15 e 16 febbraio, in occasione della Fiera dell’Antiquariato, dedicata a “Rarità Bibliografiche” e “Autografi certificati”, grazie alla presenza, in loco, dei periti dell’Associazione Autografia.

“ C’era una volta… il libro”, organizzata da Blu Nautilus, col patrocinio del Comune di Cesena, in collaborazione con i maggiori siti del settore, giunta alla IX Edizione, è considerata una delle più importanti Fiere, non soltanto italiana, visto che saranno presenti oltre 70 espositori, provenienti da tutta Europa, con libri introvabili, nel senso che non sono reperibili nemmeno in Amazon, che, sostituendosi alle librerie, tiene, a modo suo, ancora in vita, il mercato del libro.

Quello di cui ci stiamo occupando è ben diverso, trattandosi di libri per amatori che non badano a spese e di “Autografi” per coloro che amano questo genere di “contatto” con artisti scomparsi.

Sembra che il mercato di questi ultimi, sia alquanto fiorente.

L’Associazione Autografia ci informa che un autografo di Shakespeare sia stato valutato oltre tre milioni di dollari e che l’abbozzo dell’Ave Maria dell’Otello di Verdi sia stato venduto, lo scorso aprile, per una cifra che supera i centomila euro.

In fiera si troveranno autografi e manoscritti di D’Annunzio (nella foto, una sua lettera), Pirandello, Ungaretti, Garibaldi, Mussolini, Rossini, ma anche di personaggi della musica, come i Beatles, e dello sport, come Enzo Ferrari, Valentino Rossi, Francesco Totti e Batistuta.

Inoltre, i visitatori potranno ammirare il “Liber Amicorum” del tenore Neri Baraldi (1826-1902), famoso nel mondo per aver interpretato Opere di Verdi e di Donizetti, e che raccolse gli autografi di trenta musicisti, da Rossini a Gounod, a Meyerbeer.

Ma i cultori e gli appassionati potranno anche conoscere, grazie ai periti grafici presenti, come vengano realizzati i falsi d’autore.

Viste le migliaia di prenotazioni, la mostra mercato, specializzata in antiquariato librario e collezionismo cartaceo, con rarità bibliografiche dal XVI a XX secolo, prevede il tutto esaurito per entrambe le giornate.

Fiera di Cesena, v. Dismano3845, sabato 15 e domenica 16 febbraio. Ingresso € 3 intero, gratuito fino ai 14 anni e dopo i 70 anni.

www.c’eraunavoltantiquariato.it