A Padova, dal 5 al 14 aprile, la XXI edizione del festival: VULCANO, nuovi linguaggi della danza contemporanea

PADOVA, lunedì 25 marzo – Si svolgerà dal 5 al 14 aprile, a Padova, l’edizione 2019 del festival Prospettiva Danza Teatro.
Il programma 2019”, ha spiegato l’Assessore alla Cultura Andrea Colasio, “a differenza di quello precedente, si concentra su nove appuntamenti di danza provenienti da culture e continenti diversi. Completano il calendario performance di danza urbana, workshop, residenze coreografiche e l’atteso Premio PDT 2019, che quest’anno diventa internazionale. Altra grande novità è la scelta dell’Agorà del Centro Culturale Altinate San Gaetano come palcoscenico e cuore del festival, ad eccezione delle residenze che si svolgeranno presso la Banca Etica e il Teatro Torresino”.
La direttrice artistica Laura Pulin a sua volta sottolinea: “Il progetto VULCANO – nuovi linguaggi del contemporaneo – nasce per intraprendere uno stimolante viaggio negli spazi della città, ripensando una rinnovata relazione artistica fra spazio/pubblico, memoria/innovazione e formazione/produzione.”
Quest’anno il festival porta la danza nel quotidiano: al supermercato di Viale della Pace 32, venerdì 29, sabato 30 marzo e sabato 6 aprile, Let’s Dance Coop – “La danza incontra le persone” – animerà il punto vendita con momenti performativi, coinvolgendo i clienti/spettatori, il luogo e i danzatori.
Inaugura il Festival la X edizione del Premio Prospettiva Danza Teatro 2019 che, martedì 2 aprile ore 21 nella Sala Ridotto del Teatro Comunale G. Verdi, vedrà i finalisti esibirsi davanti al pubblico e alla Giuria internazionale composta da operatori della scena internazionale.
Dal 5 aprile prenderà il via il programma, articolato in nove appuntamenti, che toccheranno culture e continenti diversi. Il Festival si svolge interamente all’Agorà del Centro Culturale Altinate San Gaetano con inizio spettacoli alle ore 21.15.

INFORMAZIONI

COMUNE DI PADOVA – Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche tel. 049 8205611 – 5623 ● ARTEVEN cell. 334 2462748 – tel. 041 5074711 ● PROSPETTIVADANZATEATRO cell. 347 7523160 – nfo@prospettivadanzateatro.it

CINE/PRIME – Genio e follia di due visionari della lingua. Così crearono il monumentale “Oxford English Dictionary”

(di Emanuela Dini) C’è tanto, verrebbe quasi voglia di dire che c’è tutto in “Il professore e il pazzo”, il film che racconta la storia dell’ideazione e creazione dell’Oxford English Dictionary, il monumentale dizionario storico della lingua inglese, un progetto di compilazione tra i più ambiziosi della storia che fu realizzato in oltre 70 anni (dal 1857 al 1928). Il film racconta come è nato il progetto, come è cresciuto e si è realizzato, grazie al genio e alla follia di due uomini straordinari – appunto Il Professore e Il Pazzo – che con le loro ricerche e ossessioni hanno creato una pietra miliare nella storia della lingua e della cultura inglese.
Un gran film, un racconto poderoso, un’affascinante sceneggiatura, panorami suggestivi – i campus e l’università di Oxford – una prova attoriale superba di due “mostri sacri” del cinema come Mel Gibson (il professore) e Sean Penn (il pazzo), una regia impeccabile che accompagna il racconto mischiando crudezza e poesia, luce e tenebre, genio e follia, oscurantismo e lucidità, colpa e redenzione. Ma non è tutto qui, perché nel raccontare la storia e l’ambizione se non addirittura l’hybris (la superbia delle tragedie greche) del volere raccogliere tutto lo scibile umano (o, almeno, inglese) in un libro, ci si ritrova a fare i conti con i tentativi e le ambizioni odierne, del “sapere tutto” e “trovare tutto” a portata di clic. E allora il film – che pure è uno splendido affresco in costume, perfetto e dettagliatissimo nei particolari – si rivela assolutamente contemporaneo e attuale.
«Mentre scrivevo la sceneggiatura i notiziari parlavano di Google che stava lanciando il suo progetto “moon shot”, ovvero scansionare su Internet ogni libro esistente; Apple stava lanciando il suo ultimo IPhone che dovrebbe contenere tutte le informazioni del mondo; Wikipedia ci chiedeva di contribuire a creare l’enciclopedia più completa mai realizzata, ed ecco che mi sono trovato di fronte a una storia intensa e contemporanea che ha una sorprendente somiglianza con le storie raccontate in The Social network e The Imitation Game. Gli sforzi del professore e del pazzo sono quasi un presagio di quelli di Zuckerberg, Jobs e Gates», ha raccontato il regista G.P. Shemran.
La storia si svolge nell’Inghilterra del XIX secolo e si regge sul confronto tra i due protagonisti: il professor James Murray, e il dottor William Chester Minor, chirurgo, ex ufficiale dell’esercito americano, che a Londra si è macchiato di un crimine orrendo e – riconosciuto infermo di mente – è stato rinchiuso in un manicomio giudiziario.
Sarà proprio lui, dal manicomio, a collaborare in maniera decisiva alla compilazione del dizionario, instaurando col professore un rapporto di stima e amicizia che gli salverà la vita.
Ma il film, al di là della storia narrata con un rigore descrittivo e pittorico magistrale, si regge soprattutto su un testo denso e meraviglioso che è un inno al valore della cultura e del linguaggio, allo spendersi inesauribilmente per ricostruire la storia e l’origine di una parola, al gusto della ricerca e dell’impegno per dare vita a qualcosa che nascerà in un futuro chissà quanto lontano.Ed è la storia anche e soprattutto dell’incontro di due uomini animati dal gusto della ricerca, approfondimento e follia; con memorabili duetti verbali a colpi di vocaboli inconsueti; con stupefacenti digressioni sul valore della lingua che cambia e si trasforma, in opposizione al desiderio di volerla rinchiudere e pietrificare in un dizionario; un’ode alla cultura, alla lingua, al sapere. Verrebbe da dire: avercene, oggi, di personaggi così!
Il tutto descritto con un rigore calligrafico – e proprio relativi alla calligrafia sono alcuni dei primi piani più suggestivi, con l’inchiostro denso che cade sulla carta porosa – e ricostruzioni d’ambiente spettacolari. Dove la poesia di una battaglia di palle di neve nel giardino di casa convive e si scontra con le scene più crude di terapie violente nel manicomio criminale, e il dualismo tra il bene e il male, tra l’oscurantismo e il sapere, tra lucidità e follia, tra colpa e redenzione, miseria e nobiltà è raccontato con un uso strategico della luce e con evocative alternanze tra chiaro e scuro, buio e luce. E intorno, le piccinerie, meschinità, invidie e gelosie dell’ambiente accademico unite ai giochi di potere e alle esigenze editoriali di vendere più copie e più in fretta. Già allora!
Last but not least – e l’inglese è d’obbligo, visto il tema- le fantastiche prove attoriali di un Mel Gibson che dà vita a un professore integerrimo che vive per il sapere e di Sean Penn camaleontico che da arrogante e crudele ufficiale dell’esercito si trasforma nel povero pazzo e riesce a trasmettere tutto il suo dolore recitando con un occhio pesto e semichiuso o con le rughe della fronte.
Un gran bel film, quello che una volta si sarebbe definito un “kolossal”, intenso e appassionato e splendidamente confezionato. Da vedere.
“Il professore e il pazzo” (USA 2019), di P. B. Shemran. Con Mel Gibson e Sean Penn. Biografico. Durata 124 min. Al cinema dal 21 marzo.

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A UN METRO DA TE (USA 2019) Regia di Justin Baldoni. Con Cole Sprouse, Haley Lu Richardson, Drammatico. Durata 117′

DAFNE (Italia 2019) Regia di Federico Bondi. Con Carolina Raspanti, Antonio Piovanelli, Stefania Casini. Drammatico. Durata 94′

ED È SUBITO SERA (Italia 2019) Regia di Claudio Insegno. Con Franco Nero, Gianluca Di Gennaro, Paco De Rosa, Gianclaudio Caretta, Gaetano Amato. Drammatico. Durata 90′

IL PROFESSORE E IL PAZZO (USA 2019) Regia di Farhad Safinia (nome dietro a cui si cela P. B. Shemran). Con Mel Gibson, Sean Penn. Biografico. Durata 124′ (v. recensione sopra)

IL VENERABILE W. (Francia, Svizzera 2017) Regia di Barbet Schroeder. Documentario. Durata 100′

INSTANT FAMILY (USA 2018) Regia di Sean Anders. Con Mark Wahlberg, Rose Byrne. Commedia. Durata 119′

L’EROE (Italia 2018) Regia di Cristiano Anania. Con Salvatore Esposito, Cristina Donadio, Vincenzo Nemolato. Drammatico. Durata 80′

LA CONSEGUENZA (Gran Bretagna, USA 2019) Regia di James Kent. Con Keira Knightley, Jason Clarke. Drammatico. Durata 109′

LA MIA SECONDA VOLTA (Italia 2019) Regia di Alberto Gelpi. Con Mariachiara Di Mitri, Aurora Ruffino, Luca Ward. Drammatico. Durata 90′

PEPPERMINT – L’ANGELO DELLA VENDETTA (USA 2018) Regia di Pierre Morel. Con Jennifer Garner, John Ortiz. Azione. Durata 98′

PETERLOO (Gran Bretagna 2018) Regia di Mike Leigh. Con Rory Kinnear, Maxine Peake. Drammatico. Durata 154′

RICORDI? (Italia 2018) Regia di Valerio Mieli. Con Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo, Camilla Diana. Drammatico. Durata 106′

SCAPPO A CASA (Italia 2019) Regia di Enrico Lando. Con Aldo Baglio, Jacky Ido, Fatou N’Diaye, Angela Finocchiaro, Hassani Shapi. Commedia. Durata 92′

UN VIAGGIO INDIMENTICABILE (Germania, USA 2018) Regia di Til Schweiger. Con Nick Nolte, Sophie Lane Nolte. Commedia. Durata 139′

 

 

Cambio di guardia alla Scala. La Traviata di Angel Blue: giovane bella e tanta. Ma chi ci crede che è tisica?

MILANO, mercoledì 13 marzo (di Carla Maria Casanova) Ennesima ripresa di Traviata alla Scala (allestimento Cavani/Ferretti/Pescucci). Teatro pieno, successone eccetera. L’interesse era per lei, la protagonista, Angel Blue (alla Scala, Musetta in Bohème 2015, poi Clara in Porgy and Bess).
Lei, già miss Hollywood e miss California, onorevole repertorio lirico e concertistico, è impegnata nel sociale (aiuto agli adolescenti in difficoltà). È una bella ragazzona. Appunto. Averla però vestita di color topo al ballo di Flora, colore che si uniforma con la sua pelle, non è stata una buona idea.
Angel Blue è soprattutto “tanta”. Riempie il palcoscenico. Sovrasta l’agile tenore (Francesco Meli) e persino tiene testa (fisicamente) a Domingo. Tanta anche la voce, che però lei non riesce sempre a gestire. E poi, come fai a commuoverti per una ventenne affetta di tisi di quella stazza che con una manata ti butta per terra?
Poi arriva papà Germont e si porta via il successo (ovazione).
Lui non è baritono, anzi, pare più tenore che mai e con Meli fanno un duetto alla pari. Però lui è Placido Domingo e il palcoscenico lo riempie con il suo inconfondibile, incontestabile carisma. Sul podio Marco Armiliato, che invece di carisma ne ha meno di Whung Chung, ma pazienza.

Repliche: 14 e 17 marzo.

“Le ultime lune” e “Un momento difficile”. Due testi di Furio Bordon sul rapporto Vita/Morte. Entrambi ora in circolazione

Massimo Dapporto, Ariella Reggio, Francesco Foti in una scena di “Un momento difficile” di Furio Bordon

(di Andrea Bisicchia) Mentre a Milano è in scena, al Teatro Carcano (fino a domenica 17 marzo), “Le ultime lune” di Furio Bordon, con Andrea Giordana e Galatea Ranzi, regia di Daniele Salvo (quarta versione, dopo quella malinconica di Marcello Mastroianni, ironica di Gianrico Tedeschi, sorniona di Gastone Moschin), al Teatro Goldoni di Bagnacavallo è stato rappresentato un altro testo di Bordon, prodotto dagli Stabili di Catania e Friuli Venezia Giulia, con la regia di Giovanni Anfuso e l’interpretazione di Massimo Dapporto, insieme a Ariella Reggio, Francesco Forti, Debora Bernardi.
Tra i due testi c’è una certa affinità o, meglio, un tema comune, quello del rapporto Vita e Morte, vissuto da giovani familiari nei confronti dei vecchi materni o paterni che si trovano in fin di vita.
Si tratta di uno dei momenti più difficili, causato dall’abbandono e dall’attesa.
Nelle “Ultime lune”, Bordon aveva immaginato lo scontro tra un padre, rimasto vedovo, e un figlio che lo accudisce con una certa indifferenza, specie quando il padre ha deciso di andare in una casa di riposo, abbandonando la vecchia abitazione dove era solito dialogare con la moglie scomparsa. In “Un momento difficile”, è la madre che sta per morire e che mette in difficoltà il figlio, il quale, non sapendo come districarsi, chiede l’aiuto del padre morto e della madre da giovane, personaggi che intervengono durante la rappresentazione vestiti di bianco, come se appartenessero a un altro mondo, ma che ritornano per venire incontro a un’anima persa. In questi giorni, gira un altro spettacolo “Regina madre” di Manlio Santanelli, che ripropone un dialogo tra il figlio e la madre morta.
Giovanni Anfuso ha creato una scena non naturalistica, la camera della vecchia signora è immersa in uno spazio geometrico bianco che si colora di luci surreali, quando entrano in scena il marito morto e la madre da giovane. In verità ci sono altri due personaggi che vengono evocati, la badante e il Principe, ovvero l’infermiere. L’inizio della commedia è affidato a una lunga introduzione musicale, creando un vuoto di scena, che, in teatro, è sempre negativo, anche se, in questo caso, è giustificato dal vuoto che il figlio sta attraversando, un figlio fragile sia nella maturità che durante la fanciullezza, avendo creduto di non essere stato accettato dalla mamma, che forse non lo voleva davvero, ma che dopo ha cominciato ad amarlo.
Furio Bordon immette il suo racconto in una dimensione metafisica, lui, uomo di teatro (aveva diretto lo Stabile di Trieste nel 1988-92), ha sempre affrontato, nelle sue commedie, problemi di carattere esistenziali, con una certa leggerezza e con un linguaggio non mimetico. Anfuso ha preferito fare ricorso alla caratterizzazione dei personaggi, in particolare quello della madre, per estorcere qualche grassa risata, riuscendoci. In verità, lo spirito comico di Bordon è lieve, cosi come, in fondo, lo ha interpretato Massimo Dapporto, alternando brillantezza e commozione. Lunghi applausi in un teatro esaurito.

“Un momento difficile” di Furio Bordon, regia Giovanni Anfuso, scene Alessandro Chiti. Con Massimo Dapporto, Ariella Reggio, Francesco Foti, Debora Bernardi.

Dopo la rappresentazione del 6 marzo al Teatro Goldoni di Bagnacavallo, lo spettacolo sarà:
7 marzo, Teatro Sociale, Stradella;
8 /10 marzo, Teatro Sociale, Brescia;
12 marzo, Nuovo Teatro Comunale, Gradisca;
13 marzo, Teatro Mons. Gelindo Lavaroni, Artegna (UD);
14 marzo, Auditorium Comunale, San Vito Al Tagliamento (PN).