Quando Bacco fa spettacolo. Vini italiani e stranieri da godere e degustare alla terza edizione del “VINESSUM”

Sabato 8 e domenica 9 giugno sarà celebrata la terza edizione di “VINESSUM 2019” nell’Antico Convento San Francesco, nel Chiostro secentesco di Bagnacavallo, dove, si svolgerà la kermesse enologica, mirata anche a scoprire e a valorizzare nuovi talenti e nuove aziende.
Saranno protagonisti i vignaioli di Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Trentino, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia.
La partecipazione straniera è affidata alla Francia e alla Slovenia.
Saranno presenti, soprattutto, le Cooperative sociali che lavorano i vigneti a livello artigianale, oltre che biologico.
Ogni banco di vino, offre un piccolo cesto, con prodotti locali, ed è allestita anche una zona ristorazione. La Lombardia è rappresentata da dieci vignaioli provenienti da Pavia, Brescia, Bergamo, Gussago, Rovescala, Montecalvo, Torrazza. L’Emilia Romagna sarà rappresentata da 24 vignaioli. La ristorazione è affidata a Il Bacaro Risorto di Venezia, Il Grano di Pepe di Ravarino (Modena), i Marinati di Comacchio, ed altri. (A.B.)

www.vinessum.it

Vacanze in Romagna. All’Arena delle Cappuccine, fino al 31 agosto, rassegna di 56 film italiani e stranieri (per 87 serate)

BAGNACAVALLO (Ravenna), martedì 4 giugno ► (di Andrea Bisicchia) L’estate mette a nudo non soltanto i corpi, ma anche l’attività di ricerca attraverso i Festival e le Rassegne. Così, mentre Riccardo Muti prepara, per il mese di giugno, la XXX edizione di Ravenna Festival, tra primizie musicali e teatrali, a circa 15 chilometri di distanza, il Comune di Bagnacavallo ha presentato la trentacinquesima edizione di “Bagnacavallo al Cinema. Estate 2019”, la rassegna più lunga d’Italia (6 giugno – 31 agosto), in uno dei posti più caratteristici della ridente cittadina medievale, ovvero l’Arena delle Cappuccine, uno spazio che risale alla fine del 1600.
Ad organizzarla è il Cinecircolo Fuoriquadro, diretto da Ivan Baiardi e Gianni Gozzoli.
In programma 56 film, con 87 serate consecutive di cinema, che lasciano molto spazio agli autori italiani, dove primeggiano Daniele Lucchetti, Matteo Rovere, Federico Bondi, Simone Giordano, Leonardo D’Agostini, Marco Bellocchio.
Notevole è la selezione straniera, di cui fanno parte, tra altri, registi come Richard Eyre, Asghar Farhadi, Pedro Almadovar, Alfonso Cuaron, Luis Ortega.
I curatori hanno puntato decisamente alla qualità, organizzando anche quattro incontri con attori e registi, presenti nella rassegna. Si inizia il 29 giugno con Federico Bondi e Carolina Raspanti, in occasione della proiezione del film “Dafne”, si prosegue il 13 luglio con Alessio Cremonini, con il film “Sulla mia pelle”, il 19 luglio con Andrea Carpezano e Leonardo D’Agostini, attore e regista di “Il campione”, mentre, a chiusura degli incontri, ci saranno gli attori e il regista Kristia Gianfreda per il film “Solo cose belle”.
Tra le proposte principali italiane: “Momenti di trascurabile felicità” di Daniele Lucchetti, “Il primo re” di Matteo Rovere, “Il traditore” di Marco Bellocchio, “Troppa grazia” di Gianni Zanasi, “Euforia” di Valeria Golino.
Non mancheranno i film premiati nei vari festival internazionali. L’illustrazione della Rassegna è di Matteo Moni.

Il programma sul sito:
www.arenabagnacavallo.it

Le Maschere del Teatro Italiano 2019. Ecco le terne delle 13 categorie. I vincitori saranno proclamati il 5 settembre

NAPOLI, venerdì 31 maggio – Al Teatro Mercadante di Napoli, si è svolta la seduta pubblica della giuria di esperti per le nomination al “Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2019”, il riconoscimento teatrale nato nel 2002, patrocinato dall’AGIS, e da cinque edizioni promosso e organizzato dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale.
Presieduta da Gianni Letta la giuria – composta da Rosita Marchese (vicepresidente CdA del Teatro Stabile di Napoli), Giulio Baffi (critico la Repubblica Napoli), Donatella Cataldi (giornalista Tg3-Chiediscena), Fabrizio Coscia (critico Il Mattino), Franco Cordelli (critico Il Corriere della Sera), Masolino d’Amico (critico La Stampa), Maria Rosaria Gianni (capo redattore cultura Tg1), Katia Ippaso (critico Il Messaggero), Fiorenzo Grassi (direttore Teatro Elfo Puccini), Franco Però (direttore Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia) –  ha selezionato le seguenti terne di nomi e titoli finalisti delle 13 categorie concorrenti:

Migliore spettacolo di prosa
La gioia, regia di Pippo Delbono;
Macbettu, regia di Alessandro Serra;
When the rain stops falling, regia di Lisa Ferlazzo Natoli

Migliore regia
Filippo Dini per Così è (se vi pare);
Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi per Cous cous klan;
Lisa Ferlazzo Natoli per When the rain stops falling;

Migliore attore protagonista
Alex Cendron per Il Vangelo secondo Lorenzo, regia di Leo Muscato;
Antonio Salines per Aspettando Godot, regia di Maurizio Scaparro;
Francesco Di Leva per 12 baci sulla bocca, regia di Giuseppe Miale Di Mauro;

Migliore attrice protagonista
Maria Paiato per Un nemico del popolo, regia di Massimo Popolizio;
Laura Marinoni per John Gabriel Borkman, regia di Marco Sciaccaluga;
Imma Villa per Regina madre, regia di Carlo Cerciello;

Migliore attore non protagonista
Vincenzo Pirrotta per La tempesta, regia di Roberto Andò;
Alfonso Postiglione per Assunta Spina, regia di Pino Carbone;
Ernesto Lama per Fronte del porto, regia di Alessandro Gassman;

Migliore attrice non protagonista
Beatrice Schiros per Cous cous klan, regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi;
Chiara Baffi per Ferdinando, regia di Nadia Baldi;
Orietta Notari per Così è (se vi pare), regia di Filippo Dini;

Migliore attore/attrice emergente
Luigi Tabita per La rondine, regia di Francesco Randazzo;
Francesco Roccasecca per Ferdinando, regia di Nadia Baldi;
Camilla Semino per When the rain stops falling, regia di Lisa Ferlazzo Natoli;

Migliore interprete di monologo
Davide Enia per L’abisso;
Marina Confalone per Una relazione per un’accademia;
Elena Arvigo per 4:48 psychosis;

Migliore scenografo
Marta Crisolini Malatesta per Salomè, regia di Luca De Fusco;
Luigi Ferrigno per Assunta Spina, regia di Pino Carbone;
Alessandro Serra per Macbettu, regia di Alessandro Serra;

Miglior costumista
Andrea Viotti per I giganti della montagna, regia di Gabriele Lavia;
Marta Crisolini Malatesta per Salomè, regia di Luca De Fusco;
Gianluca Falaschi per La scuola delle mogli, regia di Arturo Cirillo;

Migliori musiche
Ran Bagno per Salomè, regia di Luca De Fusco;
Marlena Kuntz per Il castello di Vogelod, regia di Fabrizio Arcuri;
Antonio Di Pofi per I giganti della montagna, regia di Gabiele Lavia;

Migliore autore di novità italiana
Roberto Alajmo per Chi vive giace;
Francesco Brandi per Per strada;
Gabriele Di Luca per Cous cous klan;

Migliori luci
Gigi Saccomandi per Salomè, regia di Luca De Fusco;
Pasquale Mari per Così è (se vi pare), regia di Filippo Dini;
Orlando Bolognesi per La gioia, regia di Pippo Delbono.

Le terne saranno quindi giudicate da oltre 700 tra artisti e addetti ai lavori, chiamati a votare a scrutinio segreto i titoli e i nomi per l’assegnazione delle Maschere del Teatro Italiano 2019.
La serata della cerimonia di consegna dei premi si terrà il 5 settembre 2019 alle 20, al Teatro Mercadante, condotta da Tullio Solenghi, e trasmessa in diretta differita su Rai Uno.

www. teatrostabilenapoli.it

Roberto De Monticelli ricordato al Goldoni di Bagnacavallo. Serata organizzata da Accademia Perduta\Romagna Teatro

Il critico e scrittore Roberto De Monticelli

(di Andrea Bisicchia) L’idea di ricordare il grande critico Roberto De Monticelli (Firenze, 1919 – Milano, 16 febbraio 1987), non è venuta a un teatro milanese, bensì a un teatro romagnolo, il Goldoni di Bagnacavallo, che il 13 maggio, nel Ridotto, gli dedicherà una serata dal titolo: “Il sentimento della parola”.
L’occasione è data da una donazione, composta di un migliaio di libri della Biblioteca di De Monticelli, a “La bottega dello sguardo”, guidata da Renata Molinari, figura storica del teatro milanese, non solo per essere stata collaboratrice editoriale di Franco Quadri, ma per aver insegnato alla Scuola Paolo Grassi.
Cosa vuol dire: il sentimento della parola? Vuol dire che ogni recensione o saggio critico, che De Monticelli scriveva per il “Corriere della “Sera”, erano costruiti sulla ricerca spasmodica della parola, non quella che si fa carne di Testori, ma quella che si fa memoria di qualcosa che il critico ha visto e che ha immortalato sulle pagine del quotidiano. Le recensioni di De Monticelli furono raccolte in quattro volumi, editi da Bulzoni, che costituiscono un prezioso patrimonio teatrale e culturale, direi unico. Per molti, De Monticelli era un maestro, non solo di scrittura, ma anche di etica professionale, di disciplina. Diceva sempre che il lavoro del critico non lo si può improvvisare, perché fondato sul rigore, sulla severità, prima nei confronti di se stesso e poi di chi si andava a giudicare. Egli meditava a lungo sulla parola, persino sull’uso di un aggettivo, oltre che sul ritmo della frase.
Era contrario a ogni forma di improvvisazione, non amava il teatro degli avventurieri, quelli che Strehler chiamava i “sicofanti della scena”, e neanche quello dei “teorizzatori”. Per lui gli spettacoli dovevano “essere scritti” sul palcoscenico. Si diceva che non amasse la sperimentazione, le fatue avanguardie, non era vero. Le cose che non amava erano il pressappochismo, l’assenza di logica scenica, l’uso sconsiderato della parola, spesso, a suo dire, incomprensibile, perché sostituita col gesto. La “ricerca” doveva avere un senso, un valore artistico, anzi, quando li trovava, li esaltava. Qualche collega gli riconosceva un “metodo”, persino Franco Quadri ha confidato, più volte, di essere stato, da giovane, un accanito lettore delle recensioni di De Monticelli, anche se, dopo, per motivi generazionali, fece altre scelte, riconoscendogli sempre la capacità di “rappresentare”, sulla pagina, ciò che aveva visto.
Anche Giovanni Raboni che lo sostituì, dopo il decesso, ammise che bisognava partire dalla” Lezione” di De Monticelli, dal modo con cui utilizzava la parola, anche quella che non veniva formulata sulla scena. La sua era una scrittura che tendeva al saggio critico, che egli andava precisando nei suoi lunghissimi articoli sulla “terza pagina”, dove riusciva a teorizzare su tutto: sulla regia, sull’attore, sulle modalità rappresentative, persino sulle nuove figure, come i manager, che si affacciavano sulla scena, che accettava con un certo pessimismo, o, ancora, sui concetti di consenso e di dissenso.
Accademia Perduta\Romagna teatri ha affidato a Roberta Arcelloni e a Guido De Monticelli, regista e figlio del critico, l’organizzazione della serata, durante la quale Guido leggerà: “Milano in quelle notti: dal Luna Park del Nost Milan a quello dell’Opera da Tre Soldi”, “L’attore, una ricerca di identità” e “Il grande scandalo del giornalismo”.