XIII edizione di “Segni”, Festival internazionale d’arte e teatro per le nuove generazioni.Trecento eventi in 9 giorni

MANTOVA, martedì 16 ottobre SEGNI New Generations Festival, rassegna internazionale d’arte e teatro organizzata dall’Associazione Segni d’infanzia, giunge alla sua tredicesima edizione e dà appuntamento a Mantova dal 27 ottobre al 4 novembre con più di 300 eventi dedicati alle “nuove generazioni”. Per 9 giorni spettacoli teatrali, performance, art lab, workshop e spazi di confronto trasformano la città, Patrimonio Mondiale Unesco, in un palcoscenico dedicato a bambini e ragazzi, scuole e famiglie, grazie a una programmazione internazionale e multidisciplinare adatta a diverse fasce d’età (dai 18 mesi ai 18 anni e oltre), fino ad una serie di eventi tematici realizzati in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze per riflettere sull’importanza degli spazi verdi in relazione alla qualità della vita, sensibilizzando bambini e famiglie.
A disegnare l’immagine dell’animale simbolo 2018 – un’aquila in volo che osserva il mondo da una prospettiva altra e con ali pronte ad accogliere – è stata la conduttrice e autrice Licia Colò, anche protagonista di uno speciale evento – domenica 4 novembre alle ore 11.00 nel Teatro Bibiena – per raccontare di natura e di viaggi.
Il tema principale di quest’edizione sarà “il grande spettacolo della natura” e la sua sostenibilità in omaggio al World Forum on Urban Forests promosso dalla Fao che si terrà a Mantova un mese dopo il Festival.
Tra le novità di questa edizione c’è il progetto di formazione Nuovo Cine Children, a cavallo fra le arti dello spettacolo, che consente alle scuole di combinare spettacolo teatrale e film dalle tematiche affini, ricevendo anche un kit digitale di accompagnamento alla visione, con proiezioni provenienti da tutto il mondo.

Foto Nordic Film

Continua la collaborazione con la Reale Ambasciata di Norvegia e il Nordic Film Fest di Roma che ha dato vita al format di CineTeatro “For Kids”, per famiglie con piccolissimi (da 1 anno), in cui l’attrice Sara Zoia interagisce con una selezione di corti animati dai paesi nordici, regalando una divertente visione accompagnata e condivisa.
Tantissimi gli artisti in scena a SEGNI, provenienti da Giappone, Olanda, Regno Unito, Belgio, Norvegia, Danimarca e naturalmente Francia – grazie alla collaborazione con La Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia, realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut Français, del Ministère de la Culture e della Fondazione Nuovi Mecenati.
E in omaggio all’anno europeo del Patrimonio Culturale, SEGNI che da sempre sceglie i luoghi storico-artistici più belli come location degli spettacoli, ospita nel 2018 una performance unica, creata appositamente per l’occasione – 13 Storie 13 – che racconta attraverso il teatro l’importanza del patrimonio che ci circonda, ad opera del narratore francese Luigi Rignanese.
Il festival organizzato dall’associazione artistica e culturale Segni d’infanzia, promosso dal Comune di Mantova e Complesso Museale di Palazzo Ducale, patrocinato tra gli altri da Parlamento Europeo e Comitato Italiano per l’Unicef, sostenuto da MIBAC, Agenzia Nazionale per i Giovani,  Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Fondazione Comunità Mantovana, Ambasciata di Francia, Istituto Francese in Italia, Fondazione Nuovi Mecenati, Fondazione Banca Agricola Mantovana, BPER Banca, Reale Ambasciata di Norvegia, Ambasciata di Danimarca, Parco del Mincio e numerosi sponsor privati.
Il programma completo del Festival è sul sito segnidinfanzia.org oppure è possibile scaricare l’App gratuita FESTIVAL SEGNI per essere sempre aggiornati sulle variazioni al programma e consultare tanti contenuti speciali.

CONTATTI
Biglietteria festival –  Tel. + 39.0376.1514016
www.segnidinfanzia.org

Un concerto in omaggio a Lucio Battisti, innovatore della canzone melodica tradizionale. A vent’anni dalla scomparsa

VERONA, giovedì 4 ottobre – Con il titolo “Semplice Lucio”, un concerto ideato da Giandomenico Anellino e dedicato a Lucio Battisti a venti anni dalla sua scomparsa, sarà in programma  venerdì 19 ottobre (ore 21) al Teatro Nuovo di Verona.
Lucio Battisti è sicuramente, insieme a De André, il cantautore italiano fra i più amati di tutti i tempi. La sua produzione ha rappresentato una svolta decisiva nel pop e nel rock italiani. Da un punto di vista strettamente musicale, ha personalizzato e innovato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica. Grazie ai testi scritti da Mogol, Battisti ha rilanciato temi universali e classici della canzone italiana come l’amore e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana, ma ha saputo anche esplorare argomenti del tutto nuovi e inusuali.
I protagonisti di questo viaggio nell’universo musicale di Lucio Battisti saranno Giandomenico Anellino – soprannominato “L’uomo orchestra” (Panorama) e “Il disegnatore di musica (Libero) – e Roberto Pambianchi, la voce più amata dai fans di Lucio Battisti.
Giandomenico Anellino ha lavorato con grandi artisti italiani e stranieri, tra cui Claudio Baglioni, Renato Zero, Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Gilbert Becaud, Mariella Nava, Massimo Ranieri.
Il concerto proporrà brani celeberrimi, tra cui I giardini di marzo, Non è Francesca, Anche per te, Dieci ragazze per me, Acqua azzurra, Eppur mi son scordato di te, Una donna per amico, Fiori rosa fiori di pesco, Emozioni, Anna, Mi ritorni in mente, Io vorrei non vorrei ma se vuoi, Comunque bella, Il mio canto libero e La canzone del sole.

Informazioni e prevendite, Teatro Nuovo, Verona
www.teatronuovoverona.it
Tel. 0458006100) e BoxOffice (0458011154), online su: www.geticket.it

 

Ha sempre successo il “Buon anno, ragazzi” di Francesco Brandi. Si ride all’umor nero. Ma, alla fine, trionfa l’amore

Sara Putignano, Francesco Brandi. In secondo Piano: Miro Landoni e Daniela Piperno

MILANO, mercoledì 3 ottobre – (di Paolo A. Paganini) Dopo tre anni di repliche e riprese, e un paio di passate permanenze al Franco Parenti, il “Buon anno, ragazzi”, di Francesco Brandi, è tornato in Via Pier Lombardo a inaugurare la stagione autunnale del teatro della Shammah, in un più intimo spazio, e neanche nella Sala Grande. D’altra parte, neanche sarebbe pensabile che questa pièce di 90 minuti aspirasse ad ampi allestimenti di più vaste platee.
Una volta, si sarebbe parlato di teatro da camera. Le caratteristiche ci sarebbero.
Si può definire, non in senso stretto, teatro di parola e di umori. Di umore nero. Dalla rabbia alla tristezza, dal funesto al malinconico. E mettiamoci dentro anche una spruzzata di depressione. Ma un po’ per celia, un po’ per non morir.
E infatti tutto questo infausto bagaglio di anime vinte ma non diperate è qui concepito, tra il grottesco e l’ironia, per mettere in evidenza, nell’ordine: disagio giovanile, ricatti affettivi, oppressioni genitoriali, fallimenti professionali, rotture sentimentali, ingratitudini, e, soprattutto, desiderio di solitudine proprio l’ultimo dell’anno. Parola d’ordine: non rompetemi le scatole. Enunciato importantissimo, perché, proprio da qui, nascono i meccanismi della commedia: sarà infatti tutto il contrario. Basta rivoltare ciò che ti aspetti, e il gioco è fatto. Purché non si scivoli negli eccessi, nel fuori controllo, nell’incoerenza. È quello che sembra succedere alla fine, quando la giovane compagna fedifraga e mammina poco esemplare, si rifugia nella casa del suo ex amato bene, per sfuggire alla polizia, che la insegue, dopo una fallita rapina.
E la commedia rischia di risolversi in tragedia.
Ma va’, quando c’è la salute. Con un barlume di buoni sentimenti, c’è sempre un fil di fumo di speranza.
Ed ecco allora che il giovane misantropo scoprirà il valore dell’amicizia e saprà infine riconoscere ed accettare i doni dell’amore, i vecchi genitori si renderanno conto che è ora di finirla con la sopraffazione della loro incombenza affettiva, e la giovane rapinatrice, che finirà fatalmente in carcere, saprà finalmente cosa vuol dire amare. Specie se il futuro, pur nel dolore, lo si sopporterà in due.
Gioiosi applausi alla fine per tutti, con un particolare riguardo per Francesco Brandi, che tratteggia la figura del mancato misantropo con la dolente abilità di aver capito tante cose delle nostre più giovani generazioni.

“BUON ANNO, RAGAZZI”, di Francesco Brandi. Con Francesco Brandi, Loris Fabiani, Miro Landoni, Daniela Piperno, Sara Putignano – Regia Raphael Tobia Vogel. Dal 2 al 21 ottobre – Teatro Franco Parenti. Via Pier Lombardo 14 – 20135 Milano

Informazioni:
Biglietteria tel. 0259995206
www.teatrofrancoparenti.it

TOURNÉE
1 – 2 febbraio, Teatro Santa Chiara – BRESCIA
5 – 17 febbraio, Teatro Elfo Puccini – MILANO
20 – 24 febbraio, Teatro Nuovo – NAPOLI
26 – 27 febbraio, Teatro di Locarno – LOCARNO
1 – 3 marzo, Teatro Duse – GENOVA

Moni Ovadia, con antica passione, ripropone un vecchio spettacolo di racconti, musica, storielle yiddish e canzoni

MILANO, mercoledì 3 ottobre – (di Emanuela Dini) Ritorna dopo 25 anni il cantastorie Simkkha Rabinovich sul palcoscenico del Piccolo Teatro, nello spettacolo “Dio ride. Nish Koshe” di Moni Ovadia.
La stessa zattera piena di valigie, fagotti, libri e ricordi e 5 musicanti che accompagnano il viaggio mai finito dell’esilio.
Moni Ovadia ritorna e ripropone la sua collaudata messa in scena fatta di racconti e musica, storielle yiddish e canzoni, barzellette feroci che prendono in giro gli ebrei e la loro proverbiale parsimonia, per non dire tirchieria, riflessioni senza mezzi termini sulla politica di Israele.
I musicisti entrano suonando i loro strumenti – violino, clarinetto, contrabbasso, fisarmonica e cymbalon (uno strumento a corde tipico dell’europa orientale, suonato tenendolo a tracolla o appoggiato per terra e percosso con delle bacchette ricoperte di cotone) – dalle porte di fondo della platea, e hanno un cappello nero a tesa larga con sopra una candela. Moni Ovadia indossa un frac nero e un gilet damascato a colori sgargianti. Sul fondo della scena, vengono proiettate tristi fotografie degli ebrei di oggi e di ieri, dagli esuli in marcia, ai prigionieri dietro le sbarre, al muro di Israele.
Lo spettacolo è un alternarsi di storielle, aneddoti e canzoni, battute sarcastiche e citazioni dotte, con il filo conduttore della ricerca di un Dio e di un divino che non si manifesta o, quando lo fa, sembra una presa in giro.
Uno spettacolo che vuole raccontare – parole di Moni Ovadia – “la vertiginosa spiritualità di un popolo in permanente attesa e alla ricerca di di un divino presente e assente, redentore che chiede di essere redento”.
Un’ora e 40 (senza intervallo) in cui la musica e le canzoni hanno un ruolo dominante e resta il rammarico, per gli spettatori poco ferrati sulla storia ebraica e ignari della lingua, di non riuscire a comprendere appieno il significato e il valore di quelle canzoni che si intuisce facciano parte della tradizione e della cultura del popolo errante.
Da citare i musicisti, tutti bravissimi: Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Alberto Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto), Marian Serban (cymbalon).
Applausi calorosi e risate a scena aperta sulle barzellette più caustiche (e già sentite mille volte). E nonostante le rughe di uno spettacolo che, dopo venticinque anni, rivela l’impietoso passare del tempo.

“Dio ride. Nish Koshe”, di e con Moni Ovadia, e con le musiche dal vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra. Regia Moni Ovadia. Dal 2 al 14 ottobre. Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – Milano)

Informazioni e prenotazioni
Tel. 0242411889
www.piccoloteatro.org