Tra mondanità e passione, le donne – nude o velate – del veneziano Lino Selvatico, protagonista del primo Novecento

PADOVA, sabato 16 settembre – La più ampia retrospettiva mai realizzata sul pittore veneziano sarà allestita a Padova, ai Musei Civici agli Eremitani, dal 29 settembre al 10 dicembre. Esposte per la prima volta anche numerose opere grafiche, rinvenute da meno di un decennio, che segnano l’assoluta originalità dell’artista.
Prodotta dal Comune di Padova con il Comitato Celebrazioni Lino Selvatico Pittorecurata da Davide Banzato, Silvio Fuso, Elisabetta Gastaldi e Federica Millozzi, l’esposizione metterà in luce non solo l’abilità dell’artista nei ritratti di tono mondano, ma anche le sue note di maggiore intimità, l’attenzione a spunti di verità derivati dalla vita quotidiana che egli sapeva cogliere con spirito familiare e affettuoso e rendere con “scintillante perizia nella stesura di un colore vivo e vibrante”. Mondanità e passione quotidiana dunque: due tratti che connotano il percorso artistico e umano del Selvatico negli ambienti borghesi e aristocratici lagunari, milanesi o parigini, così come nelle dimensioni familiari delle sue abitazioni, a Mira e Biancade (la celebre Villa dell’Orso), nel cruciale passaggio tra Otto e Novecento.
Figlio del poeta e commediografo Riccardo – che fu sindaco di Venezia e ideatore della Biennale Internazionale d’Arte – nato incidentalmente a Padova ove la famiglia aveva forti interessi commerciali e laureato in legge all’ateneo patavino, Lino fin dal suo esordio alla III Mostra Internazionale d’Arte del 1889 aveva mostrato le grandi potenzialità che lo avrebbero presto condotto al successo.
Come ritrattista era dotato di mezzi tecnici ed espressivi personali e sicuri, con un’abilità del tutto inedita nel rendere l’aura e la personalità del personaggio effigiato. Così – grazie anche a una rete di relazioni di primo piano – le commissioni da ambienti alto borghesi e nobili divennero sempre più numerose, giungendo in qualche caso anche da esponenti di case reali, come fu per il ritratto di Alfonso III di Borbone, giovane re di Spagna, realizzato nel 1922.
Ma, in particolare, è nei nudi che il pittore riesce a trasfondere stati d’animo che vanno dalla semplice ammirazione formale, all’eleganza della linea e delle forme, fino a una vera passione per il femminile. Le donne rimangono protagoniste dei suoi dipinti, anche descritte nella loro nudità ma sempre come icone moderne: nelle loro pose, con le loro sigarette e il loro languore.
Frequentatore di intellettuali e artisti, ben introdotto nei circoli di Venezia e Milano, amico dei Sarfatti, Selvatico raggiunse con la fama anche il riconoscimento da parte di critici autorevoli come Primo Levi, Pompeo Molmenti, Vittorio Pica e il potentissimo Ugo Ojetti, partecipando a numerose esposizioni nazionali e internazionali.
Selvatico era un artista sensibile e attento anche ad altri aspetti – scrive Davide Banzato nella sua introduzione al catalogo della mostra, edito da Grafiche Turato – in continua evoluzione, capace di combinare a una visione sostanzialmente realistica spunti dal simbolismo e dal liberty e seguire il nuovo vento che spirava sulle arti durante e dopo gli anni travagliati del primo conflitto mondiale”.
Aspetti emblematici dell’arte di Selvatico, che emergono anche nella ricca e ancora poco nota produzione grafica, esposta in questa mostra per la prima volta. Nel percorso espositivo a Padova, ci saranno infatti, in dialogo con i dipinti, anche i disegni e le stampe dell’artista (rinvenuti solo nel 2008): studi preparatori e interpretazioni grafiche dei soggetti a lui più cari, rivelatori della sua altissima qualità di disegnatore e incisore, sperimentatore di tecniche raffinate in particolare, appunto, negli stupendi nudi femminili.
Nella grafica sono evidenti i richiami all’espressionismo di area tedesca e in particolare al simbolismo di von Stuck. Era certamente difficile, nell’epoca in cui in Europa s’imponevano le avanguardie, essere innovativi, soprattutto in ambito italiano, ma Selvatico nel suo corpus grafico esprime originalità, sperimentando diverse tecniche – carboncino, grafite, gessetti, pastelli, sanguigna, acquarelli – e raggiungendo notevoli effetti chiaroscurali e luministici . Quella grafica è comunque una produzione più intima, in cui il pittore ricerca e libera, come nel ritrarre le sue modelle nude, spesso erotiche ma mai volgari, mantenendo armonia ed eleganza compositiva: una produzione che egli volle tenere con sé fino alla morte, giunta prematuramente nel 1924, a soli 52 anni.
(dal comunicato stampa di Antonella Lacchin, “Villaggio Globale International”)

“Lino Selvatico, passione e quotidiana mondanità” – Padova, Musei Civici degli Eremitani – Dal 29 settembre al 10 dicembre. Informazioni: 049 8204551.

I “ribelli” del ’68. Documenti, quadri, illustrazioni, riviste. Testimonianze artistiche e politiche d’un turbolento periodo

Paolo Baratella: “Vieni signora Felicità”, 1970 – acrilico su tela, 100 x 100.
(Foto Fabrizio Stipari)

MILANO, mercoledì 6 settembre – A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”, una grande mostra dal 12 ottobre al 9 dicembre, si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni Settanta.
Con il titolo “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, su un progetto di Marco Meneguzzo, hanno realizzato la mostra, intendendo analizzare un linguaggio comune, artistico “politico” e “popolare” insieme. Sarà presentato un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse, dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

Sergio Fergola: “Storia di Pigmalione, l’anima si appaga”, 1975 – olio su tela, 130 x 160.
(Foto Fabrizio Stipari)

Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano, cuore della protesta studentesca e operaia italiana , faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.
Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionata retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Sarà esposta un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.
Il catalogo, strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo, conterrà un ricco apparato iconografico, una serie di interviste inedite ai protagonisti e saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia.
Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più creativi della cultura italiana del Novecento.
La mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente in coincidenza tematica). Alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, con un progetto dedicato a Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molte personalità dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta, saranno presenti per la prima volta, con una cinquantina di opere della sua collezione, artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.

ARTE RIBELLE 1968-1978 – Artisti e gruppi dal Sessantotto – Galleria Gruppo Credito Valtellinese – Corso Magenta n. 59 – Milano.
Informazioni: Galleria Gruppo Credito Valtellinese

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www.creval.it

Poliedrico innovatore della ceramica, Achille Calzi, pittore, disegnatore, simbolista e caricaturista, al MIC di Faenza

FAENZA, martedì 29 agosto – Con la mostra “Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi” (MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, dal 4 novembre 2017 al 18 febbraio del 2018) si concude un lungo lavoro di ricerca che la curatrice, Ilaria Piazza, ha avviato dal fondo donato dagli eredi dell’artista nel 2013 al MIC, allargandolo poi a numerose raccolte pubbliche e private.
L’esposizione rappresenta il punto di arrivo di un importante lavoro antologico, mai prima condotto, su un artista cardine della storia culturale e della produzione simbolista e liberty del nostro Paese, purtroppo prematuramente scomparso interrompendo, così, la sua instancabile ricerca stilistica.
Achille Calzi (1873 -1919), personalità poliedrica e ricettiva, artista a tutto tondo, portavoce delle nuove istanze della modernità, fu figura importantissima non solo per la vita culturale di Faenza e della corrente Liberty italiana, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia.
Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-09) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini da salotto, piastrelle per esterni divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale.
Calzi incarna la moderna figura dell’artista progettista, facendosi interprete del principio modernista dell’arte in tutto, attraverso le numerose collaborazioni con le principali manifatture faentine attive nei settori della ceramica, dell’ebanisteria e dei ferri battuti e nell’impegno profuso nel campo della grafica – spiega la curatrice Ilaria Piazza. – A questo si aggiunge la multiforme ricerca nelle arti figurative, dalla decorazione al “bianco e nero”, dalla pittura da cavalletto alla caricatura, dove recepisce alcune delle più avanzate tendenze artistiche nazionali e internazionali. Se da un lato le visioni macabre, intrise di suggestioni misteriosofiche ed esoteriche, segnano l’adesione al Simbolismo, dall’altro il suo linguaggio pittorico accoglie sperimentazioni d’impronta divisionista. Tra riferimenti locali e influenze internazionali si colloca l’attività di caricaturista e di autore di immagini satiriche, dove Calzi manifesta anche il proprio sentimento patriottico nella serie di cartoni realizzati sul finire della Prima guerra mondiale a sostegno del fronte interno”.
Intellettuale di spicco dell’ambiente culturale faentino, aggiornato sulla vita culturale del suo tempo, grazie, anche, ai numerosi viaggi all’estero, Calzi ebbe molteplici rapporti con artisti, letterati e musicisti importanti come Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai.
La mostra sarà corredata da una pubblicazione che vuole essere, allo stesso tempo, catalogo e guida ragionata all’opera dell’artista.

“TRA SIMBOLISMO E LIBERTY. ACHILLE CALZI” – Dal 4 novembre 2017 al 18 febbraio 2018. Al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza.
Info: 0546 697311 – www.micfaenza.org

 

“Arrivano i Paparazzi! – Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi”, un percorso visivo sulla cosiddetta “fotografia rubata”

Agenzia Dufoto, Sofia Loren all’aeroporto di Ciampino di ritorno dagli Stati Uniti. Roma, 14 novembre 1961.

TORINO, mercoledì 23 agosto – Una ricca esposizione di immagini fotografiche, molte delle quali anche inedite, saranno esposte nell’ambito dell’attività di CAMERA – Centro italiano per la fotografia – in una mostra dedicata alla lunga e vivace stagione dei “Paparazzi”: un termine che non necessita di spiegazioni essendo ormai di uso comune nel mondo intero.
La mostra Arrivano i Paparazzi! si concentrerà su un particolare fenomeno che ha assunto un ruolo fondamentale nell’intera storia della fotografia italiana e internazionale, investigandone le origini dagli anni Cinquanta fino agli sviluppi nell’immaginario contemporaneo. Si tratta di un peculiare percorso visivo sulla pratica della cosiddetta “fotografia rubata”, attraverso cui è possibile ricostruire momenti storici e fenomeni di costume, in una continua riflessione sui ruoli e le funzioni della fotografia, capace, peraltro, di influenzare il costume, le mode e talvolta di determinare il destino stesso di colui o coloro che di quelle immagini sono i protagonisti.
C’è la Via Veneto degli anni Sessanta, con la sua incredibile fauna, ma ci sono anche figure come Brigitte Bardot, Jackie Kennedy Onassis, Lady D, Silvio Berlusconi, paparazzati in situazioni private che, forse, avrebbero preferito non fossero “messe in piazza”.
L’esposizione prende avvio con la stagione dei Paparazzi, fenomeno esploso a Roma nella seconda metà degli anni Cinquanta e legato soprattutto al mondo del cinema. È questo il cuore dell’esposizione, in cui sono raccolte numerose immagini dei grandi protagonisti dell’epoca, fra cui Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Elio Sorci, Lino Nanni, Ezio Vitale e altri ancora. Qui, attraverso un’ampia selezione di stampe in gran parte d’epoca, si ricostruisce il clima visivo e culturale nel quale queste immagini sono nate e hanno circolato, con particolare attenzione nei confronti delle riviste, allora veicolo di informazione primario.
Il contesto privilegiato è quello della famosa Roma di Via Veneto e della Dolce Vita, che rinasce nelle prime sale di CAMERA, permettendo un’immersione nella società e nel costume di quegli anni attraverso, alcune fotografie ormai divenute icone e altre riscoperte e riunite per questa occasione. Sfilano sotto gli occhi del pubblico i protagonisti di quella indimenticabile stagione, da Anita Ekberg ad Ava Gardner, da Michelangelo Antonioni a Federico Fellini, da Walter Chiari a Richard Burton e Liz Taylor, per non citare che i più noti.
La mostra non si ferma a questa rievocazione, ma procede negli anni successivi con tematiche rinnovate in seguito ai mutamenti della società e degli stessi mezzi d’informazione. Compaiono sulla scena altri personaggi, le situazioni si fanno più scabrose, il gusto della sorpresa e dell’assalto che caratterizzava i Paparazzi si trasforma in uno sguardo da lontano, più voyeuristico. Esemplari sono a questo proposito due vicende. La prima è quella di Jackie Kennedy (poi Onassis), autentica icona della stampa di costume e scandalistica. Negli anni Sessanta il suo volto è immortalato in alcuni scatti di Ron Galella mentre passeggia tranquillamente e inavvertita per le vie della città, ma nel decennio successivo diventa preda di una serie di servizi che la mostrano senza veli, in situazioni private, creando così un caso internazionale. La celebre sequenza di Settimio Garritano che la ritrae nuda mentre prende il sole in vacanza, pubblicata sulle riviste per soli uomini, diventa un caso internazionale.
Successivamente un ruolo analogo tocca a Lady Diana: anche la sua storia è strettamente legata a quella dei “ladri di immagini”, che seguono ogni momento della sua vita, dal fidanzamento con Carlo alle ispezioni nei campi minati della ex-Jugoslavia, fino a pochi istanti prima della sua morte. “Il cambiamento radicale nella comunicazione avvenuto con l’avvento del digitale muta ancora una volta il panorama di questo genere; allo stesso tempo si modificano anche i soggetti sul palcoscenico della realtà, poiché non sono più tanto gli attori a catalizzare l’attenzione dei fotografi, ma le figure del potere, politico e non solo”, chiosa Francesco Zanot che con Walter Guadagnini cura la mostra.
La mostra è accompagnata da un catalogo contenente i testi dei curatori, un intervento di Michele Smargiassi (giornalista) e saggi di Sam Stourdzé (direttore di Les Rencontres d’Arles) e Carol Squiers (curatrice dell’ICP – International Center of Photography).

INFORMAZIONI
Arrivano i Paparazzi! –
Dal 13 settembre al 7 gennaio 2018 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Via delle Rosine 18, 10123 – Torino.
www.camera.to