A Forlì, il sacro, tra gli spasimi del Rinascimento e i grandi capolavori del Manierismo. A Treviso il centenario di Rodin

Ludovico Carracci: Conversione di Saulo, 1587-88, olio su tela. Bologna, Pinacoteca Nazionale

FORLÌ Fino al 17 giugno è aperta, al San Domenico di Forlì annuncia, una sontuosa mostra che, per la prima volta, utilizza come sede espositiva la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero.  L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio documenta quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Sono gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610) e rappresentano l’avvio della nostra modernità. Ad essere protagonisti al San Domenico saranno il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo. Il maggiore rigore spirituale della Chiesa di Roma, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti. Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi. Dal tentativo di dare vita a «un’arte senza tempo» di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci, con quel loro «affettuoso timbro lombardo», come lo chiama Longhi. In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra. Il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio. Egli tenta una innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Daniele da Volterra, El Greco, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Guido Reni, Domenico Beccafumi, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, si snoda un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni.
Informazioni e prenotazioni:
tel. 199.15.11.34
www.mostraeternoeiltempo.it

TREVISO Si completa il programma di grandi esposizioni che quest’anno ha già coinvolto tra gli altri il Grand Palais a Parigi e il Metropolitan a New York. Treviso è stata scelta dal Musée Rodin di Parigi per accogliere la mostra conclusiva delle celebrazioni per il primo centenario della scomparsa di Auguste Rodin (1840 – 1917). Al di là del rapporto di particolare stima che il museo parigino nutre nei confronti di Marco Goldin, curatore della mostra, ha contribuito anche il fatto che Treviso sia la città di Arturo Martini, il gigante della scultura italiana, e non solo, del Novecento, artista che guardò con interesse anche al grande maestro d’oltralpe. In Santa Caterina (dal 24 febbraio al 3 giugno), che per l’occasione inaugurerà gli spazi integralmente restaurati della sala ipogea, intitolata a Giovanni Barbisan, saranno riunite oltre una settantina di opere – compresi i capolavori fondamentali – di Auguste Rodin. In un opportuno confronto tra sculture, anche di grandi dimensioni, e disegni. Perché, com’è noto, Rodin iniziò il suo percorso artistico frequentando la Petite Ècole, dove studiò soprattutto il disegno, avvicinandosi poi alla scultura. In accordo con il Musée Rodin, Marco Goldin ha selezionato per questa ampia rassegna 50 sculture e 25 opere su carta. Tra le prime saranno presenti tutti i capolavori più noti dello scultore. Dal Bacio (immagine della mostra) al Pensatore, al Monumento a Balzac, all’Uomo dal naso rotto, all’Età del bronzo, sino alle maquettes, spesso comunque di vasto formato, delle opere monumentali, ovviamente intrasportabili o mai completate. I Borghesi di Calais e la Porta dell’Inferno, tra le tante.
www.lineadombra.it

 

Riflessi di luce nordica, pallidi cieli, alte scogliere, stupende maree. Cioè la Normandia. Dove nacque l’Impressionismo

Claude Monet: “Étretat”, 1885 ca., olio su tela. Dimensioni senza cornice: 35 x 24 cm

BARD (Aosta), mercoledì 17 gennaio L’Impressionismo ha lasciato una traccia profonda nella storia dell’arte muovendo i suoi passi in Francia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, e proprio da questi inizi prende movimento la mostra evento “Luci del Nord. IMPRESSIONISMO IN NORMANDIA”, dal 3 febbraio al 17 giugno al Forte di Bard.
A promuovere l’esposizione, curata dallo storico dell’arte Alain Tapié, è l’Associazione Forte di Bard con la collaborazione di Ponte Organisation für kulturelles Management GmbH di Vienna.
Più di settanta importanti opere raccontano, in un progetto inedito ed originale, la fascinazione degli artisti per la Normandia, territorio che diventa microcosmo naturale generato dalla forza della terra, del vento, del mare e della nebbia. Un paesaggio naturale dotato di una propria “fisicità” vera e vibrante.
I dipinti provengono dall’Association Peindre en Normandie di Caen, dal Museo del Belvedere di Vienna, dal Musée Marmottan di Parigi e dal Musée Eugène Boudin di Honfleur e recano la firma di autori come Monet, Renoir, Bonnard, Boudin, Corot, Courbet, Daubigny, ma anche – e non solo – Delacroix, Dufy, Gericault.
La Normandia ha esercitato una irresistibile forza di attrazione tra gli artisti del XIX secolo, a partire dalla scoperta che ne fecero i pittori e gli acquarellisti inglesi, che attraversarono la Manica per studiare il paesaggio, le rovine e i monumenti in terra francese.
L’attitudine degli artisti inglesi a dipingere “dal vero”, immersi nella natura e non più nel chiuso dei propri atelier, a cogliere l’immediatezza e la vitalità del paesaggio naturale, ha costituito un modello ed è stata fonte di ispirazione per intere generazioni successive della pittura francese.
Gli artisti inglesi parlano della Normandia, della sua luce nordica, dell’esperienza visuale che nasce dall’incontro con una natura piena di forza e di contrasti.

Eugène Boudin: “Trouville, la jetée à marée haute”, 1888-95 ca., olio su tavola, 27 x 21,8 cm. Dimensioni con cornice: 39,2 x 34,5 cm

A poco a poco Honfleur, Le Havre, Rouen diventano luoghi di incontro e di intensa creazione artistica di pittori “parigini”, come Corot, Courbet, Boudin. In questo ambiente affondano le loro radici quelli che diventeranno i principali movimenti d’avanguardia del Novecento, dall’Impressionismo ai Fauves.
La mostra “Luci del Nord. Impressionismo in Normandia” racconta la nascita, a partire dai primi decenni dell’Ottocento, della pittura di impressione, che darà vita al movimento dell’Impressionismo così come lo conosciamo, e successivamente al post impressionismo e ai principali movimenti delle avanguardie artistiche del Novecento che utilizzano il colore come strumento principale di espressione.
Il fermento artistico legato a una visione più realistica e aderente alla natura, che porta gli artisti a lavorare en plein air – complice anche la diffusione della pittura a olio in tubetti di metalli facili da trasportare –, prende vita in Normandia, una regione in cui la natura, come afferma il curatore Alain Tapié, possiede una sua propria “fisicità”, vera e vibrante.
Una regione di mare e di terra, ricca e rigogliosa, ma anche aspra e cupa, caratterizzata da cieli plumbei, nebbie dense, mari in tempesta, alte scogliere battute dal vento e dalle onde, accanto a tranquille distese di frutteti, stradine di campagne e rassicuranti fattorie con tetti di paglia.
È questo anche lo scenario dei grandi cambiamenti economici e sociali, legati al progresso della tecnica (diffusione di mezzi di trasporto su rotaia), al mutamento nella produzione delle risorse (industria e paesaggio industriale), infine ai mutamenti dello stile di vita, che vede, ad esempio, l’affermarsi del concetto di villeggiatura con la moda dei bagni di mare in luoghi storicamente segnati dalla fatica e dal lavoro dei pescatori.

Jean-Baptiste Camille Corot: “Honfleur, bateau en construction”, 1822-23 ca., olio su carta incollata su tela, 23 x 31 cm. Dimensioni con cornice: 31,5 x 40,2 cm

Una mostra, dunque, che racconta lo strenuo impegno degli artisti (Corot, Courbet, Delacroix, Boudin, Monet, Renoir, Morisot, Dufy, Bonnard,) di restituire la verità di ciò che i loro occhi vedevano nel momento stesso in cui ciò accadeva, avendo come palcoscenico la Normandia, terra in cui tutte le forze naturali convivono e teatro di importanti mutamenti sociali e culturali che apriranno le porte all’età moderna.

La mostra è corredata da un catalogo edito dal Forte di Bard. Per le scuole sono disponibili attività di laboratorio abbinate alla visita guidata in mostra.
Info e prenotazioni al numero 0125 833818

Informazioni: Associazione Forte di Bard
T.+ 39 0125 833811
www.fortedibard.it

Al Museo “Revoltella” di Trieste: i disegni di Zoran Music. Tratti di matita come urli di dolore degli orrori di Dachau

TRIESTE, sabato 13 gennaio – Il Civico Museo “Revoltella” di Trieste propone al pubblico un nucleo inedito di 24 disegni che Zoran Music realizzò nel 1945, quando era imprigionato a Dachau. L’esposizione, intitolata “Zoran Music. Occhi vetrificati”, rimarrà aperta dal 27 gennaio al 2 aprile.
I ventiquattro straordinari disegni sono stati realizzati a matita o inchiostro sui supporti più disparati: fogli di quaderno, carte di riciclo e persino libri, dando a quei tratti di matita forma d’arte, e fors’anche per esorcizzare la crudele barbarie di quel campo di torture e di morte. Tragici segni come urli silenziosi degli orrori di Dachau.
Ventiquattro testimonianze di chi le ha vissute di persona, marchiato con il tragico Triangolo Rosso dei deportati politici.
23 dei disegni erano stati “dimenticati” tra i fascicoli d’archivio nella sede dell’ANPI, ANED, ANPPIA e uno nella sede dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia, da cui sono emersi nel luglio del 2016 nel corso di una ricerca che il professor Franco Cecotti, collaboratore dell’IRSML e oggi vicepresidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati-ANED, stava conducendo.
Oggetto del suo interesse era una cartella contenente ciclostilati e materiali intitolati “Gli italiani in Dachau” del maggio ’45. La stessa data era riportata anche su una seconda cartella, contrassegnata come “Disegni campo Dachau”, dalla quale sono emersi i disegni di Music. Realizzati appena dopo l’arrivo degli Alleati, quando l’artista sopravviveva nel campo in una sorta di quarantena, sopraffatto dall’angoscia che ancora lo torturava.
Le 24 opere riunite ora in mostra facevano parte di un corpus più ampio di pezzi che l’artista in parte donò ai compagni sopravvissuti. Disegni poi andati dispersi. Con la fortunata eccezione del nucleo esposto al “Revoltella”. Una volta rientrato in Italia, Music per anni non riuscì a misurarsi con l’angoscioso ricordo del lager. Si dedicò a raccontare l’amata Venezia e i paesaggi dalmati. Sino agli anni Settanta, quando, trascorso un quarto di secolo, riuscì a proporre, nella serie “Non siamo gli ultimi”, “l’orrido che è insito nell’uomo”.
Osservando i cadaveri, a mucchi, a pile, che gli furono compagni a Dachau e che egli fissa nei suoi disegni del ‘45, si può ben capire l’urgenza di allontanarsi dall’incubo che segnò Music per sempre.
A Dachau era arrivato nel novembre del ’44. Quell’anno l’artista, in occasione di una sua mostra veneziana, aveva conosciuto Ivo Gregorc, che faceva parte della Croce Rossa slovena, impegnata nella resistenza contro i nazisti. Il legame di amicizia non sfuggì alle SS di stanza a Venezia, che arrestarono Music con l’accusa di collaborazione con gruppi anti tedeschi. Dopo la detenzione a Trieste fu deportato nel lager in Germania dove rimase per sette mesi, fino al giugno 1945.
I 24 disegni di Music, vero tesoro d’arte e di storia, dopo l’esposizione resteranno in deposito nelle nostre Collezioni”, sottolinea Laura Carlini Fanfogna, curatrice della mostra nonché direttrice del Servizio Civici Musei e Biblioteche del Comune di Trieste. “E saranno affiancati dalla storica videointervista che, vent’anni fa, l’artista rilasciò in occasione della sua mostra alla Risiera di San Sabba, rievocando quella deportazione a Dachau. Con l’occasione abbiamo voluto anche documentare la realtà di quel campo e di altri campi di sterminio, attraverso una selezione di immagini che l’USIS-United States Information Service realizzò all’arrivo delle truppe alleate. Sono immagini tratte dalla nostra Fototeca, ricca di quasi 3 milioni di foto e, tra esse, di un corpus di ben 14 mila concesse proprio dall’Usis”.

Info e prenotazioni:
www.museorevoltella.it

Per le vacanze di Natale, mostre a gogò, su e giù per l’Italia, di regione in regione. Dal Friuli alla Romagna, alla Sicilia

Carlo Carrà, “L’inventore del Cannone che tira su Parigi”, “La Ghirba”, n. 4, 28 Aprile 1918. A Udine

Per gli amanti dell’arte e della storia, una serie di proposte delle esposizioni più importanti, alcune di recente inaugurazione, altre ormai giunte a fine percorso e perciò vere occasioni da non perdere.

Venezia: Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, “Memoria e Progetto Guido Strazza per Ca’ d’Oro”, sino all’8 aprile. Una mostra che unisce un grande artista d’oggi, Guido Strazza, al Barone Franchetti, l’uomo che un secolo fa donò allo Stato la Ca’ d’Oro e tutti i suoi magnifici tesori.

Padova: Palazzo del Monte di Pietà, “Rivoluzione Galileo. L’arte incontra la scienza” (sino al 18 marzo). Dopo Galileo nulla fu come prima. Una mostra rivela l’uomo Galileo nelle molteplici sfaccettature: scienziato, grande prosatore, virtuoso musicista, artista e critico d’arte; dal Galileo imprenditore al Galileo produttore di vini; dal Galileo rivoluzionario e anticonformista al dramma dell’abiura.

Rovigo: Al Roverella, “SECESSIONE. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità” (sino al 21 gennaio). Per la prima volta in mostra un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei

Egon Schiele, Manifesto per la 49° mostra della Secessione Viennese (1918), 1918, litografia a colori su carta © Klimt Foundation, Wien

quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Basti pensare a Gustav Klimt e ad Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi. ● Ancora a Rovigo, in Palazzo Roncale, “I capolavori dei Concordi” (sino al 21 gennaio). Qui ambienti fastosi, con i loro preziosi arredi, accolgono le opere della Pinacoteca dei Concoredi, che racchiude alcuni capolavori dei grandi maestri della pittura italiana: dal gotico a Bellini e ai belliniani, dai Fiamminghi al Cinquecento veneto, dai pittori della realtà, dalla pittura di paesaggio ai pitocchi, arrivando ai ritratti e ai pittori della Venezia del Seicento.

Udine: In Castello, sino al 7 gennaio, “L’offensiva di carta. La Grande Guerra illustrata, dalla collezione Luxardo al fumetto contemporaneo”. Dopo Caporetto, partì la grande controffensiva che portò alla Vittoria del 1918. Questa mostra illustra anche il lavoro dell’Ufficio Propaganda, fatto di manifesti, parole d’ordine e soprattutto di immagini, e destinato a giovani soldati spesso analfabeti. Immagini che portano le firme di ragazzi al fronte, alcuni dei quali, come il caporale De Chirico o i soldati Carrà, Sironi e Soffici, destinati a diventare artisti celebri.

Treviso: Negli spazi Bomben, Fondazione Benetton Studi Ricerche, “Lotterie, lotto, slot machines. L’azzardo del sorteggio: storia dei giochi di fortuna” (sino al 14 gennaio). Una mostra ricca di testimonianze, che vuole presentare in modo facile e gradevole la complessità di un fenomeno sempre di straordinario rilievo nella vita delle società dell’azzardo: lotterie via internet, gratta e vinci, la roulette televisiva, fino alla schedina del totocalcio (che oggi pare arcaica). ● Ancora a Treviso, al Museo Nazionale Collezione Salce, “Illustri persuasioni tra le due Guerre” (sino al 14 gennaio). In questa nuova mostra del Museo Salce, l’attenzione è posta sugli autori dei manifesti. Riconoscendo loro il ruolo e la virtuosità di abili “persuasori”. In mostra, un centinaio di magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, dal 1920 al 1940.

Castelfranco Veneto: Museo Casa Giorgione e in altre sedi, “Le trame di Giorgione”, sino al 4 marzo, una grande mostra che dipana le “trame” della sua pittura, per un viaggio nel linguaggio nascosto delle vesti che vengono, mai a caso, indossate per essere eternate dai ritratti.

Gorizia: Palazzo Attems Petzenstein (sino al 25 marzo), “La Rivoluzione Russa. Da Djagilev all’Astrattismo (1898-1922)”. Alle ore 10 del 25 ottobre 1917, Lenin proclamò il rovesciamento del Governo e il passaggio del potere al Comitato militare-rivoluzionario. Quel momento passò alla storia come la “Rivoluzione di Ottobre”. Ma un’altra non meno importante Rivoluzione Russa era già in atto da tempo e si esprimeva nel campo della cultura e delle arti, trasformando vecchi canoni espressivi, imponendone di nuovi. Nulla sarà più come prima nel teatro, nella musica, nel balletto, nella fotografia e soprattutto nelle arti figurative.

Vincent van Gogh, “Gelsi potati al tramonto”, 1888 olio su tela su cartone, cm 31,6 x 34,3 Otterlo, Kröller-Müller Museum, The Netherlands

Vicenza: Alla Basilica Palladiana, la mostra più visitata del momento: “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, sino all’8 aprile. Oltre 120 opere, tra dipinti e disegni, e il filo conduttore di grande suggestione delle lettere scritte dal pittore. Una mostra come non si era mai vista, non solo in Italia. ● Ancora a Vicenza, al Palladio Museum, appuntamento con “Tiepolo segreto”: sette straordinari strappi d’affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727-1804), che interpretano la scena dell’Olimpico di Palladio. Da oltre cinquant’anni anni erano conservati nel palazzo dei proprietari che li salvarono dalle distruzioni belliche.

… TRA PIEMONTE, LOMBARDIA E TICINO…

Torino: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – propone, sino al 7 gennaio, due appuntamenti paralleli. Il primo è con “ARRIVANO I PAPARAZZI! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi”. 150 immagini per raccontare l’epopea da La Dolce Vita a oggi, in Italia e nel mondo. ● E “CRONACHE DAL SET: il cinema di Paolo Sorrentino. Fotografie di Gianni Fiorito”.

Brescia: “MIMMO PALADINO. Ouverture” (sino al 7 gennaio). La città “riletta”, anno dopo anno, da un artista di livello internazionale, Mimmo Paladino. ● Ancora a Brescia, Museo di Santa Giulia, “A LIFE: LAWRENCE FERLINGHETTI – Beat Generation, ribellione, poesia” (sino al 14 gennaio).

Rancate (in Ticino): Nella sede della Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, si può ammirare “DIVINA CREATURA. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento”.

… TRA EMILIA, ROMAGNA E TOSCANA…

Pistoia: In Palazzo Fabroni, sino al 7 gennaio, si può ammirare la grande mostra “MARINO MARINI. Passioni visive”, la più organica retrospettiva su Marino Marini, dai capolavori del grande scultore pistoiese, dalla statuaria magno-greca ed etrusca. ● Sempre a Pistoia, Palazzo del Tau, “MIRÒ E MARINO. I colori del Mediterraneo”, sino al 7 gennaio. Marino Marini, in veste di pittore, a confronto con un amico: Joan Miró.

Reggio Emilia: Palazzo Magnani, sino al 25 febbraio, “KANDINSKY – CAGE: Musica e Spirituale nell’Arte”. Un grande percorso tra Arte e Musica, dall’astrattismo spirituale di Wassily Kandinsky a John Cage l’astronauta dei suoni. 50 opere di Kandinsky, in relazione tra forma colore e suono, insieme a Max Klinger, Paul Klee, Arnold Schönberg, Marianne Werefkin, Oskar Fischinger, Fausto Melotti, Nicolas De Staël, Giulio Turcato, Robert Rauschenberg.

Ferrara: Castello Estense, ultimissimi giorni per “L’ARTE PER L’ARTE. Da Previati a Mentessi da Boldini a De Pisis” (chiude il 27 dicembre). ● Ai Diamanti invece “CARLO BONONI. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese”, sino al 7 gennaio. Il suo nome è stato accostato a quelli di Caravaggio e Zurbarán. Guido Reni ne ammirava la “sapienza grande nel disegno e nella forza del colorito”.

Ravenna: Museo d’Arte della città, sino al 7 gennaio, “MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO. La scultura in mosaico dalle origini a oggi”. 140 opere, a documentare le eccellenze del connubio tra scultura e mosaico. A partire dai grandi precursori Fontana e Mirko Basaldella, percorrendo tutto il Novecento, con Trotta, Ongaro, Chia, Paladino, Mendini e Sottsass, tra i molti. ● Ancora nel Ravennate, il MIC di Faenza propone “Tra Simbolismo e Liberty: ACHILLE CALZI”, sino al 18 febbraio. Intellettuale finissimo, intrattenne rapporti con Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai e molti altri. In mostra le sue magnifiche creazioni ceramiche, dal Simbolismo al Liberty.

… E TRA CENTRO, SUD E ISOLE

Konrad Mägi: “Paesaggio con nuvola rossa”. 1913–1914, Olio su tela. 70,4 × 78. Museo nazionale d’arte, Estonia

Roma: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, una mostra-rivelazione, dedicata a “KONRAD MÄGI” (sino al 28 gennaio), uno dei più eccentrici ed affascinanti artisti europei del primo Novecento. Nelle sue opere esplodono colori brillanti e potenti. Si tratta di paesaggi, ma anche di ritratti forti e intriganti.

Nelle Marche, a Fano: Galleria Carifano, Palazzo Corbelli, “ARTE RIBELLE. Opere dalla collezione Cesare Marraccini”, sino al 25 febbraio. 50 opere di artisti quali Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.

Due mostre in Sicilia, a Catania: Palazzo Platamone – Palazzo della Cultura, sino al 14 gennaio, “PABLO ECHAURREN. SOFT WALL“, indicato come un precursore del fenomeno del graffitismo. ● “CALL FOR IOLAS’ HOUSE”, esposizione allestita sino al 25 febbraio ad Acireale, Palazzo Costa Grimaldi. La storia dell’arte contemporanea è passata da Villa Iolas e dal leggendario gallerista. Oggi questa dimora, privata di tutti i suoi tesori d’arte, è abbandonata a se stessa. È stato lanciato un appello per salvarla.

Dalla Sicilia alla Sardegna. Altri due interessanti appuntamenti, entrambi al MAN di Nuoro, sino al 25 febbraio: “UNA VISIONE ASTRATTA. Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli”. La mostra ripercorre la storia e il contenuto della importantissima Collezione, qui concessa dal Museo di Villa Croce a Genova, che la conserva. ● La mostra parallela è riservata a “MICHELE CIACCIOFERA. Emisferi Sud”, che ha come tema la dimensione sociale e culturale, storica e attuale del macrocosmo mediterraneo. Culla di civiltà millenarie, luogo di transiti, di scambi ma anche di guerre e di conflitti, così come oggi di migrazioni e naufragi, il Mediterraneo diventa metafora di un nuovo umanesimo per la creazione di valori sociali, politici e culturali alternativi.

Ulteriori informazioni
www.studioesseci.net