Pinocchio, e tutto il suo mondo fantastico, in mostra nell’isola delle meraviglie sul lago di Garda

Desktop2(di Carla Maria Casanova) Da Salò, riva bresciana del lago di Garda, si prende il traghetto e in una ventina di minuti si è sull’Isola. Isola del Garda, appunto: una striscia di terra lunga 1000 metri e larga poco, fino a un minimo di 60. Ospita una sola abitazione: l’imponente palazzo neogotico passato, attraverso diversi matrimoni, alla famiglia Borghese e poi ai Cavazza, attuali proprietari. Che vi abitano. Siccome (per citare la Traviata) “lo spendìo è grande a viver qui solinghi”, anche questo sito incantevole, tra l’altro gratificato da un parco sontuoso, è entrato nel novero delle Dimore Storiche aperte al pubblico, non solo per visite alla villa. La configurazione particolarmente felice del luogo, permette eventi e mostre molto speciali.
C’è un secondo atout favorevole: la partnership di Tassoni, marchio storico nato lì a due passi, che risale all’insediamento a Salò, nel 1793, del capostipite Nicola. Oggi i Tassoni si fanno un vanto di rivalutare il territorio, insieme con il vessillo della loro celebre “cedrata”. Tutto ciò per arrivare a “Ecce Pinocchio”, la mostra ideata da Giordano Spinella e dalla storica dell’arte Anna Lisa Ghirardi. Un percorso che interessa tutta l’Isola, dall’approdo a su per viali e viottoli, tra piante secolari e pendìi erbosi, giardini all’italiana con siepi di bosso e cespugli di rose, ridenti limonaie e tappe inaspettate, come la Locanda della Pelagra o l’infilata delle celle dei monaci, testimonianze del romitorio fondato da San Francesco all’inizio del Duecento, poi centro di meditazione sfaldatosi con l’abbandono dei frati, definitivamente dispersi da Napoleone.
Cosa ci fa il burattino di Collodi in questo ambiente? Le sue vicende vi sono raccontate dalle opere (sculture, installazioni, fotografie, video, opere pittoriche) di 12 artisti contemporanei che le hanno interpretate con malinconia, arguzia, ironia, cattiveria, allegria secondo l’estro o il momento o il luogo. Ad accogliere il visitatore è la statua in bronzo di un ragazzo a braccia spalancate, issata su un perno nel prato (opera del giovane Calogero Canalella). Richiama il modello classico dell’uomo vitruviano ma… ha un lunghissimo naso. I personaggi delle popolari “Avventure” ci sono tutti: la fatina dai capelli turchini, il grillo parlante, il gatto e la volpe, il ciuchino, Lucignolo, l’omino di burro del Paese dei balocchi, i tre conigli che vegliano la bara della fatina, l’enorme balena che ha inghiottito Geppetto. Per ambientarli, in un amorevole e commovente dialogo tra fiaba e paesaggio, è stata riassettata una rustica cucina contadina, una spoglia stanzetta con il letto di ferro, il catino e la brocca, una stalla dove lo striminzito, candido ciuchino di Patrizia Fratus pare un angelo surreale.
All’aperto, Fausto Salvi ha creato una sorta di coloratissima giostra stilizzata, vegliata da rosse maschere della commedia italiana dell’arte, con lunghi nasi. In villa, a chiusura della mostra, una nota bricconcella: Francesco de Molfetta propone un Pinocchietto Walt Disney soavemente addormentato, con il Grillo parlante sul cuscino accanto. Ma cos’è quella svettante erezione che si alza sotto alla coperta? Forse un tocco scanzonato per ricordare che Le avventure di Pinocchio (il libro più tradotto e venduto della letteratura italiana) porta con sé tutta la varietà del genere umano, nella battaglia tra bene e male, giusto e sbagliato.
Il percorso narrativo si esaurisce con la mostra ma chiunque può aggiungere altre pagine a quelle della magia dell’isola. Senza contare che concludendo la visita sul loggiato della villa, il panorama mozzafiato del lago, lì a portata di mano, vasto, immoto e maestoso come il mare, basterebbe a giustificare la gita.
“Ecce Pinocchio”, Isola del Garda, 10 maggio-19 ottobre. Catalogo Tecnologos con allegata una copia anastatica ed. Salani 1924 de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi.
Da Salò, domenica ore 10,00 partenza del traghetto per l’isola (15 min). Prezzo comprensivo di visita guidata alla mostra: adulti € 25,00, bambini €16,00. Fino ai 5 anni ingresso gratuito. Per tutte le informazioni:
http://www.isoladelgarda.com/lagodigarda/orari2014.html
tel 328 384 9226 – 328 612 6943.

Centinaia di opere di Leonardo a Palazzo Reale, biglietto da visita di Milano per Expo 2015

25. Leonardo da Vinci Testa femminile con sguardo verso il bassoLeonardo da Vinci a Milano ha immaginato e progettato idee nuove che spostavano più in là i confini delle possibilità dell’uomo. È qui a Milano che Leonardo ha dato forma alle intuizioni più efficaci per il progresso della civiltà a tutti i livelli. Lo ha fatto perché nei suoi soggiorni milanesi ha trovato una città aperta, una città che dava fiducia a chi portava idee nuove. La stessa Milano di oggi. È per questo motivo che abbiamo deciso di inaugurare i grandi eventi culturali di Expo, nell’aprile del 2015, con una mostra, un unicum mondiale, dedicata interamente a lui, inedita per vastità, completezza e trasversalità”.
Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, intervenendo, insieme all’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, alla presentazione della mostra “Leonardo 1452 – 1519”, che sarà inaugurata il 15 aprile del 2015 a Palazzo Reale. Alle anticipazioni leonardesche erano presenti anche il sottosegretario del Mibac Ilaria Borletti Buitoni, il commissario unico del Governo per Expo Milano 2015 Giuseppe Sala, il presidente di Skira Massimo Vitta Zelman e i curatori della mostra Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio.
Palazzo Reale ospiterà i lavori di Leonardo in un percorso pensato per il vasto pubblico – ha proseguito il sindaco Pisapia – per far riscoprire a tutto il mondo questo eccezionale genio italiano. Centinaia di opere che saranno riunite grazie alla preziosa collaborazione di tante eccellenze museali, milanesi, italiane e internazionali, saranno visibili a centinaia di migliaia di visitatori.
“Ma si andrà oltre, perché Milano è la città più ricca di opere di Leonardo. Verrebbe da dire che la vera mostra su Leonardo è già aperta, ed è Milano. La mostra di Palazzo Reale si aprirà ai tesori leonardeschi della città con mostre parallele e percorsi integrati. Il Comune ha costruito una regia, insieme abbiamo dato vita a un progetto che accende l’entusiasmo su Expo 2015, su Leonardo, su Milano
”.

In mostra a Pordenone centoventi opere del friulano Angiolo D’Andrea, dai successi milanesi all’oblio

Grande evento espositivo a Pordenone, dal 10 aprile al 21 settembre 2014, per una maggiore conoscenza dell’opera di Angiolo d’Andrea (1880 – 1942) pittore schivo e introverso, protagonista della stagione artistica dei primi decenni del XX secolo tra Simbolismo e Novecento, originario di Rauscedo (un piccolo paese agricolo nel Comune di San Giorgio della Richinvelda, ai margini della strada che congiunge Pordenone a Spilimbergo). Attivo soprattutto in Lombardia e a Milano (ove si trasferì definitivamente nel 1906) e sensibile all’integrazione tra le arti, fu forse proprio questa sua indifferenza alle luci della ribalta, insieme alla lunga malattia che nell’ultimo decennio lo costrinse a ritirarsi dalla scena, a farlo scordare a gran parte della critica dopo la sua morte.
Ad evitare la dispersione dell’opera di Angiolo intervenne Elio Bracco, fondatore dell’omonima azienda farmaceutica che, poco prima della scomparsa dell’artista già gravemente malato, decise di acquistare in blocco l’intero fondo di dipinti esistenti nello studio milanese dell’artista, preservandolo dallo smembramento. Già Milano, nel 2012, aveva messo in luce la produzione e l’avventura artistica del pittore friulano e ora, nella sua terra d’origine, viene organizzata la prima grande esposizione a lui dedicata, anche per approfondire la sua ricerca stilistica nei decenni in cui ebbe modo di lavorare, influenzato inevitabilmente anche dall’evolversi del contesto italiano e mitteleuropeo non solo culturale, ma in cui sempre appare presente un sentimento di forte spiritualità, sia che egli affronti il tema della natura e del paesaggio, la religiosità e il sacro, il dramma della Guerra o l’eros femminile e la maternità.
Circa 120 opere, tra dipinti e disegni (una novantina di proprietà della famiglia e della Fondazione Bracco, altre rinvenute presso gli eredi D’Andrea o in collezioni pubbliche e private), saranno esposte a Pordenone, in collaborazione con il Comune di Pordenone, presso la Galleria d’arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”. La mostra segue il percorso compiuto dall’artista con un incedere cronologico, a partire dalla sua collaborazione con la rivista “Arte italiana decorativa e industriale” diretta da Camillo Boito, lasciando spazio però ad approfondimenti sulle tematiche che più hanno interessato e impegnato Angiolo d’Andrea, portandolo a una pittura evocativa, sentimentale, ricca di poesia e di simbolismi che, a dispetto dell’oblio postumo, era molto apprezzata dai contemporanei.
La mostra è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana, con il patrocinio del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato” – Viale Dante 33, Pordenone.
Informazioni: Comune di Pordenone, tel. +39 0434 392.223 – 924.

Il mito di Klimt: a Palazzo Reale l’opera d’un cesellatore della pittura, dall’apprendistato alla Secessione viennese

Gustav Klimt, “Salomè” (particolare), 1909. Olio su tela, cm178x46

Gustav Klimt, “Salomè” (particolare), 1909. Olio su tela, cm178x46

(di Patrizia Pedrazzini) Un solo, unico, semplice girasole si erge, al centro di un quadro interamente cosparso di punti d’oro, su di un piedistallo fiorito, contro un fondale di foglie che riempie, senza lasciare vuoti, tutto lo spazio della tela. Una sorta di mosaico mistico, davanti al quale il critico Ludwig Hevesi esclamò affascinato: “Sta davanti a noi come una fata innamorata, il cui abito verde-grigio fluisce verso il basso con un brivido di passione”.
“Girasole”, dipinto fra il 1907 e il 1908, è uno dei venti oli di Gustav Klimt che fino al 13 luglio saranno esposti a Milano, a Palazzo Reale, nell’ambito della mostra (in tutto 134 “pezzi”, fra opere anche di altri artisti, lettere e cimeli) “Klimt. Alle origini di un mito”. Un’esposizione per certi aspetti “diversa”, che propone, del grande pittore viennese (1862-1918), le fasi e i momenti meno noti: gli anni dell’apprendistato artistico, improntato alla pittura “storicistica” di un maestro come Hans Makart (in mostra anche opere di quest’ultimo); l’amore per la manualità artigianale e per la preziosità dei metalli, ereditato dal padre (che, cesellatore e orafo, gli trasmise la propensione a decorare anche gli spazi più piccoli, mentre dalla madre derivò la passione per la musica); il legame artistico con i fratelli Ernst e Georg (presenti i loro lavori) e la nascita della Künstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che, costituita nel 1881 da Gustav ed Ernst insieme a Franz Matsch, fu attiva per quasi dodici anni, distinguendosi soprattutto nella decorazione pittorica di edifici pubblici. Fino alla Secessione, al rifiuto della tradizione storicistica e al successivo passaggio all’avanguardia internazionale.
È quindi possibile ammirare, nelle sale di Palazzo Reale, i ritratti giovanili fatti da Klimt a membri della famiglia e i bozzetti dei grandi dipinti decorativi realizzati per teatri e musei; i paesaggi (nella sala loro dedicata, una panoramica sul paesaggismo austriaco del tempo) e la velata inquietudine dei ritratti femminili; i disegni per le banconote della Banca Austro-Ungherese e la riproduzione del monumentale “Fregio di Beethoven”, realizzato da Klimt nel 1902 lungo le pareti di una sala del Palazzo della Secessione: un’opera alta più di due metri e lunga oltre 34, in cui l’artista, ispirato dalle note della Nona Sinfonia, rilegge in chiave simbolista l’eterna lotta tra il bene e il male, tra affreschi, intarsi di pietre, stucchi e vetri colorati. Ma ci sono anche i colori, la verticalità, il viso insieme seducente e fiero, i capelli, le mani che sembrano artigli di un’aquila di un capolavoro quale “Salomè” (o “Giuditta II”), del 1909. E la quiete serena del sonno di “Madre con due bambini” (o “La famiglia”), dell’anno successivo: tre visi che affiorano, delicati e pallidi, sui quali spicca il rosso delle labbra, da un’unica grande coltre scura. Fino all’incompiuto (1917-18) “Adamo ed Eva”: lui e lei in piedi su una base di fiori dove il decorativismo dello sfondo, tipico di Klimt, si unisce, nella parte superiore del dipinto, a un fondale monocromo più vicino allo stile di un altro grande artista austriaco morto lo stesso anno: Egon Schiele.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.
“Klimt. Alle origini di un mito”. Al Palazzo Reale di Milano, fino a 13 luglio. Per prenotazioni e informazioni, tel. 02.54917.
www.klimtmilano.it