In alto mare, dopo le dimissioni di Escobar, la designazione del nuovo Direttore del Piccolo Teatro / Teatro d’Europa

(di Paolo A. Paganini) – C’è chi parla addirittura di un golpe, di un’assenza strategica per mettere il consiglio di amministrazione in difficoltà, se non in minoranza. Sta di fatto che mentre tutti, fin da questa mattina, si aspettavano, come annunciato, che, in buona armonia, il CdA del Piccolo Teatro sciogliesse le riserve e designasse il nuovo Direttore dello Stabile milanese, Teatro d’Europa, dopo le dimissioni di Sergio Escobar, tutto è rimasto muto e silente, lasciando presagire impreviste e improvvise difficoltà. Così è trascorso anche il pomeriggio. E solamente alle 18.30 è stato fatto pervenire alla stampa il seguente breve comunicato, senza nessun’altra chiarificatrice spiegazione:

Milano, 27 luglio 2020 ► “Il Consiglio d’Amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, riunitosi oggi, 27 luglio 2020, ha preso atto dell’assenza di due consiglieri, che ha fatto venire meno le condizioni di cui all’art.10, comma 11.4 dello Statuto, per la designazione del direttore. Il Consiglio d’Amministrazione ha convenuto di riunirsi nel più breve tempo possibile, in una data a partire da mercoledì 29 luglio”.

Fino a ieri la situazione sembrava di tranquilla accettazione, anche se appariva non del tutto convincente. I nomi dei candidati, fra gli altri, alla direzione del teatro, e cioè Rosanna Purchia, Antonio Calbi, Filippo Fonsatti, ai quali si erano ufficialmente aggiunti, Claudio Longhi e Marco Giorgetti, erano già stati designati, i loro progetti presentati e discussi, e tutti i membri del CdA erano, si diceva, ormai tranquilli, dopo settimane di discussioni, sulla designazione di uno di loro.

Così ora non sembra, dopo il breve comunicato pubblicato sopra. E, forse, dovremo assistere a situazioni ancor più ingarbugliate e complesse.

Piccolo Teatro. Il calendario d’autunno. E, a seguire, la stagione 2021. L’ultimo cartellone firmato da Sergio Escobar

… Il Teatro senza pubblico non è. Il Teatro è un corpo a corpo tra gli attori in palcoscenico e la gente, il pubblico in platea. Il Teatro è questa relazione artistica, umana, sociale…

«Il Teatro è il luogo, lo strumento per affermare, riconquistare la vicinanza sospesa a causa della pandemia. La programmazione da ottobre a dicembre, proseguimento di quella iniziata a metà giugno fino a settembre, si iscrive al contesto di pesanti, responsabili, restrizioni operative, ma allo stesso tempo è una sorta di “resilienza”, che il Piccolo vuole condividere con Milano, con l’Europa, suoi naturali, insostituibili punti di riferimento, “luoghi” della attività artistica e della continua ricerca dell’idea di cittadinanza. La Stagione, nella sua parte iniziale, fino a dicembre, e nella sua “previsione” per il 2021 si colloca nel pieno rispetto dalle normative restrittive, sanitarie, attualmente in atto, a salvaguardia del pubblico, degli artisti, di chi lavora in palcoscenico, ma – non paia un ossimoro – per riaffermare il significato del “distanziamento sanitario” tra i corpi e per negare che possa tradursi, come sta accadendo anche nel lessico quotidiano e ufficiale, in un distanziamento sociale. Il teatro, la cultura in generale, hanno l’irrinunciabile responsabilità, pur tra le tante limitazioni oggettive, di riaffermare la ancor più necessaria funzione di continuare a creare relazioni sociali possibili e future. Se la Stagione estiva all’aperto ha riaffermato la relazione con tutti i Municipi della città Metropolitana, quella che ora presentiamo, articolata in due fasi, si apre, continua nella stessa direzione di “resilienza” del Teatro, di una risposta responsabile alla drammatica contingenza, in profonda sintonia con lo sforzo potente di tutta la città, che sulla cultura ha sempre puntato, investito come strumento di ricostruzione del tessuto sociale. Nel dopoguerra, certo, ma anche in altri, più recenti avvenimenti, dall’inizio della “strategia della tensione” al periodo del terrorismo, che ne ha per anni segnato la vita sociale ed individuale, la cultura ha combattuto la tragicità ed ha riportato le persone nelle strade, nei luoghi della città ferita». (Sergio Escobar)

Pubblichiamo, con piacere, stima e riconoscenza, questa ultima introduzione di Sergio Escobar, Direttore del Piccolo Teatro, che, dopo 22 anni, tra pochi giorni, il 31 luglio, lascerà il pesante e prestigioso incarico dello Stabile milanese/Teatro d’Europa.
Finisce un’epoca. Un’epoca di strepitosi successi, con spettacoli di classica tradizione e di stimolanti novità, per quindici anni al fianco di Luca Ronconi, fino alla sua scomparsa, con allestimenti entrati nella storia del teatro.
Ora, si fa una fitta rosa di nomi per la successione di Escobar. Non crediamo che sia un momento facile per chi subentrerà, anche perché Escobar lascia un’eredità di non facile gestione. Per il momento storico, per i complessi problemi sociali e artistici. E soprattutto per la cultura, la passione e la preparazione del nuovo futuro direttore, che dovrà confrontarsi con i caratteri morali e professionali di pari prestigiosa autorità, dimostrati da Sergio Escobar. E non sarà facile.
Ad Escobar vogliamo dedicare, con la nostra riconoscenza, ogni augurio di bene e di serenità. E – pensiamo – di legittimo orgoglio, per la lunga dedizione dedicata al Piccolo,  fin dal dopo-Strehler. (Paolo A. Paganini)

Venerdì 31 luglio Franca Valeri compirà cento anni. Per l’occasione e in suo onore Lella Costa interpreterà uno dei più celebri testi di Franca, “La vedova Socrate”. In scena al Chiostro Nina Vinchi fino a domenica 2 agosto.

MILANO, martedì 21 luglio – Il Piccolo Teatro ha presentato il cartellone degli spettacoli da ottobre a dicembre, come anticipo della stagione 2020-2021. In questi tre mesi sono previste quattro produzioni del Piccolo Teatro.
Una prima assoluta, “Edificio 3”, con la regia di Claudio Tolcachir (Teatro Studio Melato, 1-23 dicembre). Già conosciuto e apprezzato dal pubblico milanese per “Il caso della famiglia Coleman” ed “Emilia”, andati in scena al Teatro Grassi, nel 2012 e nel 2015. L’autore e regista argentino dirige per il Piccolo una compagnia italiana e declina, nella nostra lingua, uno dei suoi intrecci più tipici, surreale e commovente.
Delle “Storie” di Stefano Massini, l’estate al Chiostro aveva già dato un’anteprima. La sua narrazione si muove ora nel cerchio del Teatro Studio (20-25 ottobre), con Paolo Jannacci, al pianoforte, e Daniele Moretto, alla tromba.
Fausto Russo Alesi ripropone, nel centoventesimo anniversario di Eduardo, “Natale in casa Cupiello” (Teatro Studio, 7-22 novembre): un capolavoro che l’attore e regista, in un tempo ancora segnato dall’isolamento forzato, sceglie di ripercorrere in solitudine, facendosi strumento di tutte le voci e trasformando la commedia in un assolo.
Torna anche “La tragedia del vendicatore” (Teatro Strehler, 17-23 dicembre), prima regia in lingua italiana di Declan Donnellan e sua prima collaborazione con il Piccolo. Lo spettacolo ha trovato recentemente, alla vigilia della chiusura imposta dall’emergenza sanitaria, la “consacrazione” internazionale sul prestigioso palcoscenico del Barbican di Londra ed è pronto, a fine anno, a riprendere il suo viaggio, di nuovo anche in Europa. Lo spettacolo sarà ripreso e registicamente reimpostato per renderlo compatibile con le norme sanitarie vigenti.
Tra le ospitalità italiane, artisti cari al Piccolo, molti dei quali già protagonisti della Stagione estiva, come Paolo Rossi, Michele Serra, Lella Costa, Massimo Popolizio, Davide Enia, le marionette dei Colla. Ma anche, tra gli altri, Franco Branciaroli, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Andrea Renzi.
Nei mesi di ottobre e dicembre, il Piccolo apre le porte a due teatri milanesi, il Teatro i e il Teatro della Cooperativa.
Le presenze internazionali, oltre alla tradizionale anteprima autunnale del Milano Flamenco Festival, contemplano l’ultima creazione di Ersan Mondtag, per la prima volta al Piccolo, “De Living”, realizzato per il teatro belga NTGent, diretto da Milo Rau, che sarà nuovamente presente nella seconda parte della Stagione del Piccolo. E “Là” della compagnia Baro d’evel, duo franco catalano, tra le espressioni più interessanti del circo contemporaneo, anch’essi per la prima volta al Piccolo.
Infine, tra le collaborazioni che si rinnovano ogni anno: Tramedautore che festeggia i suoi vent’anni con un’edizione dedicata ai “cittadini senza stato”, il Festival MIX e la sua ricerca instancabile intorno all’identità in movimento e trasformazione, e NEXT, il progetto di Regione Lombardia, in collaborazione con Fondazione Cariplo che, anche quest’anno, porta al Piccolo due spettacoli e due giovani compagnie: “Non un’opera buona”, del collettivo servomutoTeatro e “Sogno americano Chapter1#ray”, del gruppo milanese Teatro del Simposio.f

CARTELLONE GENNAIO/GIUGNO 2021

Al Teatro Strehler

12 – 17 gennaio: “Piazza degli eroi” di Thomas Bernhard, regia Roberto Andò, con Renato Carpentieri e Imma Villa; produzione Teatro Stabile di Napoli
20 – 31 gennaio: “Re Lear” di William Shakespeare, regia Andrea Baracco; produzione Compagnia Glauco Mauri, Fondazione Teatro della Toscana
2 – 6 febbraio: “Everywoman” di Milo Rau, drammaturgia Carmen Hornbostel, Eva-Maria Bertschy, regia Milo Rau; produzione Schaubühne Am Lehniner Platz Berlin, NTGent con Salzburger Festspiele
9 – 28 febbraio: “Filo, Filò” scritto, diretto e interpretato da Marco Paolini; produzione Michela Signori, Jolefilm
10 – 14 marzo: “Eternapoli”, musica Fabio Vacchi, testo Giuseppe Montesano, voci recitanti Toni Servillo e Imma Villa; coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatri Uniti, laVerdi – Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano “Giuseppe Verdi
18 marzo – 1 aprile: “Elvira” di Brigitte Jaques da Jouvet, diretto e interpretato da Toni Servillo; coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatri Uniti
7 – 18 aprile: “Chi ha paura di Virginia Woolf” di Edward Albee, regia Antonio Latella, con Sonia Bergamasco; produzione Teatro Stabile dell’Umbria
20 – 30 aprile: “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo, regia Roberto Andò, con Gianfelice Imparato e Carolina Rosi; produzione Elledieffe– La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, Fondazione Teatro della Toscana
2 – 9 maggio: Spettacolo Scuola di Ballo Accademia di Ballo Teatro alla Scala
11 – 16 maggio: “Macbeth” di William Shakespeare, regia Carmelo Rifici; produzione LAC – Lugano

Al Teatro Studio

13 – 17 gennaio: “Platonov” di Anton Čechov, regia e adattamento Liv Ferracchiati; produzione Teatro Stabile dell’Umbria
19 – 24 gennaio: “Nel Lago del cor” di e con Danio Manfredini; produzione La Corte Ospitale
26 – 31 gennaio: “La Gilda” da Giovanni Testori, progetto artistico Laura Marinoni e Alesssandro Nidi, con Laura Marinoni e Alessandro Nidi al pianoforte; produzione International Music and Arts
31 gennaio – 14 febbraio: Spettacoli per ragazzi
9 marzo – 14 marzo: “A german life” di Christopher Hampton, tratto dalla storia vera e testimonianza di Brunhilde Pomsel, segretaria di Goebbels, regia Claudio Beccari, con Franca Nuti; produzione Piccolo Teatro di Milano
16 – 21 marzo: “Antichi Maestri” di Thomas Bernhard, regia Federico Tiezzi; produzione Lombardi Tiezzi
15 aprile – 16 maggio: “Ladies football Club” di Stefano Massini, regia Giorgio Sangati, con Maria Paiato; produzione Piccolo Teatro di Milano
29 maggio – 20 giugno: “Hamlet” di William Shakespeare, regia Antonio Latella; produzione Piccolo Teatro di Milano
13 – 17 luglio: Saggio finale corso per attori “Giorgio Strehler”, della Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano

Al Teatro Grassi

16 – 24 gennaio: “Big Data b&b/Politecnico di Milano” di e con Laura Curino; produzione Piccolo Teatro di Milano
26 gennaio – 7 febbraio: “Eichmann” di Stefano Massini, regia Mauro Avogadro, con Paolo Pierobon e Ottavia Piccolo; produzione Teatro Stabile di Bolzano/Teatro Stabile del Veneto
9 – 21 febbraio: “Misery” di William Goldman, regia Filippo Dini; coproduzione Fondazione Teatro Due, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
23 febbraio – 7 marzo: “Le leggi della gravità” di Jean Teulè, diretto e interpretato da Gabriele Lavia; produzione Effimera
9 – 28 marzo: “Prima del Temporale”, da un’idea di Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Pasquale Plastino, regia Massimo Popolizio, con Umberto Orsini; produzione Compagnia Orsini
9 – 18 aprile: “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, regia Gabriele Russo, con Daniele Russo; produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
26 aprile – 16 maggio: “La vita davanti a sé” di Romain Gary, diretto e interpretato da Silvio Orlando; produzione Il Cardellino
18 maggio – 6 giugno: “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni, regia Giorgio Strehler; produzione Piccolo Teatro di Milano
8 – 20 giugno “Divina Commedia”, Compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli.

 

Il “Rigoletto” della ripresa. Truculento cine-kolossal al Circo Massimo. Ma, grazie a Michieletto, evitato l’effetto discoteca

ROMA, venerdì 17 luglio ► (di Carla Maria Casanova) Mentre potenti supersonde indagano la “vera” faccia del sole scoprendo che è un parapiglia di esplosioni infuocate, la piccola misera terra cerca di riprendere a vivere dopo la sberla del coronavirus e nella ripresa uno degli elementi portanti è certo il tema spettacolo.
Panem et circenses.
Nessun luogo più adatto del Circo Massimo di Roma (perché nelle immagini televisive hanno continuamente ripreso il Colosseo?). E niente di più platealmente popolare dell’opera lirica. E nessuno di più italico di Verdi (anche se l’altra sera, nella seguitissima trasmissione “Reazione a catena”, alla domanda “compositore, autore di opera Traviata” il concorrente ha risposto deciso “Giuseppe Vivaldi!”).
Dunque, le attività hanno ripreso, e alla grande.
Domani si cimenterà anche il Maggio Musicale Fiorentino, con “Un ballo in maschera”, nella cavea aperta del nuovo Teatro Comunale, cui seguirà “La traviata”. Qui entrambe le opere in forma di concerto.
A Roma, organizzato dal Teatro dell’Opera, è stato un esperimento grandioso, presente il Capo dello Stato Sergio Mattarella e un nugolo di personaggi della politica, più vari ambasciatori. Il tutto – cioè pubblico compreso – per un totale di 1400 persone, debitamente distanziate. Grazie al cielo senza mascherine. Inno nazionale.
In programma già da parecchi mesi (cioè da prima dello scatenamento della pandemia) lo spettacolo ha dovuto essere ridimensionato, o piuttosto allargato a dismisura, proprio per via delle distanze imposte dal Covid 19. Autore Damiano Michieletto, forse l’unico, oggi, in grado di affrontare simile impresa senza fare un pasticciaccio. Il regista ha tenuto precisare che non si è trattato di uno spettacolo “rimediato” ma, anzi, di una nuova proposta da prendere in considerazione per il futuro. L’effetto è del tipo Fura dels Baus (la compagnia catalana nata nel 1979 e oggi forte di proposte tra le più avveniristiche).
Per chi non avesse visto la ripresa televisiva in diretta di ieri sera, si tratta di realizzazioni cine-kolossal, con luci, fari, fumate ma, nell’insieme, truculento ambiente notturno. Penso alle discoteche. Personalmente, aborro. Riversato nell’opera lirica, anche di più (aborro). L’effetto è sorprendente in Carmina Burana. Qui era “Rigoletto”. E forse meglio non si poteva fare.
Subito i nomi: regia Damiano Michieletto, scene Paolo Fantin, costumi Carla Teti, luci Alessandro Carletti, regìa tv Francesca Nesler. Sul podio Daniele Gatti. Interpreti Roberto Frontali (protagonista), Rosa Feola (Gilda), Iván Ayόn Rivas (Duca), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Irida Dragotti (Giovanna).
Ambientazione attuale, malavitosa, sei grandi macchine in scena (proprio per stabilire i punti di distanza), una grande giostra sui cui seggiolini rotanti canta Gilda, cortigiani sono delinquenti comuni che quando rapiscono Gilda portano terrificanti maschere tipo Joker. Il palazzo ducale ovviamente non c’è. La locanda di Sparafucile è un camper (geniale). Maddalena è una super squinzia da ciglio della strada. Il punto tragico del “palcoscenico” è un’isola di fiori tra i quali il Gobbo consuma la sua disperazione e dove andrà a morire Gilda, vittima per amore. Funziona. Tutto funziona. Perché Michieletto ha una qualità indiscutibile: ciò che fa ha un senso. Niente è gratuito.
Piaccia o no. Se poi non piace a me è un altro discorso.
Dirigere una compagine orchestrale così sparpagliata (lo stesso problema ha il golfo mistico dello Sferisterio di Macerata, tutto sistemato per il lungo) è davvero un’impresa. Daniele Gatti, direttore verdiano doc, ha compiuto un miracolo. Li ha tenuti insieme tutti, con una esecuzione intensa e salvando i momenti lirici. Un bel cast. Conosciamo la Feola dalla Scala, dove ha dato prove eccellenti. Qui affronta situazioni sceniche difficili con disinvoltura da attrice consumata. La voce, non grande, è sicura ed educatissima. Il tenore peruviano Rivas (classe 1993) molto attivo in Italia, provincia ed enti, risolve con naturalezza, sia pur senza un colore vocale né una personalità di particolare fascino. Potrebbe essere un buon jolly per molte emergenze. Quanto a Frontali, Rigoletto, ha fatto un capolavoro. Primi piani di espressività struggente, vocalità con stupenda varietà di colori e pesi sonori, finezza psicologica, truce e volgare disperazione.
Un Rigoletto ributtante? Avere il coraggio di esserlo.
Gli applausi si sono spersi nello spazio distanziato. Ma dovevano essere molto sentiti.

Rigoletto al Circo Massimo si replica domenica 18 e martedì 20, ore 21. Lo spettacolo dura circa 2 ore e mezza. Tre atti con due brevissimi intervalli senza lasciare il proprio posto.

L’Elfo, al Napoli Festival, il 21 e 22 luglio con “Il seme della violenza”. Sarà a Milano il febbraio dell’anno prossimo

MILANO, martedì 14 luglio – “Il seme della violenza” (The Laramie project), di Moisés Kaufman, e dei membri del Tectonic Theater Project: Leigh Fondakowski (head writer), Stephen Belber, Greg Pierotti, Stephen Wangh (associate writers), Amanda Gronich, Sarah Lambert, John McAdams, Maude Mitchell, Andy Paris, Barbara Pitts, Kelli Simkins (contributing writers) – Regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia – Traduzione di Emanuele Aldrovandi. Con Ferdinando Bruni, Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Luciano Scarpa, Marcela Serli, Francesca Turrini.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro dell’Elfo, con Fondazione Campania Festival, andrà in scena al Teatro Festival di Napoli, il 21 e 22 luglio. E a Milano nel febbraio 2021.

“The Laramie project”, scritto da Moisés Kaufman (autore di Atti osceni, i tre processi di Oscar Wilde) insieme ai membri del Tectonic Theater Project di New York, è un testo profondo, stratificato e toccante che racconta il caso Matthew Shepard, uno studente ucciso brutalmente per motivi di odio omofobico.
Poco dopo il delitto, la compagnia di Kaufman compie un viaggio verso Laramie, la città del Wyoming teatro del delitto, e qui trascorre lunghi periodi a intervistare gli abitanti, cercando di ricostruire gli eventi per dare un senso alla tragedia che li ha colpiti; il racconto che ne scaturisce va molto oltre la cronaca.
Il testo, dunque, non si limita a trattare una questione legata alle tematiche dell’omofobia e della paura della diversità in generale, ma parla anche della funzione che il teatro può avere come strumento vivo di confronto con la realtà e come catalizzatore di dibattiti che riguardano da vicino anche tutti noi. Grazie alla forza del racconto il copione viene utilizzato nelle scuole di tutto il mondo come materiale didattico per l’educazione contro i pregiudizi. Riesce infatti a porre, con estrema forza e chiarezza, una serie di domande più che mai fondamentali in questi nostri tempi di divisione e di rabbia: quale sarà la voce che lasceremo prevalere in noi? Quella dell’odio o quella della compassione? Quella della crudeltà o quella della gentilezza?  Quella della paura o quella della speranza?
I genitori di Matthew hanno continuato la loro lotta per avere giustizia e, se oggi negli Stati Uniti la legge contro i crimini d’odio porta il nome di Matthew Shepard, lo dobbiamo a loro. Nel 2002 dallo spettacolo teatrale è stato anche tratto un film con Steve Buscemi e Cristina Ricci (tra gli altri).
Per mettere in evidenza tutti questi temi i registi dell’Elfo hanno scelto, in accordo con l’autore, di dare un titolo ancora più incisivo alla versione italiana: Il seme della violenza. Gli otto attori della compagnia del Teatro dell’Elfo, diretti da Ferdinando Bruni (anche interprete) e da Francesco Frongia, avranno il compito di portare in scena e di mettere a confronto due comunità: quella dei componenti dell’ensemble newyorkese, liberal, democratici e in molti casi loro stessi attivisti LGBT e la popolazione di Laramie, l’anima profonda e contraddittoria degli Stati Uniti, che lotta per conciliare l’orrore e il dolore per il brutale assassinio di Matthew Shepard con la disapprovazione dell’omosessualità, basata su rigide convinzioni religiose.
Sono più di sessanta personaggi, dai compagni di Università di Matthew agli insegnanti, dal barista che per ultimo lo vide vivo alla fidanzata di uno degli assassini, dai poliziotti ai medici del pronto soccorso fino al reverendo Phelps (ultraconservatore e omofobo) che schiera i suoi adepti al funerale del ragazzo. Una folla dalla quale emerge la grande vitalità di alcuni personaggi, che commuovono e non si dimenticano, testimoni di una storia tragica che tuttavia riesce a trasformare profondamente la comunità e gli individui. Come è il caso del giovane studente di teatro Jedadiah, cresciuto all’interno di una famiglia omofoba, che stimolato dagli incontri con gli attori del Tectonic Theatre cambia profondamente e ottiene un successo personale interpretando all’Università Angels in America e convincendo anche i genitori ad applaudirlo.
Lo spettacolo dell’Elfo viene ambientato nella palestra di una scuola, un luogo simbolico dove si riuniscono le piccole comunità quando si devono svolgere dibattiti pubblici; uno spazio essenziale circondato da ampie pareti che accolgono proiezioni e occupato dai banchi, che ci sono stati prestati dal Liceo Scientifico A. Volta di Milano, usati dagli attori come avamposti da cui lanciare testimonianza civile della propria arte.
Un luogo dove il teatro si apre al dibattito sul nostro modo di pensare e di parlare dell’omosessualità, della politica di genere, dell’educazione, delle classi, della violenza, dei privilegi e dei diritti, della differenza tra tolleranza e accettazione.

Il Tectonic Theater Project è stato fondato nel 1991 da Moisés Kaufman, che ne è ancora attualmente il direttore artistico. La compagnia, che a sede a New York, ha creato e messo in scena oltre venti spettacoli e musical. Tra questi: 33 Variations, scritto e diretto da Kaufman e candidato a cinque Tony Award, con Jane Fonda nel ruolo protagonista; Bengal Tiger at the Baghdad Zoo del finalista Premio Pulitzer Rajiv Joseph, con Robin Williams e I Am My Own Wife, opera vincitrice di un Pulitzer e di un Tony Award.
Atti Osceni – I tre Processi di Oscar Wilde e Laramie Project sono tra le commedie più rappresentate in America negli ultimi dieci anni. The Laramie Project, scritto da Moisés Kaufman con i membri del Tectonic ha debuttato in anteprima al Denver Center Theatre, è stato in scena all’Union Square Theatre di New York per quattro mesi. Nel novembre 2000 è stato presentato per cinque repliche all’Università del Wyoming.
Nel 2002 il Tectonic Theater Project e l’emittente HBO hanno realizzato un film basato sullo spettacolo, diretto da Kaufman. Il cast comprendeva Peter Fonda, Laura Linney, Christina Ricci, Steve Buscemi e membri della compagnia originale, tra gli altri. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival ed è stato nominato per 4 Emmy. Nel settembre del 2016 Moisés Kaufman è stato insignito della National Medal of Arts dal Presidente Barack Obama, la più alta onorificenza conferita ad un artista.