Stagione 2019/2020: ben ventitré progetti produttivi. E poi vecchie e nuove ospitalità nel cartellone dell’Elfo/Puccini

Elio De Capitani e Ferdinando Bruni. Firmano la regia di “Angels in America”, che sarà il 20 giugno al “Napoli Teatro Festival”, e il 26 ottobre a Milano. Poi, saranno interpreti di “Diplomazia”, il 13 marzo 2020

MILANO, giovedì 6 giugno – È stato presentato il cartellone 2019/2020 del Teatro dell’Elfo Puccini nelle sue tre Sale (Shakesperare, Fassbinder e sala Bausch). Sono previsti, tra i progetti produttivi ideati e sostenuti dal teatro di Corso Buenos Aires, ben 23 spettacoli tra novità e riprese.
Angels in America (26 ottobre). ritorna con la regia firmata da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, e con un cast radicalmente rinnovato. Lo spettacolo debutterà al “Napoli Teatro Festival” (20 e 21 giugno).
Edipo re (dal 14 febbraio), spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, segna invece un ritorno al mito dopo vent’anni. Dopo aver interpretato Oreste e aver portato in scena Fedra e Alcesti, dopo Eschilo ed Euripide, i due registi ripartono da Sofocle, con tre attori per tutti i personaggi.
In piedi nel caos (dal 16 gennaio), di Véronique Olmi diretto da Elio De Capitani. Con Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei e Carolina Cametti. Una storia d’amore, che racconta una guerra invisibile e nascosta, che riesce a diventare tuttavia onnipresente attraverso lo sguardo di un reduce tornato dalla Cecenia, di sua moglie e del microcosmo di coinquilini con cui sono costretti a convivere.
Diplomazia (13 marzo), di Cyril Gely, vede sfidarsi sul palco Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, rispettivamente nei panni del generale Dietrich von Choltitz, governatore della città durante l’occupazione nazista, e del console svedese Raoul Nordling: uno scontro senza esclusione di colpi.
Open. La mia storia (dal 5 novembre), romanzo di formazione di Andre Agassi, sarà il secondo titolo presentato al “Napoli Teatro Festival”, per poi approdare a Milano: nuova lettura scenica di Invisibile Kollettivo, compagnia indipendente prodotta dall’Elfo. che prosegue anche la sua collaborazione con il drammaturgo Emanuele Aldrovandi, autore di Robert e Patti, un viaggio nel mondo della musica alternativa scritto per Ida Marinelli e Angelo Di Genio, diretti qui da Francesco Frongia in uno spettacolo “rock”. Sarà invece lo stesso Aldrovandi a dirigere il suo Farfalle, un duetto al femminile con Bruna Rossi e Giorgia Senesi.
Tra le compagnie sostenute produttivamente dall’Elfo si riconferma anche il duo Berardi e Casolari, con Alla luce, una riflessione sulla diversità, sulla cecità e sul senso che ha oggi il ‘vedere’. In ogni città dove lo spettacolo sarà in scena verrà coinvolto un gruppo di persone non vedenti e ipovedenti che insieme agli attori della compagnia costituirà un coro cieco (in collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti).
Proseguirà il programma di letture sceniche di racconti, romanzi, lettere e favole, con Ferdinando Bruni e Ida Marinelli, che tornano a indagare le lettere di Anton Čechov e Olga Knipper (grande attrice e sua compagna degli ultimi anni) nell’ironico e intimo Amami o sposerò un millepiedi (dal 10 dicembre); e con Corinna Agustoni ed Elena Callegari, che propongono invece Cabaret Ceronetti. Ovvero caro Guido, ti stimo (dal 29 ottobre).
Luca Toracca completa invece il suo trittico di monologhi di Alan Bennett portando in scena Un letto tra lenticchie (dal 3 marzo) e Aspettando il telegramma (ripreso dal 25 febbraio).
E la storia del Novecento sarà presente nello spettacolo di Maranzana e Somaglino, Cercivento, che racconta la tragica notte di due alpini della Grande Guerra (17/29 marzo).

Una scena di “Fronte del porto”, in chiave napoletana, con la regia di Alessandro Gassmann. Protagonista Daniele Russo (12/17 maggio)

Molto ricco anche il palinsesto delle ospitalità: Mio cuore, io sto soffrendo di Antonio Marras (il 19 settembre). E spazio alla danza con il festival MilanOltre (dal 27 settembre al 13 ottobre).
Poi, tra gli altri: Arizona di Juan C. Rubio interpretato da Laura Marinoni e Fabrizio Falco (19 novembre/1 dicembre).
E il racconto Spaccanapoli Times (15/20 ottobre); per proseguire con Acqua di colonia di Frosini e Timpano (27 novembre/1 dicembre), Guerra santa di Fabrizio Sinisi con Andrea di Casa e Federica Rossellini (4/9 febbraio), Sospetti del Teatro Filodrammatici (11/16 febbraio), la versione in chiave napoletana di Fronte del porto portata in scena da Alessandro Gassmann con protagonista Daniele Russo (12/17 maggio), 12 baci sulla bocca sull’Italia omofoba degli anni Settanta e ancora Einstein & me sul ruolo delle donne nelle scienze. In chiusura di stagione una conferenza tutta da ridere della Banda Osiris e di Telmo Pievani dedicata all’ambiente Aquadueo (8/12 giugno). Previsto anche il ritorno di Rezza e Mastrella (Fratto X 6/9 febbraio) e Alessandro Bergonzoni (Trascendi e sali 11/23 febbraio). Ricci/Forte, un’altra coppia fuori dagli schemi, propone il nuovo Easy to remember (19/24 maggio). E tornano tanti attori e registi, già conosciuti e amati dal pubblico dell’Elfo.

TEATRO ELFO PUCCINI, Corso Buenos Aires, 33- 20124 Milano – tel. 02 00 66 06 06.
www.elfo.org

Se n’è volato via portando con sé il segreto del creato. Monumento celebrativo di Delbono all’amico-icona Bobò

La panchina di Bobò, dove per l’ultima volta Pippo Delbono abbracciò l’amico, che aveva salvato dal manicomio.

MILANO, mercoledì 5 giugno ► (di Paolo A. Paganini) Questo spettacolo nasce dalla morte di Bobò. Con queste parole, concise e definitive come un necrologio, annunciate da Pippo Delbono, comincia la singolare celebrazione spettacolare, al Piccolo Teatro Strehler, voluta dall’attore regista di Varazze, per ricordare l’amico Vincenzo Cannavacciuolo, detto Bobò, morto a 82 anni, lo scorso 2 febbraio.
Bobò, strana e inusuale figura di attore, sordomuto, analfabeta, simbolo, icona, anima poetica e compagno di scena di Delbono da ventidue anni, da quando cioè l’aveva incontrato in un ospedale psichiatrico, dove aveva passato metà della sua vita. Da qui, dalla fossa della morte civile, l’aveva salvato e lo aveva portato in scena.
Per ventidue anni partecipò a quasi tutti i suoi spettacoli, ultimo “La gioia”.
In un trionfo di fiori, seduto sulla sua consueta panchina, discusse, ancora una volta, “dialogò”, litigò e fece pace e abbracciò Delbono, in una scena di “gioia”, di riconoscenza per quell’omaccione che l’aveva salvato e fatto rinascere con il teatro. Poi, per mano, riconduceva questo ottantenne pulcino fuor di quinta, tenera immagine d’amore e d’amicizia.
Ora, lo spettacolo “La gioia” è ripreso senza di lui, senza Bobò. Un’ora e venti senza intervallo, ma per Pippo Delbono, unico protagonista in un contorno coreografico e sgargiante di costumi e di colori di tutta la compagnia, è come se Bobò fosse ancora presente. Parla di lui, discute ancora con lui, e la voce di Bobò, quella voce di uccellino, torna improvvisamente a squarciare la scena con quella tenerezza e quel disagio che da vent’anni provavamo, e che ancora proviamo, con commozione. “È stato un sogno meraviglioso”, quasi sussurra Delbono: “E Bobò, con la sua voce di uccellino, è volato via, portando con sé il gran segreto del creato. E ha lasciato un grande vuoto…”.
Sarà dunque ancora possibile parlare di “gioia”? No. Infatti lo spettacolo vuol essere “un cammino verso la gioia”, un cammino faticoso, dolente, squarciato da lampi di pazzia, un cammino, tutto sommato, senza una meta, come la vita, senza un perché, su un percorso di anime tormentate e disperate, che, alla fine, fanno gridare e quasi ripetere all’infinito: “Dov’è questa gioia? Dov’è questa gioia?…”.
E allora – piccolo momento di gioia – tanto vale consolarsi e ironicamente cantare “Maledetta primavera” di Loretta Goggi (1981)
In un contesto senza una vera sintassi drammaturgica, smontato nelle sue componenti logiche, razionali, sbilenco, destrutturato. Pazzo. E affascinante.
È da seguire solo con l’intelligenza del cuore, dei sentimenti, come emozione. Forse qui si potrà trovare il significato di “gioia”. Che non è “felicità”. E Pippo Delbono, infatti, la pronuncia una sola volta, alla fine, quando allude all’amore, la sola strada verso la felicità. No, la gioia è un momento personale, misterioso, intimo, fugace, provvisorio, evanescente. Come una canzone, o il sorriso d’un bimbo. Nell’enfasi della felicità, non della gioia, si può giurare amore eterno. E può esserci gioia anche senza felicità, anche con un grande dolore. Una carezza consolatoria può diventare un momento di gioia. La felicità è un’altra cosa. Si può essere folli di felicità. Non di gioia. La gioia rimane come una cosa strana, nel mercatino dell’impossibile, come il cinguettio d’un uccellino che vola via.
Nella “Gioia” di Delbono, dunque, non può esserci felicità. Ma chi può togliergli la gioia di aver conosciuto Bobò, la gioia di aver salvato un’anima persa? E forse non è stata l’unica, dopo aver costruito tanti spettacoli con barboni, drogati, malati di mente, depressi. Forse tutti salvati. Grazie al teatro.
Anche se è da pazzi, squinternati, fuori di testa dover ammettere, ora, che sì, con questo spettacolo si è veramente celebrato un fugace momento di gioia.

“La gioia”, uno spettacolo di Pippo Delbono. Con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella, e con la voce di Bobò. Composizioni floreali Thierry Boutemy. Musiche Pippo Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e autori vari. Al Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi, Milano). Fino a domenica 9 giugno.

www.piccoloteatro.org

Un’estate di spettacoli per chi resta in città. Al Castello, 82 appuntamenti di jazz, rock, prosa, danza, e per bambini

MILANO, venerdì 31 maggio – Sessantadue serate dedicate alla musica (dalla classica al jazz, dal rock al pop, dal gospel al punk), diciassette al teatro, sei alla danza, per un totale di ottantadue appuntamenti, otto dei quali pensati espressamente per i bambini e i ragazzi, nella settima edizione di “Estate Sforzesca”, dal 7 giugno al 25 agosto, con ben 82 date in cartellone. Praticamente uno spettacolo ogni sera per tutta l’estate.
Promosso e coordinato dal Comune di Milano/Cultura, il programma è stato costruito selezionando le migliori proposte provenienti dai diversi operatori culturali, con criteri di selezione rivolti sia ai cittadini sia ai sempre più numerosi turisti presenti in città durante la stagione estiva.
Estate Sforzesca è diventata negli anni la più lunga e densa rassegna italiana estiva di spettacolo dal vivo – afferma l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – con un’offerta estremamente coinvolgente, grazie ad un programma che spazia tra generi e linguaggi diversi, e inclusiva di tutti gli operatori culturali che partecipano con proposte originali e attrattive per un’estate milanese sempre più ricca e vivace”.
Dal 2013 – anno della prima edizione – la rassegna ha visto quasi triplicare gli appuntamenti in programma (da 30 a 82), e dunque il pubblico, continuando a mantenere un prezzo calmierato per tutti gli spettacoli a pagamento (60 in questa edizione) e tutti gli altri a ingresso gratuito (22). Sono sempre 500 i posti a sedere disponibili, mentre l’area spettacolo ha una capienza di circa 2 mila persone in piedi.
Tra le novità di questa edizione il punto bar ristoro, che sarà allestito nello stesso Cortile delle Armi e resterà aperto durante gli spettacoli. Una particolare attenzione sarà riservata a tutte le iniziative, nel rispetto dell’ambiente e delle iniziative contro l’inquinamento e la plastica, in collaborazione tra pubblica amministrazione, associazioni per la tutela dell’ambiente e operatori privati.
Sul palco coperto allestito in Cortile delle Armi al Castello Sforzesco – quest’anno cuore delle celebrazioni leonardesche anche grazie alla straordinaria riapertura della Sala delle Asse – protagonista sarà la musica con 24 spettacoli di classica, 11 di jazz, 8 di rock/punk/indie/pop/rap, 2 di musica pop e 5 appuntamenti con djset; ma anche World Music, musica cantautorale, gospel, musical.
Tra gli appuntamenti: Nada con Motta e The Zen Circus, Massimo Volume con Giardini di Mirò, Erlend Oye, Max Weimberg, Mecna, Too Many Zooz per la scena rock, indie e rap, Incognito, Andrea Motis, Chucho Valdés, Quinteto Astor Piazzolla per quella jazz e il Canzoniere Grecanico Salentino per la world music tradizionale.
Gio Evan, Giovanni Truppi, Ginevra di Marco e Cristina Donà e i cantautori di Nanni Ricordi rappresenteranno il cantautorato italiano, mentre le serate electro-pop saranno animate da Le Cannibale, Karmadrome, L’Ultima Festa e Take it Easy Summer Edition. Ospiti del cartellone dell’Estate Sforzesca anche le rassegne “Musicamorfosi” e “Notturni al Castello”.
Diverse le grandi Orchestre coinvolte: Civica Orchestra di Fiati di Milano (insieme ad Antonella Ruggero in occasione del concerto inaugurale), Orchestra I Pomeriggi Musicali, Orchestra a Fiati della Valtellina, Area M Orchestra con Fabrizio Bosso, Orchestra Cantelli.
L’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi” sarà la protagonista del Ferragosto milanese in una serata di musica a ingresso gratuito dal titolo “Fuochi d’artificio”.
Il palco allestito nel Cortile del Castello permetterà agli spettatori di godere di un contesto storico, affascinante e prestigioso, che prevede anche 17 spettacoli teatrali. In cartellone troviamo tra gli altri Michele e Brenno Placido in “Lionardo”, spettacolo pensato in occasione delle Celebrazioni per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci; ATIR Teatro Ringhiera con “Smisurata Preghiera – Omaggio a De André”, e ancora il Teatro Martinitt con gli “Assaggi di Commedie della Stagione 2019”, la Compagnia Corrado d’Elia con “Dante, Inferno”, CETEC con “Viva la vida”, Alma Rosè con “Carta Canta”, Dramatrà con “Te la ricordi la casa del sole?” e l’Associazione Culturale Buster con “Coma Quando Fiori Piove”.
Anche la danza è protagonista con spettacoli di ogni genere: dalla classica con “Romeo e Giulietta” e “Verdi in Danza” a cura dell’Associazione Balletto di Milano, alla contemporanea con “Connections 2” a cura del Milano Contemporary Ballet, a quella popolare con l’“Irish Night” a cura dell’Accademia Danze Irlandesi.
Bambini, ragazzi e giovani sono i protagonisti di diverse serate del programma di “Estate Sforzesca”: “Piccoli Cantori di Milano” a cura dell’Associazione Coro Piccoli Cantori di Milano, “Galà delle Accademie di Danza” a cura di Muse Solidali e “Pierino e il lupo” con Luca Uslenghi.
Grande festa finale il 25 agosto con l’evento straordinario “Climate X Life”, con rock band e associazioni ambientaliste del nostro territorio che si uniscono per lanciare un messaggio a protezione dell’ambiente.

Troppe idee, troppe luci, troppi simbolismi. E il secondo atto è un bordello. Ma il cast? Stupendo. Specie Asmik Grigorian

MILANO, mercoledì 29 maggio ► (di Carla Maria Casanova) Successo trionfale alla Scala ieri sera per Die tote Stadt di Eric Wolfgang Korngold, opera difficile sia per gli interpreti sia per il pubblico. L’opera e il suo autore sono arrivati per la prima volta al Piermarini. E sì che l’austriaco Korngold (1897-1957) fu musicista fecondo e di precoce fama. A cinque anni suonava a quattro mani con il padre, a sette iniziò a comporre, a dieci passò sotto la guida di Zemlinsy (il grande mentore di Alma Mahler) che orchestrò un suo balletto-pantomima rappresentato a Vienna nel 1910.
A 23 anni Korngold debuttava come direttore d’orchestra dirigendo la sua opera Die tote Stadt, subito diventata un successo internazionale.
A proposito della sua musica si erano già espressi entusiasticamente Richard Strauss e Puccini (ai quali Korngold ha guardato con estrema attenzione: Salome, Elettra, Il cavaliere della rosa, Turandot vi trovano ampie citazioni… solo che le due ultime di queste opere non erano ancora state scritte. Copieranno loro?). Ebreo, cresciuto a Vienna, Korngold si stabilì negli States a causa delle leggi razziali. Naturalizzato americano, quando tornò in Europa venne trattato da estraneo. La sua cospicua produzione nel campo delle colonne sonore (vinse ben due Oscar) lo fece considerare negativamente, relegandolo nel novero dei compositori cinematografici. Deluso, Korngold tornò in America dove morì per un attacco cardiaco a 60 anni.
Questa la vita, in due parole.
Die tote stadt (la città morta) è tratta dal romanzo breve Bruges-la-morte del belga Georges Robenbach. È la storia abbastanza irritante di un inconsolabile vedovo, il quale incontra una ballerina di facili costumi, che pare la gemella dell’amata moglie defunta. Lui se ne invaghisce perdutamente e, siccome la signorina ci sa fare, ne diventa l’amante. Salvo poi (solita storia) rinfacciarle di non essere pura come la sua dolce metà. Anzi, l’idea di aver tradito la memoria della moglie lo disturba talmente che strangola la ballerina. A questo punto lui si accorge che è stato un sogno e forse (ma non è detto) esce dalla sua ossessione (per niente magnifica).
Se si fosse chiamati a parteggiare per uno dei due personaggi, credo non ci sarebbero dubbi: si sceglie lei, la più onesta, normale, coerente, sia pur debosciata. Lui è proprio un demente. Ma non si starà a cercare la sensatezza nelle opere.
L’ambientazione, però, è ben precisa: Bruges, città delle Fiandre magica, silente e misteriosa. Bruges implica la saggia segretezza dei Béguinages, dimore protette per le donne sole, la malinconia dei salici riflessi nell’acqua immota dei canali, l’aristocrazia dei cigni bianchi. Bruges è città di grande, tenebrosa Storia medioevale. Scritta da un belga, ha certi riferimenti imprescindibili. Se oramai siamo abituati a vedere l’Aida nello stargate e la Carmen negli igloo, togliere a Die tote Stadt il suo quadro naturale, sia pur per allusione, significa toglierle molto (tutto?) del suo fascino.
Non sono prevenuta. Sono, anzi, una fan di Graham Vick, regista britannico che annovero tra i primi al mondo (basterebbero quella Incoronazione di Poppea di Bologna o il Maometto II o il Guillaume Tell di Pesaro per farlo un grande). Ma questa Città morta inventata dalle scene di Stuart Nunn (ovviamente d’accordo con Vick) è pasticciata, troppe idee, troppe luci al neon, troppe allusioni incomprensibili.
Il secondo atto è un bordello.
E i bordelli si sa cosa sono, anche se qui le illazioni sono un tantino esagerate. Ma il primo e il terzo atto, con quei fondali di tende di velo che paiono la soluzione rimediata degli spettacoli di oratorio quando mancano soldi (e idee), quel palcoscenico vuoto con due mobili tipo Ikea, e, al contrario, quella parata, religioso-militare, con la mega apparizione del teschio ridente, infiorato e incoronato tipo feste popolari messicane, e il quadro vivente del campo di concentramento nazista…
Insomma, non mi è piaciuto.
Comunque, grande onore al merito a Vick per come ha fatto recitare tutti gli artisti del cast.
Saranno anche particolarmente dotati in proprio, ma qui sono bravissimi, a cominciare da Asmik Grigorian, interprete del difficilissimo ruolo di Marietta, davvero stupenda in scena e con rara tenuta vocale, a Klaus Florian Vogt (Paul) che, se nel registro alto (facciamo oltre il la?) si trova un po’ in difficoltà, ha portato a termine il suo ruolo con un aplomb impeccabile. Ottimi anche Markus Werba (Frank) e Cristina Damian (la governante).
Il direttore è l’esimio Alan Gilbert, espertissimo di quest’opera, condotto da irrefrenabile vigore. Applauditissimo.
È una partitura sognante, romantica, dove non puoi non leggere Wagner e il suo tempo, con il classico leitmotiv che persegue la caducità, il risveglio, la redenzione. Accordi dissonanti ma anche seducenti simbolismi (Debussy è alle porte). Grande musica? Direi proprio di sì.
Del successo si è detto, per tutti. Nemmeno un dissenso per la regìa, nonostante i pareri assai discordi sentiti nel foyer. Si sa, quando si arriva al dunque ci sono sempre ripensamenti. Vedi in cabina, quando si va a votare.

Milano, Teatro alla Scala. Repliche: 31 maggio, 3, 7, 10, 14,17 giugno. Infotel: 02 72003744
www.teatroallascala.org