Una stagione milanese all’insegna della fol(l)ia, e c’è anche “La pazza di Chaillot” dedicata all’Expo

LE REGINEMILANO, sabato 13 settembre
“PACTA, dei Teatri” apre la stagione 2014/2015 al Teatro Oscar di Milano con un cartellone di 39 spettacoli, 3 prime assolute, 22 spettacoli ospiti, 3 progetti speciali (DonneTeatroDiritti – Follia Creativa – TeatroInMatematica), 1 rassegna musicale, 1 rassegna di cabaret e un Festival di Teatro internazionale, per un totale di 150 repliche: un cartellone fatto di grandi autori e nuova drammaturgia, di impegno civico e di teatro, musica e danza.
Fol(l)ia è il titolo della nuova stagione e la follia creativa di questa stagione perché – dice la direttrice artistica Annig Raimondi, – non esiste arte senza un pizzico di follia. Ma Folia è anche un termine portoghese che indica un tema musicale tra i più antichi della musica europea sulla cui struttura il musicista poteva improvvisare, divenuto in seguito anche una danza.
Per questo “PACTA dei Teatri”, con il suo staff stabile composto da Annig Raimondi, Maria Eugenia D’Aquino (nella foto di Massimiliano Liotti), Fulvio Michelazzi, Riccardo Magherini, Maurizio Pisati, presenta una stagione di teatro, musica, danza, cabaret che va dai classici ai contemporanei, dall’arte alla matematica e dall’Italia fino alla Russia. Inoltre, sarà nuovamente ospitata la rassegna di teatro ragazzi, L’OSCAR PER TUTTI, a cura di Daniela Monico.
Per maggiori informazioni e per il programma dettagliato:
www.pacta.org

I vincitori del Premio internazionale “Balzan”: 620.000 euro ciascuno, e 830.000 come premio umanitario

MILANO, lunedì 8 settembre.
(di Paolo A. Paganini) Ecco la quaterna vincitrice dei Premi Balzan 2014: Mario Torelli (Italia), Ian Hacking (Canada), G. David Tilman (USA), Dennis Sullivan (USA), annunciati presso la Fondazione Balzan, sede di Milano, dal presidente del Comitato generale dei Premi, Salvatore Veca (Ordinario di Filosofia politica e Prorettore dell’Istituto Universitario di Studi superiori – IUSS – di Pavia) e da Enrico Decleva (Presidente della Fondazione Balzan “Premio”).
Alla proclamazione, annunciata alla stampa, erano presenti personalità della cultura e della scienza (esponenti del Comitato generale Premi), che hanno tenuto a battesimo i nuovi destinatari del prestigioso Premio, il quale è giustamente considerato tra i più importanti non solo d’Europa, delineando un breve profilo informativo sulle motivazioni dei singoli premi assegnati.
Paolo Matthiae (Professore emerito di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Roma La Sapienza e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei) ha così motivato l’assegnazione del Premio per l’archeologia classica a Mario Torelli: “Per il carattere profondamente innovatore dei suoi studi in tutti i principali ambiti della cultura antica, da quello greco a quello etrusco a quello romano, per la grande rilevanza delle sue sperimentazioni metodologiche e delle sue scoperte archeologiche, per l’originalità della sua opera in cui convergono in una salda visione globale l’indagine storico-epigrafica, l’analisi iconologica, la valutazione storico-religiosa, la ricerca antropologica, sempre sostenute da una sensibile attenzione alle strutture economiche e sociali e agli aspetti ideologici e istituzionali delle culture antiche“.
Il Prof. Salvatore Veca ha così motivato l’assegnazione del Premio per l’epistemologia e la filosofia della mente a Ian Hacking: “Per i suoi fondamentali e pionieristici contributi alla filosofia e alla storia delle scienze naturali e sociali, per l’ampiezza tematica delle sue ricerche, per la rigorosa prospettiva epistemologica, incentrata su una versione originale del realismo scientifico e delineata in contrasto con il paradigma dominante nella filosofia della scienza del secolo scorso
Charles Godfray (Hope Professor di zoologia all’Università di Oxford e Fellow del Jesus College; Fellow della Royal Society) ha così motivato l’assegnazione del Premio per l’ecologia delle piante (pura e/o applicata) a G. David Tilman: “Per i suoi importantissimi contributi teorici e sperimentali all’ecologia delle piante, contributi che sono alla base della comprensione attuale di come le comunità vegetali si strutturano e interagiscono con il loro ambiente“.
Etienne Ghys (Direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique, Dipartimento di Matematica pura e applicata dell’Ecole Normale Supérieure de Lyon; membro dell’Académie des Sciences) ha così motivato l’assegnazione del Premio per la matematica (pura o applicata) a Dennis Sullivan: “Per i suoi importanti contributi alla topologia e alla teoria dei sistemi dinamici, che hanno aperto nuove prospettive per le generazioni future. Per i risultati eccezionali ottenuti in numerosi campi della matematica, come la geometria, la teoria dei gruppi di Klein, l’analisi e la teoria dei numeri“.
Salvatore Veca ha infine annunciato e così motivato il Premio Balzan per l’umanità, la pace, la fratellanza fra i popoli, assegnato a “Vivre en famille”: “Nata nel 1993 in Francia per provvedere all’inserimento in famiglia di minori portatori di handicap mentali, ha esteso poi la sua azione in Africa. Oggi, concentrando la sua attività in particolare nella Repubblica Democratica del Congo e mantenendo la sua vocazione originaria di sostegno alle adozioni internazionali, lavora per garantire all’infanzia disagiata luoghi d’accoglienza, scuole e centri di cura nonché l’assistenza alle madri. Il Premio Balzan è destinato alla creazione di un reparto di maternità e alla riattivazione di una scuola a Ibambi“.
Ciascun premio consiste in: 750.000 franchi svizzeri (620.000 euro); metà dei quali da destinarsi, da parte dei premiati a progetti di ricerca. Inoltre, il Premio destinato a iniziative per la pace, l’umanità, la fratellanza consiste, per il suo alto significato sociale, in un milione di franchi svizzeri.
I Premi Balzan saranno ufficialmente consegnati il 20 novembre, a Roma, al Palazzo del Quirinale, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Intanto, sono stati annunciati anche i prossimi argomenti dei Premi Balzan 2015:
1)..Storia dell’Arte europea (1300-1700)
2)  Storia economica
3)  Oceanografia
4)  Fisica delle astroparticelle, compresa l’osservazione dei neutrini e dei raggi gamma.

 

Cinema Manzoni, e allora addio per sempre. E il teatro? C’è tempo. Ancora cinque anni (dicono)

collage manzoniMILANO, martedì 2 settembre
(di Paolo A. Paganini) Nessuno in coscienza s’era fatto illusioni sulla sopravvivenza del Cinema Manzoni, una delle più grandi ed eleganti sale cinematografiche milanesi, inaugurata nel 1950, tra scalinate stucchi dipinti drappi e velluti, con quel bellissimo basilicale ingresso, dominato da sculture di Francesco Messina e Pericle Fazzini, e da affreschi di Ghino Bagatti, Achille Funi eccetera. Un’opera dal sapore neoclassico, orgoglio architettonico ed artistico della Milano del dopoguerra. Ma quando mai l’arte, la cultura l’hanno avuta vinta sul marketing? È Milano bellezza.
Collocato, in gemellaggio col teatro omonimo, a pochi passi da Piazza Cavour (dove imperava, più di vent’anni fa, il glorioso Palazzo dei Giornali, finito, morto anch’esso, per lasciare il posto ad altre iniziative commerciali). Ed ora, in Via Manzoni 42, il cinema, chiuso dal 2006, ha avuto il suo ufficiale de profundis, anche se, per il momento, mancano le necessarie autorizzazioni. Ritardi burocratici, nient’altro. Ma tutti hanno fretta, anche in vista dell’Expo e della possibilità di vendere ed affittare a prezzi profumati gli spazi commerciali.
Il non trascurabile spazio (quasi diecimila metri quadrati), compresa l’elegante galleria commerciale di passaggio, nel contesto urbanistico del Quadrilatero della moda, sarà destinato a negozi, scale mobili, boutiques ed ulteriori templi dell’abbigliamento (tre griffe in gara), un po’ com’è avvenuto, in Piazza XXV Aprile, all’ex Teatro Smeraldo.
“Sarà un ennesimo spaccio della moda”, denunciano i residenti della zona, che già hanno raccolto qualche migliaio di firme per chiedere maggiori tutele a Palazzo Marino. La speranza è sempre l’ultima a morire.
E del sotterraneo Teatro Manzoni, dedicato a Renato Simoni (mille posti, consacrato ai massimi nomi della prosa italiana dal 1950 ad oggi) che ne sarà? Nel progetto presentato al Comune, ed ancora in fase istruttoria, i responsabili s’impegnano di preservare lo spazio teatrale “per almeno cinque anni”!
E così, nel frattempo, e sperando che un nuovo “miracolo a Milano” ridia fiducia e ottimismo allo sconforto di una città in declino che in questi ultimi anni ha perso tanti tòcchi (facciamo finta di essere entusiasti ai conclamati spot televisivi su Milano e sull’Expo), il Teatro Manzoni si prepara alla nuova stagione 2014/15 con un cartellone della prosa di sfavillante buona volontà.
Qui sotto, in sintesi, il programma
2 ottobre – 19 ottobre: “Nerone, duemila anni di calunnie”, uno spettaolo di Edoardo Sylos Labini, da Massimo Fini.
23 ottobre – 9 novembre: “Tres”, di Juan Carlos Rubìo, con Anna Galiena, Amanda Sandrelli. Regia Chiara Noschese.
13 -30 novembre: “Penso che un sogno così…”, di Fiorello/Moroni – Con Giuseppe Fiorello – Regia Giampiero Solari.
9 – 31 dicembre: “Servo per due”, di Richard Bean, da “Il servitore di due padroni” di Goldoni, musiche dal vivo di “Musica da Ripostiglio”. Con Pierfrancesco Favino. Regia Favino/Sassanelli.
22 gennaio – 8 febbraio 2015: “Lei è ricca, la sposo… e l’ammazzo”, di Mario Scaletta, con Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio. Regia Patrick Rossi Gastaldi.
19 febbraio – 8 marzo: “Cercando segnali d’amore nell’universo”, con Luca Barbareschi, regia di Chiara Noschese.
12 marzo – 29 marzo: “Signori… le paté de la maison!”, di Delaporte/La Patellière, con Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli e Pino Quartullo. Regia Maurizio Micheli.
9 – 26 aprile: “Il prestito”, di Jordi Galceran, con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti. Regia Giampiero Solari.

 

Il Rof recupera il rossiniano “Aureliano”. Sublime. Una stupefacente edizione critica e voci d’esaltante virtuosismo

aureliano, collagePESARO, mercoledì 13 agosto
(di Carla Maria Casanova) Correva voce che “Aureliano in Palmira” (terza opera del cartellone del Rof (Rossini Opera Festival) sarebbe stata molto provante. “Quattro ore! Una pizza!” Mai fidarsi delle voci. Le tre ore e quaranta sono passate come un soffio e la scoperta di Aureliano è stata esaltante.
1813: Rossini ha 21 anni. Ha iniziato l’anno con il fiasco del “Signor Bruschino”, si è riscattato alla grande con “Tancredi” e “L’italiana in Algeri”, è ricaduto (a metà) alla Scala, con “Aureliano in Palmira”. Però la musica dell’Aureliano piace così tanto allo stesso compositore che la ricicla , come farà spesso, subito in altre opere (questa volta, ne “Il Barbiere”!). Ma così, smembrandola, se consacra certe pagine all’imperituro successo (la sinfonia, un’ aria del tenore e una del soprano), decreta anche la inesorabile fine dell’Aureliano.
Il Rof ha recuperato questo titolo misconosciuto facendone la edizione critica, con tutti i tagli aperti e quindi l’offerta di molta musica mai sentita. La parte vocale è sublime. Tre i grandi ruoli, di cui quello di Arsace composto per il celebre castrato Velluti, qui sostenuto da contralto, mentre soprano e tenore hanno parti di “agilità di forza” vale e a dire che la loro voce deve “salire e scendere come un ascensore” come diceva la Callas. E loro, gli interpreti, lo fanno. Accidenti se lo fanno.
Aureliano, l’americano Michael Spyres, belcantista di fama, esibisce uno stile strepitoso, apparentemente privo di sforzo. Il personaggio del duce romano tutto patria e onore, per il quale la pax romana prevale, è magari un po’ melenso, ma il suo canto strabilia.
Zenobia, la fiera regina di Palmira, è l’australiana Jessica Pratt, di imponente regale aspetto, bellissima in scena, con acuti e sopracuti vertiginosi e anche ripensamenti lirici di grande pathos.
Arsace, la uzbeka Lena Belkina, debuttante al Rof, ha un ruolo difficilissimo, combattuto tra la matrice guerriera del principe di Persia alleato di Zenobia e il perdutamente innamorato di lei. Sarà anzi questa indole a prevalere anche nella storia, che a tutto antepone l’amore. Al punto che persino il dux Aureliano ne rimane convinto perdonando a tutti, nemici e vinti, e offrendo loro la libertà. Insomma, vogliamoci bene. (Senza contare anche l’estremo sacrificio di Publia –Raffaella Lupinacci- che rinuncia al suo amore per Arsace cedendolo a Zenobia).
Per oltre tre ore (un solo intervallo) “Aureliano in Palmira” ci sommerge di musica rossiniana autentica e commovente, dove anche il coro ha una scrittura ricca e diversificata come mai prima d’ora. L’americano Will Crutchfield, curatore dell’edizione critica, è stato anche lo splendido direttore.
Lo spettacolo scenico (regìa di Mario Martone, scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak), crea un ambiente godibilissimo, con la spartizione della scena in siparietti di veli trasparenti mentre i personaggi vestono costumi storici. Straordinario l’impatto visivo della sfarzosa corte di Zenobia. Successo delirante.
Insomma, mai credere alle “voci”. Andare, vedere, sentire di persona. Poi giudicare.
“Aureliano in Palmira”, di Rossini. Teatro Rossini, Pesaro. Ore 20. Repliche venerdì 15, lunedì 18, venerdì 22 agosto.
www.rossinioperafestival.it