Crisi della sinistra storica e di una moderna democrazia liberale. E, in nome del populismo, addio a dignità e ideali

(di Andrea Bisicchia) Francis Fukuyama raggiunse la popolarità, a dire il vero abbastanza contestata, negli anni Novanta, quando pubblicò “La fine della storia e l’ultimo uomo”. Oggi ritorna sull’argomento con tematiche più aderenti alla storia del XXI secolo, che si caratterizza per una spiccata decadenza della politica, dovuta anche all’affermazione del populismo, conseguenza, a suo avviso, della crisi della sinistra storica, troppo impegnata a salvaguardare i propri interessi e il proprio benessere, causando lo smarrimento di chi aveva creduto in essa e nei suoi ideali, e troppo incapace ad arginare il fenomeno dei migranti, facendo uso di una falsa idea dell’accoglienza, senza, ottusamente, distinguere l’onesto dal disonesto, l’integrato da chi è venuto per delinquere, spacciando droga, violentando donne inermi, commettendo omicidi di tutti i tipi, smerciando organi e assimilandosi alle mafie.
Tutto questo è stato prodotto dalla politica dello stallo (la famosa palude), da quella che Fukuyama definisce la “vetocrazia”, ovvero la volontà di bloccare l’azione collettiva, nella quale è visibile il declino permanente del principio democratico, della legalità e delle regole, ritenute un ostacolo da chi preferisce delinquere.
I due mutamenti più interessanti, secondo l’autore di “Identità”, edito da Utet, sono la difficoltà di sviluppare uno Stato moderno e, nello stesso tempo, l’arretramento di una moderna democrazia liberale, argomento già trattato in “La fine della storia”, dove sosteneva che le democrazie liberali non avevano risolto il problema del “thymos”, ovvero di quella parte dell’anima che ambisce al riconoscimento della dignità.
Oggi il problema riguarda la categoria di identità, di cui Fukuyama distingue varie forme, che vanno dalla dignità individuale a quella universale, da quella nazionale a quella europea, da quella di gruppo a quella delle comunità cittadine. Viviamo, secondo il politologo, nella terza era della democratizzazione, essendo passati dalle trentadue democrazie elettive degli anni Settanta a centodieci, tanto che la parola dignità ha assunto una molteplicità di significati, benché le sue origini siano da ricercare nella “distinzione tra il proprio autentico io interiore e un mondo esterno di regole e norme sociali che non riconoscono il valore e la dignità dell’io interiore”, quello che sta alla base della dignità umana, mentre la società esterna si mostra ingiusta nel valutarlo e sostenerlo. Si sente qualche eco del pensiero di Rousseau, dell’uomo che nasce buono e che la società rende cattivo.
Oggi l’identità è stata sostituita dall’utilità, nel senso che gli individui utilizzano le proprie capacità cognitive a beneficio dei propri interessi. Questi argomenti, Fukuyama li svolge con l’apporto determinante delle discipline filosofiche e sociologiche, oltre che storiche, tanto da avvertire qualche squilibrio nella sua narrazione, il cui fine ultimo è sottolineare la necessità di pensare alle società in termini identitari, grazie ai quali è possibile combattere le politiche populiste del presente.

Francis Fukuyama,” Identita’” – UTET 2019 – pp 230, € 19.