Dopo Pearl Harbor, la disperata rivincita degli americani alle Midway in un titanico scontro, tra cielo e mare

(di Emanuela Dini) Un gran filmone di guerra, questo “Midway”, americano che più americano non si può, che racconta la battaglia aerea e navale di Midway, ovvero lo storico scontro tra la flotta americana e la Marina Imperiale Giapponese, avvenuto tra il 4 e il 6 giugno 1942, che sancì la sconfitta giapponese e segnò una svolta decisiva della guerra nelle acque del Pacifico.
Gli Stati Uniti erano appena stati annientati dall’attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) e nutrivano una disperata voglia di rivincita. I giapponesi erano nettamente superiori, per forza e potenza della loro flotta e dei loro aerei, e sottovalutarono la voglia di riscatto dei nemici. In più, le attività di intelligence degli americani contribuirono in maniera decisiva a intercettare le manovre giapponesi e a guidare le strategie degli ammiragli, anche in contrasto con gli ordini che arrivavano da Washington.
Gran filmone di guerra, quindi, diretto da quel Roland Emmerich che con i blockbuster apocalittici ci sa fare, come ha dimostrato con “Indipendence day” e “Il patriota”.
A girare “Midway” ci pensava da vent’anni «volevo raccontare questa storia, perché i giovani d’oggi non conoscono sempre le vicende di coloro che hanno combattuto per la loro libertà. Senza la generazione che ha combattuto la seconda guerra mondiale, il nostro mondo sarebbe molto diverso, e il film vuole onorare quella battaglia e quella memoria», ha dichiarato.
E per onorarla ha fatto le cose in grande.
Scene di battaglie nei cieli e per mare, aerei in fiamme, portaerei che esplodono, voli dei bombardieri in picchiata, sommergibili e siluri. Tutto quello che ci si può aspettare, insomma, dall’epica e dalla retorica del film di guerra.
E poi, i personaggi. Ispirati ai veri protagonisti della battaglia, ricostruiti con un’attenta documentazione storica e con la piena collaborazione del Ministero della Difesa statunitense, mettono in scena a tutto tondo gli stereotipi dei militari. I piloti rudi, spacconi ed eroi. Gli ammiragli decisi, pacati e autorevoli. I novellini titubanti ma che si fanno convincere in fretta dai discorsi roboanti dei superiori. Gli addetti alle intercettazioni, ex suonatori di un’orchestra dixieland, capaci di decifrare il ritmo dei messaggi, che vivevano come topi in scantinati bui e freddi, ma che hanno avuto un ruolo determinante nella strategia della battaglia.
E gli ufficiali giapponesi, solenni e marziali, tutti inchini e guanti bianchi.
«La ricostruzione dei costumi e degli ambienti è stata minuziosa, soprattutto per quanto riguarda le scene ambientate in Giappone, e anche per ricostruire gli aerei del tempo, le armi, i giubbotti, gli interni delle navi è stata prestata un’attenzione maniacale ai dettagli», spiega il costumista Mario Davignon.
Un’operazione con un gran dispiego di forze e di mezzi, dunque, per un film di due ore e un quarto dove gli effetti speciali si sprecano ma troppe volte fanno sembrare il film più un videogioco che un kolossal, con gli aeroplani che esplodono in una nuvoletta grigia, dove certi fondali sono più finti e fissi di una cartolina, dove è davvero ben poco credibile il pilota che vola col cockpit aperto, il casco slacciato, gli occhiali appoggiati sopra al casco e la sciarpa al collo perfettamente annodata, che non sventola neanche un po’… Ma probabilmente gli americani non se ne accorgono e a loro va bene così.

MIDWAY, un film di Roland Emmerich, con Ed Skrein, Patrick Wilson, Luke Evans, Aaron Eckhart, Nick Jonas, Darren Criss, Mandy Moore, Woody Harrelson.

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