“Fierrabras”: non perfetto, straordinario. Quasi un singspiel di 3 ore e 40. Ma con una musica che ascolti senza fiatare

MILANO, mercoledì 6 giugno ► (di Carla Maria Casanova) “Fierrabras”, opera di Franz Schubert, in scena ieri sera alla Scala. Cosa mai sarà? Una cosina deliziosa tutta lieder? I lieder ci sono, sì. Addirittura ventitré. È da togliere la “cosina”. Tre atti per un totale di un bel 3 ore e 40 (due intervalli). Alla Wagner, per intenderci. D’altra parte, Wagner è presente, e come. Basti pensare all’arrivo in scena di Carlo Magno, o al terzo atto, quando dalla torre viene lanciato da Florinda un grido che è quello delle Valchirie.
Ma “Fierrabras”, pur avendo taglio eroico, è anche una sorta di singspiel, con dialogo parlato, recitato e melologo (nel terzo atto echeggiano improvvisamente le note della Regina della Notte). Mai rappresentata Schubert vivente, “Fierrabras” era stata composta nel 1823, ultimo tentativo in campo operistico dopo che l’impresario Domenica Barbaja non aveva accettato “Alfonso und Estrella”. Ebbe una esecuzione parziale in forma di concerto nel 1858, per riapparire nel 1988, a Vienna, per opera di Claudio Abbado.
Ed eccola qui, strenuamente voluta dal sovrintendente Pereira, produzione del Festival di Salisburgo. Teatro pieno (molte comitive di tedeschi si vociferava ammesse all’ultimo momento a prezzi ridotti). Comunque successo e nessuna defezione tra il pubblico anche se lo spettacolo finisce alle 23.40.
Lasciamo stare la storia, improponibile ed estesa in un libretto al di là del modesto. Si svolge sullo sfondo epico e storico delle guerre di Carlo Magno contro i Mori. Ma il nocciolo sono gli amori condivisi e/o contrapposti di quattro personaggi, che alla fine convolano, mentre resta, per dirla alla buona, “in braghe di tela” il protagonista moro Fierrabras, che rinuncia all’amore per la figlia di Carlo Magno, si fa cristiano e, abbracciandone gli ideali cavallereschi, viene accolto tra i paladini franchi.
Fierrabras non è un’opera perfetta ma è straordinaria”, dice Harding il direttore. In realtà è piuttosto una antiopera, fatta di situazioni più che di personaggi, e il protagonista Fierrabras è un antieroe, uomo solitario e dolente nel quale Schubert si immedesima. Naturalmente si tratta di musica. Bella musica. La stai ad ascoltare senza fiatare. Il finale del primo atto è di sublime semplicità. I “numeri” (i 23 lieder sparsi nei tre atti) sono una sorta di recital multiplo. E ci sono 17 cori dove il Coro della Scala diretto come sempre da Bruno Casoni, affrontando anche acrobazie da scioglilingua in tedesco, ha dato una prova che si sarebbe detta superiore alle forze di chiunque.
Per portare in scena tale “antiopera” è stata scelta una versione tradizionale, in bianco/nero, che sottolineasse due campi (Franchi/Mori). Si sono prese le stampe del Piranesi per costruire 10 fondali di sapore romantico (scene di Ferdinand Wögerbauer), mentre i costumi (di Anna Maria Heinreich) sono del Medioevo storico, bellissimi.
Su questo ambiente angelicato, che fa pensare al teatro dei Pupi, agisce la regìa di Peter Stein, ripresa da Bettina Geyer e Marco Monzini. Qui la colpa non si sa se sia del titolare o dei collaboratori, ma la regìa non c’è. “Roba da oratorio di Voghera” ho sentito dire. Ignoro come gli oratori di Voghera mettano in scena le opere, ma par di capire che non sia il massimo. Di desolante banalità.
Sul côté musicale, è parsa di piglio routinier la direzione di Daniel Harding, che, pur compassato e di stampo algido, routinier di solito non è.
Le voci, tutti stagionati interpreti di area tedesca, sono notevoli. Citeremo Bernard Richter (Fierrabras), Dorothea Röschmann (sua figlia Florinda), il possente Tomasz Konieczny (Carlo Magno), Anett Fritsch (sua figlia Emma), Markus Werba (Orlando). Unico nome nostrano del cast, nella piccola parte di Brutamonte, il basso Gustavo Castillo, ragazzone di notevole prestanza, allievo solista dell’Accademia della Scala.

“Fierrabras”, di Schubert. Al Teatro alla Scala. REPLICHE: Sabato 9 giugno. Martedì 12 giugno. Venerdì 15 giugno. Martedì 19 giugno. Mercoledì 27 giugno Sabato 30 giugno (ScalAperta)

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