I Thannhauser, una storia d’arte e di collezionismo. A Palazzo Reale i capolavori dal Guggenheim di New York

Henri Rousseau, “I giocatori di football” (Les joueurs de football), 1908 – Olio su tela 100,3 x 80,3 cm – Solomon R. Guggenheim Museum, New York

MILANO, venerdì 18 ottobre ► (di Patrizia Pedrazzini) Corre l’anno 1909 quando, a Monaco di Baviera, Heinrich Thannhauser, ebreo tedesco mercante d’arte, apre in città la Moderne Galerie, con una mostra inaugurale che raccoglie circa duecento opere di artisti francesi e tedeschi.
Inizia così la storia di una famiglia di collezionisti tra i più noti d’Europa. Prima Heinrich, poi il figlio Justin. Dalla loro Galleria passano Kandinskij, Picasso, Degas, Van Gogh, Rousseau, i Futuristi italiani. Pochi anni, e già c’è spazio per altre due Gallerie: a Lucerna e a Berlino. Finché il Nazismo, e poi lo scoppio della seconda guerra mondiale, li costringono a lasciare la Germania e a rifugiarsi inizialmente a Parigi e subito dopo negli Stati Uniti. Dove nel 1963, prima di morire, Justin predispone il lascito di settantacinque opere della propria collezione privata alla Solomon R. Guggenheim di New York (altre dieci vi confluiranno nel ’91, come ultima volontà della moglie Hilde).
Un patrimonio raro e prezioso, parte del quale (45 dipinti e quattro sculture), dopo aver attraversato per la prima volta l’oceano, dà ora corpo, a Milano e fino al prossimo 1 marzo, alla mostra dedicata a una storia di collezionismo che ha segnato l’intero Novecento.
Nelle sale di Palazzo Reale (promossa fra gli altri da MondoMostre Skira, che ne ha anche curato il catalogo) l’esposizione propone una selezione di opere di grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e rappresentanti delle avanguardie dei primi anni del XX secolo.
Fra queste, due dipinti di Pierre-Auguste Renoir, quattro di Georges Braque, sei di Paul Cezanne (tra i quali le nature morte “Bicchiere e brocca” e “Piatto di pesche”).
Edgar Degas è invece presente con tre sculture in bronzo, realizzate fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, periodo cui appartiene anche il bronzo di Aristide Maillot “Donna con granchio”.

Pablo Picasso, “Donna dai capelli gialli” (Femme aux cheveux jaunes), 27 dicembre 1931 – Olio e Ripolin (est.) su tela, 100 x 81 cm – Solomon R. Guggenheim Museum, New York – Thannhauser Collection, Donazione Justin K. Thannhauser

E ancora un dipinto di Paul Gauguin, due di Edouard Manet (incluso “Davanti allo specchio”, ritratto di una nota cortigiana, amante dell’erede al trono olandese, dipinta di spalle con il corsetto semiaperto), e un paesaggio italiano di Claude Monet. Quindi tre quadri di Vincent Van Gogh e tredici di Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser: da “Le Moulin de la Galette” a “Il picador”, a “Fernande con una mantiglia nera” a “Aragosta e gatto”, che fu tra l’altro il regalo di nozze dell’artista catalano ai coniugi Thannhauser.
Oltre ai capolavori della collezione, sono poi in mostra altri lavori, di altri grandi maestri, proprietà della Guggenheim Foundation.
Da non perdere, fra questi, “I giocatori di football” di Henri Rousseau e “Montagna blu” di Vasilij Kandinskij, pittore molto amato sia dai Thannhauser (al gruppo “Der Blaue Reiter”, “Il cavaliere azzurro”, del quale l’artista russo era stato tra i fondatori, Heinrich aveva riservato una prima mostra alla Moderne Galerie, nel 1911) che da Solomon Guggenheim, il cui museo ne possiede più di 150 opere.

Dopo aver vissuto per cinquecento anni in Germania – aveva detto Justin dopo aver perso tragicamente i due figli – la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione. Così l’opera di tutta la mia vita trova infine un suo significato”.

“Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso”, Milano, Palazzo Reale, fino all’1 marzo 2020
www.palazzorealemilano.it

www.mostraguggenheimmilano.it