Il Che è morto, viva il Che. A Milano una mostra sull’eroe più romantico del Novecento. Fra nostalgia e multimedialità

MILANO, mercoledì 6 dicembre ► (di Patrizia Pedrazzini) Il 9 ottobre 1967 il comandante Ernesto Guevara, per tutti il Che, rivoluzionario e guerrigliero argentino, venne sommariamente “giustiziato” a colpi di pistola nella scuola elementare del paesino di La Higuera, in Bolivia. Il giorno precedente era stato catturato, al termine di un ultimo scontro con le truppe boliviane, insieme ad alcuni compagni. Poi il suo corpo, adagiato su un piano di lavaggio dell’ospedale di Vallegrande, fu mostrato alla stampa, prima di finire in una fossa comune. Aveva 39 anni. Era già entrato nella leggenda da vivo. Da morto, divenne un dio.
Complice sicuramente anche l’iconico scatto di Alberto Korda, il fotografo cubano che lo immortalò nel “Guerrillero Heroico”, ancora oggi una delle foto in assoluto più diffuse al mondo. Ma grazie soprattutto al suo essere stato veramente un eroe. Un uomo, un marito, un padre (ebbe cinque figli), che avrebbe potuto fare tranquillamente il medico, professione per la quale aveva studiato, e vivere una vita tranquilla fra i propri affetti. E che invece si innamorò della rivoluzione e della lotta contro le ingiustizie sociali, combattendo per una causa per lui ancora più sacra della vita. Che fece l’infermiere, organizzò scuole rurali, istruì i contadini, insegnò a leggere e a scrivere ai compagni. Convinto che l’istruzione stesse alla base di tutto (nel disastro della guerriglia nell’ex Congo belga, dove si trovava nel 1965, riuscì a chiedere alla moglie di mandargli dei libri: Platone, Plutarco, il Faust di Goethe, Shakespeare).
Un mito che Milano celebra ora, cinquant’anni dopo la morte, con la bella mostra “Che Guevara. Tu y todos”, alla Fabbrica del Vapore fino al prossimo 1 aprile. Ideata e realizzata da Simmetrico Cultura e frutto di un lungo, attento, storicamente puntuale e ineccepibile lavoro di studio e di selezione (sono stati visionati oltre 2.000 documenti fra fotografie, lettere, cartoline, scritti e manoscritti; più di 97 ore di documentari e cinegiornali dell’epoca; oltre 14 ore di registrazione di discorsi ufficiali; una bibliografia di quaranta titoli e cento pubblicazioni), l’esposizione, totalmente multimediale, si dipana su tre livelli di racconto. Il contesto geo-politico all’interno del quale si muove la storia di Guevara; la sua biografia (ricca di approfondimenti dedicati ai discorsi, alle riflessioni sulla politica internazionale, agli incontri con i politici e gli intellettuali dell’epoca); la vita privata (con i diari, le lettere, le inedite registrazioni di poesie).
Il tutto (gran parte del ricchissimo e inedito materiale di archivio proviene dal “Centro Studi Che Guevara” de l’Avana) all’interno di un percorso interattivo ineccepibile e scevro di retorica che, se da una lato consente di rivivere i momenti cruciali della storia del Che, dall’altro riesce anche a portare alla luce la parte più intima dell’uomo, i suoi turbamenti, i suoi dubbi. Una mostra filologicamente al limite della perfezione. Un po’ meno del mito, che certo l’ammaliante installazione di perceptual art dello scultore americano Michael Murphy (un’immagine-scultura multidimensionale che si trasforma, in un movimento continuo, passando dalla figura del Che ragazzo a quella del leader rivoluzionario) celebra più che degnamente, conferendole una sorta di immortalità tecnologica. Ma che in nessun modo riesce a competere con il fascino nostalgico anche solo di una delle gigantografie in bianco e nero che costellano le pareti al primo piano dell’esposizione.
Il cui percorso (su mille metri quadrati all’interno della Fabbrica del Vapore) è sapientemente accompagnato dalla musica e dagli effetti sonori di Andrea Guerra, mirati a emozionare e ad enfatizzare le video-installazioni della mostra, con l’intento di far rivivere la dimensione spirituale intima nella quale si è svolta la vicenda umana del Che.
Quanto alle parole “Tu y todos”, “Tu e tutti”, che compongono il titolo, sono tratte da una poesia che Guevara scrisse alla moglie Aleida nell’ottobre del 1966, prima di partire per la Bolivia.
Per chi è interessato a conoscere la Storia.

“CHE GUEVARA. Tu y todos”, Milano, Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, fino all’1 aprile 2018.
www.mostracheguevara.it