“Il nido del cuculo”: dalle angosce del film di Forman a un trionfo di caratteri da commedia all’italiana con Gassmann

collage cuculoMILANO, giovedì 5 novembre  ●
(di Paolo A. Paganini) Nel 1975, dopo aver visto “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (di Milos Forman, da un romanzo di Ken Kesey del 1962, adattato da Dale Wasserman, con un istrionico Jack Nicholson) si uscì dal cinema – ricordo – muti e turbati. Atroce atto d’accusa contro le dure ed ingiuste norme dei manicomi d’allora, il film narrava di un pregiudicato, che si fingeva fuori di testa per farsi internare in una clinica psichiatrica ed evitare così la durezza del carcere. Nevrotico, ribelle e sovvertitore, odiato da medici e infermieri, subirà un elettroshock, che non servirà a placarne i bollenti spiriti. E, dopo una ennesima ribellione in difesa dei diritti dei malati, sarà lobotomizzato e ridotto a una inerzia vegetativa. Un amico, un gigantesco indiano, per non vederlo in quello stato, lo ucciderà soffocandolo con un cuscino… Indimenticabile.
Ora, dal grande schermo sulla scena (ma già aveva debuttato nel ’71 a Broadway prima del film), è al Carcano, in versione mediterranea, con sapido gusto alla pummarola, e in altre sapori dialettali. Dall’originale ospedale psichiatrico dell’Oregon, l’azione è stata – giustamente – trasferita nell’ospedale psichiatrico di Aversa, spostando l’anno al 1982, ai tempi cioè dei Mondiali di calcio, con la mitica partita Italia-Germania (3 a 1). Il riferimento calcistico non è gratuito, ma è qui servito per un ulteriore episodio di inumana coercizione dei più innocui ed elementari diritti degli internati, ai quali venne pretestuosamente negata la partita in televisione.
Gli stessi nomi sono ora ovviamente italiani. La parte di Jack Nicholson è qui sostenuta da Daniele Russo, che prende il nome di Dario Danise, e la capo infermiera è una monaca, come c’era allora in tutti gli ospedali, prima della rimozione delle religiose per far posto al personale laico. E, anche allora, erano severissime. Qui addirittura Suor Lucia è una sadica aguzzina, e Elisabetta Valgoi ne sostiene il ruolo da vera carogna, inutilmente tenuta a freno dal più umano Dott. Festa (un comprensivo Giulio Federico Janni). L’ambientazione meridionalizzata ha consentito ad Alessandro Gassmann, che ha curato la regia con toccante sensibilità, di puntare su una consistente caratterizzazione dei personaggi, che, peraltro, hanno suscitato una gradita, a volte divertente, simpatia nei confronti di questi poveri pazienti, dei quali viene via via messo in evidenza il loro diritto a un rispetto umano, quasi sempre conculcato (e oggi fuori discussione). C’è anche da dire, a ulteriore spiegazione delle scelte di Gassmann, che nel 1982 la legge 180 del 1978, sugli “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, la cosiddetta Legge Basaglia, era diventata già operativa (ancorché mal digerita da larghe frange dell’opinione pubblica), e quindi anche il famigerato ospedale psichiatrico di Aversa, che qui appare talvolta come un libero e ameno luogo di cura (nonostante Suor Lucia), non stupisce più di tanto, anche se sappiamo che così ancora non era.
I pazienti vengono pertanto “osservati”, senza scandalosi stravolgimenti, con simpatia macchiettistica, ch’è tanto cara alla commedia italiana, e alla quale non si sottrasse nemmeno Fellini, con lo zio matto Ciccio Ingrassia in “Amarcord”, che comprendeva, anche qui, la terribile suora nana. E non dimentichiamo che a Milano abbiamo avuto la commedia brillante “El zio matt”, del poeta e commediografo Guido Bertini (1873-1938), con uno stravagante personaggio, di straordinario successo, il quale, con le sue stranezze, tra buoni sentimenti, irrazionalità e divertita attenzione ai caratteri, travolse una ben ordinata, e interessata, vita familiare…
Lo spettacolo di Gassmann (un tempo di 1 ora e 45 più un secondo tempo di 47 minuti), pur nel suo tragico epilogo, offre uno scorcio finale di liberatoria soddisfazione, quando il gigante buono Ramon (il bravo e massiccio Gilberto Gliozzi), omicida per pietà (beh, dopo Basaglia ora si potrebbe parlare di eutanasia!) infrange sbarre e vetrata, e se ne va verso la libertà…
In quest’ordine di valutazioni, i personaggi vengono ad assumere, dunque, un valore che già ha fatto un passo avanti nel rispetto della dignità dei minorati psichici del passato. Gassmann dà per acquisite certe conquiste. Ecco perché, storicizzandole, si può parlare di macchiette, perché siamo in teatro, perché il pubblico si adegua al “castigat ridens” senza indignarsi, perché sappiamo che, oltre alla pietà, oggi ci sono anche cure adeguate, se non risolutive, e perché gli attori sono tutti bravi, nell’accentuata caratterizzazione delle loro patologie. La bisca con caramelle e cioccolatini è uno spasso, la varietà dei caratteri è d’antologia, come il vecchio erotomane bolognese, lo schizzato che convive con un suo invisibile doppio in perenne e rissosa dialettica, il nevrotico che conserva una bomba atomica (!) in una cassetta sempre con sé, il timido giovane balbuziente, schiacciato dalla madre, dai tabù, dai propri complessi, e che finirà suicida, dopo aver scoperto i piaceri della carne, e i complessi di colpa, con una giovane prostituta, procuratagli dal “folle” ribelle Daniele Russo (un capolavoro di energia vitale, trascinante, entusiasmante).
Pubblico alla fine prodigo di calorosi consensi. Senza riserve.

“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Dale Wasserman, da Ken Kesey. Spettacolo di Alessandro Gassmann, con Daniele Russo, Elisabetta Valgoi, Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli. Al Teatro Carcano, Corso di Porta Romana 63, Milano. Repliche fino a domenica 15.

Tournée

LA SPEZIA, TEATRO CIVICO 17 – 18 NOVEMBRE
COMO, TEATRO SOCIALE 19 – 20 NOVEMBRE
BARI, TEATRO PETRUZZELLI 22 – 23 NOVEMBRE
TARANTO, TEATRO GIORDANO 25 – 26 NOVEMBRE
BARLETTA, TEATRO CURCI DAL 27 AL 29 NOVEMBRE
ORVIETO, TEATRO MANCINELLI 7 – 8 DICEMBRE
RIMINI, TEATRO ERMETE NOVELLI DAL 9 AL 11 DICEMBRE
BELLINZONA, TEATRO SOCIALE 15 – 16 DICEMBRE
BOLOGNA, TEATRO ARENA DEL SOLE DAL 17 AL 20 DICEMBRE
SAVONA, TEATRO CHIABRERA DAL 12 AL 14 GENNAIO
LUGO, TEATRO ROSSINI DAL 16 AL 18 GENNAIO
PAVULLO, TEATRO MAZZIERI IL 19 GENNAIO
VIGNOLA, TEATRO FABBRI IL 20 GENNAIO
CARPI, TEATRO COMUNALE DAL 22 AL 24 GENNAIO
ROVERETO, TEATRO ZANDONAI IL 25 GENNAIO
FOGGIA, TEATRO GIORDANO 30 E 31 GENNAIO
AVELLINO, TEATRO GESUALDO 02 E 03 FEBBRAIO
SALERNO, TEATRO VERDI DAL 4 AL 7 FEBBRAIO
LIVORNO, TEATRO GOLDONI IL 16 E 17 FEBBRAIO
FIRENZE, TEATRO VERDI DAL 19 AL 21 FEBBRAIO
AREZZO, TEATRO COMUNALE ARETINO 23 FEBBRAIO
FORLI ,TEATRO FABBRI DAL 25 AL 28 FEBBRAIO