Il Piccolo Teatro, da Strehler a Ronconi. Ascesa e caduta degli Stabili. L’ossequio al PCI per un “teatro partecipato”

(di Andrea Bisicchia) Maurizio Porro, oltre che critico militante, è anche un archivio vivente, nel senso che, quando parli con lui di uno spettacolo, si ricorda di tutto: date, distribuzione degli attori, registi, scenografi e, persino, di qualche pettegolezzo. Possiede un archivio professionale molto specialistico, oltre che una serie infinita di programmi di sala che hanno accompagnato la sua lunga carriera di spettatore di professione, dal 1974 a oggi.
A volte, quando ci si incontrava, si parlava di realizzare una grande mostra con questo materiale che egli voleva arricchire col mio. Oggi, gran parte dei suoi scritti per il “Corriere della Sera”, sono stati raccolti in volume, pubblicato da Mimesis, a cura di Nicholas Vitaliano, con breve premessa di Franca Valeri, per il quale è stato accusato, da altre istituzioni milanesi, di essere stato alquanto di parte, visto che gli articoli sono tutti dedicati al Piccolo Teatro, quello di Grassi-Strehler e di Escobar-Ronconi, con una sola eccezione “L’Orestea” di Severino, scritta per Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah.
Certo, egli non ha rinunziato alle sue amiche del cuore come Milly, Valentina Cortese, Ornella Vanoni, Mariangela Melato. A dire il vero, la raccolta intende essere anche una particolare Storia del teatro, attraverso, sia gli spettacoli del Piccolo, sia attraverso alcune polemiche che riguardavano l’ascesa e la caduta degli Stabili durante gli anni Settanta, dopo la nascita delle Cooperative e del Teatro di Base. È vero che gli Stabili erano stati colpiti da una crisi identitaria, ma è anche vero che le risposte, sia di Grassi che di Strehler, non si lasciarono attendere e che Porro riporta a futura memoria.
La polemica divenne pubblica nel 1976, quando il PCI propose un documento di legge dove si teorizzava una teatralità diffusa, con Erano gli strascichi del ’68, quando le risposte erano già state date in due Convegni internazionali tenuti a Firenze, i cui documenti furono raccolti in due volumi pubblicati dal Mulino nel 1967: “Teatro del nostro tempo” e “Società e Teatri Stabili”. Le accuse erano state quelle di “gigantismo”, di troppa “Imprenditorialità”, di essere diventati: “Organismi aziendali”.
Si viveva, è vero, un certo disagio, ma bisognava, però, distinguere un disagio attivo, che ti metteva nelle condizioni di capirlo, di studiarlo, di superarlo e un disagio passivo che lasciava scorrere tutto.
Era entrata in crisi un’idea di teatro come servizio pubblico, che aveva visto il predominio del regista, a vantaggio di un Teatro partecipato e aperto alle nuove forze giovanili. Nel 1976 si erano registrate nuove alternanze negli Stabili, espressione del PCI, Missiroli a Torino, Squarzina a Roma, il partito, non solo invadeva gli Stabili, ma anche le Università, dove, per entrare, era necessaria la tessera. Insomma, si cercava di integrare gli intellettuali, come al tempo di Togliatti.
Porro riporta alcune parole di Grassi che possono essere definite profetiche: “Nego la teatralità diffusa e la distruzione della recitazione. Dopo aver raggiunto un teatro della Ragione, del’Oggetto, si è sviluppata, di riflusso, un’ondata irrazionale di teatro del Soggetto, dell’assurdo, della gestualità”, insomma un teatro che pecca di “provincialismo”. Basterebbe guardarsi attorno e vedere quanto accade sulle scene italiane, per capire meglio quel tono profetico sul teatro di oggi che ha contribuito al tramonto del Teatro d’Arte, senza dimenticare le parole di Strehler quando sosteneva che col teatro non si possa fare la rivoluzione reale, se non quella di metodo, di struttura, di linguaggio.
Gli articoli di Porro, inoltre, si possono leggere come documenti del metodo di lavoro di Strehler, dei suoi Goldoni, dei suoi Pirandello, dei suoi Shakespeare, ai quali seguiranno, dopo la sua scomparsa, le lezioni di Ronconi. Il volume è diviso in quattro parti, la prima dedicata al Piccolo, la seconda al Musical, grande amore di Maurizio, la terza alle grandi inteviste che coinvolgono molte personalità dello spettacolo, la quarta, agli Addii che riassumono, spesso, il lavoro della vita di un attore o di un regista.

Maurizio Porro, “ATTORI, TEATRO E UN PO’ DI VITA” – Mimesis 2018 – pp 325, euro 24.