Immagini e oggetti per raccontare le religioni. E “vivere con gli dèi”. Con rituali, celebrazioni e cerimonie iniziatiche

(di Andrea Bisicchia) Quando ci chiediamo chi siamo, spesso ci diamo delle risposte differenti, tipo: siamo quello che mangiamo, siamo quello che pensiamo, etc, ma siamo anche quello in cui crediamo. Credere vuol dire appartenere a un Credo, a una Fede, laica o religiosa che sia, tanto che le società possono essere distinte in base alle loro credenze che, in fondo, rappresentano delle identità, benché queste, a volte, favoriscano divisioni e violenze.
Neil MacGregor (1946) è uno studioso che ha posto, al centro della ricerca, non soltanto la Storia, ma anche le immagini, gli oggetti, i rituali che contribuiscono a chiarire e a narrare la Storia, il suo è un metodo che ha già utilizzato in “Storia del mondo in 100 oggetti” (2012) e che ritroviamo in “Vivere con gli dèi”, pubblicato da Adelphi.
La sua indagine non intende essere una narrazione storica delle religioni, non essendo concepite come dottrine, bensì come “pratica”, ma intende mostrare in che modo le società credono. Del resto, MacGregor è consapevole che oggi tutto è narrazione (termine alquanto abusato nella politica, dopo aver utilizzato, per anni, il termine “percezione”), associandosi al grande sociologo Durkheim, il quale diceva che, senza storie e, in particolare, senza storie trascendentali, i popoli non avrebbero potuto esistere, perché, dietro la storia, è possibile trovare, non solo racconti, ma anche ideali, cerimonie, rituali.
Tutto questo avvalora l’ipotesi che le comunità, prive di storie da raccontare, possano estinguersi. In fondo, cosa sono le Genesi di tutte le religioni, se non delle creazioni affascinanti e misteriose che rendono appetitosi le loro dottrine, le loro celebrazioni, i loro sacrifici e i loro poemi che li tramandano? È chiaro che ciascuna si esprime con un proprio linguaggio, ma, secondo MacGregor, è il silenzio degli oggetti che permette di penetrare territori che, altrimenti, sarebbero sconosciuti. Tutte le religioni vantano delle Genesi, proprio perché in loro c’è sempre stata l’esigenza di interpretare il mondo. Oggi, si chiede MacGregor, se sia possibile pensare a “una narrazione globale e pluralista”.
Il volume è diviso in sei parti, in ciascuna delle quali, l’autore esamina le storie narrate dalle comunità di quattro diversi continenti, con le loro credenze, i loro riti di iniziazione, con la loro teatralità, dato che gli spazi del sacro utilizzati sono anche luoghi di spettacoli rituali, con grandi apparati scenici e con un numero elevato di spettatori che sono anche uomini di fede. In particolare, in questi spazi, vengono eseguiti riti sacrificali, con le loro violenze, accompagnati da suoni di tamburi e da esibizioni di danzatori con costumi coloratissimi. Riti e cerimonie, a loro volta, sono diventati materia di dipinti, di immagini, di oggetti che permettono di “vivere con gli dèi”. Grazie, soprattutto, alle immagini si sono create delle relazioni, non solo di tipo comunitario, ma anche politico, nel momento in cui le religioni sono diventate religioni di Stato. MacGregor ci propone un viaggio affascinante, complesso, perché, attraverso le religioni e le contigue rappresentazioni, ci permette di conoscere identità umane che si possono incontrare nei vari continenti.

Neil MacGregor “Vivere con gli dèi”, Adelphi 2019, pp. 590, € 49.