Insieme sulla scena i fratelli Crippa. Feroci e commoventi. Dibattito del giallista Malvaldi su Scienza e Letteratura

MILANO, mercoledì 4 dicembre ► (di Paolo A. Paganini) Da chimico a scrittore. Non è, e non sarà l’ultimo, a cambiare mestiere. Ma, appena dici Marco Malvaldi, i giallisti rizzeranno le orecchie. Poi scopriranno che stiamo parlando di “L’infinito tra parentesi – Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges” (Biblioteca Universale Rizzoli, 2016), di Marco Malvaldi, giusto il giallista, che però qui affronta l’ipotetica congiunzione astrale tra scienza e letteratura, con quel termine malandrino, “sentimentale”. E subito i nostri giallisti annuseranno qualcosa di losco.
Poi, magari, di pagina in pagina, s’imbattono in Maxwell e sul “tempo di rilassamento dei liquidi”, oppure sulla perfezione d’una formula molecolare, concedendo a Montale che “Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani”, oppure devono affrontare una parentesi sull’entropia, o sono costretti a soffermarsi sulla “Meccanica quantistica relativistica”, o sulla “trama algebrica” della matematica inglese Ada Lovelace, “l’incantatrice di numeri”, la prima informatica moderna. E, allora, i nostri sconsolati giallisti, appassionati e fedeli lettori di Marco Malvaldi, autore di numerosi gialli, si domanderanno dove son finiti quei cinque terribili vecchietti del Bar Lume, laboratorio di briscole e di pettegolezzi, che, a forza di chiacchiere, finiscono per arrivare al colpevole.
Marco Malvaldi, dunque, un caso di omonimia?
No, è proprio lui, lo scanzonato giallista, ma, oltre che emulo di Sir Conan Doyle, Malvaldi, è anche il divulgatore e smitizzatore di tanti pregiudizi scientifici, con saggi e racconti, tant’è che due anni fa è stato nominato membro onorario del “Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze”. E il citato libro della BUR, “L’infinito tra parentesi”, è in realtà, anche senza il Bar Lume, una delle più piacevoli e stimolanti letture, che danno a Omero quel che è di Omero (la letteratura epica), e a Borges, il cieco Borges, quel che è di Borges (la filosofia, la poesia, ma anche il “realismo magico” e le “apparizioni fantastiche”).
Ma, soprattutto, sarà la stimolante occasione per andare a teatro, al Franco Parenti, a vedere l’omonima pièce di Malvaldi, con due straordinari attori, i fratelli Crippa, Maddalena e Giovanni, che subito entusiasmano e fan capire come il teatro sia il più potente elettroshock per risvegliare le intelligenze addormentate. Grazie anche all’intensa e partecipata regia di Piero Maccarinelli.
I due fratelli, insieme sulle scene (non accade spesso), sarà per gli spettatori una sorprendente occasione per rendersi conto di una stupefacente complicità scenica. Un gesto, un cenno, un ammiccamento, e subito i due fratelli trovano sbalorditive consonanze. Eppure si tratta di uno spettacolo spericolato, spesso violento (ma anche con punte di superba comicità).
È un feroce dibattito su scienza e letteratura, su matematica e poesia, su numeri e sentimento. Insomma, su scienza e letteratura.
In passato, ancor prima di Cristo, non esisteva nessuna antinomia, c’era una serena convivenza tra mente analitica e mente sintetica. Anassagora, Democritico, Anassimandro, Aristotele eccetera s’interessavano di anima e d’intelletto, di essenza e di forma, di numero, di materia e di teologia. E Lucrezio divulgava in poesia la scienza di Epicuro; e poi, via via, fino a Galilei (numero e ragione), a Cartesio (autocoscienza, cogito, coordinate cartesiane) etc.
Basta.
Poi le cose son cambiate. Le specializzazioni sono diventate più esclusiviste. Tra ipocrite convivenze, s’è preferito un reciproco rispetto da separati in casa. Anche se gli scienziati, fiduciosamente arroccati nei loro algoritmi, non disdegnano rigeneranti escursioni nella poesia e nella musica (v. il violino di Einstein, e in passato Leonardo improvvisava sulla lira e Galileo sul liuto).
Il discorso viene ora drammaturgicamente affrontato da Marco Malvaldi, con questi due solisti della Scienza (Giovanni Crippa) e della Letteratura (Maddalena Crippa), qui entrambi docenti universitari, uno in aperta e determinata scalata verso il rettorato dell’università, l’altra cosciente dei rischi che comporta l’ambizione scientifica; uno fanatico assertore della scienza e del progresso scientifico, l’altra sottile e appassionata studiosa dei sentimenti e del relativismo della natura umana attraverso una superiore conoscenza della poesia e di un più intenso vissuto psicologico. Tra sillogismi e citazioni (dopo un focoso dibattito di più di un’ora senza intervallo), riuscirà a far riconsiderare i fanatismi numerici del fratello, riconducendolo sul piano di una più umana comprensione, di una più solidale partecipazione “tra Omero e Borges”, e facendogli ritrovare il valore forse dimenticato di quell’amore fraterno, che finalmente si svela in tutta la sua tenerezza e rispetto.
Grazie anche a quel malandrino “sentimentale” dell’inizio, che qui si scioglie nell’intensa commozione di una canzone di De Andrè, interpretata dai due fratelli.  E un groppo ti prende sui versi di “… Un chimico un giorno avevo il potere… / Ma gli uomini mai mi riuscì di capire / perché si combinassero attraverso l’amore…”
Un abbraccio, e i due fratelli forse risolvono nell’amore tutti i perché e misteri della vita. Che botta di teatro. Si replica solo fino al 15.