L’irriverente grammelot invase scuole fabbriche e carceri. Ora, dopo 50 anni la giullarata di Dario Fo arriva al Piccolo

MILANO, mercoledì 9 ottobre (di Emanuela Dini) – A 50 anni esatti dal debutto, va in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano “Mistero Buffo”, di Dario Fo e Franca Rame, lo spettacolo che ha segnato la storia teatrale del Novecento e che è stato un clamoroso esempio di rottura rispetto al tradizionale modo di fare teatro. Correva il “mitico” 1968 e “Mistero Buffo” venne presentato in anteprima assoluta in un’aula occupata dell’Università Statale di Milano. E da lì, lo spettacolo si è poi diramato per oltre 5000 allestimenti e repliche in tutto il mondo, quasi sempre al di fuori degli spazi teatrali consueti. È stato rappresentato in scuole e fabbriche, spesso occupate; in piazze, carceri, chiese. Un insieme di storie tra il sacro e il profano – i “misteri” erano le sacre rappresentazioni, nel Medioevo – sempre irriverenti e spesso blasfeme; i racconti dei giullari che avevano la sola arma della risata per opporsi ai vari re, signori e signorotti; le rivisitazioni dei vangeli, con l’umanizzazione di Gesù e di un Dio dalle intemperanze e umoralità assolutamente umane; lo scherno e l’irrisione del potere; la scurrilità che genera la facile risata; la miseria e disperazione che alimentano sogni e fantasie che diventano incubi.
Il tutto in un linguaggio, il grammelot, che mischia dialetti dell’Italia settentrionale e centrale, dando origine a una nuova lingua, immaginifica e colorata, che alterna i toni popolari a citazioni in latino e parlata colta.
L’allestimento presentato al Piccolo è un omaggio e un atto d’amore verso Dario Fo – che su questo palco non presentò mai il “Mistero Buffo” preferendo spazi diversi, più periferici e alternativi – e il suo interprete è quel Mario Pirovano, attore cresciuto alla scuola di Dario Fo e Franca Rame, che non solo ha portato in giro per i cinque continenti lo spettacolo, ma che – camicia e pantaloni neri, capelli bianchi e denti sporgenti – assomiglia talmente tanto a Dario Fo da farlo sembrare un clone.
La versione del cinquantenario, poi, è quasi più una lezione di storia del teatro che uno spettacolo. A partire dalle “presentazioni” di attori, registi, musicisti, giornalisti, personaggi del mondo della cultura che ogni sera racconteranno un episodio della loro vita, un ricordo, un aneddoto legato a Dario Fo e Franca Rame. La sera della prima è stato il figlio Jacopo Fo a spiegare come suo padre e sua madre fossero ricercatori appassionati, veri e propri antropologi teatrali, di storie e racconti legati alle tradizioni popolari vecchie di secoli. Le sere seguenti si alterneranno sul palco Simone Cristicchi, Natalino Balasso, Marco Travaglio, Moni Ovadia, Carlo Petrini, Antonio Ricci, Ascanio Celestini, Marco Paolini, Paola Cortellesi, Marco Baliani.
La messa in scena è quindi una sorta di “aula magna”, proprio come quella della Statale occupata dove lo spettacolo debuttò 50 anni fa: luci in sala, palco illuminato a giorno, Mario Pirovano che illustra con precisione didascalica il come e perché delle “giullarate”, fa il riassunto di quello che reciterà pochi minuti dopo, spiega chi erano e cosa facevano i personaggi… una sorta di “trailer” sul palco che si rivela prezioso per i numerosi giovani in sala che forse non sanno neanche chi fosse Dario Fo ma che toglie un po’ di atmosfera a chi, cinquant’anni fa, a teatro già ci andava e “Mistero Buffo” se lo ricorda, eccome.
Mario Pirovano regala una prova magistrale, suscita applausi a scena aperta e fa passare in un baleno le due ore di uno spettacolo (due tempi di 1 ora, più 15 minuti di intervallo) che oramai è storia.

Piccolo Teatro Grassi, Via Rovello 2, Milano. Repliche fino a domenica 20 ottobre.
Informazioni e prenotazioni 0242411889
www.piccoloteatro.org