Mitico soprintendente. Perseguitato dai fascisti. Ma nel ’46, un anno prima della morte, tornò. E fece risorgere Brera

(di Carla Maria Casanova) ll nome non tragga in inganno. Si tratta di Modigliani Ettore (1873-1947), grande soprintendente di Brera (1908-1935) e della Lombardia (1910-1935), del quale escono adesso, per Skira Arte, le “Memorie”, finora inedite, curate da Marco Carminati.
Le date della fine dei due mandati sono identiche e molto significative.
Nel 1935 Ettore Modigliani, ebreo, in seguito alle leggi razziali e soprattutto in dissidio con un gerarca fascista, viene “rimosso” dalla sua carica, spostato all’Aquila con altro incarico secondario e, nel 1938, espulso definitivamente dalla amministrazione. Non finirà così, ma intanto Modigliani, oramai sotto il tiro dei cecchini, deve nascondersi nelle campagne in centro Italia. Nel 1946, terminato il conflitto bellico, Modigliani sarà reintegrato alla direzione di Brera, della quale riuscirà ad aprire la porzione dell’edificio salvatasi dai bombardamenti, occupandosi della ricostruzione della Pinacoteca andata distrutta. Morirà nel 1947 lasciando il suo incarico a Fernanda Wittgens.
Ettore Modigliani, a Brera, è considerato soprintendente mitico, la cui “impresa” storica resta aver portato a Milano la Gioconda, per l’esposizione del 1913 (v. foto). Ma durante la sua militanza, sostenuto da una professionalità e una cultura che non hanno eguali, compì anche strenue opere di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio dello Stato, vedi il recupero delle opere trafugate dall’Austria all’Italia (1920). A lui si deve anche la fondazione della Associazione degli Amici di Brera.
Questa la figura “istituzionale”.
Il libro però va molto oltre, in quanto la vita di Ettore Modigliani, al di là del periodo nero del fascismo, delle cocenti umiliazioni, dell’allontanamento da Brera, è un pullulare di eventi esaltanti. Aneddoti, incontri, esperienze, testimonianze vivacizzano un racconto già di per sé stimolante. Uno stralcio di vita culturale italiana, europea e transoceanica. Prosa brillante, spesso divertente. Non è un caso se le Memorie di questo grand’uomo si arrestano il giorno in cui viene reintegrato come soprintendente di Brera (11 febbraio 1946), perché da questo momento la Storia la raccontano i fatti pubblici. Il suo desiderio era uno solo: ridare a Brera la sua immagine di prima della distruzione bellica. Anzi, che sorgesse più bella. “Possano le forze assistermi. Non chiedo altro”. Desiderio perseguito e assecondato da Fernanda Wittgens , la sua più stretta collaboratrice.

Ettore Modigliani, “Memorie” (a cura di Marco Carminati) – Biblioteca d’arte Skira 2019 – pp 320 – € 25.