MOSTRE ► Le meravigliose donne di Boldini ♦ Giacometti, e non solo, alla Gran Guardia ♦ I rivoluzionari del XX secolo

“Giovanni Boldini, “La cantante mondana”, 1884 ca. – Olio su tela, cm 61 x 46

BARLETTA A partire dal 7 dicembre 2019, la Pinacoteca De Nittis al Palazzo Della Marra di Barletta, ospiterà la mostra “Boldini. L’incantesimo della pittura. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara”.
Si tratta della prima mostra monografica mai dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: la Pinacoteca – Casa De Nittis di Barletta e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, il quale, Istituito nel 1935, rappresenta la più importante raccolta pubblica di opere del maestro ferrarese che, trasferitosi prima a Firenze, poi a Londra e infine a Parigi, divenne uno dei protagonisti indiscussi della Belle Époque.
La mostra di Baretta, a cura di Barbara Guidi e Maria Luisa Pacelli, espone una straordinaria selezione di quasi 70 opere della collezione del Museo Boldini di Ferrara. Rimarrà aperta fino al 3 maggio 2020.
Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l’immagine stessa di quel momento storico e culturale.
Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l’opera dell’artista nella sua totalità.

Alberto Giacometti, “L’homme qui marche I”, 1960

VERONA Allo svizzero Alberto Giacometti (1901 – 1966), uno dei maggiori scultori del Novecento, è dedicata, a Verona, un’imponente mostra nelle ampie sale del Palazzo della Gran Guardia, realizzata grazie alla decisiva collaborazione della Fondazione Aimé e Marguerite Maeght di Saint-Paul-de-Vence, che presta oltre settanta opere di Giacometti, dalle sculture più celebri, ai disegni, ai dipinti, dal suo tempo giovanile in Svizzera con i primi, meravigliosi disegni fatti a poco più di dieci anni, alle sculture inaugurali attorno ai quindici anni fino alle prove surrealiste e poi quelle della maturità. Una mostra importante che saprà unire l’attenzione precisa alla filologia nella ricostruzione di decenni meravigliosi della storia dell’arte del XX secolo, anche nel rapporto di Giacometti con altri grandi, da Kandinsky a Miró, a Léger, a Chagall, a Braque. E, da ultimo, per nulla irrilevante, la ricostruzione della storia della straordinaria Galleria prima, e Fondazione poi, della famiglia di Aimé e Marguerite Maeght e dei loro discendenti. Nel 1964 fu inaugurata la Fondazione Maeght a Saint-Paul de Vence e il suo insieme architettonico venne concepito per presentare l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme. Ora, l’esposizione veronese non sarà solo un omaggio monografico al maestro svizzero, ma anche un decisivo sguardo sul tempo che ha caratterizzato la vita di Alberto Giacometti a Parigi, dove arriva nel gennaio del 1922, oltre ai suoi mitici disegni e le pitture e le tante sculture famosissime, dai busti alle teste del fratello Diego, ai cani, ai gatti, alle foreste fatte di figure quasi liquefatte in una cera che diventa bronzo, fino alla notissima figura femminile del 1956, detta Femme de Venise, esposta alla Biennale veneziana di quell’anno e che tanto successo riscosse. Di quella figura la Fondazione Maeght possiede tutte le nove variazioni, che puntualmente giungeranno a Verona per essere esposte, per un confronto che rare volte nel mondo intero si è potuto fare. La mostra, inoltre, punterà su una scelta di una ventina di dipinti celebri della pittura in Francia in quell’epoca, con opere tra gli altri di Braque, Chagall, Miró, Kandinsky, Derain, Léger, compresi nei decenni dal Venti al Cinquanta, cioè precisamente il tempo della lunga permanenza a Parigi di Giacometti. Quadri, spesso di grande formato, con, al centro delle sale, le opere di Alberto Giacometti.

Giorgio De Chirico, Autoritratto

MILANO Alla Bottegantica di via Manzoni 45, sarà aperta, dal 17 gennaio al 22 febbraio 2020, la mostra “Novecento privato. Da De Chirico a Vedova”, a cura di Stefano Bosi, Valerio Mazzetti Rossi e Enzo Savoia, consulenza scientifica di Fabio Benzi. La mostra ripercorre i momenti più straordinari vissuti dall’arte e dalla cultura dal primo dopoguerra sino agli sviluppi del secondo: dal Futurismo alla Metafisica, dal Realismo Magico al Surrealismo, dal Ritorno all’Ordine all’Informale…
Il Novecento italiano” ricorda Stefano Bosi, “per metafora, è stato un oceano battuto da grandi onde. Battuto soprattutto dal perenne contrasto tra l’apologia della forma e il suo annullamento, specie a partire dagli anni Trenta. Protagonisti delle pagine più significative della storia dell’arte nazionale e internazionale, sono una serie di Maestri d’avanguardia che hanno contribuito alle rivoluzioni artistiche del XX secolo, partecipando alla creazione di nuove forme e immagini, attraverso sperimentazioni e ricerche”.
“Novecento Privato. Da De Chirico a Vedova” rievoca autori e momenti fondamentali di quel periodo, scegliendo di attingere le trenta opere esposte esclusivamente da due importanti collezioni private. Come un racconto analitico e didattico dal post-impressionismo alle avanguardie d’inizio secolo (il Futurismo di Marinetti, Boccioni, Balla, Severini), gli anni del primo conflitto mondiale, il dopoguerra e gli anni Venti (Savinio, De Chirico, De Pisis, Sironi, Casorati, Alberto Martini, Marini), l’affermazione del regime fascista e la seconda guerra mondiale (Carrà, Campigli, Arturo Martini, Prampolini, Pirandello, Guttuso, Manzù), il dopoguerra tra le capitali europee e New York con l’affermazione dell’arte astratta (Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova, Pomodoro).