Ogni tanto rinasce il cabaret. Ed ecco a voi… Angela Finocchiaro. Che perde il filo. Ma in un’ora e 40 di risate

MILANO, venerdì 22 novembre (di Paolo A. Paganini) Ha sempre navigato sottovento. Ma, nel cosiddetto teatro leggero, Angela Finocchiaro, dagli anni Settanta ad oggi, senza affrontare marosi ed uragani, è diventata un marinaio di lungo corso. Ha cominciato con “Quellidigrock”, straordinaria fucina di attori, già dai tempi di Nichetti, rivelando, specie nei primi spettacoli per ragazzi, gioiose e stralunate capacità mimiche, compreso il primo propiziatorio film di Nichetti, “Ratataplan”, e poi, via via, teatro, cinema e TV, e spettacoli che la imposero come una delle nostre maggiori attrici comiche e brillanti, anche con non gratuiti spessori di più intensa drammaticità. Collezionando premi, diplomi, Nastri, Ciak e Donatelli, vari riconoscimenti e attestati di merito.
Tanto per chiarire che, ora, al Teatro Manzoni, dopo più di quarant’anni di onorato servizio, ha giustamente potuto permettersi un gaudioso divertissement. Offre risate al pubblico in una liberatoria performance personale, anarcoide spregiudicata ilare godereccia, senza freni o tabù moralistici.
Sembra di essere tornati ai piani alti del cabaret (altro genere che la Finocchiaro ha in passato onorato).
Parte da un esile pretesto: si finge l’eroe Teseo, entra nel labirinto con il lungo filo datogli da Arianna e che gli consentirà di uscire, dopo avere ammazzato il mostruoso Minotauro, concepito dalla libidinosa Pasifae accucciata e montata dentro una vacca di legno per copulare con un magnifico toro, del quale si era invaghita.
Il breve riassuntino è, quasi quasi, più lungo e articolato di quanto avviene in scena, dove, peraltro, la Finocchiaro è coadiuvata da sei atletici danzatori di breakdance, tra il circense e l’acrobatico, a mimare avventurose situazioni minotauriche. E si son meritati anche loro giusti applausi a scena aperta.
Ma la titanica mattatrice per un’ora e quaranta di “Ho perso il filo” (non quello del discorso ma quello di Arianna) è stata lei, una Finocchiaro in gran forma, che ha presentato e condotto uno spettacolo di cabaret, nel senso più nobile del termine, ammiccando alla commedia musicale con contorno coreutico, ché, altrimenti, sarebbe stato cabaret allo stato puro. Come tale, però, ne ha tutti i caratteri. Anche perché, gira e rigira, il cabaret non muore mai. Cambia solo pelle. È diventato siparietto di varieté. Ha avuto il suo quarto d’ora di felicità con comici e “spalle” della rivista. È passato dalle polverose tavole del palcoscenico, o dalle pedane di umidi scantinati ai lustrini, ai fasti della Televisione. Ma, sotto sotto, il cabaret è sempre sopravvissuto.
Anche ora con Angela Finocchiaro.
Prendendosi amabilmente in giro, con coinvolgimenti “plateali” a più largo raggio, tratta argomenti e problematiche d’attualità e di intima contemporaneità, dalla famiglia alla religione, dal sindacalismo al sesso, dai figli ai tepori (torpori?) coniugali, dall’inflazione della parolaccia all’ipocrisia della falsa carità (o dei falsi poveri). Ce n’è per tutti, di tutto e d’ogni. In una scrittura di superficie, senza eccessive pretese, come impongono il cabaret e il teatro leggero.
E forse di più non si sarebbe potuto, visti i livelli della ormai generale e dilagante cultura popolar-televisiva.
Ma, non essendoci limiti al peggio, va bene così, con questo spettacolo di felice decoro (anche scenografico), che forse induce a chiedersi e ad approfondire: Teseo? Chi era costui?
Le strade della cultura, tanto per cominciare, sono infinite.

“HO PERSO IL FILO”, soggetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana, Cristina Pezzoli, testo di Walter Fontana. Con Angela Finocchiaro e le Creature del Labirinto: Alis Bianca, Giacomo Buffoni, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito. Coreografie originali di Hervé Koubi. Scene di Giacomo Andrico. Regia di Cristina Pezzoli. Al Teatro Manzoni, Via Manzoni 42, Milano. Repliche fino a domenica 8 dicembre.