“Pornografia” di Gombrowicz secondo Luca Ronconi: di scandaloso c’è solo la perversione dei vecchi

Milano. Riccardo Bini, Loris Fabiani, Lucia Marinsalta e Paolo Pierobon, in una scena di “Pornografia”, di Gombrowicz, regia Ronconi, al Piccolo Teatro Grassi (foto Luigi Laselva)

Milano. Riccardo Bini, Loris Fabiani, Lucia Marinsalta e Paolo Pierobon, in una scena di “Pornografia”, di Gombrowicz, regia Ronconi, al Piccolo Teatro Grassi (foto Luigi Laselva)

(di Paolo A. Paganini) C’è un incipit quasi inosservato, in “Pornografia” di Gombrowicz, quando vien detto brevemente, in una Polonia squarciata dalla guerra e dall’occupazione, che non se ne può più, di tanti discorsi inutili. Basta con tutte ‘ste ciance di dolore, arte, nazione, proletariato. Così i due protagonisti, due attempati intellettuali di Varsavia, Federico e Witold, se ne fuggono dal morbo di quell’insana follia, da quell’anima popolare involgarita, da quella politica asfittica e violenta, da quella ottusità culturale. Un clima sociale aborrito come una peste. Se ne fuggono nella casa d’un signorotto di campagna, Ippolito, tra sapori agresti, anime semplici, nirvanatiche messe cattoliche.
Vocazione alla fuga di tanta letteratura. Come per i dieci giovani che, per fuggire la peste che infuriava a Firenze, si rifugiarono in una villa lontana, raccontandosi storie per ingannare il tempo. E nacque il “Decameron”. I nostri Federico e Witold, per ingannare il tempo, si dedicano al gioco della perversione, tanto per vedere l’effetto che fa. Questa è la vera pornografia, dice Ronconi.
Qui scoprono due sedicenni, Enrichetta, la figlia di Ippolito, e Carlo, il figlio del fattore. Sono amici d’infanzia, ma i due attempati citrulli decidono che i ragazzi devono copulare, perché la vita è bella, sacra la giovinezza e santo l’avvenir. E soprattutto, da guardoni, poter rivivere nei loro orgasmi quello che non possono più avere e fare in prima persona, salvo solitarie manipolazioni. Il gioco risulta relativamente facile, primo perché il giovane è una bestia, secondo perché qui, per Gombrowicz (e per Ronconi), le donne non valgono nulla e solo servono allo scopo.
La storia voyeuristica si conclude shakespearianamente in truce tragedia: la madre di un giovane avvocato fidanzato della ragazzina muore accoltellata, l’azzimato avvocatino subisce la stessa sorte, un giovane garzone di passaggio si trova casualmente sulla strada della lama, e perfino il capo della resistenza, toh, finisce tragicamente nella diabolica trama di sangue. Altro che la peste lasciata alle spalle. Qui, nella bucolica campagna di Ippolito tutto è contagiato, inquinato, infradiciato, insozzato. Lo scopo era di far incontrare la bellezza della gioventù con l’oscenità della vecchiaia, per rinvigorire questa e nobilitare in saggezza l’altra.
Operazione interessante, ma non sempre i progetti vanno a buon fine. C’è da dire, ora, che nella trasposizione (!) del romanzo, fatta al Piccolo Teatro di Via Rovello, a Milano, da un Luca Ronconi, pontifex maximus dell’erotismo (dopo Nabokov, dopo la Celestina, dopo questo Gombrowicz, a quando Bukowski?), i due maturi protagonisti sono semplicemente eccezionali. Il diabolico Federico, ateo e blasfemo, dalla mente forse malata, è interpretato da un inquietante Paolo Pierobon, accompagnato da un non meno encomiabile Riccardo Bini, frenetico, erotizzato, ed anche plagiato dal compagno. Una coppia che tiene avvinti alle poltrone nei due tempi di un’ora e venti ciascuno. Tutti gli altri son poco più che comparse, degnissime ma appena abbozzate (fatta eccezione per Valentina Picello, la madre dell’avvocatino, vecchia ed ieratica malandrina del sesso).
Da un punto di vista della mess’in scena, eliminate le amatissime botole, Ronconi si rifà con i tanti marchingegni d’intelligenza motoria. E, per quanto riguarda la traduzione drammaturgica, la rappresentazione è lo stesso romanzo più o meno sceneggiato, salvando i dialoghi e con la recitazione delle parti descrittive del testo di Gombrowicz come fossero didascalie d’un copione o riflessioni dei protagonisti. Pubblico della prima moderatamente benedicente.
“Pornografia”, di Witold Gombrowicz, regia di Luca Ronconi. Piccolo Teatro Grassi, Via Rovello 2, Milano. Repliche fino a sabato 5 aprile.

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