Roy Lichtenstein e la Pop Art. Nel Parmense ottanta opere del maestro che “sgrana” il fumetto e lo trasforma in arte

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Parma), domenica 9 settembre (di Paolo A. Paganini) Non è proprio dietro l’angolo. Treno o autostrada, arrivati a Parma, bisogna fare altri 17 chilometri di campagna prima di arrivare alla Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo, dove in un grandioso parco tirato a prato fra gigantesche fronde ad alto fusto, tra un olimpico vagare di pavoni e pavoncelle, si erge gloriosamente un nobile palazzo, ch’è una delle tante stupefacenti meraviglie di un’Italia che forse non ci meritiamo più.
Insomma, la Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo, non sarà dietro l’angolo, ma una giornata d’arte, cultura, e – perché no? – un piatto d’affettati parmensi e un bicchiere di Lambrusco meritano una visita d’indimenticabili emozioni.
La famiglia Magnani acquistò la magnifica villa nel 1941 dai conti Zileri-Dal Verme. E divenne dimora e tempio d’arte di Luigi Magnani, scrittore, docente, musicologo, accademico, critico d’arte e soprattutto appassionato, instancabile collezionista (Reggio Emilia 1906 – Mamiano 1984).
Dedicò vita e sostanze all’arte, alla cultura, acquisendo preziose opere, antiche e moderne, ora visitabili in una mostra permanente, curata dalla Fondazione che porta il suo nome e che, in suo onore, organizza temporanee, imperdibili ospitalità d’arte.

Roy Lichtenstein, “Little Aloha”, 1962 – acrilico su tela – The Sonnabend Collection Foundation

Ora, fino al 9 dicembre, sarà visitabile la mostra “Lichtenstein e la Pop Art americana”, una retrospettiva dedicata massimamente a Roy Lichtenstein, uno dei più interessanti e fondamentali artisti del XX secolo. Genio della Pop Art americana, Lichtenstein ha influenzato grafici, designer, pubblicitari ed altri artisti contemporanei con una sua originale ricerca cromatica, come si può godere indugiando davanti alle oltre sue 80 opere, in mostra e in comunanza con altri grandi protagonisti della Pop Art americana: Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D’Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana.
Diventa così un utile ed interessante confronto di scuole e tendenze, per mettere ancor più in evidenza l’originalità di Lichtenstein, che, tra gli anni ’50 e ’60, per una decina di anni, si mosse sulle privilegiate direttrici della pittura, della grafica, del fumetto e della pubblicità, con tecniche di abbacinante bellezza cromatica, dall’acrilico al retino tipografico, con deformanti effetti macroscopici, quasi suggerendo una sua divertita ironia, un piacere di godimento creativo, con la semplicità e lo stupore d’un gioco, come un fantasmagorico puzzle, che comunque servì a far uscire dal ristretto ed aristocratico rituale delle Gallerie e delle Accademie un’arte ora rivolta a un più vasto pubblico popolare.
Vediamo un po’ più da vicino la personalità di Roy Lichtenstein (New York 1923-1997). Insieme con Andy Warhol, è la figura più rappresentativa e più conosciuta della Pop Art, e dell’intera storia dell’arte della seconda metà del XX secolo. Possiede un suo caratteristico stile, subito evidenziato e mutuato dal retino tipografico, come in origine è supporto cromatico nelle riproduzioni a stampa, che lui ingrandisce e deforma in una miriade d’effetti impressionistici. E, quando non basta o non risulta negli scorci di stampe da lui utilizzate o nelle gloriose forme delle fanciulle dei fumetti d’epoca, ci pensa lui, Lichtenstein, a ricostruire l’amato retino a punta di penna.
E l’utilizzo del fumetto è stato, appunto, il viatico, sia come ispirazione pittorica sia come invasivo excursus nella grafica, per imporre e nobilitare nuove forme espressive, entrate non solo nella storia dell’arte del Novecento e nell’immaginario collettivo, ma del pop in generale. Che, grazie alla grande diffusione della grafica, trovò uno dei motivi principali di un successo realmente popolare. Pop Art, insomma.
La mostra di Magnani Rocca – a cura di Walter Guadagnini, già autore di storiche ricognizioni sulla Pop Art, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca – ha due chiavi di lettura fondamentali, spiega Guadagnini: una è quella storico/iconografica, che tocca anche gli aspetti del linguaggio e dello stile di Lichtenstein, passando dalla figura all’astrazione, con libertà e coerenza davvero uniche. L’altra chiave di lettura è quella disciplinare, che mira a evidenziare le complessità e insieme l’unità della pratica artistica di Lichtenstein, modernissimo nel suo affrontare la pittura a partire dai principi della riproduzione dell’immagine, e allo stesso tempo classico nella sua volontà di conferire a ogni disciplina una sua specifica importanza e un suo specifico ruolo.
Per meglio intenderci, lo stesso Lichtenstein dirà sbrigativamente di se stesso:
Sono anti-contemplativo, anti-sfumatura, anti-liberiamoci della tirannia del rettangolo, anti-movimento e luce, anti-mistero, anti-qualità pittorica, anti-zen, ed anti-tutte quelle brillanti idee dei precedenti movimenti, che tutti conosciamo benissimo…”
Vedere la mostra della Fondazione Magnani-Rocca, “Lichtenstein e la Pop Art americana”, per credere.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, quali Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Kenneth Tyler, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148
info@magnanirocca.itwww.magnanirocca.it