Scala, in mostra 240 anni di storia. Ma non è ancora finita la “magnifica fabbrica”: nel 2022, una seconda torre del Botta

MILANO, lunedì 3 dicembre ► (di Carla Maria Casanova) Alla Scala è venuta voglia di raccontare la sua storia. Nel senso fisico: dalla prima pietra ai giorni nostri (e oltre). L’occasione buona è data dallo scadere dei 240 anni: 1778-2018. Una mostra, curata da Fulvio Irace e Pierluigi Panza, con un nome significativo, “La magnifica fabbrica”, presentata nel Foyer dei palchi Arturo Toscanini, alla presenza del sovrintendente Alexander Pereira e dell’architetto Mario Botta, autore dell’ultima ristrutturazione.
La mostra è alloggiata al secondo piano del Museo Teatrale, uno spazio angusto, ma l’avveduto allestimento ha studiato un percorso che conduce il visitatore attraverso immagini (scritte, riproduzioni, gigantografie, fotografie, progetti, documenti e quant’altro) applicati alle pareti, quindi senza consumo di spazio. Il materiale da esporre, infatti, non comprende oggetti. “Che noia”, forse a qualcuno sarà dato di pensare. Errore. La storia delle “pietre” si racconta così, come in un libro aperto.
Dalla prima idea di un teatro (25 febbraio 1776) alla prima pietra (agosto di sei mesi dopo) alla inaugurazione (3 agosto 1778) il passo fu breve. Allora sui progetti non stavano tanto a pensare: decidevano e procedevano. Seguirono rinnovamenti consistenti operati dallo scenografo e architetto Alessandro Sanquirico (vedi tra l’altro l’illuminazione, basata prima sulle candele e poi sulle lampade ad olio). Nel 1831 Giuseppe Tazzini fu chiamato a costruire l’ala con portici di via Filodrammatici. Nel 1833 nuova illuminazione elettrica realizzata da Edison. Nel 1907 compare il golfo mistico, abbassando la sede dell’orchestra. È Luigi Lorenzo Sacchi che opera la radicale trasformazione con la distribuzione verticale del teatro, riducendo i soffitti piani dei corridoi.
Poi il bombardamento dell’agosto 1943.
Tutto da rifare.
Sempre per opera di Sacchi, La Scala rinacque.
Il resto è storia dei nostri giorni: dal 2002 al dicembre 2004 il Teatro fu ristrutturato da Mario Botta, artefice della famosa costruzione a elisse, all’inizio tanto contrastata. Oggi nessuno la nota nemmeno più.
Ma non è finita qui: La Scala è tuttora in cerca di spazi e sarà ancora Mario Botta a procurarglieli (entro il 2022 e con l’irrinunciabile supporto di Intesa San Paolo e Mapei) accorpando alla parte posteriore del Teatro gli edifici prospicienti via Verdi e costruendo una nuova torre (visibile nella foto più sopra).
Non è tutto chiaro? Lo sarà “consultando” la magnifica (qui l’aggettivo ci sta bene) maquette di legno pregiato, realizzata da Ivan Kunz, che riproduce lo spaccato dell’intera costruzione, in scala 1:75. L’esplorazione di questo progetto avviene per via digitale grazie all’intervento di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto. La maquette è esposta nel ridotto dei palchi e si può girarci intorno e capire tutto. Particolare: dato che le cifre fanno sempre piacere e servono di chiarimento, l’edificio definitivo del teatro alla Scala, dall’entrata sulla piazza al muro posteriore, totalizzerà 70 metri. Da farci una bella passeggiata.
Catalogo molto illustrato edito da Treccani.

“La magnifica fabbrica – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta”, al Museo Teatrale alla Scala, dal 4 dicembre 2018 al 30 aprile 2019. La mostra è visitabile con il biglietto del Museo, da lunedì a domenica, dalle 9 alle 17.30.