Sciascia. La scrittura come strumento di conoscenza e di lotta. Ovvero lo scetticismo come “salute della ragione”

(di Andrea Bisicchia) L’approccio di Matteo Collura con autori come Pirandello: “Il gioco delle parti. Vita straordinaria di Luigi Pirandello”, Ed. Longanesi, o Sciascia: “Il Maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”, Ed. La Nave di Teseo, non è certo di tipo accademico, né saggistico, bensì di tipo narrativo. Collura ama raccontare l’intera Opera di questi autori con lo stile dello scrittore.
Su Pirandello, come è noto, la bibliografia è sterminata, eppure Collura è riuscito a creare un ritratto inedito dell’uomo che, come scriveva Cremieux, ha “dimenticato di vivere”, tanto da non sapere nulla della sua vita. Collura ne approfitta, per entrare in questa vita, per raccontarcela, evitando sia il genere biografico sia quello agiografico. Lo stesso ha fatto con Sciascia, di cui è stato amico per oltre un ventennio e di cui conosce non solo, il carattere, le abitudini, ma anche le capacità di “leggere i segni del tempo” come un profeta, oltre che il suo “culto dell’opposizione”, fino a sembrare un eretico.
Collura ha letto tutto di Sciascia, convinto che ogni libro sia un capitolo a sé e che uno di questi sia quello dedicato alla mafia che, per Sciascia, bisognava combattere come se si trattasse di terrorismo. Collura, inoltre, ci racconta il suo impegno politico, la lunga polemica con i Comunisti, un po’ simile a quella di Vittorini, il suo approccio al Partito Radicale, l’amicizia con Pasolini, la morte di Moro e la sua inesauribile fame di giustizia. Il ritratto che ne viene fuori è quello del più accanito moralista del Novecento italiano.
Il racconto inizia con la morte di Sciascia (1989), con la sua paura della catalessi, con i funerali, con la commemorazione di Nilde Iotti in Parlamento che ricorda, oltre il grande scrittore, le intuizioni sia sul potere, in generale, che sulla mafia, in particolare, argomenti principali dei suoi romanzi, da: “Il giorno della civetta” a “Ciascuno il suo”, da “Il contesto” a “Todo modo”, solo per citare i più noti.
L’autore divide il volume in sette capitoli, mettendo il lettore nelle condizioni di “leggere” il racconto di una vita, vissuta contro le ingiustizie, le menzogne, le disuguaglianze, le disparità, rintracciate e quasi catalogate da Collura attraverso gli scritti, sia quelli narrativi che quelli giornalistici apparsi sul Corriere della Sera e su La Stampa. Alla fine ne viene fuori il ritratto di un uomo solo, di un combattente che non guarda in faccia a nessuno. Anche Collura utilizza la forma dell’inchiesta, quando indaga sul rapporto tra Sciascia e la religione, proponendoci i suoi paradossi: “Ho vissuto da laico religiosamente la mia vita, si è atei come si è cristiani”, sul rapporto tra Sciascia e il potere, evidenziandone l’impostura, l’uso sistematico dell’ingiustizia, il rapporto tra Sciascia e il teatro, nato in gioventù, quando mise in scena una commedia di Ugo Betti “I nostri sogni”, nelle vesti di regista e coltivato nella maturità, con la scrittura di alcuni testi, come “I Mafiusi” o “L’Onorevole” che attendono un maggiore impegno esegetico, oltre che scenico, e ancora il rapporto con gli intellettuali, oltre Pasolini, anche Calvino, Montale, Guttuso, Bufalino. Notevole il suo amore per l’editoria, concretizzatosi nelle amicizie professionali con gli editori Salvatore Sciascia e Sellerio, per i quali, oltre a proporre nuovi autori, si impegnava a scrivere le schede e i risvolti di copertina. Per lui, la scrittura era uno strumento di conoscenza, oltre che di lotta. Collura ci racconta anche le lotte in seno al PCI che accusava di accettare il compromesso con la DC, da sempre combattuta, riflesso nel “Contesto”, quelle contro la DC di Aldo Moro, riflesse in “Todo Modo”, quelle contra la mafia, riflesse in molte delle sue opere, ma che si trasformarono in un acceso dibattito quando, sul Corriere della Sera, Sciascia pubblicò il noto articolo sulla funzione dell’antimafia che suscitò le ire di Amendola, di Pansa e di Scalfari, solo che la Storia ha dato ragione a Sciascia e al suo scetticismo che egli considerava: “La salute della Ragione”.

Matteo Collura, “IL MAESTRO DI REGALPETRA – VITA E OPERE DI LEONARDO SCIASCIA”, La Nave di Teseo 2019, pp 410, € 18