Talento, disciplina, perfezionismo. Un artista inimitabile. E dal pianoforte scaturiva un canto che sapeva di infinito

(di Andrea Bisicchia) Ero presente all’ultimo concerto tenuto da Arturo Benedetti Michelangeli alla Scala, in un palco di quarta fila. Non ricordo come riuscii ad avere il biglietto, ricordo le quattro persone che erano con me, che non conoscevo, ma che parlavano del Maestro come se sapessero tutto, il mito ormai aveva contaminato tutti. Ricordo ancora il silenzio del teatro esaurito in ogni ordine di posti, col pubblico che tratteneva il respiro ancor prima che il concerto iniziasse. Qualcuno dubitava persino della sua presenza.
Mai vissuta una atmosfera del genere, lo dico da assiduo frequentatore della Scala.
Nel centenario della nascita, era nato a Brescia nel 1920, la città che aveva dato i natali a Papa Montini (1897) e a Emanuele Severino (1929), Roberto Cotroneo lo ricorda in un volume appena pubblicato da Neri Pozza, “Il demone della perfezione. Arturo Benedetti Michelangeli, l’ultimo dei romantici”. Non si tratta di un saggio, perché la scrittura non è di tipo accademico e perché non c’è alcun cenno bibliografico, bensì di un racconto costruito con brevi capitoli di due pagine appena, nei quali l’autore assembla le sue conoscenze del pianismo di Michelangeli e di altri illustri, ma ben diversi, colleghi, un pianismo che definisce demoniaco, ovvero una somma di talento, di disciplina, di perfezionismo, di regole che, a loro volta, non erano altro che una miscela di alto artigianato, di meccanica, di esercizi, di intelletto.
Benedetti Michelangeli, sin dalla giovane età, definito da Cortot: “il nuovo Liszt”, era capace di trasmettere, attraverso il pianoforte, l’infinito che c’è in noi, oltre che il senso della profondità. Cotroneo è ben consapevole che questo senso non esiste più e che la sua assenza ha creato una sorta di smarrimento, come se l’umanità di oggi si fosse condannata alla superficialità. Il libro nasce da questa consapevolezza che non nasconde una certa rabbia e, per dimostrare che esista il sentimento del profondo, ci racconta un modello, a suo modo, inimitabile.
Cotroneo evita la tecnica biografica, ne accenna qualche volta, solo che si deve rintracciare tra le righe, sia quando ci descrive Michelangeli vincitore di concorsi, sia quando ricorda la sua attività durante gli anni del fascismo, del postfascismo, della repubblica. Arturo Benedetti Michelangeli non si sentiva di appartenere a nessuna ideologia, diceva di essere un monarchico, amante della aristocrazia. Durante gli ultimi anni del fascismo, Cotroneo fa cenno al concerto tenuto al teatro Adriano di Roma (1942), stracolmo, con oltre 2500 spettatori, solo per citare il giudizio di un archeologo illustre, Ludwig Curtius, che, pur ritenendo l’uomo un po’ impacciato e timido, come pianista riuscì, scrisse, a trasformare “Al chiaro di luna” in un vero e proprio “canto”.
Silvio D’Amico in “Il tramonto del grande attore” attribuì a Ruggero Ruggeri questa stessa capacità: “Ruggeri non recita, canta”. Nel sottotitolo, Cotroneo definisce Benedetti Michelangeli: “l’ultimo dei romantici”, benché non rispecchiasse il comportamento dei romantici veri, perché era alquanto umorale, imprevedibile, antipatico, qualità dei sommi geni, basterebbe ricordare Giorgio Strehler a cui si attribuivano le stesse definizioni. L’autore ricorda ancora l’amicizia con Paolo VI e il concerto che Michelangeli tenne in suo onore, nella Sala Nervi del Vaticano, suonando “Gaspar de la nuit” di Ravel, uno dei pezzi più difficili scritto per pianoforte, con risultati che lasciarono il pubblico sconvolto. E, a proposito di pontefici, ricorda come Giovanni XXIII lo considerasse un figlio a cui, una volta, aveva regalato un testo di ascesi medievale: “Imitazione di Cristo”, che Benedetti Michelangeli lesse durante la sua malattia cercando, in esso, il vero conforto, quello che non trovava nei testi di Agostino o di Tommaso. Forse anche per questo, qualche critico definì “mistico” il suo modo di suonare.

Roberto Cotroneo, “Il demone della perfezione. Arturo Benedetti Michelangeli, l’ultimo dei romantici”, Neri Pozza editore 2020, pp. 140, € 16,50.