Teatro e psicoanalisi al Piccolo Teatro, per spiegare ansie e paure di una futura mamma. E per ragionare sul pancione

MILANO, giovedì 9 gennaio ► (di Paolo A. Paganini) – Povere madri. Incomprese, vituperate, offese. E disperate. Se lavorano, trascurano la famiglia. Se stanno in casa a tirar su figli, prima, e nipoti, dopo, è perché non sono state capaci di difendere i propri diritti di donne e la loro dignità di persone. Se lavorano e curano anche la casa, saranno stanche e trascurate in ufficio e stireranno male a casa le camicie dei figli grandi e dei mariti assenti. Eppoi, se i figli vengono su storti e balordi, tra sballi e svogliatezze, la colpa sarà sempre delle madri, assenti o indifferenti…
È difficile essere madre, oggi.
Tempi lontani, preistorici, quando nei libri di lettura, fin dalle Elementari, si trovavano frasi come:
“La madre soltanto arriva a sacrificare le offese dell’amor proprio, le esigenze dei sentimenti più nobili, le speranze più schernite e deluse. E soccorre e consola, senza amarezze e senza rimproveri…” (Mantegazza).
“Qual più sublime, qual più santo nome, che quel di madre… (Monti).
“Anche l’uomo potente e glorioso… ricerca sempre, nell’ora del trionfo o della sventura, la parola e la carezza di sua madre” (De Amicis).
“Le labbra dei genitori sono i primi libri dei figli” (San Gregorio).
Ma anche: “I genitori che si aspettano riconoscenza (e c’è anche chi la esige), come quegli usurai che rischiano volentieri il capitale per percepirne gli interessi” (Kafka).
Forse, partendo da lontano, si possono capire strappi e lacerazioni di un amore che una volta aveva il suo focolare, capire cos’è successo, capire tanta infelicità.
Anche a teatro, si trovano le più incredibili imprese, le più stupefacenti sperimentazioni, per cercar di capire questa tragica frantumazione di valori della società contemporanea. Come, mi sembra, ora, lo spericolato allestimento “Della Madre”, di Mario Perrotta, con la strabiliante e incomprensibile consulenza drammaturgica dello psicanalista Massimo Recalcati. Un autore si rivolge a chi e dove vuole per trovare conforto, solidarietà, conferma alla propria ispirazione.
Questa, in scena ora al Piccolo Teatro Studio, segue la precedente “In nome del padre”. Ora, dunque, tocca a “(In nome) della madre”.
E ci lascia abbastanza perplessi.
Una volta, quarant’anni fa, i teatranti mandavano in redazione i copioni, dai classici ai debuttanti, perché i critici potessero approfondire e prepararsi prima di andare a teatro.
Oggi, arrivano ai critici, anche per debutti e prime nazionali, scarni comunicati di anonimi uffici stampa, che ti spacciano per verità sacrosante quel che gli pare.
Questo di Perrotta, accreditato dal Piccolo Teatro e dai Produttori Stabile di Bolzano e la Piccionaia, vanta frasi di grande rispetto elogiativo. La madre “una figura che ha mantenuto nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile…”. Mah. “E così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli”. Affermazione gratuita, che non trova riscontro nello spettacolo, dove il figlio, o la figlia, è ancora in placenta, visibile nella finzione scenica in un grande ambiente-utero tra nebbie trasparenti di liquido amniotico. Il tutto dall’alto dominato dalla presenza della madre incinta (Paola Roscioli) e della nonna (lo stesso Mario Perrotta).
In poco più di un’ora al Piccolo Teatro Studio – nonna ieratica e di sapiente buonsenso, figlia incinta, insicura, spaventata, in cerca di sicurezze emotive nel confronto con presenze amiche su WhatsApp – lo spettacolo, pur impregnato di questa incipiente, materializzata maternità, sfiora appena l’argomento, giocando più su una superficiale emotività di debole evanescenza drammaturgica che non su problematiche di maggiore consistenza sociale, filosofica e psicoanalitica. Tutto si riduce a una pancia gravida. La testa di una futura mamma è tutta lì? Risulta marginale e grottesco perfino lo sparuto flash sul latte vaccino e sui vaccini, quando ci sarebbe ben altro da approfondire (come la criminale leggerezza di sociologi, medici e genitori sull’utilizzo dei vaccini).
E quindi, su tale flebile operazione drammaturgica, si disperdono ansie e disperazioni di madri in cerca di nuove sicurezze, di più ferme certezze, nel dramma di un’esistenza, tra angosce, problemi e rassegnazioni, come dicevamo all’inizio.

“Della madre”, di Mario Perrotta, consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati. Con Mario Perrotta e Paola Roscioli, e con Yasmin Karam. Video artist Hermes Mangialardo. Al Piccolo Teatro Studio Melato, Via Rivoli 6, Milano, Repliche fino a domenica 12 gennaio.
www.piccoloteatro.org

TOURNÉE
14-15 febbraio: Grosseto (GR), teatro degli Industri Comunale;
21 febbraio: Casalgrande (RE), teatro Fabrizio De Andrè;
12 marzo: Maranello (MO), Auditorium Ferrari;
13 marzo: Lumezzane (BS), Odeon Comunale;
20 marzo: Monza (MB), teatro Manzoni;
29 aprile: Bolzano (BZ), teatro Cristallo.