Tutti insieme disperatamente. Rancori vendette tradimenti. Quattro straordinari attori sullo sfondo della guerra cecena

MILANO, sabato 18 gennaio (di Emanuela Dini) Il caos, la disperazione, il rancore, l’alcoolismo, la depressione, i tradimenti, la guerra che tutto domina e tutto pervade. C’è tutto questo, e ancora di più nel dramma “In piedi nel caos”, in prima nazionale al teatro Elfo Puccini, da un testo di Véronique Olmi, autrice francese con origini slave. Uno spettacolo di grande disperazione ma anche di grande forza: fisica, verbale, visiva, emotiva, sonora. Con personaggi – interpretati da Cristina Crippa, Carolina Cametti, Marco Bonadei e Angelo di Genio, quattro attori storici del Teatro dell’Elfo – che il regista Elio De Capitani ha giustamente definito «terribili, intensi e magnifici».
La vicenda si snoda a Mosca, nel 1995 e sullo sfondo c’è la guerra cecena «che all’Europa non gliene frega niente, conflitti locali». Una guerra che ha rimandato a casa Yuri, con una gamba che sta andando in cancrena, depresso, alcolizzato e apatico, sordo all’amore e agli sforzi della moglie Katja che lo ama al punto di dirgli «Sarò la tua cagna, dimmi qual è il mio posto e io ti aspetterò»; una guerra che avvelena gli animi e uccide le relazioni, una guerra che, anche se vista in televisione fa urlare alla disperata Katja «Io sono circondata e invasa dalla guerra».
Tutta l’azione si svolge nella cucina della “kommunalka”, la casa in comune una volta di proprietà degli aristocratici genitori di Babuska. Adesso Babuska, oramai anziana, divide la casa con Yuri e Katja, più il padre di Yuri, vecchio infermo «che si piscia addosso» ma che con la sua pensione garantisce il minimo vitale, e Grisha, sfrontato affarista e delinquentello che traffica col mercato nero e prostitute e diserta una volta chiamato al fronte.
Una piccola comunità di disperati, legati da reciproci rancori e vendette, che affoga nelle miserie quotidiane della caccia agli scarafaggi o della svendita ai turisti tedeschi dei vecchi libri di famiglia. Ma che riesce a trovare sprazzi di umanità in una tazza di tè bevuta insieme, in un tradimento coniugale che regala l’arrivo di un neonato, nell’accettazione della vita che continua perché «vivere non ha alcun senso ma non è una buona ragione per crepare».
Le due ore e un quarto di spettacolo (in due tempi, con intervallo di 15 minuti) sono impegnative per un testo che – soprattutto nel primo tempo – non lascia barlumi di speranza, e per una messa in scena dominata da una fisicità straripante – urla, mobili buttati a terra, spintoni, cadute – che però riesce a fermarsi sempre un centesimo di millimetro prima della violenza. Fantastici i giochi di luci (di Nando Frigerio), lo spiraglio di una porta socchiusa, la mattina d’inverno che arriva dai vetri ghiacciati, la lampada della cucina che oscilla dal soffitto, persino le luci interne dei frigoriferi lasciati aperti e vuoti. Luci che diventano storie e dialogano con gli attori, assumono il ruolo di un vero e proprio elemento di racconto, scandendo momenti e vicende e guadagnandosi giustamente anche una sacrosanta battuta da protagonista «Brindiamo alla luce».
Di una bravura strepitosa tutti e quattro gli attori – finalmente senza microfoni! – e particolarmente emozionante Carolina Cametti (Katja) che alterna amore, disperazione, disincanto in una modalità così avvolgente che verrebbe voglia di salire sul palcoscenico per abbracciarla e consolarla e Angelo Di Genio che dà vita a uno Yuri senza speranza, cinico, sprezzante e depresso ma che riesce a salvarsi facendo outing delle proprie bugie e vigliaccherie.
Uno spettacolo per spettatori forti, sia per la durata sia per la disperazione del testo (ma per fortuna con più di un guizzo d’ironia) e, soprattutto, splendidamente interpretato. Giustamente applaudito. Da vedere.

“In piedi nel caos” di Véronique Olmi. Regia Elio De Capitani. Con Cristina Crippa (Babuska), Carolina Cametti (Katja), Angelo Di Genio (Yuri), Marco Bonadei (Grisha). Produzione Teatro del’Elfo. Al teatro Elfo-Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano. Repliche fino a domenica 2 febbraio. Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606

www.elfo.org