Un gruppo di sessantenni fuori di testa, che giocano a fare gli adolescenti tra pazzie notturne e patetiche zingarate

(di Emanuela Dini) Nove anni dopo, stesso regista e stessi attori, stessa casa e stesso mare: “Grandi bugie tra amici” è il seguito di “Piccole bugie tra amici”, film di grande successo di cassetta del regista Guillaume Canet.
Allora era il racconto di un gruppo di amici parigini ultraquarantenni, altolocati e scapestrati che, nonostante il grave incidente capitato a uno di loro, dopo una frettolosa visita in ospedale vanno in vacanza nella bella casa al mare di Max, ristoratore di successo e polo catalizzatore della compagnia.
Dieci anni dopo, Max è un sessantenne malmesso che ha perso tutto, ristorante, moglie, soldi e deve mettere in vendita la casa al mare, teatro di tante vacanze tutti insieme. Gli amici di dieci anni prima, che lui non vede da anni, in quanto, una volta persi soldi e successo, nessuno l’ha più cercato, gli fanno una non richiesta improvvisata e vanno a trovarlo nella famosa casa delle vacanze.
Da qui, il film dà il via a una girandola di situazioni tra il grottesco e l’amaro, con un continuo gioco di finzioni, sentimenti nascosti e soffocati, verità scomode occultate, rivincite e sfide che dovrebbero far riflettere sul “come siamo cambiati dopo 10 anni” e su amicizia, affetti, amori, responsabilità eccetera eccetera.
Dovrebbe, appunto. Ma dire che ci riesce è un forte azzardo, un’affermazione generosa, un gesto di rispetto verso regista e attori che hanno lavorato e faticato.
Perché “Grandi bugie tra amici” è un lungo, ripetitivo e a tratti anche noioso elenco di situazioni altamente improbabili di un gruppo di patetici 50-60enni che giocano a fare gli adolescenti, perdendosi in serate in discoteca, ballando e ubriacandosi, giocando agli indovinelli, tentando abbordaggi, mischiando le coppie, sfinendosi in dialoghi improponibili o tentando avventure adrenaliniche.
In tre giorni succede di tutto, voli in deltaplano e ubriacature in discoteca, incontri su chat e ritorni di fiamma tra coppie che prima erano etero, poi sono diventate omo, ma si concedono la scappatella etero con i precedenti partner, partite a calcio in spiaggia e uscite in barca, e anche un maldestro tentativo di suicidio. Non mancano le notti da una botta e via, il bambinone mai cresciuto, gli adolescenti musoni, il padre single che non sa gestire la figlia neonata, la ex bruttina pseudoninfomane, né la mamma sbandata che prima si dimentica il figlio in taxi ma poi affronta il mare in tempesta per andarlo a salvare mentre sta affogando.
E, ovviamente, la scena-top di un’originalità che mai nessuno prima…: la notte passata tutti insieme sul prato, in sacco a pelo, ad aspettare l’alba.
A 60 anni? Senza nessuno che russi, soffra di cervicale o debba andare in bagno tre volte? Mah…
Non si fa mancare proprio nulla, il regista. E la compagnia di attori, gli stessi di 10 anni fa, gli regge il gioco, con sequenze prevedibili e stereotipate di smorfiette, mugugni, mimica, risate sempre troppe e sguaiate. Ciliegina finale, un happy end tanto stucchevole quanto prevedibile.
Unica nota positiva, belli i paesaggi, con scene girate tra Cap Ferrat e Arcachon, e strepitose le due ville in cui è ambientato il film.