Un linguaggio alla deriva nella volgarità del nostro tempo. Un aiuto dai classici, per recuperare “la parola che vola”

(di Andrea Bisicchia) Nell’era del frammentismo, dell’analisi provvisoria della quotidianità, anche le riflessioni si caratterizzano per una certa immediatezza di pensiero che ha la capacità di raccoglierle e radunarle, non tanto per prospettare qualcosa di definito, quanto per permettere all’Altro di completarle con le proprie. Non per nulla, compito della riflessione, è quello di permettete al pensiero una pausa, per metterlo in relazione con la propria coscienza e col proprio mondo interiore.
Ivano Dionigi, noto latinista e Direttore del centro studi “La permanenza del classico”, dell’Università di Bologna, ha raccolto in un volume, edito da Cortina, alcune riflessioni su un campionario di “Parole che allungano la vita”, offrendoci una panoramica su come affrontare il nostro tempo, favorendo, nel frattempo, un dibattito sul suo rapporto con lo spazio che si è alquanto modificato.
Un latinista che è anche un linguista, non può, certo, rimanere insensibile dinanzi alla deriva del linguaggio contemporaneo e al suo appiattimento, senza auspicare un ritorno alla “parola che vola”, secondo una definizione di Mario Luzi, che sappia, soprattutto, confrontarsi con la tradizione classica, quella del Logos, per i greci, del Verbum per i latini, una parola non contaminata dalla volgarità del nostro tempo, che sappia “delectare” (affascinare), e che sappia insegnare (docere), che sia capace di assumersi delle responsabilità e coniugare il “notum” dei classici con il “novum” dei contemporanei, alla ricerca di un “canone” capace di restituire il significato profondo delle parole con i loro i significati nascosti o alternativi.
Per raggiungere un simile traguardo, Silvano Dionigi è convinto che sia necessario leggere molto, non, certo, tutto quello che offre l’ipertrofico mercato editoriale, attraverso la sua imponente produttività, ma attraverso il mercato ristretto della qualità. L’autore, inoltre, individua nel mercato mondiale della globalizzazione, la causa primaria che ha distrutto la figura del lettore, avendolo messo in contatto col mondo meccanizzato, quello che Prometeo aveva già preannunziato.
Dionigi accompagna le sue riflessioni con citazioni tratte da opere di filosofi, teologi, scrittori, economisti, per potere confermare il suo dettato. Sono tanti gli autori citati, in maggioranza classici, da Protagora a Eraclito, da Eschilo a Platone, da Seneca a Cicerone, da Agostino a Lattanzio a Tertulliano, tutti utilizzatori di parole valoriali che hanno segnato, nel tempo, la nostra cultura, oltre che la nostra formazione etica e politica.
Il riferimento alla lingua greca e latina, da parte di Dionigi, è continuo, ritenendo il loro lessico intellettuale, un modello ancora da imitare anche dai politici e demagoghi di oggi che, al contrario, competono nel banalizzarlo con i loro interventi sempre più a contatto col mondo digitale, quello del trionfo della tecnica, ovvero di Prometeo.
C’è il bisogno di un ritorno a Socrate, sostiene Dionigi, a colui che, secondo Cicerone “ha richiamato la filosofia dal cielo, l’ha trasferita nella città, introdotta nelle case, a interessarsi della vita, dei costumi, del bene e del male”.
Il volume contiene una prefazione di Gianfranco Ravasi che sottolinea la strada maestra battuta da Dionigi nel celebrare la parola non violata, non umiliata, non sconciata, termine che Testori utilizzò riferendosi a Milano: “città sconciata, eppure bellissima”.

Ivano Dionigi, “Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo” – Prefazione di Gianfranco Ravasi – Cortina Editore 2020 – pp. 110, € 12.