Un palchetto alla Scala, orgoglio delle grandi famiglie milanesi. Che arredavano come fosse il salotto di casa

In un vecchio palco della Scala… signore in decolleté…

MILANO, giovedì 21 novembre (di Carla Maria Casanova) Al Museo della Scala è aperta (fino al 30 maggio) una mostra dal titolo “Nei palchi della Scala” Storie milanesi. Così, pari pari, è allestita (da Pier Luigi Pizzi). Si tratta di un palco riprodotto in tutte le sue espressioni e dimensioni, soprattutto con la sua irripetibile atmosfera (i palchi di proprietà venivano arredati quasi fossero un’estensione delle abitazioni dei proprietari. Ospitavano anche tavole da gioco, che si usavano durante gli spettacoli. Il silenzio in sala era un optional…)
Il percorso è un tripudio di velluto rosso. Il fatto più straordinario è che non c’è molto da vedere, oltre ad alcune stampe d’epoca, qualche ritratto, qualche arredo originale. Solo nell’ultima saletta, una grande esposizione di favolosi abiti da sera imprestati dalle dame che li hanno indossati negli anni Cinquanta/Sessanta. Quelle dame che Pizzi ha riunito in una foto a grandezza naturale lungo tutta una parete. Dame non comuni, s’intende, da Grace Kelly a Elizabeth Taylor, la Begum, Valentina Cortese, corredata dalle signorine habituées delle grandi prime scaligere, tutte in abiti da capogiro, ma già con qualche trasgressione come gli hot pans di Giovanna Bergonzoni (oramai siamo negli anni 60).
Comunque, cose che oggi alla Scala non si vedono più. Né può immaginarsele chi non le abbia vissute. Irrinunciabili, dunque, sono i filmati che accompagnano e commentano la mostra. Lì, scorre la vita e la storia del pubblico milanese, in particolare dal 1778 al 1920, vale a dire il periodo dei palchettisti, cioè dei proprietari dei palchetti che, fino all’anno del termine del privilegio, costituirono la sostanza della Scala, importanti quanto ciò che succedeva dall’altra parte: sul palcoscenico.
Furono, da principio, solo le grandi famiglie milanesi, dai Trivulzio ai Litta, Borromeo, Belgioioso, Visconti che vivevano le sorti del teatro come quelle di casa propria. Guido Visconti di Modrone, nel 1898, fece riaprire il teatro chiuso da un anno azzerando di tasca sua tutti gli ammanchi della gestione.
Non solo aristocratici. Le loro vicende si intrecciarono a quelle dei patrioti come Luigi Porro Lambertenghi, Federico Confalonieri e Silvio Pellico, oltre ai grandi letterati da Stendhal a Foscolo, da Parini a Manzoni.
La Scala era un luogo irripetibile, il “gran salotto che concentra tutti i salotti di Milano”, come diceva Stendhal. Poi, dagli anni dell’Illuminismo lombardo all’età napoleonica, dalla Restaurazione all’Unità d’Italia, si coglie il passaggio fondamentale della classe dirigente dall’aristocrazia alla grande borghesia industriale.
Nei filmati storici in bianco e nero trascorrono, velocissimi, eventi e personaggi del tempo appena passato. Artisti, direttori d’orchestra, leggendarie bellezze. È una gara riconoscerli. Da vedere per ricordare. Personalità della politica e della cultura nazionale e internazionale ospitate nei palchi della Scala dal dopoguerra a oggi sono riprodotte anche su 18 pannelli nel foyer dei palchi Arturo Toscanini. Irrinunciabile il catalogo Treccani.
Dal 7 dicembre, il percorso della mostra includerà inoltre tre postazioni su cui i visitatori potranno consultare un nuovo sito web che si presenterà come una vera e propria mappa digitale del Teatro, che renderà disponibili tutte le informazioni della Ricerca sui palchettisti ordinata nel database, con un imponente numero di notizie sulle famiglie più importanti della storia di Milano.