Una raccolta di saggi tra scienza e mito. E non manca la politica. Ma per Platone solo la filosofia può gestire il potere

(di Andrea Bisicchia) Di Adriana Cavarero avevo letto: “Corpi in figure”, Feltrinelli 1995. Rimasi affascinato sia del saggio su Antigone che di quello su Ofelia, figure del corpo femminile che, benché impolitico, riesce a imporre la sua potenza, fino a diventare icona. Nel volume si trova un saggio su Platone, il filosofo che, da parte sua, è stato oggetto di indagine per lunghi anni, come dimostra il libro appena uscito da Cortina. “Platone”, col quale la filosofa piemontese ne continua il “corpo a corpo”.
Si tratta di una raccolta di saggi che riguardano non solo il tema della democrazia, analizzata con i mezzi della scienza politica, ma anche quello del rapporto tra tecnica e mito, ovvero tra sapere di tipo scientifico e sapere di tipo intellettuale.
Per Platone, la tecnica è un frammento dell’armonia celeste che, però, può essere utile alla politica, non certo a quella subordinata alla teoria. Adriana Cavarero si muove a suo agio nell’indicare i dialoghi che utilizza per il suo discorso su Platone. Si va dal “Cratilo”, dove si discute della funzione e della natura dei nomi, della loro potenza fonica e del valore conoscitivo, fino al “Simposio”, dove campeggia la figura di Diotima, donna sapiente, profonda conoscitrice dell’amore e di “molte altre cose”. Come è noto, Diotima non è presente alla cena di Agatone, essendo le donne escluse da qualsiasi convivio, ma il suo discorso, riportato da Socrate, è un vero e proprio esempio di longevità.
Non poteva mancare il “Timeo”, una specie di mito raccontato dall’astronomo Timeo sulla costruzione del cosmo, opera di un Demiurgo che precedette la nascita degli dei e che seppe distinguere il mondo mortale da quello immortale.
Ampio spazio la Cavarero dedica all’idea politica di Platone, o, meglio, alla sua idea di democrazia, specie quando afferma (“La Repubblica”) che: “La maggioranza è necessariamente perversa”, a cui fa seguire: “Se c’è qualcuno che ha diritto di dire il falso, questi sono i governanti per ingannare i cittadini nell’interesse dello Stato”.
Perché si possa realizzare un’armonia nella politica, per Platone è necessaria l’egemonia della filosofia, la sola capace di gestire il potere.
Adriana Cavarero si confronta con altri studiosi dell’opera di Platone, in particolare con la Arendt che accusava il filosofo di essere l’iniziatore di una tradizione che decide di ripensare la politica fuggendo dalla politica stessa. Questa ha bisogno di ordine e stabilità, essendo, i suoi nemici, sia la precarietà che la contingenza. È necessario governare se stessi per governare gli altri. Non manca un corpo a corpo con Giorgo Colli, in occasione della sua pubblicazione dei Presocratici.

Adriana Cavarero, “Platone”, Cortina Editore 2018, pp 200, € 19.