Un’avventurosa vita di grandi amori. Infine, Rossella Falk si diede solo al mondo dei sogni e delle apparizioni: il teatro

(di Andrea Bisicchia) Enrico Groppali (1948-2018) è stato un critico, a dire il vero, non molto amato, un po’ per il suo carattere scontroso, un po’ perché ritenuto, a torto, un critico di destra in quanto firmava le sue recensioni sul Giornale. Come dire che se non scrivi su un giornale di sinistra, non sei bravo, tutta colpa della ferrea burocrazia dei partiti che giudica col metro del rosso e nero.
Enrico era semplicemente un intellettuale, autore di saggi e di traduzioni, oltre che un drammaturgo, insomma un conoscitore profondo del mondo dello spettacolo, sia teatrale che musicale, che non tralasciò di occuparsi di letteratura e di cinema.
Prima di essere stato colpito da un ictus, aveva scritto: “Rossella Falk, l’ultima diva”, edito da Mondadori, nato da una lunga frequentazione con l’attrice che, a mo’ di confessione, gli raccontò cose note e non note della sua vita alquanto travagliata e avventurosa, anche se, alla fine, come Donata Genzi, protagonista di “Trovarsi” di Pirandello, che lei stessa recitò con la regia di De Lullo, preferì rinunziare a tutti i suoi amori, per dedicarsi esclusivamente al teatro, luogo di fantasmi, di sogni, di apparizioni.
Groppali ne ripercorre la vita professionale, dagli anni dell’Accademia, sotto la protezione di Orazio Costa, che la fece debuttare nella parte della Figliastra, molto prima dell’edizione storica e travolgente realizzata, accanto a Romolo Valli, dalla Compagnia dei Giovani, con la regia di De Lullo. Costa, in verità, la vedeva come una grande tragica, benché lei non amasse creature come Elettra o Ifigenia, perché si vedeva interprete di personaggi femminili contemporanei, visto che era diventata, a tal proposito, una specie di “investigatrice” in cerca di nuovi copioni che lei stessa traduceva perché conoscitrice dell’inglese, del francese e anche del russo.

1955: Una storica locandina della “Compagnia dei Giovani”.

Questa necessità di confrontarsi con testi contemporanei la rendeva alquanto ribelle, pronta a mettersi contro chi volesse imporre altre scelte, a cominciare dal suo maestro, tanto che Silvio D’Amico, venuto a conoscenza di questo suo carattere, ebbe a dire: “Ancora un po’ e saremo noi a prendere lezioni dagli allievi”. Si ribellò anche a Visconti che l’aveva declassata a comprimaria e che, durante le prove della “Locandiera”, dove interpretava la parte di Ortensia, la rimproverò maleducatamente, tanto che lei intimò di lasciare la Compagnia, già in apprensione, con Rina Morelli che le disse. “Non dovevi ribellarti al Conte”, ribellione che si ripeté quando, a sua insaputa, in occasione della “Medea” con Sarah Ferrati, vide il suo nome in locandina nella parte della Corifea.
Groppali ci racconta i suoi successi, non solo in Italia, ma anche a Parigi e a Londra, le sue amicizie con le dive americane, i matrimoni, con l’ingegnere Nicola Tafuri che le aveva insegnato come il lavoro fosse la vera medicina, teorizzando, nel frattempo, una sua particolare elegia del tradimento e, successivamente, con l’industriale Rino Giori, noto per i suoi precedenti tre divorzi. Se il primo la lasciò ben presto vedova, il secondo, che le aveva intimato di lasciare il teatro e che l’aveva riempita di gioielli, dopo quattro anni di fughe in tutte le parti del mondo, ruppe il matrimonio, pagandolo a caro prezzo, per soddisfare una sua nuova avventura.
Un lungo capitolo l’autore lo dedica alla Compagnia dei Giovani, ricostruendo la loro nascita, avvenuta a Milano, dove Rossella e Valli erano stati convocati dal Piccolo Teatro per interpretare una novità assoluta di Moravia: “La mascherata”, con la regia di Strehler che, non amando il testo, disertava le prove, a dimostrazione, anche, che tra loro non era nato nessun filing. In quella occasione decisero di mettersi insieme, con l’approvazione di De Lullo, dapprima con la presenza di Tino Buazzelli e Anna Maria Guarnieri che, però, presero altre strade e che, dopo, vennero sostituiti da Elsa Albani, Ferruccio De Ceresa e Carlo Giuffré.

1970: Rossella Falk, con Romolo Valli, nel “”Giuoco delle parti” di Pirandello.

Da questo sodalizio nacquero le messinscene famose dei loro Pirandello che riscossero un successo internazionale. Praticamente vivevano insieme come una famiglia, anche se, dopo l’abbandono di Giori, una specie di Onassis impenitente, la famiglia si disintegrò, quando Rossella, volendo ritornare sulle scene, propose come testo “Applause” che De Lullo ritenne una volgarità e apostrofò la Falk con veemenza: “Tu, con i tuoi soldi, vuoi distruggere tutto quello che Romolo e io abbiamo costruito… sei solo un’arrivista che cerca di vendere una merce che nessuno vuol comprare”. C’è da dire che la loro conduzione dell’Eliseo non andava bene per un accumulo di debiti e che, nello stesso anno, Valli morì in un incidente automobilistico, lasciando sconvolto il povero De Lullo che, in un primo momento, voleva abbracciare la vocazione religiosa, quindi decise di darsi all’alcool, raggiungendo il compagno un anno dopo.
Rossella debuttò a Verona (31 dicembre 1980) con “Applause”, regia di Antonello Falqui, insieme a Gianfranco Iannuzzo, che divenne suo amante, dopo Renato Salvatori, Umberto Orsini, Carlo Giuffré.
Dovunque arrivò, col nuovo spettacolo, trovò i teatri sempre esauriti, al Nazionale di Milano, i biglietti venivano venduti dai bagarini, come alla Scala. Gustoso è il capitolo nel quale Groppali ci racconta le avventure di “Maria Stuarda”, che la Falk interpretò con Valentina Cortese, regia Franco Zeffirelli.
Con questo articolo, Lo Spettacoliere ha voluto ricordare e rendere omaggio non solo a Enrico, ma anche al suo compagno, l’attore Giancarlo Condé che ci ha lasciato, qualche mese fa, in silenzio, lui che ti intratteneva per ore a raccontarti, con i dovuti particolari, le ultime maldicenze e gli ultimi pettegolezzi del teatro italiano.

Enrico Groppali: “Rossella Falk, l’ultima diva”, Mondadori 2006 – pp. 340, € 18