A Gustave Le Bon, e alla sua “Psicologia delle folle”, si devono le basi degli studi successivi di Freud e di Canetti

(di Andrea Bisicchia) – Dobbiamo essere grati alle Edizioni Shake per la pubblicazione di un classico della psicologia cognitiva, “Psicologia delle folle”, di Gustave Le Bon (1841-1931), che può essere ritenuto la base delle ricerche successive, da Freud, “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, convinto che le masse fossero unite da legami libidici, a Canetti, “Massa e Potere”, per il quale il concetto di massa andava declinato in modi diversi, specie se contrapposto a quello del potere.
L’operazione editoriale di Shake è ancora più valida se pensiamo al recentissimo dibattito sul populismo, sia di destra che di sinistra, che ha come fine non solo la rappresentanza di un popolo, ma anche delle folle e delle masse, con dei puntuali distinguo. Infatti, attraverso la loro psicologia, è possibile capire come siano avvenute notevoli trasformazioni come, per esempio, la fine di una civiltà, dovuta a invasioni di folle, ritenute barbare, come accadde per l’Impero Romano, o causate da una supremazia culturale sulla precedente o ancora frutto di credenze religiose o di processi mimetici.
Gustave La Bon non ha dubbi nel ritenere le folle irrazionali, perché incapaci di gestirsi autonomamente, essendo delle forze distruttive, prive di controllo, pronte ad esaltarsi dal punto di vista emotivo, cosa che le rende ancora più instabili. Le Bon, prima di Freud, parlava delle pulsioni che animano le folle e che producono un forte impatto sulle scelte dei fenomeni collettivi e dei loro comportamenti. Inoltre distingue le Folle dalle Masse, ritiene che le prime siano basate sulla temporalità e che le seconde siano fondate sulla stabilità. La medesima distinzione andava fatta, a suo avviso, tra comportamentismo, considerato una unità di analisi, scientificamente studiabile dalla psicologia, e il cognitivismo, più attento allo studio della mente, concepita come un elaboratore di informazioni, indagato qualche anno dopo da Ulrich Neisser (1928-2012) , noto per il suo libro “Psicologia cognitiva”, dove affermava che la rivoluzione cognitiva aveva rimpiazzato il comportamentismo. Al contrario di Neisser, Le Bon aveva pensato al corpo e alla sua evoluzione culturale che poco avrebbe influito sulla razza, essendo questa fondata sulla stessa lingua, sulla stessa religione e sui medesimi tratti etnici e somatici.
La fortuna del libro di Le Bon, come ci informa il traduttore Raf Valvola Scelsi, nella introduzione, esplose nel ventennio 1910-1930, tanto da diventare una specie di vademecum per Benito Mussolini che, in una lettera all’autore, scrisse: “Rispondo alla vostra lettera, la democrazia è il regime che dà o cerca di dare, l’illusione, al popolo, di essere sovrano”. Convinto di questo, Mussolini cercò di educarlo, anche con la forza, illudendolo, a suo modo, che potesse esistere una cultura o un teatro di massa.
Le Bon era consapevole del fatto che le folle fossero colpite, nel loro immaginario, dagli eventi e dal modo, con cui, venivano presentati, anzi sosteneva che chi conoscesse l’arte di impressionare le folle fosse in grado di governarle, proprio perché convinto che i fenomeni inconsci potessero avere una parte importante per raggiungere simili risultati, anche perché la collettività la pensa sempre diversamente dall’individualità. È questo il motivo per cui si viene a formare “un’anima collettiva”, ovvero una specie di unità mentale, capace di sostituire la personalità cosciente, sostituita, a sua volta, da un agglomerato di persone che sono in possesso di caratteristiche inedite.
Il volume è diviso in tre libri, con dei capitoli dove vengono esaminate le caratteristiche generali delle folle, i loro sentimenti, le loro moralità, la loro immaginazione, le loro credenze, le loro forme religiose, soprattutto, queste, specie quando le folle assumono delle caratteristiche religiose che consentono loro di adorare un essere superiore per sottomettersi ai suoi comandamenti, tanto che il loro comportamento viene applicato a un dio invisibile o a un dittatore. Sappiamo bene, come il sentimento religioso sia accompagnato da intolleranze e fanatismi, motivo in più per far sostenere a Le Bon la tesi sulla irrazionalità delle folle.

Gustave Le Bon, “Psicologia delle folle” – Edizioni Shake 2014, pp. 174, € 8,50