Addio, Anna Maria. L’ultima grande della Stenografia italiana semper fidelis a Gabelsberger. E alla Croce di Cristo

(di Paolo A. Paganini)  

Autrice di un migliaio di stornelli, poetessa e stenografa, autrice di articoli per la rivista “Civiltà della Scrittura”, studiosa nell’ambito della letteratura e della linguistica, Anna Maria Trombetti, nata a Roma nel 1936, malata da un anno, è morta, due giorni fa, il 22 settembre.

Scompare una delle ultime “grandi” della Stenografia. Ora ricongiunta, Lassù e nella Storia, a quel cenacolo di giganti, di  studiosi e di appassionati delle “scritture veloci” come Giulietti, Du Ban, Zucchermaglio, eccetera, e a tutta la fitta schiera di indimenticabili amici che, in poche decine di anni, ci hanno lasciati.
Anna Maria è stata veramente l’ultima grande della stenografia italiana, ancora e sempre in piena e appassionata attività professionale, organizzando corsi di stenografia liberi, privati e “gratuiti”.
Il suo “darsi” alla “scrittura veloce come il pensiero” non aveva limiti.
Per lei rappresentava una crociata, un apostolato, come il suo amore per la Fede Cristiana. Anche quando, dopo il 1996, la materia uscì, con improvvida e cieca ottusità, dal pubblico insegnamento. Il Ministero, ancora una volta, non aveva capito la natura intima e formativa della Stenografia, come materia organizzatrice dei nostri poveri neuroni digitali.

«Il gesto stenografico è portatore di “verbo” e, come tale, dotato di uno stile globale in sincronico gioco tra lo stile orale e quello scritto, dunque interconnesso tra memoria intellettiva e memoria della mano, la doppia facoltà che viene a costituirsi nell’”homo stenographicus”… Della nascita di questa superfacoltà si erano accorti da tempo gli studiosi del fenomeno individuandola come “mens stenografica”…» (Dall’intervento di A.M. Trombetti al Convegno di Rovereto “Scriver veloce”, 22 – 24  maggio 2014).

La Trombetti non si arrese mai a quella drastica ottusità e ostilità statale. E andò avanti per conto suo, ottenendo entusiastici consensi da neofiti, novelli studenti, vecchi professionisti, e scuole d’illuminate presidenze dirigenziali.
Nel contempo si dedicava a faticose e geniali decodificazioni di fondamentali documenti storici e scientifici, tra cui i ponderosi “Diari di viaggio” (foto a sin.) di Leone Caetani, a lei affidati dall’Archivio Caetani dell’Accademia dei Lincei. E mettendo con ciò le basi per una da lei auspicata formazione di stenografi professionisti di paleostenoscritture.
D’altra parte lei stessa era discesa da illustri lombi. Per tutta la vita fu fedele cultrice di una commovente venerazione per il proprio padre, Ugo Trombetti. Dottore in legge, giornalista stenografo presso l’Agenzia Stefani, fondatore e direttore di due giornali fra le due guerre, fra i primi a figurare nell’albo degli abilitati all’insegnamento della Stenografia Gabelsberger-Noe. E fu il primo a instillare nella figlia Anna Maria l’amore per la scrittura gabelsbergeriana, che lei ha coltivato per tutta la vita fino alla tomba.
Il collega siciliano Fabrizio Verruso (che per primo ha annunciato la morte di Anna Maria Trombetti) così, tra l’altro, l’ha ricordata:
“… Come uno stenogramma hai preso il volo nella desinenza in alto al rigo di scrittura che profuma di Cielo e ti riannoda nel meraviglioso amore di tuo Papà. Nel cui ricordo ti brillavano gli occhi. Adesso sei nella Luce. Riposa in Pace e grazie per le nostre chiacchierate tra Stenografia e dintorni sulla vita. Riposa in Pace e nella gioia dei Giusti…”

Addio Anna Maria, con il commosso cordoglio della redazione de “loSpettacoliere”, e dall’Associazione Stenografica Italiana Gabelsberger-Noe, e da tutti gli stenografi italiani