Affascinante viaggio tra le suggestioni dei racconti biblici. Che ispirarono drammaturghi come Calderon, Racine, Alfieri

(di Andrea Bisicchia) La Bibbia, l’Iliade, l’Odissea, la Teogonia rappresentano il grande codice della cultura occidentale, al quale si sono ispirati drammaturghi, teologi, filosofi, antropologi, pittori, musicisti, come dire che sono tanti i modi per interpretarlo.
Roberto Calasso con “Il Libro di tutti i Libri”, edito da Adelphi, propone una sua lettura particolare della Bibbia, facendo ricorso a un vero e proprio lavoro di intarsio, costruendolo non solo sulle fonti bibliche, dalla Genesi ai Profeti, ma anche su una vasta bibliografia specialistica che egli rivisita con un fine molto chiaro, che consiste nell’evitare una “lettura” tradizionale, non volendo essere ebraica, ma neanche cattolica e protestante, per offrire al lettore un modo diverso di accostarsi a essa e capire “che cosa vi accada”. Non c’è in lui una “libido narrandi”, bensì un tentativo di spiegare ciò che è stato omesso nel “Libro di tutti i Libri”.
Calasso divide il suo lavoro in dodici capitoli, partendo dalla Torah per arrivare all’avvento del Messia, attraversando tutta la Bibbia, senza dimenticare come la materia in essa contenuta sia diventata anche oggetto di tragedie, tanto per citarne alcune: “Saul” di Alfieri, “Ester” e “Atalia” di Racine, anzi, facendo riferimento a quest’ultima, dopo averne indicato le fonti, Calasso ammette come Racine sia venuto incontro al testo biblico, soprattutto quando evidenzia che Ioas non fosse l’ultimo discendente della stirpe di Davide, ma anche di quella di Ashab.
Forse Racine ebbe, a mio avviso, un altro modello, “Ione” di Euripide, dove l’intreccio è quasi identico perché costruito attorno a quello di una madre che non vorrebbe riconoscere il figlio e che sarebbe pronta a ucciderlo.
Il teatro ha fatto largo uso dei racconti biblici, in particolare quello mediovale e quello seicentesco, come l’auto sacramental di Calderon: “Il grande teatro del mondo” o quanto ebbe a scrivere Francisco de Quevedo, sempre durante il Siglo de Oro: “La vita umana è una commedia, il mondo un teatro, gli uomini sono gli attori, Dio è l’autore. A lui tocca distribuire le parti, agli uomini di recitarle bene”. Roberto Calasso ne è consapevole e, come sempre, si lascia affascinare dal problema delle origini, tanto da chiedersi cosa ci sia stato prima della creazione, sottolineando come la Torah, La Legge, fosse stata scritta 974 generazioni prima che il mondo venisse creato, accompagnandosi alla Sapienza, consigliera e artefice, oltre che ordinatrice del “piano squinternato della creazione”. E, a proposito della Sapienza, Calasso ci tiene a sottolineare come essa non si mostri in forma di “potere”, essendo consapevole di essersi arricchita grazie all’incontro con altri popoli e nazioni. Come dirà Simone il Giusto: «Il mondo dipende da tre cose: la Torah, il culto, la beneficenza”, ma, secondo Calasso, dipende anche dalle storie che si lasciano capire soltanto da chi si abbandona ad esse, avendo il potere di metterci in relazione col tutto, persino con ciò che è più segreto, più remoto, più astratto. La Bibbia è la parte primaria delle tante storie che, per gustarle, bisogna lasciarsi affascinare dal loro flusso, magari con quel tanto di sapienza necessaria per comprenderle, perché la vita non è altro che emanazione dello studio che, come sosteneva Maimonide, ha la stessa eccitazione del sesso. Non per nulla aggiungeva che il vero erede del Tempio non fosse la Sinagoga, ma “la casa di studio” (Yeshivah).
Il libro di Calasso è frutto di una immensa erudizione, comporta una lettura attenta, ma basta abbandonarsi ai racconti, perché ne valga la pena.

Roberto Calasso, “Il Libro di tutti i Libri”, Adelphi 2019, pp. 550, € 28.